La Toscana, terra di storia e cultura, si distingue anche per un linguaggio vivace e ricco di sfumature. Questo articolo si propone di esplorare alcune espressioni tipiche del vernacolo toscano, svelandone significati e contesti d'uso.

Espressioni e Termini Toscani: Un Assaggio di Autenticità

Il dialetto toscano è costellato di termini unici che riflettono la storia, la cultura e lo spirito di questa regione. Ecco una selezione di parole ed espressioni che catturano l'essenza del parlare toscano:

  • Abbadare: Prestare attenzione.
  • Abbozzala: Smettere di fare qualcosa. Invito a cambiare il proprio atteggiamento. “Abbozzala di spingere”, Smetti di spingere. “Oh che l’abbozzi””, la vuoi smettere?
  • Accomodare: Riparare, aggiustare. “Ti riesce accomodarlo?”, Lo sai riparare?
  • Adagiato: Persona calma e tranquilla, lento nel fare le cose.
  • Aggeggiare: Si riferisce al cercare di fare senza sapere.
  • Aggeggio: Un oggetto di non chiaro utilizzo, talvolta usato verso una persona per indicare uno che non serve a nulla. “Bho, l’era un aggeggio tondo”, era un oggetto tondo di cui non ho capito l’utilità.
  • Ammodino: Fare le cose fatte per bene. “Babbo, l’esco. Va bene fai le cose ammodino.”, Papà vado fuori. Va bene fai le cose per bene.
  • Arrota: A Firenze arrotare significa mettere sotto una persona con la macchina.
  • Attaccato: Una persona tirchia. Attaccato si riferisce al fatto che non lascia le monete che ha in mano.
  • Avellare: Puzzare come un morto. “Madonna come t’avelli, che ti sei laato?, Accidenti come puzzi ma ti sei lavato?
  • Bada: Assume il significato di stai attento. Usato con tono minaccioso può significare un “stai attento che mi arrabbio”. “Bada ar gatto!”, stai attento al gatto! “Bada nini che le prendi!”, stai attento che ti picchio.
  • Badahome: Guarda come. Utilizzato sia per indicare come si fa correttamente qualcosa sia in senso dispregiativo per indicare qualcuno che o è vestito male o assume comportamenti strani, “Badahome gli’a quei ‘apelli”, guarda come porta i capelli.
  • Badare: Stare attento a.
  • Bahato: Riferito a qualcosa di danneggiato da un verme o similari.
  • Bailame: Parola usata in alternativa a “casino” per indicare molta confusione.
  • Balogio: Si indica come balogio qualcuno che è fiacco, sottotono, di aspetto mesto.
  • Beccare: Prendere qualcosa…. nel senso di una persona, una malattia, un mezzo di trasporto o ancora sinonimo di imbroccare. “Ho becca’o i’ morbillo”, ho preso il morbillo! “T’ho becca’o”, ti ho sorpreso.
  • Becero: Persona volgare nel parlare, urla e dice parolacca.
  • Belloccio: Questo termine, a differenza che fuori Toscana, non è dispregiativo, anzi, indica una persona di discreta bellezza.
  • Bischero: Riferito ad una persona che fa qualcosa di poco furbo o addirittura stupido. Spesso usato quasi ludicamente e quindi considerato relativamente offensivo. Può essere riferito ad un’azione indicandone la natura poco intelligente con il termine BISCHERATA.
  • Boccalone/a: Usato in due casi diversi.
  • Bocciata: Per boccata si intende un colpo preso, in una caduta o sbattendo su un oggetto, in piena bocca.
  • Bollore: Quando fa o è molto caldo, “L’è un gran bollore e siamo a giugno”, Oggi fa veramente molto caldo per essere giugno.
  • Bona: Abbreviazione di buonasera, buonanotte, indica andarsene.
  • Borda: Quando succede un evento negativo e uno si meraviglia, “La mi zia l’è cascata!” e l’interlocutore: “Borda!”.
  • Bottega: Usato classicamente per indicare un negozio, ultimamente usato anche per indicare vado a lavorare.
  • Bubbola: Indica avere freddo.
  • Buha: Omosessuale.
  • Buzza: Riferito a persona molto grassa specie sulla pancia.
  • C'è: Utilizzato sempre al posto di ci sono.
  • Calosce: Stivaletti di gomma impermeabili, “L’ha messe le calosce sennò tutti molli i piedi”, Hai messo gli stivali di gomma altrimenti ti bagni i piedi.
  • Calzoni: Sono i pantaloni.
  • Canna: Non si riferisce ad una sigaretta particolare, ma indica il tubo per innaffiare presente in orti e giardini. “Ciò sete! Attaccati alla canna!”, ho sete!
  • Cantata: In italiano usata per indicare l’angolo esterno di un edificio in fiorentino è usata anche per indicare uno sbaglio eclatante.
  • Catafarro: In italiano è sostegno coperto di drappi neri usato per sostenere la bara.
