Al contrario di quello che si pensa, la scienza ha dimostrato che il consumo di birra può apportare dei benefici sorprendenti ed inaspettati sulla nostra salute, che vanno oltre alla sensazione di relax che si avverte stappando una bottiglia fresca con gli amici, alla fine di una lunga giornata… A patto che il consumo di birra sia sempre moderato e guidato dal buon senso, altrimenti, come per tutte le bevande alcoliche e gli eccessi in generale, può diventare un’abitudine malsana.

Bere in maniera incontrollata rappresenta un comportamento irresponsabile verso sé stessi e gli altri. Secondo le linee guida, nazionali ed internazionali condivise dalla comunità scientifica, è considerata moderata una quantità giornaliera di alcool che non eccede le 2-3 Unità Alcoliche (U.A.) per gli uomini, non oltre 1-2 Unità Alcoliche per le donne e non più di 1 U.A. per i soggetti anziani.

Storia e Tradizioni della Birra

Le prime testimonianze relative al consumo di birra sono riconducibili al VII millennio a.C., nell’Antico Egitto e in Mesopotamia (terra dove è nato il mestiere del “birraio”). Addirittura gli Egizi facevano bere birra anche a bambini e neonati, mescolata con miele e acqua, in quanto la consideravano una bevanda medicamentosa, utile alle madri con poco latte. I Sumeri utilizzavano la birra per accompagnare i defunti durante i funerali e per ingraziarsi le divinità.

Secondo il codice babilonese di Hammurabi, la più antica raccolta di leggi, il mestiere del birraio veniva preso molto seriamente, tanto da condannare a morte chi non seguiva rigorosamente le normative di produzione e vendita della birra. Nella Bibbia, il consumo di birra veniva associato alla festa ebraica dei Pani Azzimi (in corrispondenza della Pasqua). In Europa la produzione della birra si diffuse inizialmente nelle civiltà Celtiche e Germaniche mentre durante il Medioevo la birra divenne la bevanda che tutti noi oggi ben conosciamo in quanto fu aggiunto il luppolo e l’acqua utilizzata venne bollita e quindi sterilizzata, divenendo un vero ricostituente.

Composizione e Varietà della Birra

La birra è una delle bevande alcoliche più diffuse e più antiche nel mondo, ottenuta attraverso la fermentazione alcolica, con alcuni tipi di lievito, di zuccheri derivati dall’orzo germinato ed essiccato (malto). Successivamente il malto subirà un processo di aromatizzazione e un secondo processo durante il quale, tramite l’aggiunta di diversi tipi di luppolo, gli verrà conferito un certo grado di amaro.

I ceppi di lievito più utilizzati sono il Saccharomyces cerevisiae (comunemente utilizzato nella panificazione e nella produzione del vino) e il Saccharomyces carlsbergensis (utilizzato per la produzione delle birre LAGER, ovvero a bassa fermentazione). Curiosamente, la denominazione più corretta del S. carlsbergensis è S. Si può produrre birra con tutti i cereali ma quelli maggiormente impiegati nella produzione industriale sono riso, frumento e mais. Le birre che contengono solo cereali vengono chiamate “birre alternative” e possono essere consumate anche dalle persone celiache.

Il luppolo è l’ingrediente e additivo principale per la produzione della birra, ricco di sostanze acide ed oli essenziali, responsabili dell’aroma e del gusto più o meno amaro. Oltre al luppolo, altri additivi botanici utilizzati per creare nuove varietà di birra includono: scorze di agrumi, frutta o sciroppi che danno vita ad una seconda fermentazione; piante come canapa, agave e rosmarino; miele (tipico delle birre francesi); mosto d’uva (tipico nei birrifici artigianali italiani che hanno dato origine all’IGA, Italian Grape Ale); spezie come noce moscata, zenzero, pepe, coriandolo.

La birra, per la sua composizione, possiede un discreto tenore energetico, compreso tra le 30 e le 60 kcal/100ml. È costituita da circa l’85% di acqua mentre l’alcool varia dal 3 al 9% così come l’estratto secco, compreso tra il 3-8%.

