Da lontano, si può notare una barca con un'asta messa di traverso, in diagonale. Nella terminologia nautica precisa si chiama antenna e serve a reggere la vela maestra di questa barca. Ha un'eleganza quest'armo, che si chiama latino.
Origini e Storia della Vela Latina
É antichissimo, lo usavano già i greci. La prima testimonianza sicura sta in un bassorilievo del 150 d.C. Un albero non troppo alto regge un’asta obliqua, rivolta verso il basso in avanti, sulla quale sta la vela.
Caratteristiche Principali
È una barca piccola, sottile, le strisce che mi aveva descritto Antonio per telefono come riferimento sono facilmente riconoscibili e la troviamo subito. Con questa barca si può fare perché è diversa da quelle moderne anche per il fatto che pesca pochissimo, cioè sotto non ha una pinna lunga verticale di ghisa come si usa adesso, ma una tavola di legno profonda solo sedici centimetri messa in orizzontale, per lunghezza, al centro.
- Legno: la barca, l’albero, i remi, il bompresso.
- Materiali antichi, niente fibre moderne ultraresistenti.
Prima di uscire Antonio ha aperto un barattolo, ha preso un poco di grasso, ‘o ssivo, e lo ha spalmato sulla cima che regge la vela maestra e un po’ sulla legatura dei remi: “pure questo grasso non si trova, lo sai, bisogna farselo fare”. Molliamo gli ormeggi e la barca da sola comincia a uscire dal porto. O conosce la strada o s’è messa d’accordo. Il vento ci spinge nella direzione perfetta. Bordeggiamo nel porto verso l’uscita.
Aneddoti e Curiosità
Lungo il pontile del porto commerciale di Procida, Antonio mi fa notare la forma delle bitte di ormeggio: se guardate bene somigliano a cannoni piantati con la bocca in giù dentro il terreno. E sono proprio cannoni, qualcuno dice siano quelli della flotta inglese che aveva subito danni da parte di un marinaio napoletano nel 1799.
Il marinaio era l’Ammiraglio Francesco Caracciolo, che combatteva Nelson con le navi coralline: la paranzella corallina cannoniera napoletana cita Antonio, e qua sa tutto. Pare che all’epoca i marinai di Caracciolo si fossero inventati una cosa nuova, visto che la flotta napoletana era andata letteralmente in fumo. Nelson se la doveva essere legata al dito, insieme a molte altre che ne aveva fatte l’Ammiraglio Caracciolo e appena venne portato a bordo del Foudroyant, la nave dell’Ammiraglio inglese, dopo un processo lampo, la sera stessa, senza concedergli neppure le ventiquattr’ore che a tutti i condannati si lasciavano, venne giustiziato.
Siamo arrivati vicino alla costa procidana, si vedono i bambini che giocano sulla spiaggia. Quelle casa colorate laggiù in basso, le vedi? Le chiamano le case dei molfettesi, era una colonia di persone che venivano da quel paese. I procidani abitavano in alto sopra Terra murata, per ripararsi dalle incursioni dei pirati, i molfettesi che non avevano abbastanza soldi furono costretti a rimanere in basso, vicino al mare e a sopportare le incursioni, i saccheggi e gli stupri. Se vedi vicino alle loro case trovi un sacco di grotte strette e lunghe: servivano per riporre gli alberi quando le barche venivano tirate a terra.
La Candidatura UNESCO
Davide Gnola, direttore del Museo della Marineria di Cesenatico, ha illustrato la candidatura per l’inserimento nella lista rappresentativa UNESCO del patrimonio immateriale costituito dalla Vela Latina e dalla Vela al Terzo del Mediterraneo. L’iter, avviato nel 2019 dalla Croazia, si auspica possa trovare favorevole accoglimento nel corso dell’anno.
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