La storia e la cultura umana sono state profondamente influenzate dalla scienza e dalla tecnologia. L'inizio della storia antica è spesso associato all'avvento delle grandi civiltà fluviali, come quelle in Egitto, Mesopotamia e nella valle dell'Indo, denominate da K. Wittfogel "civiltà idrauliche".
La Civiltà Terramaricola: Un Caso di Studio
Un esempio emblematico di come le civiltà interagiscono con il territorio e le risorse idriche è rappresentato dalla civiltà terramaricola. Ci si chiede se un lungo periodo di siccità abbia provocato il collasso della civiltà terramaricola, fiorita in Pianura Padana attorno a 3.500 anni fa e conclusasi in modo relativamente brusco trecento anni dopo.
Molti segnali sembrano confermare questa ipotesi e se così fosse, è anche un esempio importante di come le relazioni che una civiltà stabilisce con il territorio in cui vive siano fondamentali per la sua capacità di resistere alle crisi climatiche e per la sua stessa sopravvivenza.
Sono i risultati di quarant'anni di studi negli scavi della Terramara Santa Rosa di Poviglio, condotti dall'Università degli Studi di Milano prima sotto la direzione di Mauro Cremaschi, oggi direttore del museo dedicato agli scavi di Poviglio, quindi sotto la direzione attuale di Andrea Zerboni.
L'Impatto del Disboscamento e dell'Irrigazione
Benché il disboscamento della Pianura Padana, che era un tempo coperta di foreste, sia iniziato già circa 5.000 anni fa, è nell'Età del Bronzo, intorno a 3.500 anni fa, che fu fortemente intensificato, per fare spazio ai villaggi, ai pascoli, alle coltivazioni e perché il legno serviva alla costruzione delle tipiche palafitte su cui sorgevano le abitazioni.
Gli umani hanno quindi iniziato molto presto a modificare irreversibilmente l’ambiente, sicuramente con l’agricoltura, che impedisce al bosco di ricrescere. Ma anche la realizzazione di canali per l’irrigazione modifica definitivamente il territorio. Così come la deviazione di un fiume. Si tratta di modifiche magari piccole, ma significative.
Sistemi di Gestione delle Risorse Idriche
Attorno ai villaggi terramaricoli c’erano enormi e sofisticati sistemi di gestione delle risorse idriche: canali artificiali che si allacciavano ai canali fluviali, a volte deviando l’acqua dai fiumi per portarla nel fossato che circondava il villaggio, da cui si dipartivano i sistemi per l’irrigazione dei campi; inoltre i terramaricoli scavavano pozzi per raccogliere l’acqua dalla falda acquifera.
Nello scavo del villaggio di Poviglio, abbandonato circa 3.200 anni fa, si nota che avvicinandosi alla fase finale della sua vita i pozzi diventano via via sempre più profondi. Fu proprio Mauro Cremaschi, che allora dirigeva gli scavi, a notare questo fenomeno e a ipotizzare che fosse dovuto all’abbassarsi della falda dovuto alla siccità .
Cambiamenti nell'Uso del Suolo
Le colleghe dell’Università di Modena coordinate da Anna Maria Mercuri, hanno studiato i pollini provenienti sia dal sito archeologico di Poviglio sia da alcuni carotaggi fatti in profondità ; anche da questi studi si nota un cambiamento nell’uso del suolo; dai pollini risulta che all’avvicinarsi alla fase dell’abbandono del villaggio diminuiscono gli indicatori di coltivazione (cereali, legumi…), mentre aumentano le specie vegetali tipiche dei pascoli, per esempio quelle più resistenti al calpestio.
Un maggior ricorso alla pastorizia è un altro indicatore di maggiore aridità del suolo, perché l’allevamento, specialmente quello ovi-caprino, richiede meno acqua dell’agricoltura.
E in effetti questo è ulteriormente confermato dallo studio dei resti ossei del periodo, ritrovati nello scavo del villaggio di Poviglio: si nota, progressivamente, un passaggio dall’allevamento di bovini e suini, che richiedono più acqua, a quello di pecore e capre, più adattabili a terreni aridi».
Evidenze Paleoclimatiche dagli Speleotemi
I paleoclimatologi utilizzano gli speleotemi per trarne informazioni sul clima, perché stalattiti e stalagmiti crescono regolarmente per lo sgocciolamento dell’acqua che fa precipitare carbonato di calcio, mantenendo memoria delle condizioni esterne alla grotta, ovvero temperatura e intensità delle piogge. Se l’anno è siccitoso, lo speleotema rallenta la sua crescita e assume una diversa composizione chimica.
Dagli studi sugli speleotemi della Tana della Mussina, una grotta situata nell’Appennino reggiano, è confermata la presenza di un periodo arido attorno a 3.200 anni fa, che si protrasse probabilmente per qualche decina di anni. Questo è il terzo tassello, che rafforza ulteriormente l’ipotesi che la crisi delle Terramare sia effettivamente dovuta all’impatto della siccità .
La Vulnerabilità ai Cambiamenti Climatici
Tuttavia, non si tratta solo di clima; un peggioramento delle condizioni climatiche non porta automaticamente al collasso di una società , in una sorta di determinismo climatico: «Una volta confermata, come è plausibile, la presenza di un periodo di aridità protratta in concomitanza con la fine della civiltà terramaricola, bisogna però guardare a tutto l’insieme della situazione.
La forzante climatica c’è, l’abbiamo osservato, ma è importante inquadrarla nel contesto terramaricolo: forte crescita demografica della popolazione, sovrasfruttamento delle risorse agricole, conseguente impoverimento del suolo, che trattiene meno l’umidità anche a causa della deforestazione. Sono fattori che creano una forte vulnerabilità ai cambiamenti climatici.
La civiltà terramaricola non era preparata, aveva creato un sistema che si rivelò non sostenibile. I villaggi appenninici della stessa epoca di quello di Poviglio (ad esempio quello situato presso San Michele di Valestra), a quanto sembra, continuarono a esistere e non vennero abbandonati, nonostante la siccità : le comunità di montagna erano abituate a vivere in un ambiente più difficile, meno produttivo dal punto di vista agricolo, che non consente coltivazioni estensive.
Si basavano molto maggiormente sull’allevamento e quindi sono state meno vulnerabili al calo delle precipitazioni. Recentemente, Andrea Zerboni ha coordinato con Eleonora Regattieri, del CNR-IGG, uno studio che riguarda il clima in un periodo più antico, 8.200 anni fa, in Mesopotamia (la regione compresa tra gli attuali Iraq, Iran, Turchia e Siria), con l’obiettivo di comprendere quale ruolo abbia avuto il clima nello sviluppo delle prime civiltà di agricoltori e allevatori del vicino Oriente.
Lezioni dal Passato per il Futuro
Oggi abbiamo risorse tecniche che ci consentono di affrontare meglio delle popolazioni terramaricole l’emergenza siccità , giunta già al secondo anno in Pianura Padana. Ma, come avverte Zerboni, il punto non è affrontare l’emergenza, ma creare condizioni di sostenibilità .
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