Benefici Inaspettati del Bagno nella Birra

Molti medici, consapevoli della crescente evidenza a supporto dei benefici nutrizionali e salutistici del consumo moderato di bevande alcoliche come parte di uno stile di vita sano, concordano nel definire la birra molto più simile ad un cibo che ad una bevanda, una specie di panificato in formato liquido.

Il professore sostiene inoltre che nella birra sono contenuti i prebiotici, da non confondere con i probiotici. I probiotici sono infatti i cosiddetti “batteri buoni”, indispensabili per il ripopolamento della flora intestinale in seguito a disbiosi; i prebiotici invece, sono batteri che si occupano del sostentamento e della funzionalità dei probiotici. La birra è anche una significativa fonte dietetica di silicio, utile nella prevenzione dell’osteoporosi.

Uno studio, condotto in collaborazione con ricercatori italiani (Università di Pavia, di Genova e di Verona), pubblicato nel 2012 sul Journal of Biomedicine and Biotechnology, ha dimostrato che la birra è in grado di impedire e/o rallentare la crescita e l’attività dei batteri che producono biofilm implicati nella formazione di placca, carie, gengivite e patologie parodontali. Curiosamente, un altro aspetto di questa antica bevanda è il suo impiego antiforfora naturale, grazie al lievito e alle vitamine del gruppo B.

Dopo un allenamento intenso, non c’è nulla di meglio di una bottiglia di birra fresca per ritemprarsi. Gli zuccheri contenuti nella birra infatti sono indispensabili per fornire glucosio e nuova energia al corpo, contribuendo alla formazione della massa muscolare. Come sappiamo, quando si beve un bicchiere di birra si sente una maggiore esigenza di andare in bagno.

Sin da piccoli ci siamo sentiti dire che bere tanto latte serve a far crescere ossa forti e resistenti. Tuttavia anche la birra sembra avere questa abilità. Questo però, fortunatamente, non è valido per i superalcolici perché i benefici non risiedono nell’alcool ma nei composti della birra che influenzano la densità delle ossa. Tra questi, il silicio (SiO2, presente anche nei legumi) svolge un ruolo importante nella formazione, mineralizzazione e mantenimento dell’osso.

Come già accennato nell’introduzione, il luppolo è uno degli ingredienti principali della birra. Oltre però al suo potere aromatico, il luppolo, per migliaia di anni, è stato impiegato come “rimedio medicamentoso popolare” con funzione sedativa e antibatterica.

I ricercatori hanno confrontato diverse varietà di luppolo e hanno visto che, in tutti i casi, il consumo di luppolo tramite la birra, ha contribuito a bloccare l’infiammazione. Tutte e tre le classi di composti testate hanno bloccato la produzione di sostanze endogene pro-infiammatorie. Alcuni studi hanno dimostrato che bere birra apporta gli stessi benefici cardiovascolari del vino rosso.

Tale ricerca ha dimostrato anche che, tra coloro che avevano già subito un infarto, i consumatori moderati di birra avevano il 42% in meno di possibilità di morire di patologie cardiache. Infine, una delle principali cause di anemia è la carenza di vitamina B12: un bicchiere di birra contiene quantità di vitamina B12 e acido folico adeguate per contrastare l’anemia.

I medici raccomandano sempre una corretta idratazione per ridurre il rischio o la recidiva di calcoli renali. Tuttavia esiste una relazione tra l’assunzione di liquidi e la formazione di calcoli, che dipende dal tipo di bevanda consumata. Tuttavia, si può correre ai ripari perché uno studio del 2013, pubblicato sul Clinical Journal of American Society of Nephrology, ha osservato che, il consumo di birra, assieme ad uno stile di vita sano e ad un corretto esercizio fisico, contribuisce a ridurre notevolmente la formazione di calcoli renali.

Al termine dello studio è stato scoperto che le persone che bevono birra hanno tra il 41% di probabilità in meno di formazione di calcoli, rispetto agli astemi, mentre coloro che consumano bevande gassate ad elevato contenuto di zucchero sono più propensi ad essere uno dei 2 su 10 che svilupperà un calcolo renale. Anche altre bevande, in percentuale minore rispetto alla birra, esercitano una funzione protettiva verso la nefrolitiasi: il caffè (sia con sia senza caffeina, -16%); il tè (-11%); il succo di arancia (-12%) e il vino rosso (-33%). Sembra che l’elevata incidenza di calcoli tra i consumatori di bevande gassate zuccherate sia associate al contenuto di fruttosio.