  • Cazzeggiare: Passare il giorno senza fare niente di buono, senza fare, appunto, un cazzo.
  • Ceccotoccami: Riferito a una persona che fa piccoli dispettucci con l’intento di provocare una reazione, spesso situazione accompagnata dalla complicita del “toccato”.
  • Cencio: Parola che sostituisce straccio. Può essere usato per indicare lo straccio per pulire il pavimento oppure come cencino per indicare il panno per spolverare. A Firenze il cencio è inoltre un dolce tipico fatto con pasta tirata, fritta e poi spolverata con lo zucchero a velo.
  • Ciana/e: Per ciana si intende un pettegolezzo. Si riferisce alle classiche massaie che parlano o meglio sparlano di qualcuno.
  • Cicca o Cicchino: A Firenze la cicca è la sigaretta, mentre nel resto d’Italia è la gomma da masticare.
  • Cifra: Si intende l’equivalente di tanto, molto.
  • Cignata: In origine il termine deriva dall’uso della cigna, la cintura, come mezzo per picchiare, quindi cignaha è inteso come colpo con la cigna. Adesso è generalizzato ad aver preso un grosso colpo.
  • Cincinnino: Unità di misura fiorentina per indicare una piccolissima quantità.
  • Ciulare: Equivalente di rubare.
  • Coccoli: Pasta fritta a forma di pallina.
  • Coho: Cuoco, “Indó l’è i coho?”, dov’è il cuoco?
  • Collassare: Una persona che si accascia e rimane fermo a terra, “L’è collassato”, si è accasciato.
  • Compa: Abbreviazione per compagnia.
  • Conciassi: Indica uno stato deprecabile dell’astante o perchè si è vestito male o perchè si è sporcato o ferito. “O come tu ti sei conciao!”, come ti sei combinato? oppure come hai fatto a sporcarti cosi?
  • Cotto: Per indicare uno stato di grave stanchezza. Nel gergo fiorentino usato per indicare una persona insopportabile e noiosa.
  • Desinare: Corrisponde al pasto principale della giornata, di solito a mezzogiorno.
  • Diàcciati: Usato per indicare una o più persone rimaste impietrite davanti ad un’affermazione o un fatto, oppure usato per per dire a qualcuno di stare più calmo.
  • Diacere: Dormire.
  • Diamine: Una parola estremamente, usata come esclamazione: “Diamine! O quanto pesa ‘sto sacco?” o come risposta affermativa: “Posso venire al cinema? Diamine!”.
  • Dianzi: Indica un avvenimento che si è verificato poco prima.
  • Dindi/Dindini: Soldi.
  • Eddi’e: Esclamazione che asserisce, conferma o anche minimizza. Ma che ti piace i’ lampredotto? Eddi'e!
  • Essere: Il verbo essere viene storpiato regolarmente nella parlata fiorentina. Dire: “Chi tu sei te?” oppure “Chi gl’è lui?
  • Fare: Anche il verbo fare è storpiato adeguatamente.
  • Fava: Oltre che indicare in termini volgare l’organo genitale maschile si usa anche come offesa più o meno bonaria per indicare una persona non proprio intelligente.
  • Fettunta: Si tratta di una fetta di pane abbrustolita, strofinata con l’aglio e poi cosparsa d’olio nuovo e sale.
  • Figurati: Usata per sottolineare con stupore un fatto o un racconto. “oh nini, lo sai che ho perso le chiavi?! Figurati!”.
  • Fihoso: Si tratta di una persona o schizzinosa oppure, specie nei bambini, di persona che non fa qualcosa.
  • Fittume o Fittumaio: Per indicare una grande assembramento di persone o oggetti.
  • Fogato: Qualcuno estremamente coinvolto in qualcosa e che ne parla con trasporto ed eccitazione. Per esempio in caso di tifo sportivo o per la politica.
  • Fora: Fuori, “Indo l’è la zia? L’è fora”, Dov’è la zia? Fora!
  • Forca: Marinare la scuola.
  • Fregassene: Inteso come non dare importanza a qualcosa. “Chi se ne frega!”, chi se ne importa!
  • Frullare: Assume un significato similare al significato italiano e cioè di girare, inteso come verbo girare, ma applicato a situazioni diverse.
  • Gaggio: A Firenze il gaggio è il tonto.
  • Galosce: Stivaletti di gomma, “L’hai comprate le galosce?”, hai comprato gli stivali di gomma?
  • Gano: Oggi la parola Gano è appunto usata per indicare uno spaccone, un bullo.
  • Ganzo: Usato sia per indicare qualcosa di eccezionale e/o sorprendente, sia per indicare l’amante della moglie o del marito.
  • Gattoni: “Andare a gattoni” significa che si cammina sui quattro arti, tipico dei bambini.
  • Genio: Per ogni fiorentino che si rispetti la parola genio ha una sola definizione. “Che cosa è il genio? E’ vedere il ponte Vecchio e non caderci dentro”.
