L’Esame di Maturità 2025 è sempre più vicino e, in occasione dei 40 anni dalla morte di Italo Calvino, Il Barone Rampante potrebbe essere uno dei testi proposti per l’analisi nella prima prova. In questo articolo esploreremo il romanzo, soffermandoci sui suoi temi principali, sullo stile narrativo di Calvino e sul contesto storico e letterario in cui è stato scritto.

Questa storia, a metà tra realismo e fantasia, racconta la ribellione del giovane Cosimo Piovasco di Rondò, che decide di vivere sugli alberi per non scendere mai più. Ma cosa significa davvero questa scelta? Quali riflessioni ci offre ancora oggi? Prepariamoci insieme ad approfondire quest’opera straordinaria, per arrivare all’esame con una comprensione chiara e completa del suo significato.

Estratto e Riassunto de "Il Barone Rampante"

“Il barone rampante” di Italo Calvino inizia con un ricordo vivido: "Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l’ultima volta in mezzo a noi. Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d’Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco. Era mezzogiorno, e la nostra famiglia per vecchia tradizione sedeva a tavola a quell’ora, nonostante fosse già invalsa tra i nobili la moda, venuta dalla poco mattiniera Corte di Francia, d’andare a desinare a metà del pomeriggio. Tirava vento dal mare, ricordo, e si muovevano le foglie. Cosimo disse: - Ho detto che non voglio e non voglio! - e respinse il piatto di lumache. Mai s’era vista disubbidienza più grave."

La scena prosegue descrivendo i membri della famiglia: "A capotavola era il Barone Arminio Piovasco di Rondò, nostro padre, con la parrucca lunga sulle orecchie alla Luigi XIV, fuori tempo come tante cose sue. Tra me e mio fratello sedeva l’Abate Fauchelafleur, elemosiniere della nostra famiglia ed aio di noi ragazzi. Di fronte avevamo la Generalessa Corradina di Rondò, nostra madre, e nostra sorella Battista, monaca di casa. All’altro capo della tavola, rimpetto a nostro padre, sedeva, vestito alla turca, il Cavalier Avvocato Enea Silvio Carrega, amministratore e idraulico dei nostri poderi, e nostro zio naturale, in quanto fratello illegittimo di nostro padre."

Il narratore ricorda come l’ammissione alla tavola dei genitori avesse segnato la fine di un periodo spensierato: "Da pochi mesi, Cosimo avendo compiuto i dodici anni ed io gli otto, eravamo stati ammessi allo stesso desco dei nostri genitori; ossia, io avevo beneficiato della stessa promozione di mio fratello prima del tempo, perché non vollero lasciarmi di là a mangiare da solo. Dico beneficiato così per dire: in realtà sia per Cosimo che per me era finita la cuccagna, e rimpiangevamo i desinari nella nostra stanzetta, noi due soli con l’Abate Fauchelafleur."

L’Abate, figura particolare, era noto per il suo rigore formale, che però sfumava in indifferenza: "L’Abate era un vecchietto secco e grinzoso, che aveva fama di giansenista, ed era difatti fuggito dal Delfìnato, sua terra natale, per scampare a un processo dell’Inquisizione. Ma il carattere rigoroso che di lui solitamente tutti lodavano, la severità interiore che imponeva a sé e agli altri, cedevano continuamente a una sua fondamentale vocazione per l’indifferenza e il lasciar correre, come se le sue lunghe meditazioni a occhi fìssi nel vuoto non avessero approdato che a una gran noia e svogliatezza, e in ogni difficoltà anche minima vedesse il segno d’una fatalità cui non valeva opporsi."

La narrazione descrive l'evoluzione dei pasti in famiglia, che passano da momenti di disciplina a piccole ribellioni: "I nostri pasti in compagnia dell’Abate cominciavano dopo lunghe orazioni, con movimenti di cucchiai composti, rituali, silenziosi, e guai a chi alzava gli occhi dal piatto o faceva anche il più lieve risucchio sorbendo il brodo; ma alla fine della minestra l’Abate era già stanco, annoiato, guardava nel vuoto, schioccava la lingua a ogni sorso di vino, come se soltanto le sensazioni più superficiali e caduche riuscissero a raggiungerlo; alla pietanza noi già ci potevamo mettere a mangiare con le mani, e finivamo il pasto tirandoci torsoli di pera, mentre l’Abate faceva cadere ogni tanto uno dei suoi pigri: - … Ooo bien!… Ooo alors! Adesso, invece, stando a tavola con la famiglia, prendevano corpo i rancori familiari, capitolo triste dell’infanzia. Nostro padre, nostra madre sempre lì davanti, l’uso delle posate per il pollo, e sta’ dritto, e via i gomiti dalla tavola, un continuo! e per di più quell’antipatica di nostra sorella Battista."

