Il tema di Betsabea al bagno ha ispirato numerosi artisti italiani nel corso dei secoli. Questo episodio biblico, tratto dal Secondo Libro di Samuele, narra di come il re Davide, passeggiando sulla terrazza della reggia, vide una donna di straordinaria bellezza che si stava bagnando e, invaghitosi di lei, la fece condurre al suo palazzo.
Tra le opere più significative che affrontano questo soggetto, spiccano i dipinti di Luca Giordano e Sebastiano Vini.
Betsabea al bagno di Luca Giordano
La tela di Luca Giordano raffigura Betsabea che, aiutata dalle ancelle, si accinge a fare il bagno. Il dipinto è dominato, nella parte destra, dal candore del corpo della donna. Le ancelle alle sue spalle emergono dal fondo scuro, come pure la fontana e i cespugli fioriti, che interessano la parte sinistra della composizione.
Il dipinto appare piuttosto composto, anche se innalzato dalla precisione dei dettagli naturalistici del pappagallo, del cagnolino e dei fiori in primo piano. La luce mette in risalto le forme del corpo nudo della donna: il re Davide, scorgendo da lontano la sua bellezza, si invaghirà di lei e la prenderà in moglie.
Questa tela di Luca Giordano è stata forse concepita in coppia con le "Nozze di Cana"; entrambe le tele, dalle stesse dimensioni, facevano parte della collezione dell'avvocato Carlo Cordellina.
Le due tele provengono entrambe dalla quadreria settecentesca di Carlo Cordellina e giungono al Museo nel 1834 come legato Vicentini Dal Giglio. Non sono mai stati sollevati problemi di attribuzione, anche perché la prima delle due opere risulta firmata dall’artista, mentre è sorto un dibattito tra gli studiosi in merito alla datazione.
Pilo (in La pittura…, 1959) per primo avvicina le Nozze di Cana alla Crocifissione di san Pietro delle Gallerie dell’Accademia di Venezia ascrivibile al 1659, ma posticipa al 1667 la Betsabea al bagno, per il debito che questa avrebbe nei confronti dello stile di Pietro da Cortona. Barbieri (1962), invece, è più propenso a collocare entrambe le opere intorno al 1654, riferendole al primo soggiorno veneziano di Giordano. All’ipotesi di Pilo, per una datazione distante e divaricata dei due dipinti, si associano Ferrari-Scavizzi (1966, II) nella prima edizione della loro monografia sul pittore, per poi fissare tali opere, nella seconda edizione (1992, I), all’inizio degli anni settanta del seicento e non oltre il 1675.
Nelle Nozze di Cana il taglio della composizione tipicamente giordanesco s’accompagna alle suggestioni veronesiane che traspaiono dalla definizione tipologica e dalla postura di alcune figure. Reminiscenze che s’uniscono ad una pittura lieve e schiarita, quasi ovattata, a metà strada tra le cupezze di Ribera e lo sfolgorante cromatismo di Pietro da Cortona. Caratteristiche queste ultime che riscontriamo in particolare nella Betsabea, seppur definite in maniera meno incisiva, dove si evince un minor sforzo dell’artista nell’articolare la composizione.
Tali opere s’inseriscono a pieno titolo in quel “disinvolto eclettismo” proprio di Luca, ma che emerge con evidenza nella produzione degli anni settanta del seicento.