  • Gestrino: Atto smorfioso, smanceria, spesso insincera.
  • Gingillassi: Perdere tempo. “Icché tu ti gingilli? O che ti mo’i!”, Che cosa stai a perdere tempo?
  • Giovassene: Riferito di solito all’uso promiscuo di oggetti o cibi.
  • Giueeee!: Esclamazione di stupore positiva che diventa tale solo estendendo lungamente la E.
  • Gnegnero: Inteso come cervello.
  • Gora: Rappresenta una macchia di umidità, può essere riferito ad un muro, ma anche ad altre macchie come per esempio il sudore su una camicia.
  • Gragnola: Indica la moltitudine di qualcosa, in senso lato la grandine, ma può essere riferita alla rosa di pallini fatta da un fucile da caccia o ancora ad una serie di pugni, tanti e veloci.
  • Granata: Parola utilizzata per indicare la scopa per spazzare per terra, uso diverso rispetto alla parola italiana che indica una bomba a mano.
  • Imbroccare: Fare centro, nel linguaggio odierno indica la conquista amorosa.
  • Impagliare: Classico fisco da un litro e mezzo dalla caratteristica forma a goccia.
  • Impazzare: Sinonimo di impazzire, usato spesso per indicar una propria condizione di difficoltà.
  • Impelagassi: Impegnarsi o intromettersi senza via d’uscita e per non ottenere niente in cambio.
  • Incignare: Il primo taglio che si pratica su un alimento nuovo da avviare. Una forma di formaggio, un prosciutto.
  • Incocciassi: Arrabbiarsi, innervosirsi.
  • Infiascare: Significa imbottigliare il vino.
  • Ingrullire: Diventare grullo, impazzare per fare qualcosa.
  • Ire: Significa andare.
  • Labbrata: Un colpo dato con il rovescio della mano sul labbro.
  • Làpisse: Lapis, parola storpiata sinonimo di matita.
  • Lastuccio: Significa astuccio. Fusione fra articolo e sostantivo.
  • Lecca: Aver preso un colpo, cadendo o da parte di una persona.
  • Letihare: Litigare. Quando due persone discutono a voce alta con rischio di arrivare alle mani.
  • Le’assi: Alzarsi dal letto oppure allontanarsi dal posto. “Sarebbe ora ti le’assi dal letto son le dieci”, sarebbe ora ti alzassi sono le 10.
  • Lezzo: Indica una persona poco pulita.
  • Macellaro: Macellaio.
  • Mamma: Usato sempre in sostituzione di Madre.
  • Manfano: Una persona che si muove pesantemente senza attenzione agli oggetti e alle persone intorno.
  • Maniere: Modo di comportarsi. “Mamma mia che maniere!”, Accidenti come sei maleducato.
  • Marmato: Si intende che un oggetto è particolrmente freddo, come il marmo.
  • Medesimo: Per indicare la stessa cosa o persona.
  • Mele: Indicano le natiche.
  • Menassela: Usato per indicare un comportamento borioso, una persona che parla boriosamente.
  • Merenda: Non è un termine prettamente fiorentino, ma è diventato famoso per i fatti legati ai “compagni di merende.
  • Mimmo/a: Bambino/a in età di lattante o poco più.
  • Mina: Inteso nel senso di essere caduto.
  • Moccolare: Deriva da smoccolare, cioè rimuovere gli eccessi di cera da una candela, un moccolo.
  • Mollassi: Sinonimo di bagnarsi, “Bisogna esse grulli pe’ mollassi in quella maniera.”, E’ da stupidi bagnarsi cosi tanto.
  • Mommo: Indica l’acqua nel linguaggio dei bambini, nel fiorentino è usato anche per indicare l’uso eccessivo del bere.
  • Mortesecca: Usato dai fiorentini per indicare i cartelli di divieto di affissione.

Geosinonimi: Variazioni Regionali dell'Italiano

I geosinonimi sono parole di uso regionale che designano lo stesso oggetto, ma variano a seconda dell'area geografica. La Toscana, come regione con una forte identità linguistica, presenta numerosi esempi di geosinonimi.

Un esempio interessante è la parola per indicare l'idraulico. Mentre l'italiano standard utilizza "idraulico", in alcune aree del centro-meridione si usa "stagnino", che originariamente indicava un artigiano specializzato in lavori di latta e stagno. A Roma, si usa "stagnaro" per indicare chi svolge le mansioni dell'idraulico.

Influenza e Prestigio del Toscano

Storicamente, il toscano ha goduto di un certo prestigio come modello per la lingua nazionale italiana. Tuttavia, negli ultimi decenni, questa influenza è diminuita, e altre varietà regionali hanno guadagnato terreno. Nonostante ciò, il toscano conserva un fascino particolare e continua a essere una componente importante del panorama linguistico italiano.

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