Cosimo, insofferente alle regole, compie un gesto di ribellione: "Cominciò una serie di sgridate, di ripicchi, di castighi, d’impuntature, fino al giorno in cui Cosimo rifiutò le lumache e decise di separare la sua sorte dalla nostra." Il fratello minore, ancora bambino, non comprende appieno la profondità di questa scelta: "Di quest’accumularsi di risentimenti familiari mi resi conto solo in seguito: allora avevo otto anni, tutto mi pareva un gioco, la guerra di noi ragazzi contro i grandi era la solita di tutti i ragazzi, non capivo che l’ostinazione che ci metteva mio fratello celava qualcosa di più fondo."

Contesto e Pubblicazione

Italo Calvino ha pubblicato Il barone rampante nel 1957, come parte della trilogia I nostri antenati, che comprende anche Il visconte dimezzato (1952) e Il cavaliere inesistente (1959). L’opera si distingue per il suo carattere fantastico e allegorico, ma allo stesso tempo conserva un forte legame con la realtà storica e sociale del Settecento.

Il romanzo racconta la storia di Cosimo Piovasco di Rondò, un giovane nobile ligure che, per ribellione contro l’autorità della famiglia, decide di trascorrere il resto della sua vita sugli alberi. La vicenda ha inizio nel 1767, quando Cosimo, dopo un litigio a tavola per via di un piatto di lumache, sale su un albero e giura di non mettere mai più piede a terra. Questa scelta non è solo un capriccio infantile, ma un modo per affermare la propria libertà e distaccarsi dalle convenzioni della società.

Da quel momento, Cosimo organizza la sua esistenza tra i rami, costruendo ponti tra gli alberi e trovando soluzioni ingegnose per vivere in quell’ambiente. Diventa un personaggio noto e rispettato, leggendo libri, dialogando con filosofi dell’Illuminismo, partecipando a eventi politici come la Rivoluzione Francese e persino innamorandosi della vivace e sfuggente Viola. Nonostante il suo isolamento, Cosimo non si estrania dal mondo, ma partecipa attivamente ai cambiamenti sociali e politici del suo tempo.

Nel corso degli anni, la sua figura assume una valenza simbolica: rappresenta l’individuo che cerca una propria strada, senza rinunciare ai valori e alle idee in cui crede. Anche quando invecchia, non abbandona mai gli alberi. La sua storia si conclude in modo enigmatico: un giorno, ormai anziano, si aggrappa a una mongolfiera e scompare nel cielo, lasciando tutti a chiedersi se sia davvero volato via o se sia semplicemente morto come ha vissuto, tra i rami.

Analisi del Testo

Il barone rampante è un romanzo che unisce fantasia, avventura e riflessione filosofica, raccontando la vita straordinaria di Cosimo Piovasco di Rondò, un ragazzo che sceglie di vivere sugli alberi per non scendere mai più. Attraverso la storia di Cosimo, Calvino crea un’allegoria della condizione umana e del bisogno di trovare il proprio posto nel mondo.

Temi Principali

  • Ricerca della libertà: La decisione di Cosimo di vivere sugli alberi è una ribellione contro le convenzioni imposte dalla famiglia e dalla società. Tuttavia, la sua non è una fuga: resta coinvolto nelle vicende del mondo, dimostrando che si può essere liberi senza isolarsi completamente.
  • Conoscenza e progresso: Cosimo, vivendo tra i rami, studia, legge, dialoga con filosofi e diventa un uomo di cultura. Il suo stile di vita diventa simbolo di una conoscenza indipendente e libera, che si oppone al dogmatismo e alle imposizioni sociali.
  • Conflitto tra individuo e collettività: Pur rimanendo distaccato dal mondo, Cosimo partecipa attivamente ai cambiamenti del suo tempo, mostrando come l’essere umano possa trovare un equilibrio tra autonomia e responsabilità sociale.

