Nel cuore del ricco e delicato Parco della Sterpaia, a due passi dai colossi industriali piombinesi, sorge lo stabilimento balneare Bagno la Capannina. A partire dal 2003 è gestito da Fabrizio Lotti e dalla sua famiglia con l’obiettivo di realizzare un’attività economica che valorizzi il territorio e la comunità locale.
La Storia di un Impegno per il Territorio
Il parco naturale della Sterpaia è uno dei simboli dell’impegno pubblico e privato per la salvaguardia della legalità e dei valori morali. Nasce infatti come esito di un intenso periodo di lotta civile contro l'abusivismo edilizio, contro il prevalere dell’interesse del privato su quello del pubblico. Due campagne di bonifica distanti nel tempo (la prima nel XVI secolo, la seconda nel XIX secolo), restituirono alla comunità un territorio importante sia per le attività agricole e silvo-pastorali e sia perché considerato particolarmente adatto per la cura di diverse patologie.
Quest’area è stata interessata dall’abusivismo edilizio, contrastato però con determinazione soprattutto a partire dal 1976: azioni concrete hanno portato prima alla demolizione degli immobili sorti senza autorizzazione (tra il 1994 e il 1998) e poi all’ iscrizione di questo tratto di costa tra le aree protette toscane. Nel pieno degli anni della prima grande cementificazione, in una situazione di seppur precario benessere economico.
Questo territorio conserva traccia delle più significative tappe di un processo di aiuti concepito e messo in pratica nell’immediato dopoguerra per cancellare le povertà. Questo si è sostanziato in prima battuta unicamente nell’investimento sulla rapida realizzazione di impianti industriali, per poi conoscere una profonda revisione a partire dagli anni Settanta, per effetto di una nuova consapevolezza maturata proprio osservando gli effetti reali prodotti sulla società, quando cioè si è compreso che uno sviluppo equilibrato richiede l’impegno solidale per la costruzione di una società che sappia riconoscere ad ogni suo membro pari valore e che sia cosciente del valore essenziale della complessa rete di relazioni che sta alla base dell’esistenza.
Il Progetto "Facciamo Capanna"
Nel 2018 lo stabilimento ha subito pesanti danneggiamenti per effetto della mareggiata che a fine ottobre ha devastato questo tratto di costa; la sua ricostruzione è stata affiancata a un investimento complessivo sulla sua identità determinata dai valori in cui sceglie di riconoscersi.
Il progetto, nato da un’idea e dalla capacità di Alberto Lotti, si chiama Facciamo capanna e si articola in quattro diverse proposte relative a tematiche specifiche, (secondo un calendario pubblicato sul sito www.bagnolacapannina.com), titolate Capanna mare, Capanna corpo, Capanna ambiente e Capanna storia. Ognuna si articola in momenti di incontro e di partecipazione durante il quale agenzie educative del territorio (tra le quali WWF Livorno, G.N.R.A.C., Microcosmo, Istituto ISIS di Follonica, Mondo Balneare, Centro Guide Costa Etrusca, Parchi Val di Cornia e Comando della Guardia Costiera di Piombino) propongono momenti di informazione e attività laboratoriali allo scopo di consentire di familiarizzare con le molteplici e complesse dinamiche che garantiscono e hanno consentito la sopravvivenza dell’ecosistema e la crescita delle comunità locali.
Se l’esperienza portata dai soggetti partner permette di cogliere specificità e contenuti in maniera adeguata, il coinvolgimento pratico e immersivo della Capannina offre la possibilità di vivere in prima persona l’esperienza di essere parte di ciò che ci circonda e con cui interagiamo con ogni nostra azione.
È la geografia la più attenta custode delle impronte lasciate da chi prima di noi ha vissuto e costruito. L’attenzione al territorio (con il dichiarato impegno alla valorizzazione) ha anche consentito di individuare alcuni dei luoghi che con più forza testimoniano il ruolo della collaborazione e il reale significato del concetto di dinamiche sociali.
Iniziative per la Comunità
Tra le occasioni proposte troviamo alcune passeggiate nel parco: un modo per raccontare un processo di continua costruzione del paesaggio e quindi di continua relazione tra uomo e natura. Così tra le occasioni proposte in questi primi anni di vita del progetto troviamo alcune passeggiate nel parco: un modo per raccontare un processo di continua costruzione del paesaggio e quindi di continua relazione tra uomo e natura.
Sono lo strumento offerto alle giovani generazioni per conoscere esperienze di vita vissute, esempi di scelte operate in momenti distanti nel tempo ma simili nei fatti a situazioni odierni. Sono per questo la possibilità di guardare alla storia con gli occhi di oggi per trarne spunto; il risultato è quello di risvegliare la “forza creatrice” (dunque propositiva) del presente per rispondere alle emergenze attuali.
Con lo stesso obiettivo sono previste visite alla Batteria Sommi Picenardi: una notevole architettura militare che offre lo spunto per costruire (o arricchire) la memoria. Immersi nel contesto si diventa protagonisti di un momento di public history, di storia con il pubblico e quindi di dialogo che parte dalle pratiche, per portare alla sensazione e al sentimento attorno a valori, per la condivisione.
Il primo passo per dialogare è quello di porsi nelle condizioni di ascoltare e perché ciò sia possibile è fondamentale allontanarci dai pregiudizi, dall’ansia per il futuro, dall’eccesso di pensieri per riagganciarci al presente.
Un Modello di Impresa Attenta al Territorio
Soprattutto, La Capannina mostra una risposta a una delle più gravi emergenze sociali del nostro tempo, contrassegnato dal costante invito a concentrare l’attenzione sull’azione del singolo, in cui spesso rischia di venir meno della forza che deriva dal riconoscersi in una comunità. La scelta dei Bagni La Capannina di realizzare la propria attività economica con l’attenzione a generare effetti positivi contrasta la tendenza all’assolutizzazione della ricerca dei profitti che si è imposta in questi anni nel mondo imprenditoriale in un modo così radicale da annullare qualsiasi altro obiettivo e da contribuire in maniera significativa allo svilimento del patrimonio sociale dei territori.
Dinanzi a una realtà segnata dal venir meno di spazi e momenti di condivisione, le occasioni per vivere l’esperienza della propria soggettività incrociando sguardi in un luogo diverso dalla casa e dal lavoro sono un esempio concreto e attuale di risposta al bisogno di scoprire i legami tra noi e gli altri e quindi sono anch’essi esempio di finalità di beneficio comune.
La Capannina non è un’impresa sociale e non è nemmeno formalmente una società benefit, anche se di fatto molti elementi di sostanza parrebbero ricollegarla a questa forma; nel suo statuto non c’è l’indicazione specifica dell’impegno verso la generazione di beneficio comune e nel sito internet non c’è traccia del bilancio sociale che attesti i passi compiuti e gli obiettivi raggiunti.
Ma, al di là delle definizioni, La Capannina testimonia un modello di impresa attento al contesto in cui opera, agli effetti della propria attività economica e non solamente alla generazione di profitti per i proprietari. Riscopre e continua una tradizione, propria del nostro paese e non solo, che vede nell’attività imprenditoriale qualcosa di più e di diverso dalla generazione del profitto per gli azionisti: un’impresa consapevole di essere immersa nei legami con il territorio che la ospita e che vuole essere protagonista del suo sviluppo sostenibile e della creazione di capitale sociale.
Un’impresa che premia il rispetto, il valore, la concretezza, l’equilibrio ed è esempio del «nonostante che diventa rivolta contro le miserie morali».
TAG: #Bagno
