Il termine "Cavallone" si riferisce a una frazione di acqua che, a causa dell'agitazione, si solleva sopra il livello dei mari e dei laghi. In senso più ampio, "cavallone" può indicare una grossa onda.
Onda si distingue da Flutto, Fiotto, Maroso, Cavallone. Flutto esprime superficie, quando è leggermente agitata dal vento o dolcemente percossa^ e talvolta si prende per Acqua semplicemente.
Maroso indica un fiotto di mare di straordinaria si va a rompere contro le navi o contro gli scogli, il che succede nelle tempeste. Fiotto non è che un flutto più veemente e più furioso, grandezza, e ciò avviene quando le acque mosse da violenta burrasca si alzano in grandi masse e poscia ricadono acqua.
Anzi» come insegna il Fiele, la vera originaria radice è VUD, VAD: per la stessa ragione che il laf. vig-or vigore, sta accanto al gr. yg-e3a===*Fyg-eia salute (cfr. Guado, Idra, Idro, Palude, Umido). Acqua, che quella frazione di acqua, che per I* agitazione decenti si solleva sopra il livello de' mari e de'laghi, i& che sovente Cavalloni, Deriv. Ondaménto; Ondare,' Ondata; Ondeggiare; Ondina; Ondoso; Ondulare, non ohe Abondàrè; Ridondare.
Incontinenza Urinaria: Un Problema Diffuso
L’incontinenza urinaria è una condizione altamente invalidante per la persona, comporta un cospicuo onere assistenziale per le famiglie e per il personale di assistenza (caregiver) nonché un costo economico per la collettività (Berto, 2000). La categoria di soggetti maggiormente interessata all’incontinenza sono le donne. Circa una donna su tre soffre di questa patologia in quanto l’anatomia degli organi pelvici femminili predispone a problemi dei meccanismi di tenuta.
Le principali cause di incontinenza nella donna sono il parto naturale e l’invecchiamento. Un altro fattore importante per le donne è rappresentato dal sovrappeso corporeo. Nell’uomo, invece, il problema è meno frequente, ma si calcola che una percentuale variabile dal 2 al 10% della popolazione maschile sia affetta da qualche forma di incontinenza. Le principali cause di incontinenza nell’uomo sono infiammazione, asportazione della prostata e l’invecchiamento (Clemens, 2019).
L’insorgenza dell’incontinenza urinaria cresce all’aumentare dell’età: per i soggetti non ospedalizzati di età superiore ai sessant‘anni, infatti, la prevalenza dell‘incontinenza urinaria varia dal 15% al 35%.
Da ultimo, sono da tenere in considerazione i molteplici fattori di rischio, molto diversi tra loro, variamente associati nel singolo caso, che possono variamente favorire i diversi tipi di incontinenza urinaria.
Tipologie di Incontinenza
- Incontinenza da sforzo o “da stress”: tra le forme più comuni, si verifica quando si compie un movimento che richieda uno sforzo, anche minimo (uno starnuto, una risata, salire le scale).
- Incontinenza da urgenza: è associata ad uno stimolo impellente di urinare. Se non si raggiunge il bagno in tempo, lo svuotamento della vescica può avvenire ovunque, ciò può accadere anche nel sonno, con quantità variabile da poche gocce, fino a vere e proprie minzioni complete.
- Incontinenza neurogena: la continenza è subordinata ad una precisa coordinazione di attività tra il cervello, il midollo spinale e la vescica.
- Incontinenza da reflusso: si manifesta con perdite più o meno abbondanti, seguite da un forte costante desiderio di urinare ancora.
Trattamenti e Gestione dell'Incontinenza
Ciascuna tipologia di incontinenza è trattabile con una o più modalità specifiche. In casi selezionati sono possibili trattamenti multidisciplinari.
- Terapia farmacologica: somministrazione di ormoni, antispasmodici e parasimpaticolitici. Tratta efficacemente l’incontinenza nei casi in cui l’indebolimento del tono sfinterico sia dovuto principalmente alla carenza ormonale causata dalla menopausa o ad iperattività detrusoriale.
- Rieducazione pelvica: esecuzione di esercizi fisici specifici o con l’utilizzo di apparecchiature elettromedicali per il biofeedback ed elettrostimolazioni, al fine di tonificare e rinforzare la muscolatura pelvica. Questa metodica è indicata per le incontinenze da sforzo e da urgenza. Nel caso dell’incontinenza da urgenza il programma di rieducazione pelvica può comprendere la rieducazione vescicale mirata a riacquistare progressivamente il controllo della vescica.
