Scopri Sclafani Bagni, un incantevole borgo siciliano incastonato tra le Madonie. Concediti un bagno nelle sue antiche terme naturali e passeggia tra rovine storiche e chiese medievali. Sclafani Bagni è il più piccolo comune della Città Metropolitana di Palermo e il terzo più piccolo di tutta la Sicilia. Conta circa 420 abitanti e si estende su un territorio di circa 14.000 ettari, retaggio del suo glorioso passato feudale.

Origini e Storia

Come le sue acque termali, note sin dall’antichità, le origini di Sclafani Bagni sono molto antiche, ma in alcuni particolari ancora incerte. Il sito di Sclafani fu fondato probabilmente ai tempi della colonizzazione dei Greci in Sicilia (metà del VII secolo a.C.-V secolo a.C.): Diodoro Siculo (I secolo a. C.), infatti, parlando delle guerre tra Agatocle e Dinocrate (III secolo a.C.), citava il paese con il nome di Ambica, insieme a Gorgium (attuale Caltavuturo) come difesa “da terra” dell’antica Himera (fondata da gruppi di Dori provenienti da Zancle nel 650 a.C.

Alcuni storici hanno identificato l'odierno centro abitato con il sito dell'antica Ambica, citata da Diodoro Siculo nel contesto di episodi bellici avvenuti attorno al 306 a.C. tra Agatocle e Dinocrate. Il primo riferimento certo a Sclafani risale alla "Cronaca di Cambridge", nella quale si cita un episodio del 938 nel quale, nel contesto delle lotte fra varie fazioni musulmane per il controllo della Sicilia, Halil (uno dei signori della guerra), ottenuti rinforzi dall’Africa, riuscì a sottomettere le rocche di Caltavuturo, Collesano e Sclafani.

Dopo la conquista normanna (1060-1091) viene introdotto in Sicilia il sistema feudale e Sclafani viene assegnata inizialmente a Giordano, figlio del conte Ruggero e signore di Noto e Caltanissetta, e successivamente alla sorella di costui Matilda, sposa di Ranulfo Maniaci e alla loro figlia Adelasia, moglie di Rinaldo Avenei. Passa quindi a Giovanni di Sclafani, a Goffredo di Montescaglioso (nel 1155) e a molti altri.

Nella prima metà del XIV secolo, durante il regno aragonese, il feudo è in possesso di Matteo Sclafani, conte di Adernò, il costruttore di palazzo Sclafani a Palermo (1330), che detiene uno dei domini economicamente e strategicamente più importanti di tutta la Sicilia. Matteo Sclafani, vissuto a cavallo dei secoli XIII e XIV, è stato l’artefice della chiusura del paese entro le mura. Egli si adoperò con tutte le sue forze e le sue finanze per realizzare, tra il 1296 e il 1333, delle opere di ristrutturazione e consolidamento del nucleo urbano, fortificando la sommità della rocca, edificando la chiesa Madre all’interno della cinta muraria; ottenne, così, la concessione del titolo di Conte del territorio di Sclafani da Federico III d’Aragona nel 1330.

Il centro abitato di Sclafani si amplia e viene costruita la cinta muraria e rimaneggiato il castello, posto su un bastione roccioso naturale accessibile solo da sud e raccordato alle nuove mura cittadine. Matteo Sclafani morì senza lasciare eredi maschi. Le figlie Luisa e Margherita erano andate in spose rispettivamente nelle famiglie Peralta e Moncada, che si contesero a lungo il feudo.

Alla metà del Quattrocento nel territorio di Sclafani esistevano diversi mulini per la lavorazione del tessuto di lana. Nel Cinquecento e Seicento la contea di Sclafani viene lentamente smembrata attraverso le vendite di fondi e terreni. A differenza degli altri centri delle Madonie la popolazione non sembra aumentare in modo significativo, a causa soprattutto della nascita di nuovi abitati nel territorio.

