Inattesa e sconvolgente, la nascita della moda del bikini è per definizione sia esplosiva che glamour. Pochi capi di abbigliamento nella storia sono stati così rivoluzionari e audaci come il costume da bagno. Dalla copertura totale del corpo a minuscoli triangoli di stoffa, i costumi hanno vissuto infinite rivoluzioni creative e sociali. Scopriamo insieme la storia esplosiva e poco conosciuta dietro il minuscolo bikini, compagno inseparabile delle nostre vacanze, che celebra il suo 76esimo compleanno.

Le Origini del Costume da Bagno

“Nel passato, le donne che andavano al mare appartenevano all’alta società”, spiega Ghislaine Rayer, co-fondatrice del Bikini Art Museum di Bad Rappenau. Lo status quo e l’appartenenza agli alti ranghi permettevano alle donne di beneficiare della vita da spiaggia nel più elegante e sofisticato dei modi, indossando dunque il costume intero. Tuttavia, con il secondo dopoguerra, nuove esigenze iniziarono a essere sempre più sentite (abbronzatura omogenea compresa): ecco allora che il costume intero cominciò a essere percepito come poco pratico.

La Rivoluzione di Louis Réard

La svolta definitiva arrivò nel 1946, quando il designer francese Louis Réard pensò bene di ridurre la quantità di stoffa fino a mettere in (bella) mostra l’ombelico. “Fu una scelta estremamente avanguardista - commenta ancora Ghislaine Rayer. Louis osservò attentamente quanto stesse accadendo intorno a sé, anche negli Stati Uniti d’America, e capì di voler essere il primo ad apportare una rivoluzione”. A dargli ulteriore spinta fu il bisogno di riscatto che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, vide molte realtà economiche vacillare: così, Louis Réard creò i primi prototipi di costumi da bagno a due pezzi e lasciò che la danzatrice di cabaret Micheline Bernardini ne indossasse uno durante una competizione all’Hotel Molitor di Parigi.

Il momento fu epico, se non altro perché il costume a due pezzi pensato da Louis Réard fu “un vero e proprio bluff”, tanto per citare di nuovo Ghislaine Rayer: “Quello che avrebbe potuto essere un grandissimo fiasco alla fine divenne un successo enorme”, sottolinea l’esperta. In poche parole, quello che sarebbe prestissimo passato alla storia come “bikini” era tutt’altro che pratico per essere indossato. Eppure, la controparte femminile lo acclamò.

La Scelta del Nome: Un'Esplosione di Marketing

Non meno interessante fu la scelta del nome che Louis Réard adottò per i suoi costumi a due pezzi: è a lui che risale la spiegazione del quando e come è nata la parola bikini. Quello stesso anno, gli USA stavano conducendo dei test di bombe atomiche nell’omonimo atollo: Bikini è infatti una delle 36 Isole Marshall nell’Oceano Pacifico. Fatti di cronaca alla mano, tutti nel mondo sapevano cosa stesse accadendo sull’atollo: perché non cavalcare quindi l’onda della celebrità del nome e denominare “bikini” i suoi costumi? Il fiuto per il business e l’innato senso del marketing furono sicuramente d’aiuto a Louis Réard, che come slogan scelse il seguente: “In a bikini, she looks like a bomb”, letteralmente “In bikini, sarà una bomba”. Come osare dargli torto?

L'Ascesa del Bikini: Dallo Scandalo all'Icona di Stile

Quasi sempre le rivoluzioni nella storia della moda hanno provocato scandali, proprio per la loro capacità di sradicare tabù. L’audace bikini, ancora più succinto del taglio tradizionale due pezzi di allora, con i suoi shorts dal taglio più alto, non fece eccezione. Il nuovo modello a triangolo apparve così scandaloso da non riuscire a trovare una modella che fosse disposta ad indossarlo. Réard assunse quindi la ballerina esotica Micheline Bernardini, debuttando con un evento stampa in un concorso di bellezza in un resort con piscina di Parigi, il 5 luglio 1946, ora noto come Bikini Day.

Fu una vera deflagrazione, le reazioni furono immediate: fu dichiarato peccaminoso dal Vaticano e bandito, per tutti gli anni ’50, da paesi tra cui Francia, Portogallo, Italia, Spagna e Australia. Anche dopo che i bikini fecero la loro apparizione al concorso di Miss Mondo nel 1951, la maggior parte dei concorsi di bellezza decise di non consentirli.

Il Ruolo delle Icone Femminili

Ci vollero delle icone universali di bellezza per lanciare il bikini nella storia della moda. Grazie alla giovane Brigitte Bardot, che ne indossò uno durante il Festival di Cannes nel 1953, il succinto due pezzi diventò popolare in Riviera. L’attrice lo esibì anche sullo schermo nel film “La ragazza in bikini” (1952) e successivamente in ”E Dio creò la donna” (1956) che lancerà nel mondo il mito Bardot e il suo look all’avanguardia. Il bikini cominciò a dare il suo contributo alla rivoluzione sessuale degli anni ’60.

Hollywood Impazzisce per i Bikini

Nonostante la popolarità della Bardot, il due pezzi rimase un vero tabù in America; cominciò a prendere piede solo quando l’attrice svizzera Ursula Andress emerse dall’oceano indossando un bikini beige con cintura ormai iconico in Dr. No, il primo film di James Bond. Dopo il successo di Dr. No le attrici americane iniziarono ad indossare costumi da bagno a ombelico scoperto con crescente frequenza.