- Terapia chirurgica: la chirurgia tradizionale tratta il problema per via addominale, ricostruendo le strutture di sostegno della vescica. E’ indicata principalmente nelle incontinenze da sforzo. Altre tecniche mini-invasive limitano l’apporto traumatico dell’intervento agendo con l’ausilio di strumenti tecnologicamente avanzati come le sonde e introducendo materiali di sostegno biocompatibili (es. bande o reti di sostegno), con un più rapido recupero completo post-intervento.
Quando l’incontinenza non è trattabile, come spesso accade nel paziente fragile e/o anziano si può ricorrere alla presa in carico attraverso l’educazione terapeutica del caregiver e l’impiego di ausili assorbenti.
Interventi Comportamentali
Gli interventi comportamentali per l’incontinenza urinaria, aventi l’obiettivo di salvaguardare l’indipendenza e la dignità della persona, cercano di modificare il modo di reagire di una persona alla perdita di urine.
- Fare pipì correttamente: il “Fare pipì correttamente” che comprende lo svuotamento della vescica prima della perdita di urina; o interessare prioritariamente il caregiver come accade nello “svuotamento guidato”. Sedersi correttamente sul water ed attendere il rilassamento della muscolatura perineale.
- Svuotamento guidato: Lo svuotamento guidato differisce dall’esempio sopra riportato in quanto è la risposta dell’operatore, piuttosto che quella dell’individuo incontinente, ad essere cambiata rispetto all’incontinenza urinaria. Lo svuotamento guidato è usato per il trattamento di persone incontinenti che, per vuotare la vescica, richiedono opportuni solleciti da parte del caregiver. Il miglior fattore predittivo di una risposta individuale allo svuotamento guidato è il suo successo durante il periodo di prova dell’intervento stesso (che consiste nel compilare un diario minzionale per almeno 3 giorni a settimana per un periodo di tempo non inferiore a 3 settimane e non superiore a 8).
- Monitoraggio: Monitoraggio: consiste nel chiedere all’individuo incontinente, ad intervalli regolari, se ha bisogno di urinare. Il caregiver può ricercare i comportamenti messi in atto dal paziente che necessita di urinare (es. inquietudine, agitazione, spogliazione, ecc.) e condurlo all’eliminazione ad intervalli regolari, specificati nel programma, piuttosto che abitudinariamente ogni due ore.
Il suddetto svuotamento guidato non richiede un equipaggiamento costoso per essere implementato, è facile da imparare, pur richiedendo dedizione personale e coerente applicazione del protocollo.
Il paziente con ridotto controllo sfinterico, grazie talvolta anche alle sollecitazioni, la supervisione o l’assistenza del caregiver (se non autonomo sotto il profilo motorio e/o cognitivo), è opportuno che persegua un corretto stile di vita e che sia inserito in un ambiente “facilitatore”. Da parte sua il caregiver deve dedicare tempo e fornire disponibilità ad accompagnare e assistere il paziente durante l’evacuazione. Viene richiesto più tempo ad assistere una persona durante l’evacuazione, che nel cambiare un pannolone.
Ausili Assorbenti
L’impiego di assorbenti, salvaslip si può accompagnare a spiacevoli disturbi di pelle e mucosa. Devono essere pertanto impiegati nel momento in cui sono giudicati indispensabili e/o qualora gli altri interventi sopra illustrati non risultino efficaci. Deve essere selezionato il prodotto più utile in base alla quantità di perdite, alla loro frequenza (transitoria, stabilizzata), alla capacità motoria del soggetto (es.
Gli ausili assorbenti contengono all’interno polimeri in grado, a contatto con l’urina, di trasformarsi in gel. La superficie dell’ausilio rimane asciutta, viene così evitato il contatto tra cute e gel e ridotto il rischio di macerazione della cute. L’uso di questi ausili non può e non deve prescindere dall’attuazione di interventi di altro tipo per favorire il controllo volontario degli sfinteri.
Secondo i dati forniti dalla letteratura più recente, l’uso del pannolone assorbente provoca una sorta di dipendenza e in circa il 70% dei casi causa una riduzione nella motivazione del controllo degli sfinteri con altre tecniche. Il pannolone va cambiato non appena ci si accorge, o il malato avvisa, che è sporco e comunque occorre sostituirlo ogni 3 ore, salvo di notte che, per non interrompere il sonno, può essere tenuto per un tempo più lungo. I cambi frequenti aiutano a ridurre il rischio di irritazione della cute.
