La storia di Federico Sartori, pittore e grafico, si intreccia con quella del Bagno Narcisa a Viareggio, lasciando un segno indelebile nel panorama artistico e culturale della città.
Gli inizi di Federico Sartori
Sartori proveniva da una famiglia di origini modeste. Era figlio di un sarto, Sirio, trasferitosi a Milano da Cremona, e di Paolina Rossi di Niguarda. Aveva una sorella, Ida, che lo seguirà nella sua avventura in Argentina. La famiglia abitava nei pressi della chiesa di S.
Terminate le scuole elementari, dove proverbiale era la sua distrazione e la passione per il disegno, aveva iniziato a lavorare come apprendista incisore. Poi si era iscritto a Brera, per soli due anni. Poco dopo, spinto dalle ristrettezze economiche, come tantissimi allora, decise di imbarcarsi a Genova su un veliero alla volta de La Plata, da solo, lasciando Milano e la famiglia attratto dalla speranza di migliori fortune.
A Brera aveva frequentato il corso di figura e nudo di Raffaele Casnedi e aveva potuto accostarsi a quello che allora era l’ambiente artistico cittadino con Bertini, Previati, Boito, Grandi, Morbelli, Grubicy. Aveva intrapreso i suoi studi con un coetaneo oggi di non poco conto: Pellizza da Volpedo.
L'esperienza in Argentina
La traversata fu avventurosa e disagevole ma il giovane Federico era animato da grandi speranze. Lasciava l’Italia come tanti altri italiani in cerca di fortuna. Nel nuovo continente avrebbe continuato a frequentare i suoi connazionali, era sì uno sradicamento, ma anche un ritrovarsi, quasi in una seconda Italia. Iniziò così la sua attività di “pintor “presso il Museo de La Plata, incarico che avrebbe svolto con passione per molti anni, fin quasi al finire del secolo.
Piuttosto pragmatico e determinato, intanto inviava in Italia le commesse alla famiglia. Si trasferì nella capitale attirato dall’Accademia Nazionale nella quale completò gli studi interrotti a Milano e si diplomò. Questa scelta gli consentì di continuare nell’apprendimento, ma anche di inserirsi nell’ambiente artistico di Buenos Aires dell’epoca; così si avviò la sua carriera di pittore e grafico. Nel 1909 diventò “profesor titular “de “dibujo “in quella stessa istituzione e iniziarono gli anni delle mostre e della visibilità.
Il suo nome figura nell' Esposizione Nazionale di Buenos Aires organizzata da “Nexus”, nel 1908. Nel 1910 partecipò all’Esposizione Internazionale del Centenario e una delle opere presentate: “La bandera argentina “venne premiata con la “medalla de plata”. Espose altre opere, come pittore di chiara fama, alle successive Esposizioni Nazionali dal 1911 al 1918.
L’attività di questi anni è rivolta all’approfondimento di un linguaggio allegorico chiaramente documentato da acquarelli, tempere, oli, grafica rimaste in possesso della famiglia. Una serie di suoi dipinti sono stati utilizzati come illustrazioni di un calendario per sottolineare un anniversario dello Stabilimento grafico Gunche Wiebeck y Turtl di Buenos Aires. Altri dipinti figurano come illustrazioni di cartoline per la Pro Patria per l’Istituto Argentino di Arti Grafiche.
Il ritorno in Italia e l'influenza su Viareggio
Nel 1920, a conflitto terminato, decisero di ritornare tutti in Italia tranne la famiglia della sorella del pittore che si stabilì definitivamente in Argentina. Tutta la famiglia era emozionatissima al porto di Buenos Aires. Stavano per lasciare per sempre una terra in cui avevano trovato il benessere. Vendute le case in cui avevano abitato erano pronti a ricominciare in condizioni migliori in Italia.
Giunti in Italia i Sartori decisero di non ritornare a Milano per il clima troppo diverso rispetto a quello cui erano abituati. Volevano fermarsi in una località preferibilmente di mare. Federico e Maria scelsero come luogo di residenza una villetta in via della Costa, poi via IV Novembre. Dovettero arredarla completamente e presto si riempì di quadri tele e affreschi del pittore. Dopo qualche mese dal rientro trascorso in “riposo” l’attività di Sartori riprendeva dunque a pieno ritmo.
Il pittore, ritraendo Viareggio nei suoi luoghi più noti ma anche in quelli più nascosti, manifestava le sue qualità di disegnatore attento, veloce e sicuro nel segno, entusiasta e innamorato di ciò che andava scoprendo. Dagli appunti ricavava i dipinti eseguiti ad olio, spesso sono su compensato marino, in serie tutte di uguali dimensioni.
Nel 1923 partecipò a Como alla “Piccola Permanente d’arte moderna”, esponendo soggetti analoghi. Si tratta di una collettiva insieme alla cognata Kettie Ross-Broglia, ai pittori Eligio Torno e Paolo Discacciati. Come risulta da un foto d’epoca, sempre a Como, Sartori dipinse un’allegoria raffigurante L’arco voltaico, in occasione delle celebrazioni voltiane, sullo stile di altre allegorie eseguite in Argentina.
In effetti contemporaneamente ai temi di ambiente il pittore continuava la sua ricerca simbolista sulla guerra e si accingeva a produrre numerose opere di carattere religioso. La partecipazione alla XIV Esposizione Internazionale d’arte della città di Venezia aveva costituito un riconoscimento significativo del suo lavoro in Argentina quale pittore simbolista. La partecipazione di Sartori a questa mostra nel ‘24 non era legata alla sua attività in Italia che, pur essendo intensa, copriva un periodo troppo breve.
L’opera religiosa più impegnativa fu l’esecuzione degli affreschi della Misericordia di Viareggio. Nel 1927 a Sartori veniva affidato l’incarico dalla Misericordia di Viareggio di affrescare la chiesa dell’Arciconfraternita. Nonostante l’attività piuttosto intensa, il pittore passava molto tempo con la sua famiglia.
Alla I° Mostra Estiva Viareggina al Kursaal nel ’34 partecipa con l’opera “Marmi”. Ormai l’interesse del pittore era rivolto a Milano, anche per motivi famigliari. Per quanto molto attivo, gli anni cominciavano a pesare anche per lui e bisognava pensare al futuro del figlio che doveva intraprendere gli studi universitari. Non era un trasferimento definitivo, almeno nelle intenzioni del pittore: la casa e lo studio di Viareggio erano infatti rimasti di loro proprietà.
L'eredità artistica di Federico Sartori
Prova evidente del successo che ebbe presso i contemporanei è l’esiguo numero di opere rimasto in possesso della famiglia, a fronte di una documentazione che invece testimonia una ricca produzione. Dei trentasei anni trascorsi in Argentina riportò in Italia appena una ventina di quadri e poche decine di disegni e relativamente basso è il numero dei dipinti che restano degli ultimi due decenni della sua vita che pure sappiamo prolifici.
La produzione di Sartori è caratterizzata dalla coesistenza di scelte linguistiche assai diverse, il variare degli stili però, più che un’adesione alle tendenze dominanti dell’epoca, sembra piuttosto corrispondere alla compresenza di esigenze espressive diverse: la sua volontà di rappresentazione, il suo “kunstwollen “attingevano liberamente ai linguaggi che l’arte aveva fino a quel momento adottato e sperimentato senza preoccuparsi di essere in linea con la contemporaneità; riteniamo che per Sartori gli stili fossero principalmente registri linguistici, variabili a seconda dei soggetti e delle situazioni.
TAG: #Bagno
