La Torre della Linguella, conosciuta anche come Torre di Passannante, racconta storie affascinanti dalla sua fondazione medicea all'età contemporanea. Il nome è associato alla torre perché ospitò l'anarchico che attentò alla vita del re Umberto I. Si tratta di un capolavoro architettonico mediceo a Portoferraio. La struttura è di geometrica pura, ed è straordinario l'accostamento del marmo ai mattoni.
La torre ottagonale svolse la funzione di avvistamento e di magazzino fino alla seconda metà del Settecento. In seguito fu trasformata in prigione, funzione rimasta fino all’apertura nel tardo ‘800 del più ampio carcere all’interno del Forte Longone di Porto Azzurro.
La costruzione della torre rientrava nel progetto di rinforzare l'area della Linguella, poiché riteneva la torre troppo isolata. La torre del Martello è opera esclusiva di Giovanni Camerini, a differenza dei forti Stella e Falcone. Camerini terminò l'opera nel 1689, collegandola al braccio fortificato esistente.
Struttura e Fortificazioni
La torre presenta una piattaforma superiore in cui un tempo si aprivano le cannoniere. Un riparo a forma di revellino protegge fedelmente la costruzione. Un altro baluardo è il San Francesco, che guarda verso la darsena. L'altro baluardo è il San Francesco, che guarda verso la darsena. Un molo del Gallo precludeva l'imbocco alla darsena. L'altro baluardo è il San Francesco, che guarda verso la darsena. Il baluardo Cianca venne ricostruito nel dopoguerra, dato che l'originario fu raso al suolo dalle bombe. Già nel 1932 era stata costruita la capitaneria di porto. Il braccio fortificato esistente e terminò l'opera nel 1689.
Il Bagno Penale
Nel corso del tempo, la torre fu adibita al bagno penale. Questa struttura penitenziaria divenne una delle più dure d'Italia. La cappella interna, adibita a museo archeologico, fu separata dall'area della Linguella dal resto della piazza da un piccolo ponte levatoio.
Detenuti Famosi
Passannante, l'anarchico che attentò alla vita del re Umberto I con un coltello rudimentale, fu imprigionato in una cella buia, situata due metri sotto il livello del mare. Questa cella gli consentiva di fare appena cinque passi. Il re Umberto I con un coltello rudimentale. L'attentato fu sventato da Cairoli, che aveva preso la coltellata nella gamba. Nell'89 Passannante era stato trasferito nel manicomio criminale di Montelupo.
Sotto il regime fascista vi furono deportati molti detenuti politici. Oltre a Passannante, il bagno penale ospitò anche briganti, tra cui Carmine Crocco, considerato un personaggio di spicco dell’epoca Risorgimentale italiana. Crocco fu a capo di un esercito di duemila uomini e il suo successo fu determinato dalla formazione militare grazie alla quale seppe tenere testa alle truppe sabaude. Fu, quindi, arrestato nel 1864 e destinato a morte. In seguito, la sua condanna fu commutata in ergastolo da scontare presso la colonia penale di Portoferraio. Morì in detenzione il 18 giugno 1905.
I Forzati e i Lavori Pubblici
Nel secolo decimo nono Il bagno penale di Portoferraio fa parte del circuito del sistema penitenziario del granducato. Nel secolo decimo nono Il bagno penale di Portoferraio fa parte del circuito del sistema penitenziario del granducato. E’ con l’espletamento di lavori pubblici quale espiazione della pena che i forzati del bagno penale di Portoferraio entrano indissolubilmente a far parte della storia e della vita quotidiana di Portoferraio anche nel secolo decimo nono come nei secoli precedenti. I forzati rappresentano una importante risorsa di forza lavoro per la città di Portoferraio.
La ciurma del bagno di Portoferraio era costituita nel 1818-1819 di circa 180 teste. I Forzati provenivano da varie parti della penisola anche se la maggior parte di essi era toscana, oltre l’ottanta per cento rappresentava i comuni della regione: Pisa, Firenze, Fucecchio, Navacchio, Pietrasanta, Arezzo, Massa Carrara ecc. Circa le professioni si andava dal contadino al sarto, al navicellaio, mugnaio, barocciaio; le uniche due professioni non presenti nel bagno di Portoferraio di cui la direzione locale lamentava la necessità, erano lo scarpellino e il muratore.
