La calce è il materiale più tradizionale tra i prodotti da costruzione oggi in commercio. Se negli ultimi decenni è stata abbandonata, oggi abbiamo abbastanza ragioni per promuoverne nuovamente l’uso. Di seguito, vi racconto la mia esperienza e di come ho compreso la necessità di riconsiderare nuovamente questo materiale.
La Storia della Calce: Un Materiale Millenario
Il primo documento scritto riguardo all’uso della calce in architettura risale al 1450 e ci viene tramandato da Leon Battista Alberti, nel suo “De re aedificatoria” (letteralmente: “Sull’edilizia”). Siamo verso la fine del Medioevo, ma è pur vero che la storia della calce nasce molto tempo prima: nasce nella Preistoria. L’uomo, nel passaggio da nomade a sedentario, aveva imparato a impastare l’argilla con acqua per formare un materiale plastico capace di aderire con altri materiali sciolti che poi, essiccando, sarebbe diventato duro. Il primo legante derivato da processi di calcinazione di pietre naturali fu proprio la calce aerea.
Non tutti sanno che furono gli stessi Fenici a preparare per primi delle malte confezionate con calce aerea e sabbia vulcanica delle Cicladi. Cisterne d’acqua intonacate con malte idrauliche, invece, sono state rinvenute a Gerusalemme e si fanno risalire al regno di Salomone (X Secolo a.C.). Successivamente, anche i Greci usarono ampiamente leganti a base di calce; la conoscenza del processo di produzione e del loro impiego pervenne loro dalla civiltà Cretese-Minoica.
A proposito dell’Antica Roma: l’impiego di un conglomerato calce-pietre trova la sua prima documentazione nel 300 a.C. con le opere di Appio Claudio, l’acquedotto Appio e la Via Appia. Rispetto ai Greci, i Romani migliorarono notevolmente la tecnologia di produzione della calce aerea, cuocendo calcari di buona qualità e spegnendo accuratamente la calce viva risultante che, successivamente, veniva mescolata con sabbia pulita.
Durante il Medioevo però, si assistette a un graduale declino del livello qualitativo delle malte di calce usate in campo edile. I metodi dei Romani furono ripresi e fatti rivivere in Francia, al tempo dei grandi lavori idraulici eseguiti nella Reggia di Versailles nel XVIII secolo.
Nel 2006 faccio la mia prima esperienza con i materiali di ultima generazione. All’epoca ero un responsabile di gestione e controllo di cantiere. Il mio compito era quello di far funzionare bene tutti i processi dal punto di vista tecnico ed economico.
Il Ciclo della Calce
Mi piace pensare che l’uomo sia stato testimone di un incendio all’interno di un bosco a causa di un fulmine. In quella situazione, infatti, potrebbe aver visto le pietre cuocersi sotto l’effetto delle alte temperature del fuoco e, successivamente, aver visto quelle stesse pietre sciogliersi e diventare poltiglia sotto la pioggia. Scientificamente parlando, queste trasformazioni altro non sono che il ciclo della calce: costituito da quattro tappe, ognuna delle quali dettata da un processo chimico.
Le caratteristiche mineralogiche e chimiche dei calcari usati come materia prima per la fabbricazione della calce sono di fondamentale importanza. Una volta selezionato il calcare più idoneo, esso viene immesso nei forni e portato a una temperatura prossima a 900°C. Una volta in opera, sotto forma di malte, stucchi, pitture, ect., avviene la carbonatazione. Tale processo può succedere solo in presenza di anidride carbonica (e acqua libera) e porta la trasformazione della calce spenta in calcite.
L'Uso della Canapa in Edilizia
In Italia, chiunque voglia parlarne, a mio avviso non può non partire citando l’uomo che per primo ne intuì il potenziale e iniziò la battaglia per ottenerne la legalizzazione, quest’ultima ottenuta dopo oltre 30 anni di sacrifici e impegno civile e imprenditoriale. Si tratta di Felice Giraudo, il primo ad aver reintrodotto la coltivazione della canapa nel mercato italiano.
La canapa in edilizia è un ottimo isolante termo-acustico ed è capace di regolare l’umidità ambientale interna. “Iniziai a interessarmi alla coltivazione della canapa nei primi anni Novanta, quando ero sindaco a Carmagnola. C’erano alcuni miei concittadini che la volevano coltivare e pensavano fosse vietato. All’inizio la nostra storia fu molto travagliata, soprattutto per l’incertezza legislativa.
Per un ulteriore approfondimento sul tema, si segnala il libro scritto da Gilberto Barcella dal titolo "Canapa e calce. Tra tradizione e innovazione, dalla bioedilizia alla neoedilizia".
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