A partire dal V millennio a. C. nel periodo del Neolitico, alcune comunità di cacciatori, raccoglitori semi-nomadi e pescatori crearono delle vere e proprie opere idrauliche. Queste opere servivano per contenere il flusso delle acque dei fiumi, garantire lo sviluppo dell’attività agricola e favorire il passaggio alla sedentarietà.
Origini e Principi dell'Economia Idraulica
L'agricoltura basata sull'economia idraulica ebbe origine nel V millennio a.C. L’economia idraulica ha delle particolarità, come l'utilizzo di aree ideali per la produzione, soprattutto i bacini artificiali, i canali e gli argini. Per cercare di preservare il terreno, si iniziò a sottoporlo per una parte dell’anno alla semina e per l’altra parte dell’anno al riposo a maggese.
Le Civiltà Fluviali: Mesopotamia, India e Cina
I fiumi, lungo i quali si sono sviluppate le prime civiltà, si trovavano in zone molto lontane l’una dall’altra e i popoli che le abitavano erano molto diversi tra loro. Le civiltà dei fiumi (o le civiltà fluviali) furono: le civiltà mesopotamiche, che si stabilirono nel Vicino Oriente; un pò più a Ovest si sviluppò la grande civiltà egizia. Le prime civiltà dei fiumi furono le civiltà mesopotamiche: Sumeri, Babilonesi, Hittiti e Assiri. Esse si svilupparono a partire dal 4000 a.C.
- Mesopotamia: Sumeri, Babilonesi, Hittiti e Assiri (dal 4000 a.C.)
- Egitto: Civiltà sviluppatasi intorno al 3900 a.C.
- India: Civiltà dell’Indo (dal 3000 al 1500 a.C.)
- Cina: Lungo il Fiume Giallo e il Fiume Azzurro (dal III millennio a.C.)
La civiltà dell’Indo si sviluppò lungo il corso del fiume Indo, dal 3000 al 1500 a.C. Il livello di sviluppo raggiunto da questa popolazione è dato anche dai centri urbani che essa ha costruito: in particolare le due città di Harappa e Mohenjo-Daro, che avevano livelli di organizzazione simili a quelli delle città mesopotamiche. La civiltà cinese nacque nel III millennio a.C. (quindi nello stesso millennio della civiltà indiana) nella valle del fiume Giallo (che scorre, appunto, in Cina) e il suo sviluppo fu favorito particolarmente dalla fertilità delle terra. La civiltà cinese si sviluppò dapprima lungo il corso del Fiume Giallo poi anche quello del Fiume Azzurro.
La Civiltà Egiziana e il Controllo del Nilo
Una grande civiltà idraulica fu senz’altro quella egiziana. La civiltà degli antichi Egizi si sviluppò intorno al 3900 a.C. Il fiume Nilo era una risorsa fondamentale per la vita degli Egizi perché con le sue inondazioni rendeva fertile il terreno. Gli Egizi erano già dai tempi antichi soggetti alle ondate di piena del Nilo che giungevano sino ai territori dell’Egitto inondandoli completamente nel corso della stagione estiva. Ovviamente però non c’era costanza nelle piene del fiume Nilo, in quanto si alternavano anni di piena abbondanti ad anni meno produttivi. Sotto la dinastia dei Tolomei, gli Egizi furono in grado di portare avanti delle grandi opere di ingegneria idraulica volte a cercare di contenere le piene del Nilo.
Qanat: Antiche Tecniche di Ingegneria Idraulica
Comunemente associamo la storia degli acquedotti alla civiltà greco-romana mentre la ricerca di soluzioni adeguate all’individuazione e al trasporto dell’acqua, risale ad epoche molto più remote. Il problema dell’approvvigionamento idrico è stato affrontato dalle più antiche culture con sistemi empirici, con lo sviluppo di tecniche adeguate alle caratteristiche del territorio e dell’ambiente circostante. Forse le prime tecniche costruttive legate al trasporto dell’acqua sono nate in Mesopotamia: possiede “cunicoli” idraulici estesi 300 mila chilometri.