La pena che i forzati scontavano all’interno del bagno penale era quella dei lavori pubblici, che poteva essere a vita oppure a tempo determinato a seconda della gravità del reato compiuto. I condannati ai lavori pubblici a vita dovevano portare l’anello tondo, la doppia catena, camminare a piedi nudi e avere appeso al petto il cartello cin impresso il delitto da loro compiuto; inoltre dovevano avere un vestito di taglio e colore diverso dagli altri condannati, infatti per i condannati a vita dei bagni penali del Granducato di Toscana il colore del vestito era il giallo, mentre quello degli altri condannati a tempo era il rosso. I condannati ai lavori pubblici a tempo, la cui pena variava dai tre ai venti anni, portavano a differenza di quelli condannati a vita una catena semplice.
I principali lavori esterni dei forzati consistevano nello spazzare la città, lavorare nelle saline e spesso anche impiegati nelle miniere. I forzati non potevano lavorare all’esterno in luoghi distanti più di quattro miglia dal Bagno e inoltre non potevano andare a lavorare in botteghe o negozi privati.
L'Arte e la Realtà Carceraria
Il pittore Telemaco Signorini, attento alla componente sociale del suo territorio, descrive la realtà della colonia penale di Portoferraio. Telemaco Signorini nasce a Firenze. Il 18 agosto 1835 è stato un incisore e pittore italiano. Nel 1859 parte come volontario al secondo conflitto d’indipendenza e nel 1861, appena due anni dopo raggiunge Parigi. Di questo periodo ci sono molte opere tra cui “Sala delle agitate” (1865), lavoro che si ambienta in un manicomio fiorentino. Nel 1867 insieme a Diego Martelli fonda la rivista “Il Gazzettino delle Arti del Disegno” e si da alla carriera di critico e letterato. Telemaco Signorini è sempre molto attento alla realtà, impegnandosi con assiduità nel sociale e con i suoi dipinti movimenta l’opinione pubblica. Famoso è il dipinto “Salone delle agitate”. Signorini in Italia passa da una città all’altra e vive più volte tra Parigi e Londra fino al 1896, ormai sessantenne si ferma in provincia di La Spezia, precisamente a Riomaggiore, nelle famose Cinque Terre.
Signorini dipinse "Bagno penale a Portoferraio" durante un soggiorno all’Elba in cui ebbe la possibilità di visitare il carcere dell’isola. Colpito nel profondo da questa esperienza, l’artista realizzò il dipinto rappresentando in modo drammaticamente verista la realtà penitenziale. Gli emaciati visi dei galeotti incatenati sono restituiti con una serie di colori cupi, che ben rispecchiano l’opprimente situazione esistenziale della vita carceraria. La luce si concentra alle spalle degli ispettori determinando studiati effetti di chiaroscuro in tutta la scena.
Elaborato tra il 1888, durante una visita al carcere di Portoferraio e il 1894, il dipinto fu presentato nel 1895 alla Società fiorentina di Belle Arti e successivamente alla Biennale di Venezia del 1901, suscitando interesse e vivaci polemiche nella critica. Riprende sia nella crudezza del soggetto che nella composizione formale, con la prospettiva dei mattoni del pavimento, 'La sala delle agitate' del 1865 e 'La toilette del mattino' del 1898 che denuncia gli abbrutimenti della prostituzione, componendo così un trittico sulle piaghe sociali.
Le autorità del neonato Regno d’Italia visitano la colonia penale di Portoferraio. I detenuti indossano le divise composte da un’ampia casacca e un paio di pantaloni dello stesso tessuto. Gli uomini, in catene, hanno un’espressione compassata e abbattuta, mentre i due funzionari, scortati dagli agenti di polizia, avanzano nel corridoio. Signorini ha disposto i detenuti in due file parallele, allineate lungo i muri perimetrali. I detenuti sono affiancati, con le braccia abbandonate lungo i fianchi e i volti abbassati. L’ambiente è umido, rovinato e spoglio e le pareti sono prive di intonaco. Al fondo del lungo corridoio si apre una finestra con sbarre verticali tra le quali filtra una luce bianca che illumina debolmente l’interno. Il pavimento è lastricato di mattonelle rettangolari disposte a formare un disegno regolare.
La Magistratura e i Poveri
Ma la popolazione carceraria della città di Portoferraio era costituita, nel settecento, anche da detenuti carcerati dentro la fortezza del Falcone. La magistratura comunitativa (comune), sia per tutta la popolazione carceraria e cioè i forzati al bagno penale della Linguella con i detenuti carcerati dentro forte Falcone sia per tutti i poveri della popolazione civile detti “miserabili“, per la miseria in cui vivono, ha creato un ufficio pubblico chiamato “procuratore dei poveri” con il compito di rappresentare i loro bisogni e necessità.
Inoltre, per i carcerati dentro forte Falcone, la comunità di Portoferraio deve, nel settecento, provvedere al loro mantenimento.
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