Grande importanza nella vita cittadina del XVI e XVII secolo ebbero le due maggiori confraternite, di San Giacomo e di San Filippo, ciascuna legata all'omonima chiesa. Della vita cittadina faceva parte anche la competizione tra le confraternite, che in alcuni casi sfociava in vere e proprie contese. Queste probabilmente non avevano solo motivazioni religiose e devozionali, ma dovevano investire aspetti inerenti alla più larga sfera sociale e toccare la coesione stessa della comunità.

Il Castello di Sclafani

Sospeso tra le rocche, a circa ottocento metri sul livello del mare, sulla vallata che va dal Torto all’Imera, Sclafani Bagni è un borgo dal fascino unico e ha il suo “cuore” possente nell’antico castello del XIV secolo arroccato su un alto sperone roccioso. Il castello di Sclafani è ubicato alla sommità di uno sperone roccioso (812 m) molto alto e ripido, accessibile solo dal lato meridionale dove si estende l’abitato chiuso da una cinta muraria. Il castello è stato probabilmente costruito agli inizi del XIV secolo da Matteo Sclafani (cfr. Amico 1855-56) per rinforzare le difese dell’abitato preesistente definito, nel 1164, come oppidum, un abitato sicuramente già munito.

Del castello rimane una potente torre (m 10,70 x 8,00), completamente sventrata, originariamente divisa in tre piani con terrazza. Il pianoterra ed il primo piano sono muniti di feritoie strombate, aperte verso sud, mentre il secondo piano presenta una larga finestra. I muri (1,50 m di spessore) sono costruiti in modo irregolare, con l’impiego di pietre non sbozzate legate con abbondante malta che fuoriesce. All’esterno, una scala (1,10 m di larghezza) dava sicuramente accesso al primo piano della torre. Da questi pochissimi elementi si può, comunque, dedurre che la torre ricalcava gli elementi strutturali del donjonroman franco-normanno: pianta rettangolare, grande spessore dei muri, pianoterra quasi cieco, porta soprelevata e ambienti residenziali nei piani superiori (cfr. Lesnes 1998, pp. 715-716).

Appoggiata alla facciata sud della torre si trova una struttura (identificabile con una cisterna) coperta a botte. La torre mastra è circondata da un poderoso muro che si raccorda al tratto orientale della cinta urbana, dove si trova un bel portone ogivale sovrastato dallo stemma della famiglia Sclafani. A sud di questa cinta si trovano le vestigia di una torretta detta “castelluzzo” o “castelletto”. Nel 1990 l’area del castello è stata oggetto di un restauro per il consolidamento della torre.

Le Terme di Sclafani Bagni

Le terme in Sicilia non hanno fortuna. Da Acireale a Sciacca, passando per Termini Imerese, è un susseguirsi di stabilimenti chiusi in attesa di un rilancio annunciato, che stenta ad arrivare. C’è, però, una storia che fa meno clamore, ma è forse più eclatante. È il caso di Sclafani Bagni, piccolo borgo di 400 anime sulle Madonie, che con il suo ottocentesco stabilimento, ridotto ormai quasi un rudere, potrebbe diventare meta d’eccellenza del turismo termale siciliano.

Lassù tra le rocche dove sgorgano le acque caldeCon i suoi poco meno di quattrocento abitanti, Sclafani Bagni è il borgo più piccolo del Palermitano, il terzo di tutta la Sicilia, qui le auto non sono tanto gradite e nei vicoli è comunque difficilissimo guidare. Sclafani Bagni tiene ancora ben nascosto il suo segreto: la sorgente di calde acque termali (con tanto di stabilimento di metà ‘700) a valle del paese, a cui si arriva seguendo un sentiero geologico urbano. Sin dall’antichità si riconoscevano proprietà medicamentose alle acque solfo-bromo-jodiche che sgorgano a una temperatura di 37 gradi, si può fare il bagno praticamente sempre. Poco più avanti, il piccolo e delicato laghetto naturale di Bomes, vera oasi di biodiversità.