Dettagli inventariali del dipinto di Luca Giordano:
- 1834: 212. Luca Giordano. Bersabea al bagno, in tela con cornice. Lire 480
- [post 1834]: 16. Luca Giordano. Bersabea al Bagno, 138
- 1854: 138. 1.80. 3.05. Luca Giordano. Bersabea al bagno
- [1873]: Sala, parete della porta principale della sala, 46 (45). Luca Giordano nato 1632, morto 1704. Bersabea al bagno
- 1873a: c. 1, 46. Luca Giordano. Betsabea al bagno
- 1902: c. 12, 59 (53). 53. Bersabea al Bagno. Tela ad olio. Alto 1.60, largo 2.80. Luca Giordano. Buono. Buona
- 1907: c. 6, 53 (53). Luca Giordano. Bersabea al Bagno. Tela, 1.60x2.80
- 1908: 53 (209). Luca Giordano. Bersabea al bagno (tela, 1.60x2.80). Nel 1908 si trova in sala. Nel 1873 si trovava in sala al n. 46. Nel catalogo a stampa del Magrini dell’anno 1855 si trova in sala al n. 15. Nell’inventario di consegna della Pinacoteca al Museo dell’anno 1854 porta il n. 138 e le dimensioni: 1.80x3.05. Pervenne alla Pinacoteca nel 1834 per legato Vicentini Dal Giglio col n. 212 e le indicazioni: Bersabea al bagno, tela con cornice, 1.42x2.82
- 1910-1912: 209 (213). Numerazione vecchia: 53 numerazione Commissione d’inchiesta 1908; 59 catalogo 1902; 46 catalogo 1873; 15 Magrini catalogo a stampa 1855; 138 inventario di consegna 1854; 212 n. del legato 1834; 209 catalogo 1912; 209 catalogo 1940; 209 inventario 1950. Provenienza: legato Vicentini Dal Giglio 1834. Collocazione: II sala degli italiani. Forma e incorniciatura: rettangolare con cornice dorata. Dimensioni: alto m 1.60, largo m 2.86; inventario 1950 1.55x2.86. Materia e colore: tela ad olio. Descrizione: Bersabea al bagno. Autore: Luca Giordano; catalogo 1912 Luca Giordano; catalogo 1940 Luca Giordano; inventario 1950 Luca Giordano. L'opera appartiene ad una coppia di tele.Consultare anche Inv.
Betsabea al bagno di Sebastiano Vini
Sebastiano Vini (Verona, 1530 - Pistoia, 1602) dipinse ad olio su tela una sua versione di Betsabea al bagno. Il Vini si formò nella sua città di nascita subendo una certa influenza di Paolo Veronese. Tuttavia già nel 1548 si trasferì a Pistoia, per sposare una donna del luogo.
Qui intraprese una prolifica carriera, inserendosi nel filone degli artisti di ascendenza vasariana e cogliendo spunti, più tardi, anche dal suo conterraneo Jacopo Ligozzi. Tra le sue opere principali il Martirio degli Undicimila nella chiesa di San Desiderio, le Storie di san Domenico nel chiostro di chiesa di San Domenico, l'Adorazione dei pastori nella chiesa di San Giovanni Battista, le Annunciazioni nella chiesa di San Pierino alla Porta Lucchese (oggi a Montale) e per la chiesa di San Giovanni Fuorcivitas.
La leggera differenza dimensionale e il tema biblico che lega i due dipinti fanno ritenere l’opera un pendant di Susanna e i vecchioni, che il Quintavalle, senza sforzo, colloca, ritenendole autografe, entrambe fra il 1695 e il 1703, riconoscendovi “le solite eclettiche derivazioni da Giordano e Solimena”. Altri la datano a prima del 1717.
Si potrebbe presupporre una datazione più precoce, verso la fine degli Anni ottanta, ritrovandovi quelle lievi incertezze che caratterizzano anche Il santo vescovo del Ferdinandeum di Innsbruck e la Lucrezia dell’Art Institute di Dayton (Ohio).
Tornando alla valutazione del Ruta, storico avveduto e pittore egli stesso, in grado quindi di effettuare un esame comparativo dello stile e della materia, sembrerebbero non esistere dubbi di autografia se lo parifica alla Lucrezia, alla Susanna e i vecchioni, superando addirittura l’Antioco visitato dai medici che valuta al prezzo di 25 filippi.
È indubbio che la tela, pur essendo di una eleganza prossima a Sebastiano Ricci, presenta rotondità, grazia, tenue erotismo e levità tali che sembrano ricongiungersi con i modi di Antonio Molinari e Giovan Antonio Pellegrini, i quali si affiancano al bellunese in un parallelismo “riformatore”, ma anche, con le più varie articolazioni che ne conseguono, in una nuova “luminosa e splendente fluidità” che sembra emergere dalle opere che riaprono un più serrato confronto con il Ricci.
Così il re Davide sembra scorgere, dalla terrazza della sua reggia la bellissima Betsabea che fa condurre nelle sue stanze (II, Samuele, 11, 2-17) anche se il Daniels prospetta che il tema sia la Toeletta di Venere.
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