La baia di Bagno Vecchio a Ponza è un luogo storico dell’isola, ma anche un luogo di incomparabile splendore. Il Bagno Vecchio, conosciuto anche come La Parata, è una spiaggia bianca di ghiaia e sassi. Il Bagno Vecchio, con le sue candide pietre è il posto perfetto per prendere il sole e fare snorkeling.
Storia di Bagno Vecchio
Situata proprio al di sotto di una delle due Necropoli presenti sull’isola, fu anche sfruttata al tempo dei Borboni come colonia penale. In epoca borbonica ci lavoravano i galeotti confinati sull'isola e condannati ad estrarre la pietra da costruzione. Il nome della spiaggia viene proprio da questo tempo lontano in cui era un "bagno penale" ed i condannati usavano le "apparate" (reti speciali) per catturare le quaglie.
La Parata e la Fauna Locale
La spiaggia viene anche chiamata La Parata, per via del modo in cui venivano cacciate le quaglie, che popolano la fauna in questa zona.
La Necropoli Romana
Al di sopra della parata c'è quello che rimane di una Necropoli Romana da esplorare a piedi. Un altro vantaggio di visitare il sito la mattina è che è possibile concludere la propria giornata visitando gli scavi della Necropoli che si trovano sopra la spiaggia e che dovrebbero essere raggiungibili a piedi, tramite un sentiero. Siccome si tratta di sentieri immersi nella natura è consigliabile munirsi di scarpe chiuse ed eventualmente di pantaloni lunghi.
Come Raggiungere Bagno Vecchio
Come molte spiagge dell’isola Bagno Vecchio si raggiunge via mare. Nel caso si intenda raggiungere la spiaggia a piedi, è presente un sentiero che parte dalla Località Scotti.
Ponza in Epoca Romana
Bisogna partire da una realtà non molto affermata ma documentata da ritrovamenti murari, lapidi e da scritti da cui gli studiosi hanno tratto il convincimento che Ponza in epoca romana (dalla fine della repubblica al periodo imperiale), fu oggetto di una vera urbanizzazione. Di natura prettamente imperiale (sono stati rinvenuti nell’area della villa di S. Maria laterizi bollati ossia che attestano il possesso dell’edificio - De Rossi pag. 39). Ossia le isole ponziane - conviene dire così perché nelle citazioni storiche la distinzione fra le isole dell’arcipelago erano oscure - erano di appartenenza dell’imperatore e gli insediamenti residenziali risentirono di tale provenienza. Come attestano la villa di Santa Maria, quella della Madonna e quella in località Padula (di fronte all’altura di Sant’Antuono, imboccando la strada per Chiaia di Luna, a destra).
Infrastrutture Romane
Esse erano tutte supportate da cisterne che davano acqua dolce di origine piovana, erano dotate di approdi, e collegate da strade. L’ingente impegno nello scavare i tunnel (di S. Antuono, di Giancos, di Santa Maria, di Chiaia di Luna), per collegare le ville e gli attracchi, l’altrettanto ingente impegno nel creare cisterne che dessero acqua a sufficienza, la costruzione della diga a Giancos, l’acquedotto da Cala Inferno (collegato con la cisterna di Cala dell’Acqua), fanno capire che si cercò di dotare Roma di un porto strategico, nel mezzo del Tirreno, in cui trovare rifugio e provvigione.
Porti di Ponza
Parlando dei porti di Ponza si indicano, di solito, quello di Santa Maria, dove è stato ritrovato, lì dove la tradizione locale chiama “mare ‘i coppa”, ossia mare di sopra, per distinguere quel terreno dove l’acqua dolce incontrava il mare in una piccola palude, fu trovato il rubinetto in piombo (fistula acquaria - forse di età traianea - De Rossi , pag. 39) che dava acqua alle navi romane. Insieme all’epistomium in bronzo, rinvenuto a Cala dell’Acqua dove sgorgava la fonte, il rubinetto di cui ho detto giace in deposito presso il Museo Nazionale di Napoli. L’acqua che lui regolava non scende più dalle cisterne poste più in alto (la grotta del serpente). Gli altri sono noti: l’approdo di Chiaia di Luna è documentato dalla strada scavata per arrivarvi. Non certo per godervi dei bagni quanto piuttosto come cala protetta dai venti del quadrante Est; il porto borbonico, attualmente l’unico ben evidenziato dalle due banchine: molo Musco e banchina Di Fazio.
