Salvatore Bagni, ex centrocampista del Napoli e figura di spicco del calcio italiano, ha vissuto una vita segnata da successi sportivi e da eventi tragici che lo hanno profondamente trasformato. Oggi, a 68 anni, Bagni ha condiviso alcuni momenti cruciali della sua esistenza, rivelando il guerriero che è in lui, capace di rialzarsi di fronte alle avversità.

Il Trionfo a Napoli e l'Amicizia con Maradona

Salvatore Bagni è stato uno dei pilastri del Napoli di Maradona, contribuendo alla conquista del primo storico scudetto azzurro. Un guerriero dentro e fuori dal campo con il sorriso sempre stampato sul volto. Il suo arrivo a Napoli nel 1984 segnò l'inizio di un'amicizia profonda con Diego Armando Maradona. «Arriviamo a Napoli insieme, nel 1984 - spiega Bagni -. Eravamo agli opposti, a me non piaceva uscire la sera. Ma fra noi la stima fu immediata perché lo trattavo da Diego e non da Maradona. Se avevo qualcosa da dirgli, glielo dicevo.»

Bagni ricorda con affetto il rapporto speciale che lo legava a Maradona: «A casa mia c’è sempre una stanza libera per Diego. Vincemmo lo scudetto grazie a lui, alla sua classe e al coraggio che trasmetteva a tutti noi». La sua amicizia con Diego Armando Maradona è una delle più solide che Dieguito ha avuto fin prima di morire.

La Tragica Perdita del Figlio Raffaele

Dietro il sorriso di Bagni si celano anni di angoscia e dolore, causati dalla perdita del figlio Raffaele, scomparso prematuramente nel 1992 all'età di 3 anni. Una tragica fatalità avvenuta trent'anni fa: «Tutta la famiglia era in macchina, andavamo a 40 allora, pianissimo. L’incidente e l’airbag che si è aperto. E una vita spezzata. Solo con la forza di tutti i familiari siamo riusciti a superare questa tragedia.»

«Eravamo tutti e cinque in macchina, guidava mia moglie - racconta Bagni -. Stavamo andando pianissimo, a 38 km/h. Un’auto non rispettò lo stop e andammo a sbattere contro un muretto. È stata fatale l’apertura dell’airbag. In quel momento ce l’avevo in braccio e non sedeva dietro perché era stato appena allattato e temevamo che potesse vomitare. Noi genitori abbiamo cercato di restare vicini ai suoi fratelli, affidandoci a degli psicologi anche per quello che è successo dopo».

Bagni rivela di non aver mai desiderato avere un altro figlio dopo questa terribile esperienza: «Non esiste la copia di un figlio. Ne avevo già avuti tre, avevo già la mia famiglia. Decisi di farmi sterilizzare».

Il Macabro Furto della Salma

Un mese dopo la morte, la vicenda assunse contorni ancora più macabri. Qualcuno profanò la tomba del piccolo Raffaele, sepolto nel cimitero campagnolo di Cesenatico, portando via la bara con il corpicino e poi cominciò a tempestare di richieste di riscatto la famiglia. «Ce l’hanno portato via per la seconda volta. Saranno stati almeno in quattro a scavalcare il cancello e a entrare in quel cimitero, prelevando la bara dall’alto.»

«Ci chiesero dei soldi, 300 milioni di lire, anni dopo un procuratore ci disse che probabilmente sarebbero serviti per finanziare il sequestro Soffiantini. Alle chiamate dei sequestratori rispondevo direttamente io, dovevo cercare di intrattenerli il più possibile per far sì che i Ros li intercettassero. Li avrei pagati, ma me lo impedirono. Un giorno ci accordammo, ci saremmo dovuti incontrare a Predappio. Mi misi alla guida con una valigetta di soldi falsi e il giubbotto antiproiettile».

Il mancato aggancio con i banditi rimane un capitolo doloroso: «Avevo una macchina dietro e tre agenti del Ros nascosti con me. Dovevo avere una bicicletta sul tettuccio così che i sequestratori mi potessero riconoscere, poi mi avrebbero lanciato dei segnali luminosi dopo una quarantina di chilometri. Abbiamo ripetuto il tragitto per tre o quattro volte, nessuno si è fatto vivo. Forse avevano capito che non ero solo, forse non mi hanno visto. Quel giorno c'era una nebbia fittissima».

«La foto della bara lasciata sul parabrezza dell’auto in un giorno di nebbia, sembrò tutto così assurdo. Un mese con i carabinieri in casa, aspettando invano una telefonata. Raffaele c’è ogni giorno, lo sentiamo accanto a noi. Il problema non è quel corpo che non è più al cimitero perché io ho fede. Ma subito ci siamo preoccupati degli altri figli. Io ho fatto finta di essere meno piegato dalla vicenda, ma ero quello più sconvolto. E ora con il sorriso positivo affronto la vita.

Lo Tsunami alle Maldive: Una Sfida Scampata

Un altro evento che ha segnato la vita di Salvatore Bagni è stato lo tsunami del 2004. La morte della madre portò Bagni e sua moglie a cambiare i piani di viaggio, evitando lo Sri Lanka e scegliendo le Maldive come destinazione. Dieci giorni dopo ci fu uno dei più violenti tsunami di sempre che devastò il Paese. I morti furono oltre 200mila.

Lo tsunami però colpì anche le Maldive, ma l'ex del Napoli sottolinea: «Molto meno. Eravamo in spiaggia, per fortuna non nei bungalow. Ricordo l'enorme massa d’acqua e un rumore che non si può dimenticare. Mia figlia rimase paralizzata dalla paura, per salvarla la presi di peso e l’attaccai a un albero».

Bagni Oggi: Tra Talenti Calcistici e Ricordi Indelebili

Oggi, Salvatore Bagni continua a essere una figura attiva nel mondo del calcio come talent scout, girando il mondo alla ricerca di nuovi talenti. Nonostante le tragedie che hanno segnato la sua vita, Bagni affronta il futuro con un sorriso positivo, traendo forza dai ricordi del passato e dalla fede nel futuro.

Bagni è tornato a Napoli e lo ha fatto per presentare un libro autobiografico. Si intitola ‘Il Guerriero’, è pubblicato da Absolutely Free e lo ha scritto insieme con lo psichiatra partenopeo Ignazio Senatore. E’ un volume sofferto, nel quale si parla di calcio, ma non solo.

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