Questa immagine documenta l’esplorazione di un “qanat” nei terrirori desertici della Tunisia, dove le popolazioni locali, circa tremila anni fa, concepirono tunnel chilometrici alti circa 170 cm e larghi poco meno di un metro. Cunicoli che avevano la funzione di captare dalle sorgenti e trasportare altrove l’acqua, facendola pervenire alle camere di decantazione e alle vasche limitrofe colture agricole, orti e abitazioni. Osservando le pareti rocciose dei “qanat” della Tunisia, notiamo le tracce di scavo lasciate dagli scalpellini nei territori rocciosi, metre in quelli desertici, come ad esempio nel deserto del Sahara, i quanat corrono sotto la sabbia compatta e presentano pareti rivestite in muratura o smaltati secondo antiche tecniche lavorative dell’argilla.
Dai libri di storia, specie da quelli scolastici abbiamo appreso che la civiltà mesopotamica e quella sumera, erano solite costruire condotte sotterranee (o simili), per certi tratti realizzate in mattoni e coperte da volte, indispensabili per il drenaggio e per lo scolo del liquido vitale. Sono stati numerosi i ritrovamenti di quegli antichi acquedotti scavati nella roccia in Giudea, nella Samaria, nella Galilea ma non solo. Trattasi di opere che furono realizzate secondo regole ben precise, e sono riconducibili all’arte costruttiva dei Fenici.
Esperti di ingegneria idraulica sono convinti che furono loro, i Fenici (giunsero a Cagliari nell’VIII - IX secolo a.C., dopo aver lasciato la potente Tiro), ad assimilare e divulgare le prime cognizioni di “scienza” o di “ingegneria idraulica” adottate da ancor più antiche culture ittite. I Fenici sperimentarono tali tecniche nei loro territori, a Tiro ad esempio, ed in altre aree geografiche desertiche o pseudo tali, la creazione ed il funzionamento di acquedotti chilometrici, che hanno avuto sviluppo in varie parti dell’Africa e dell’Asia occidentale, superando condizioni climatiche ostili (di tipo arido o semiarido) che spinsero l’uomo a cercare soluzioni idrauliche atte ad evitare perdite d’acqua, anche a causa dell’evaporazione.
Ci riferiamo a opere importantissime, fondamentali per preservare le riserve idriche dalle tempeste di sabbia e dagli attacchi dei popoli invasori. Non solo. Sono cunicoli sotterranei lunghi chilometri, ingegnosi e atti a “inseguire le falde” per convogliarne l’acqua verso i punti desiderati, e rappresentano il primo esempio di acquedotto sorto nei più antichi e remoti territori iracheni. Non a caso, i qanat dell’Iran, la cui invenzione risale al I millennio a. C., sono stati realizzati in maniera formidabile tant’è vero che ancor oggi forniscono i 3/4 del fabbisogno d’acqua del Paese. Pensate che formano una rete sotterranea estesa per 300 mila km.
Struttura e Funzionamento dei Qanat
Ma come sono fatti i “quanat”? Sono costituiti da un complesso sotterraneo di cunicoli verticali, molto simili ai pozzi, però collegati da un canale sotterraneo, molto stretto, scavato a misura d’uomo, generalmente basso, con una lieve pendenza sul fondo. Tali opere cunicolari furono concepite - a detta degli esperti - nella Mesopotamia per attingere l’acqua da una falda acquifera in modo da trasportare efficientemente il liquido in superficie, senza necessità di pomparlo o aspirarlo. Infatti l’acqua fluiva per effetto della gravità perché la destinazione è più bassa rispetto al punto di origine che - spesso - è una cosiddetta falda acquifera.
Inoltre i cunicoli che caratterizzano i “qanat” consentivano all’acqua di essere trasportata a grande distanza in quelle aree caratterizzate da un clima caldo e secco, senza perdere una grande quantità di liquido per via dell’evaporazione. In definitiva i “qanat”, alcuni dei quali sono ancor oggi in funzione ad esempio in Tunisia, furono creati per fornire trasportare acqua da una fonte agli insediamenti umani o per l’irrigazione di suoli aridi e caldi. Ne sono presenti in Cina e in Libia.
Ma la tecnologia su cui sono basati i primissimi costruttori si sviluppò inizialmente nell’antica Persia, per poter essere assimilata da altre culture, diffondendosi in particolare lungo la via della seta, dunque verso est (Cina) e verso Ovest fino ad altri territori del mondo islamico: Marocco e Penisola iberica.
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