Bere la birra dopo cena invece che prima sembra essere salutare. A dirlo è uno studio pubblicato sul Journal of Agriculture and Food Chemistry nel 2012. Il consumo di qualsiasi tipo di birra favorisce la digestione in quanto stimola la secrezione di acido gastrico. Come per le ossa, il silicio contenuto nella birra sembra svolgere un’azione protettiva contro quei composti che possono danneggiare il cervello e portare allo sviluppo di difetti cognitivi. Inoltre, sembra che il mantenimento dei livelli di colesterolo buono (HDL) dato dalla birra, migliori il flusso sanguigno al cervello e il metabolismo cerebrale. Un’altra possibile spiegazione è data dal fatto che piccole quantità di alcol renderebbero le cellule cerebrali più in forma.

Se i consumatori moderati riducono il loro intake di birra nel tempo, il loro rischio di sviluppare diabete di tipo 2 si alza e diviene comparabile a quello dei bevitori occasionali o degli astemi. In questo studio, i ricercatori hanno monitorato 38.000 maschi americani di mezza età in un follow-up della durata di 20 anni, dal 1986 al 2006.

Secondo uno studio del 2013, condotto dall’University School of Medicine dell’Indiana, la birra, ed in particolare le ALE, le STOUT e le LAGER, sono in grado si stimolare la produzione di dopamina, un neurotrasmettitore che nel cervello esercita svariate funzioni influenzando in particolare il comportamento, la cognizione, i movimenti volontari, l’umore, lo stato di attenzione, le capacità di apprendimento e il sonno.

La birra può addirittura prevenire la cataratta. A dimostrarlo una ricerca condotta dall’Università del Western Ontario e presentata all’International Chemical Congress of Pacific Basin tenutosi nel 2000 ad Honolulu. Può la birra contribuire alla prevenzione del cancro? Gli scienziati dell’Università dell’Idaho pensano di sì.

A gennaio del 2017, durante il National Meeting della American Chemical Society, i ricercatori hanno presentato dei risultati promettenti che descrivevano le proprietà anti-cancro di alcuni ingredienti chiave della birra. A settembre 2017 uno studio tutto italiano, finanziato dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), e pubblicato sull’European Journal of Medicinal Chemistry ha dimostrato le proprietà antiangiogeniche di un fitocomposto di tipo flavonoide presente nel luppolo, lo Xantumolo.

Questo studio, durato 4 anni, si è focalizzato sulla ricerca di nuove piccole molecole, derivate dallo Xantumolo, che hanno dimostrato di possedere la capacità di ridurre l’angiogenesi tumorale dell’80%, ovvero la formazione di nuovi vasi da parte del tumore per sostentarsi e diffondere tramite metastasi. Il blocco dell’angiogenesi negli ultimi tempi rappresenta una delle strategie più efficaci affiancate alla chemioterapia.

Controindicazioni e Rischi

La disbiosi può essere causata da un gran numero di fattori diversi come l’utilizzo di antibiotici ed altri farmaci, stress e alterazioni del ritmo circadiano e, ovviamente, la dieta, con effetti immediatamente avvertibili sulla composizione del microbiota; l’alcol è uno dei componenti della dieta in grado di modificare la composizione della flora batterica intestinale.

Studi su umani hanno confermato queste osservazioni. Tra le alterazioni rilevate, un forte aumento della crescita batterica nell’intestino tenue e modificazioni rilevanti della composizione del microbiota associato con la mucosa intestinale. Molti lavori hanno registrato una riduzione dei Bacteroidetes con corrispondente aumento dei Firmicutes e dei Proteobacteria.

I microrganismi appartenenti a questi ultimi due phyla sono dei forti produttori di sostanze che hanno un’azione pro-infiammatoria, mentre i Bacteroidetes, e in genere tutti i microrganismi produttori di acido butirrico e di altri acidi grassi a catena corta, hanno mostrato una azione antinfiammatoria.