A diffondere a livello planetario il bikini furono le star del cinema, che lo inserirono nel proprio guardaroba professionale e privato: sono numerose le scene cinematografiche divenute immortali grazie alla presenza del bikini e delle attrici che li sfoggiavano rendendoli esclusivi e desiderabili. Tra le icone femminili che esibirono per prime i bikini trasformandoli in capo iconico, Brigitte Bardot, che nel 1952, a soli 17 anni, in Manina, ragazza senza veli, recitò per tutto il film in beachwear. A imporre la sua presenza negli armadi e nelle valigie delle donne fu un modello succinto e innovativo, progettato per la pellicola Agente 007 - Licenza di Uccidere, in cui Ursula Andress interpretò Honey Ryder, la prima Bond Girl della serie cinematografica.

Evoluzione del Costume da Bagno nel Tempo

Sta arrivando l’estate, insieme ad uno dei suoi capi caratteristici che più si è evoluto dalla sua nascita sino ai giorni nostri. In questi 60 anni non ci sono grandi cambiamenti: il costume da donna è un unico pezzo con le maniche corte e i “pantaloni” che arrivano sopra il ginocchio. Le maniche corte scompaiono in favore di spesse bretelle e i pantaloni si accorciano fino all’interno coscia. Il 1946 è un anno importante per l’evoluzione del costume da bagno: il sarto francese Louis Réard inventa il bikini, formato da reggiseno e coulottes dalla sgambatura praticamente inesistente. L’ombelico rimane rigorosamente coperto.

Dagli anni ’60 in poi, le dimensioni del bikini cominciano a rimpicciolirsi progressivamente: l’ombelico esce allo scoperto, le spalline si assottigliano, il seno è coperto da triangolini striminziti e gli slip sono sempre più sgambati. Baywatch influenza enormemente la moda mare degli anni ’90: il costume intero è di nuovo in voga, ma stavolta la sgambatura è vertiginosa.

Negli ultimi 20 anni, l’evoluzione del costume da bagno è stata velocissima: al costume intero e al bikini si è aggiunto il trikini: un bikini in cui il pezzo superiore e quello inferiore sono collegati da una striscia più o meno stretta che copre la pancia. Non ci si preoccupa più dei segni dell’abbronzatura: elementi come fasce, trasparenze, monospalla, buchi, fili modellano il costume. Non esiste più una moda univoca, ogni costume da bagno è un pezzo a sé con le sue caratteristiche particolari.

Dive dell'EtĂ  dell'Oro di Hollywood e i Loro Costumi da Bagno

A bordo piscina o in riva al mare, rigorosamente in posa - difficilmente immortalate in scatti rubati da paparazzi - le dive dell'età dell'oro hollywoodiana indossavano costumi da bagno decisamente glamour. La moda dell'epoca li voleva coprenti, in ogni caso sexy. Verranno molto dopo (negli anni Settanta) i triangoli e gli slip striminziti. Eppure quelle culotte e quegli interi in stile guêpière, tornati in auge negli ultimi anni e rivisti in chiave contemporanea da stilisti e brand di intimo e swimwear, ci appaiono ancora più sensuali dei modelli dalle dimensioni più ridotte. Soprattutto se a indossarli sono dive come Marilyn Monroe, Elizabeth Taylor, Rita Hayworth e Brigitte Bardot.

Nelle loro pose da pin-up, le attrici piĂą famose degli anni Cinquanta sfoggiano bikini con culotte a vita alta, balconcini e costumi interi senza spalline o allacciati dietro al collo, mettendo in mostra le loro vite da vesta e le forme generose.

Tabella: Icone di Stile e il Loro Costume da Bagno

Icona Descrizione del Costume Anno
Marilyn Monroe Bikini bianco con culotte a vita alta 1953
Grace Kelly Costume intero con scollatura profilata da ruches Anni Cinquanta
Elizabeth Taylor Costume intero punteggiato di strass N/A
Janet Leigh Costume intero con lacci in stile guêpière 1954
Rita Hayworth Costume intero e sabot con zeppa 1950

Il Bikini Oggi: Tra Tendenze e InclusivitĂ 

Oggetto di culto e simbolo di femminilità, il bikini compie (già) 78 anni. Perché la storia del celebre costume a due pezzi che libera la pancia, sdoganando l'ombelico open air, è iniziata proprio il 5 luglio 1946, quando, alludendo all'Isola di Bikini, nell'arcipelago Marshall dove in quegli stessi giorni gli Stati Uniti stavano testando le loro bombe atomiche, a lanciarlo ufficialmente fu un inusuale sarto francese, tale Louis Réard.

Considerato scandaloso, liberatorio, rivoluzionario, il modello da spiaggia che tutt'oggi abita i lidi di tutto il mondo, interpretando forme e gusti in continua evoluzione, rappresenta il must have delle vacanze in riva al mare. Segno e simbolo di una femminilità alla riscossa, il bikini è sempre sulla cresta dell'onda: se ieri ri-vestiva un messaggio per l'emancipazione, oggi preferisce sventolare sotto il solleone come vessillo di inclusività. O, almeno, ci prova.

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