Il Porto Dimenticato
Quello che chiamo porto dimenticato probabilmente doveva già essere stato individuato da antichi navigatori. Il Tricoli scrive del porto borbonico e dice: “E’ stato edificato sugli avanzi dell’antico porto al costume greco-fenicio” (pag 59). Scrive De Rossi in “Le Isole Pontine attraverso i tempi - Guido Guidotti Editore - 1986”: Si può “ubicare una cala d’approdo alle spalle dell’attuale caserma dei Carabinieri. Qui si vede oggi una piccola insenatura scavata nel tufo che apparentemente sembra troppo piccola per aver ospitato un approdo. In realtà, e sino agli interventi del Carpi (nota mia: costui lavorò sui progetti di Winspeare, talvolta modificandoli) nel secolo XVIII, questa rientranza era molto più ampia arrivando sin quasi alla rampa di accesso a piazza del Comune” (pag.
Modifiche del Territorio
La modifica del territorio fu effettuata a partire dal 1772 dai lavori borbonici che chiusero un ingresso creando il molo (oggi detto Musco). Al molo fecero seguire il rinforzo della scogliera preesistente. Cosicché commenta il Tricoli: “E’ un seno di sicurezza per circa 60 navi con la entrata a levante” (pag 59 - Monografia per le isole del gruppo ponziano - Editrice Caramanica).
Importanza del Porto ai Tempi dei Romani
Il Tricoli scrive nel 1858 e riferisce dei lavori dei Borbone, mentre a me interessa sottolineare come la piccola insenatura trovasse importanza per diverse ragioni, ai tempi dei romani. A - Era l’approdo più vicino al grande complesso della villa della Madonna, dove oggi sorge il cimitero. Riporto le parole di Jacono riprese da Apollonj Ghetti: “Nell’orto attiguo al cimitero sussistono ancora alcune grandiose cisterne di acqua piovana, comunissime costruzioni, secondo sappiamo, delle antiche ville; e tali cisternoni sono costruiti in opera reticolata, al pari delle muraglie ben visibili di un edificio semi-elittico, a diversi gradini, la cui parte dorsale è inserita nella naturale concavità della valletta e l’apertura, di m. 31 di corda, guarda lo stupendo panorama di tutta l’isola, che s’incurva di là dal mare. Sul fondo della semielisse è accertato che furono rinvenuti “rottami di marmo, colonne, capitelli e varii pezzi d’alabastro”.B - Proprio dietro ai Carabinieri il Dies individuò la grotta dove trovarono alloggio prima e morte dopo santa Domitilla e i suoi servi. Il Tricoli chiama quel posto Martirìa perché secondo diversi autori in quelle grotte ebbero dimora molti cristiani relegati sull’isola per la loro fede. Il Tricoli addirittura fa dimorare lì anche san Silverio.
I Siti Archeologici di Ponza
Ponza custodisce un passato antico: è stata dominata dai romani, che hanno sfruttato la morfologia rocciosa del territorio per ricavare bagni, acquedotti, magnifiche ville e luoghi di culto. Ponza è ricca di costruzioni romane come dimostrano i resti di numerosissime ville tutte da scoprire. Quella che sorge sul promontorio di Punta della Madonna è una delle più maestose per via del suo stile imperiale. In località Sant’Antonio si trova invece una villa romana - sempre imperiale - composta da differenti strutture collegate tra di loro. Infine la villa scoperta più di recente è quella situata in località Santa Maria.
Strutture Romane
Degno di nota anche l’acquedotto di Ponza, una complessa struttura che portava l’acqua direttamente al porto e alle ville, sfociando poi sul mare. Purtroppo oggi restano solo pochi resti ma è lampante come questa fosse un’infrastruttura ingegnosa e futuristica. L’acqua, proveniente dalla sorgente di Le Forna, veniva fatta confluire fino a Cala Inferno, dove andava a riempire una cisterna utilizzata anche per il rifornimento delle imbarcazioni durante la seconda guerra mondiale. Oltre all’acquedotto l’isola è circondata da antiche cisterne, ideate e progettate per contenere fino a diecimila metri cubi di acqua.
Necropoli e Mitreo
Tra i siti archeologici più misteriosi di Ponza spiccano le necropoli di Guarini e Bagno Vecchio. Questi antichi luoghi di sepoltura, scolpiti nella roccia, risalgono ai primi secoli del cristianesimo e rappresentano un importante capitolo della storia religiosa dell’isola. Concludendo il tour archeologico, il Mitreo di Ponza è una cavità naturale che serviva come luogo di culto per i seguaci del mitraismo, una religione misterica diffusa nell’Impero Romano.
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