Molti dei batteri la cui popolazione aumenta in seguito al consumo di alcol sono produttori di endotossine - soprattutto lipopolisaccaridi di membrana, tipici di batteri Gram-negativi - sostanze che possono modulare la risposta immunitaria a livello intestinale e che, attraverso la circolazione portale, possono arrivare al fegato in grande quantità, con infiammazione dei tessuti e potenziali danni all’organo.

L’alcol riduce l’efficienza della barriera intestinale interferendo con la produzione del muco che ne riveste la superficie e alterando la permeabilità della membrana cellulare degli enterociti.

Gli studi su umani hanno mostrato che alcuni alcolisti presentano una rilevante iperpermeabilità intestinale, come indicato dall’aumentata escrezione renale di alcuni marcatori che normalmente non vengono assorbiti in presenza di una barriera integra. L’alcol interferisce anche con l’espressione di alcune proteine coinvolte nei ritmi circadiani, che a loro volta possono contribuire ad aumento della permeabilità intestinale.

Gli alcolisti presentano una riduzione delle ore di sonno, che risultano anche molto più frammentate, con una rilevante riduzione dei livelli plasmatici di melatonina correlati ad iperpermeabilità intestinale e aumento della presenza di endotossine batteriche a livello circolatorio.

I danni determinati dall’alcol a livello intestinale possono essere mitigati dalla somministrazione di probiotici, ossia di batteri normalmente presenti nell’intestino. Particolarmente efficace la supplementazione con Lactobacillus GG che migliora l’integrità della barriera intestinale e riduce la diffusione di tossine batteriche.

Ovviamente la scelta migliore, per il benessere del microbiota e non solo, è di NON consumare alcol. Secondo l’OMS un uomo non dovrebbe consumare più di 2-3 unità alcoliche al giorno, mentre per la donna si consiglia un consumo minore, 1-2 unità alcoliche/die. Ovviamente bambini ed adolescenti NON DEVONO consumare alcun tipo di bevanda alcolica.

Consigli Utili

E se volete bene al vostro microbiota dategli una mano consumando ogni giorno una buona dose di fibre, quelle che trovate in frutta e verdura, mentre cercate di evitare eccessi di ogni tipo.

La birra non viene usata solo per insaporire ma anche per la sua capacità di ammorbidire le carni messe a marinare o a frollare in essa, rendendo il loro sapore molto più ricco e sugoso. La birra può essere usata anche per stufare, ottenendo una vera e propria cottura in umido, ma anche per sfumare, esattamente come con il vino, avendo cura però di non coprire con il coperchio per permettere alla parte alcolica di evaporare.

Ultimamente, va di moda affogare il gelato, specie al gusto di vaniglia o cioccolato, con la birra, in particolare con le STOUT. In alternativa si può usare la riduzione di birra per decorare alcuni piatti. Infine, la birra può essere usata anche come condimento dell’insalata nella preparazione di una vinaigrette, al posto dell’aceto, assieme alla senape.

Questo articolo ha carattere scientifico-divulgativo ed è puramente informativo. Non rappresenta un incentivo a consumare più birra ma ad evidenziare i componenti che hanno attività benefica per l’organismo.

L’alcol è un formidabile fattore di rischio cui molti di noi si espongono ogni giorno. L’alcol ha accompagnato la specie umana dagli albori della sua storia. Sono molte le patologie che possono essere causate dall’alcol: cirrosi epatica, pancreatite, tumori, epilessia, problemi sessuali, demenza, ansia, depressione, depressione del sistema immunitario e alterazioni del ritmo circadiano. Senza contare i problemi causati in maniera indiretta, dovuti ai comportamenti associati agli stati di intossicazione.

L’alcol è una sostanza psicotropa, induttrice di dipendenza, tossica e cancerogena. Tuttavia alcune delle patologie legate all’etanolo sono legate ad altri cofattori, tra i quali un ruolo importante lo hanno i cambiamenti che l’alcol determina a livello del microbiota intestinale.

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