La cute va detersa dopo ogni evacuazione intestinale o minzione per evitare il contatto prolungato con le urine e le feci. Possono essere usati creme che agiscono da barriera per mantenere la pelle asciutta.
Dispositivi di Raccolta
Dispositivi di raccolta che costituiscono una valida alternativa al catetere vescicale nel maschio. Nell’uomo per favorire l’adesione al pene possono essere fissati con mastice adesivo per pelle oppure con fascette adesive. Il metodo raccomandato è il mastice adesivo per pelle disponibile in diverse combinazioni, adattate alle esigenze cutanee individuali, i cui elementi base sono caucciù mastizzato come adesivo, eptano come solvente per regolare la viscosità, ossido di zinco per ammorbidire e lanolina per curare la pelle.
La pelle va preparata al fissaggio con una scrupolosa tricotomia e igiene intima. In caso di fissaggio troppo stretto si possono provocare ulcerazioni o problemi circolatori. E’ importante, infatti, la verifica frequente della tenuta e della comparsa di eventuali arrossamenti. In quest’ultimo caso si deve rimuovere il dispositivo per non riapplicarlo fino a completa guarigione della parte. Il condom va sostituito quotidianamente e il pene deve essere sempre controllato dal caregiver e/o dal paziente stesso quando possibile.
Possono con una certa frequenza infatti verificarsi casi di macerazione o irritazione, provocati dallo sfregamento del glande contro l’estremità interna del condom. Si tratta di dispositivi condom per la donna, in realtà poco utilizzati.
Le sacche di raccolta si collegano direttamente alla vulva con pasta adesiva; permettono di raccogliere le urine delle 24 ore. La maggior parte di queste sacche ha all’interno un meccanismo a valvola antireflusso che evita la risalita dell’urina in vescica, riducendo così il rischio di contaminazione batterica. Sono riutilizzabili solo i dispositivi con valvola antireflusso.
Catetere Vescicale
Si tratta di un trattamento invasivo e proprio per questo costituisce il metodo meno apprezzato per gestire l’incontinenza urinaria, secondo quanto indicato dalla letteratura scientifica e direttamente riferito dal paziente e dai familiari.
Accesso Gratuito ai Presidi di Assorbenza
Le regioni e le ASL (Aziende Sanitarie Locali), grazie al Decreto del Ministero della Salute n. 332/99 e successive modifiche (Decreto min. Sanità 321 del 31 maggio 2001), regolamentano le modalità per ottenere gratuitamente i presidi di assorbenza. Questi rientrano nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), ovvero tra le «prestazioni» che il Servizio sanitario nazionale deve garantite a tutti.
Prescrizione da parte di un medico specialista del SSN (generalmente urologo o geriatra…), dipendente o convenzionato, che deve indicare sulla “ricetta rossa” (divenuta oggi informatizzata) “i dispositivi medici necessari e appropriati” di cui la persona ha bisogno, definire il loro numero, stabilire il periodo di validità della prescrizione, che comunque non può essere superiore a un anno, né è rinnovabile.
Il panorama nazionale è dunque caratterizzato da eterogeneità nella prescrizione, nelle modalità di accesso al servizio di prescrizione e le modalità di distribuzione degli ausili assorbenti. Inoltre sono talvolta diversi anche i criteri seguiti nella scelta degli ausili che possono variare da regione a regione e talvolta anche fra i distretti appartenenti ad una stessa regione.
Preso atto dei diversi comportamenti, la scelta più saggia per il paziente e/o caregiver risulta quella di rivolgersi direttamente alla propria ASL di competenza per ricevere indicazioni specifiche e certe.
Riferimenti Normativi
- Decreto del Presidente del Consiglio Dei Ministri 12 gennaio 2017, Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all’articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (17A02015) (GU Serie Generale n.65 del 18-03-2017 - Suppl. Ordinario n.
- Ministero della Salute, Decreto 7 agosto 1999, n. 332 , Regolamento recante norme per le prestazioni di assistenza protesica erogabili nell’ambito del Servizio sanitario nazionale: modalita’ di erogazione e tariffe (GU Serie Generale n.227 del 27-09-1999 - Suppl. Ordinario n.
- Ministero della Sanità, Decreto 31 maggio 2001, n.
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