Le acque solfo-bromo-jodiche sgorgano a una temperatura di 37 gradi centigradi e sono totalmente prive di ammoniaca, nitriti, nitrati e fosfati, denotando la negatività degli indici chimici di inquinamento. La sola attività termale ancora presente nella zona, si manifesta in una pozza che si trova a due passi dallo stabilimento, dove viene convogliata l’acqua sulfurea e in cui è possibile immergersi. Nonostante la chiusura del vecchio stabilimento termale, fare il bagno in queste acqua è ancora possibile, in una pozza naturale situata a poche centinaia di metri dall’antico stabilimento. Questa pozza termale è una sorta di “spa per viandanti” lungo la via Palermo-Messina, una variante della via Francigena siciliana, dove i pellegrini possono rilassarsi prima di affrontare gli ultimi chilometri verso il paese.

L’acqua calda che scorre a Sclafani ha proprietà benefiche note sin dall’antichità, tant’è che la sorgente è dedicata al dio della medicina Esculapio, da cui alcuni studiosi hanno pensato derivi il nome del borgo. Sicuramente le proprietà benefiche delle acque erano conosciute nei tempi più antichi e la sorgente è dedicata al dio della medicina Esculapio da cui alcuni autori hanno pensato derivi il nome di Sclafani.

Lo stabilimento termale un tempo era al centro di una fiorente attività terapeutica. Attorno al suo grande atrio centrale, si affacciavano le camere che ospitavano i bagnanti. In un’altra ala dell’edificio si trovavano le stanze da bagno, dove arrivava l’acqua direttamente dalla sorgente calda e con il contenuto integrale di sali minerali di cui è composta. Da più di trent’anni i bagni di Sclafani non esistono più. Lo stabilimento sta crollando e nulla attualmente sembra poter fermare l’agonia.

L'edificio ha una struttura quadrata con un atrio centrale circondato da un ampio corridoio su cui si affacciano le stanze per la dimora dei bagnanti. Da una sorgente sita sotto il monte su cui sorge Sclafani sgorga un'acqua salutare termo-solfo- salso-bromo-jodica che, da secoli, ha dato giovamento a quanti l'hanno usata. Tale acqua, in cui è totalmente assente ammoniaca, nitriti, nitrati e fosfati, denotando la negatività degli indici chimici di inquinamento, viene convogliata alle vasche del vicino stabilimento che fu costruito nel 1846 a spese del Conte di Sclafani; ma il 19 marzo 1851 una frana staccatasi dal sovrastante monte seppellì interamente il fabbricato. Il Conte lo fece ricostruire ed è quello che rimane oggi.

Eppure una decina di anni fa, due società leader nel settore idraulico e termale- una altoatesina, l’altra tedesca - dopo aver costituito una società, avevano presentato domanda di finanziamento agevolato a “Sviluppo Italia”, per un progetto da 59 milioni di euro, con l’ulteriore coinvolgimento di un gruppo alberghiero austriaco. Il progetto si arenò tra pastoie burocratiche e da allora nessuno si è più fatto avanti. Adesso lo stabilimento appartiene alla società Imt, Immobiliare mediterranea turistica, di cui il Comune di Sclafani detiene il 99 per cento delle quote.

“L’unica strada percorribile è mettere in vendita le nostre quote - spiega il sindaco di Sclafani, Giuseppe Solazzo a Le Vie dei Tesori News - trovando qualcuno disposto a investire. Ma uno degli impedimenti burocratici era stato superato, dopo l’approvazione del piano particolareggiato per la zona C estesa delle terme di Sclafani Bagni, strumento che consentirebbe la creazione di una struttura ricettiva termale all’interno di quella specifica zona. Il piano è stato approvato pochi anni fa dal Parco delle Madonie e dall’assessorato regionale Territorio e Ambiente, ma purtroppo è servito a ben poco.

Come Raggiungere Sclafani Bagni

Per raggiungere Sclafani Bagni, si può prendere l’autostrada A19 Palermo-Catania e uscire a Scillato o Tremonzelli. Da lì, proseguire per Caltavuturo e poi per Sclafani Bagni. Una volta arrivati in paese, è possibile proseguire a piedi attraverso un sentiero panoramico che rappresenta l’ultimo tratto della via Francigena, oppure continuare in auto in direzione Cerda. Dopo qualche chilometro, una deviazione segnalata da un cartello turistico conduce alle terme.

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