L’Università di Padova ha da sempre ricercato nuovi spazi per far fronte al crescente numero di iscritti, contando ad oggi una superficie edificata di oltre 787 000 mq. In passato, questi spazi erano spesso costituiti da vecchi edifici da restaurare, aree inutilizzate o degradate che, grazie ad agevolazioni, affitti e concessioni, sono passate sotto il controllo dell’Ateneo, il quale le ha riconvertite e riqualificate trasformandole nei complessi che conosciamo oggi.

In quest’ottica di espansione si inserisce la nuova concessione del Demanio all’Università di Padova, avvenuta alla fine del 2022. Si tratta di una concessione della durata di diciannove anni per lo sviluppo di nuovi laboratori, infrastrutture di ricerca avanzata e spazi per la didattica nell’ex centro sperimentale per i modelli idraulici di Voltabarozzo.

L’area si trova in una zona prevalentemente residenziale e poco urbanizzata, immersa in un ampio spazio verde enfatizzato dalla vicinanza al fiume Bacchiglione. La creazione del nuovo complesso metterà in atto una serie di dinamiche che rivoluzioneranno l’intero assetto dell’area.

Appare evidente come un intervento di questo calibro richieda uno studio approfondito, non solo riguardo l’area ma anche sulla città e Università che lo ospita e ne usufruisce.

Il Ruolo Storico del Centro Sperimentale

L'ex Centro Sperimentale Modelli Idraulici di Voltabarozzo (PD), di proprietà del Ministero Lavori pubblici, è noto per aver ospitato la realizzazione dei modelli fisici dell’intera laguna e delle bocche di porto. Proprio in questo centro si è studiato come rendere le paratoie stabili al moto ondoso e alle sesse, verificando che, anche in condizioni di mareggiate estreme, non si innescassero oscillazioni di risonanza trasversale tali da far ribaltare la schiera.

L’allestimento dei modelli, la conduzione delle prove e l’analisi dei risultati sono stati effettuati dagli ingegneri della Protecno, diretti dal prof. Attilio Adami.

Il centro ha giocato un ruolo cruciale nello sviluppo del Mose (Modulo Sperimentale Elettromeccanico), il sistema di dighe mobili progettato per proteggere Venezia dalle acque alte. E’ là che si è studiato come rendere le paratoie stabili al moto ondoso e alle sesse, verificando che, anche per mareggiate estreme, non si innescassero oscillazioni di risonanza trasversale tali da far ribaltare la schiera.

Il Mose non è costituito solo dalla diga mobile con le sue paratoie, ma comprende anche lavori di protezione del litorale, realizzati in modo naturale con la ricarica delle spiagge e le dune di sabbia. Altri lavori hanno poi riguardato la navigazione, come richiesto dal comitato comunale per rendere indipendente la difesa della città dai traffici portuali.

In passato, qualcuno propose di prolungare e incurvare i moli foranei per fermare l’acqua alta, ma queste soluzioni avrebbero compromesso la navigazione e non avrebbero fermato le acque alte di maggiore entità e durata.

La Riqualificazione del Sito da Parte dell'Università di Padova

L’Università provvederà alla riqualificazione del sito per realizzare aule attrezzate, laboratori e aule studio, per una spesa stimata di 35 milioni di euro. Un investimento per il quale è stata presentata una domanda di cofinanziamento ministeriale.

"Per fare ricerca di qualità servono infrastrutture adeguate, che permettano di esprimere al meglio, ai nostri ricercatori e ricercatrici, il loro potenziale - afferma Daniela Mapelli, rettrice dell’Università di Padova -. Ringrazio quindi l’Agenzia del Demanio per averci concesso in locazione un’area che andrà ad ampliare uno spazio universitario già esistente, creando così un moderno e avanzato polo di ricerca.

L’area che l’Università di Padova va così ad acquisire è di 101.416 metri quadrati, ed è adiacente ad uno spazio, di grandezza inferiore, già di proprietà e utilizzato dall’Ateneo fra lungargine Rovetta e via Asconio Pediano.

In questo modo la realizzazione del nuovo complesso, che diventerà un unico sito, potrà avvenire per gradi, con le prime strutture già pronte in meno di un anno e l’intera realizzazione completata in tre, al netto di eventuali opere di bonifica del terreno.

Tutti gli interventi non comporteranno ulteriore consumo di suolo rispetto alle volumetrie già realizzate, in linea con la grande attenzione alla sostenibilità ambientale dell’Università di Padova.

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