Elementi Simbolici

  • Alberi: Rappresentano la libertà, l’indipendenza e l’elevazione intellettuale di Cosimo. A differenza della vita “radicata” delle persone comuni, la sua esistenza sospesa tra i rami è metafora di una prospettiva diversa sul mondo.
  • Viola: Incarna il desiderio e la passione, ma anche l’instabilità e il rifiuto delle regole. La loro relazione riflette il continuo confronto tra libertà e legami affettivi.
  • Mongolfiera: Rappresenta l’idea del distacco definitivo, una sorta di liberazione estrema che suggerisce l’impossibilità di conciliare completamente autonomia e appartenenza al mondo.

Figure Retoriche

  • Metafora: Calvino utilizza numerose metafore, prima fra tutte quella degli alberi, per rappresentare il concetto di libertà e indipendenza. La vita di Cosimo sugli alberi non è solo una scelta pratica, ma assume un valore simbolico più profondo.
  • Iperbole: È usata per rendere l’atmosfera quasi fiabesca: la capacità di Cosimo di spostarsi tra i rami senza mai scendere è narrata in modo esagerato, conferendo al personaggio un’aura leggendaria.
  • Ironia: Il romanzo è ricco di ironia, tipica dello stile di Calvino. Attraverso situazioni paradossali e descrizioni leggere, l’autore riesce a trattare temi profondi con leggerezza, rendendo il racconto coinvolgente e accessibile.

Riflessione Critica

Il barone rampante è un romanzo che, pur essendo ambientato nel Settecento, affronta temi incredibilmente attuali. La storia di Cosimo Piovasco di Rondò, che sceglie di vivere sugli alberi per non scendere mai più, può essere letta come una metafora della ricerca di indipendenza e identità, un tema che riguarda da vicino i giovani di oggi.

Cosimo si ribella alle imposizioni della sua famiglia e della società, proprio come molti ragazzi cercano di affermare la propria personalità in un mondo che spesso impone modelli da seguire. La sua decisione di vivere sugli alberi può essere vista come un rifiuto delle convenzioni, ma anche come la necessità di trovare il proprio spazio senza perdere il contatto con il resto del mondo. Oggi, questa ricerca si manifesta in modi diversi: il desiderio di realizzarsi professionalmente senza conformarsi, la voglia di seguire passioni autentiche, o persino il bisogno di disconnettersi dalla frenesia digitale per riconnettersi con sé stessi.

Un altro aspetto molto attuale dell’opera è il rapporto tra libertà e responsabilità. Cosimo non si isola completamente, ma partecipa attivamente alla società, dimostrando che l’indipendenza non deve per forza significare solitudine. Questo è un messaggio importante per chi sta costruendo il proprio futuro: trovare un equilibrio tra autonomia e impegno verso il mondo è una sfida che riguarda tutti.

Infine, il finale enigmatico del romanzo - la scomparsa di Cosimo sulla mongolfiera - lascia un interrogativo aperto: è possibile essere davvero liberi? Una domanda che, ancora oggi, ognuno può interpretare in base alla propria esperienza di vita.

Biografia e Contesto Storico di Italo Calvino

Italo Calvino nacque nel 1923 a Santiago de Las Vegas, a Cuba, da genitori italiani, ma crebbe in Liguria, a Sanremo. Durante la Seconda guerra mondiale, si unì alla Resistenza partigiana contro il fascismo, esperienza che influenzò profondamente la sua prima produzione letteraria. Dopo il conflitto, aderì al Partito Comunista Italiano, ma negli anni successivi prese le distanze dalla politica attiva, dedicandosi interamente alla letteratura.

Nel 1957, anno della pubblicazione de Il barone rampante, l’Italia era in pieno boom economico, con una rapida modernizzazione e profonde trasformazioni sociali. In questo contesto, Calvino scrisse opere che esploravano la realtà attraverso una lente fantastica e simbolica, come la trilogia I nostri antenati (Il visconte dimezzato, Il barone rampante, Il cavaliere inesistente), che affronta temi universali come l’identità, la libertà e il rapporto tra individuo e società.

Negli anni successivi si avvicinò al Postmoderno, sperimentando nuove forme narrative con opere come Le città invisibili e Se una notte d’inverno un viaggiatore. Morì nel 1985, lasciando un’eredità letteraria straordinaria. Il suo stile unico, che unisce fantasia, ironia e profondità filosofica, lo rende ancora oggi uno degli scrittori italiani più letti e studiati.

TAG: #Idraulico

Potrebbe interessarti anche: