“Per quest’anno non cambiare, stessa spiaggia, stesso mare”… e delle mise da spiaggia cosa vogliamo dire? Scegliere il costume da bagno, infatti, non è affatto una questione banale; costume intero o due pezzi? Slip o boxer (anche se su questo non dovrebbero sorgere dubbi)? Quanti ne mettiamo in valigia?
Ma fermi, fermi nostri Gou Gous, prima di scivolare in una crisi esistenziale da cosa metto in valigia, oggi vi vogliamo parlare dell’avvincente storia dei costumi da bagno, che inizia nel diciottesimo secolo.
Le Origini del Costume da Bagno
I primi costumi da bagno vengono fatti risalire alla antica Grecia, quando i bagni pubblici erano in voga e frequentati dalla società che poteva permettersi capi per l’occasione e che praticava sport acquatici. Successivamente si è sviluppato in nord Europa, secoli dopo, per il largo uso di bagni termali terapeutici, moda che venne importata in America dai coloni.
L’origine dei costumi da bagno risale all’antichità, quando le persone si immergevano nelle acque per motivi terapeutici o partecipavano a riti religiosi. A partire dell’XIX, con l’incremento delle visite alle spiagge per scopi ricreativi, le persone iniziarono a creare indumenti appositi per la balneazione. Inizialmente, i costumi da bagno erano molto conservativi e coprivano gran parte del corpo.
I primissimi costumi da bagno erano infatti in lana e cotone e vi lascio immaginare cosa potesse succedere una volta che le sirenette del tempo uscivano dall’acqua. Anche la questione cromatica lasciava a desiderare e i costumi da bagno erano perlopiù rossi, blu o neri - inoltre, potete immaginare, coprivano praticamente tutto il corpo, ma non solo per una faccenda di pudicizia.
L’evoluzione fu lenta e per molti anni il costume da bagno fu scomodo e impacciato. Verso la fine del XIX secolo consisteva in un paio di leggings alla caviglia, coperti da dei mutandoni fino ginocchio che a sua volta erano coperti da un vestito lungo fino a metà coscia. Nei litorali, che piano piano diventavano sempre più affollate, le donne mettevano i corsetti sotto il costume da bagno.
I costumi dell’epoca vittoriana rappresentavano il trionfo dell’artificio sulla natura e della costrizione sulla libertà, mantenendo ben distinti i ruoli sociali anche nelle situazioni di spiagge, dove il corsetto rendeva l’accesso all’acqua privilegio dei soli uomini.
Il XX Secolo: Scandali e Rivoluzioni
Ma non sarebbe una storia avvincente senza qualche scandalo: siamo nel ventesimo secolo, nel 1907; una spiaggia americana, in esterno, di giorno. Anette Kellerman, al top della sua forma di nuotatrice australiana, osa presentarsi con un costume a due pezzi: fu arrestata ma fece la storia.
Negli anni 20, al contrario, il probizionismo e l’economia prosperosa, oltre che l’invenzione dell’automobile, dettero una grande spinta allo sviluppo della società in senso ottimista. La gente voleva nuove avventure e si sentiva pronta per il futuro. Sulle cicatrici della prima guerra mondiale e del suffragio femminile in America emerse un nuovo modello di donna e una nuova estetica.
Curve generose e forme abbandonati furono rimpiazzate da una nuova silhouette, longilinea, arcuata, androgina il cui scopo non era più solo procreare ma lavorare, votare ed emanciparsi. In questi anni il costume si era già ridotto di molto. Consisteva in una tunica composta da due pezzi, un mantello lungo fino al ginocchio e legato sotto il mento e una tunica senza maniche che copriva fino a metà coscia.
Rimanevano scoperte zone “nuove” come la parte superiore del braccio, la parte bassa delle cosce, si intravedevano le ascelle. L’inguine era ancora gelosamente custodito. La società aveva ancora bisogno di dettare regole chiare e precise sul pudore e la decenza e nelle spiagge si affiggevano cartelli con le dimensioni permesse di pelle scoperta. I giornali scandalistici erano infuocati dal dibattito fra chi supportava questo nuovo due pezzi e chi gridava allo scandalo.
In America oltre alla lotta ai comunisti, il dibattito sociale riguardava il modo in cui il corpo doveva essere vestito sulle spiagge. In Europa, in contrapposizione all’asprezza politica che stava serrando il futuro, una frivolezza dei costumi e dei piaceri della vita trovava il suo spazio nella società intellettuale a cui piaceva la moda e le sue tendenze avanguardiste, fra cui il famigerato due pezzi.
Mentre le autorità controllavano i centimetri di carne esposti al sole, l’industria della moda lavorava per rendere obsoleti gli standard di decenza. Gli atelier europei mostravano la nuova direzione del beachwear con l’avanguardia di Sonia Delaunay e con Jean Patou, Lanvin e Schiaparelli e le fabbriche americane lo rendevano disponibile per milioni di bagnanti.
I modelli europei erano esotici, interessanti e all’avanguardia ma alla portata di pochi e, anche per il costume da bagno come per la maggior parte dei capi d’abbigliamento, è stata l’industria americana a rendere accessibile il design alle masse. Alla vigilia del giovedì nero, ricordato come la più grande crisi economica americana, il design dei costumi da bagno venne strappato agli atelier di nicchia e messo sui tavoli da lavoro delle fabbriche tessili della produzione di maglieria massa.
Gli anni 40 furono molto diversi. Nonostante l’America fosse lontana dalle bombe della seconda guerra mondiale, la popolazione era ossessionata dal tema della sopravvivenza, dalla procreazione, dall’aggressività e dall’abbondanza. Film, riviste e musica portavano nelle case la tensione internazionale e le difficoltà della vita durante la guerra.
L’ideale astratto della figura femminile si adeguava, riscoprendo interesse per le forme le curve morbide. I capi d’abbigliamento erano strategicamente prodotti per stringere qua e sfinare là, dando ad ogni corpo la forma delle dive di Hollywood. Il corpo formoso riacquistava il palcoscenico ma rimaneva modulato e contenuto da nuove fibre e stecche.
I costumi degli anni 40, sono quelli delle pin up, abbondanti, dolci e ben strutturati per esaltare i fianchi e il seno, assottigliando punto vita e spalle, con uso di tessuti come la spugna, che creavano spessore nelle zone giuste. Le donne che erano entrare nel mondo del lavoro in ruoli tradizionalmente maschili, vestite con tute da operaie e grembiuli reclamavano abiti estremamente femminili nel tempo libero.
Arriva il secondo dopoguerra e come al solito sono i francesi a fare la storia della moda. Ma per il bikini come lo conosciamo oggi deve metterci il naso l’ingegnere di turno, Louis Réard, che prese il nome dell’isola di Bikini dove quell’anno si era svolto un test nucleare. Ovviamente un capo così sexy sconvolse il mondo della moda e non solo, tanto che inizialmente i bikini furono vietati negli Stati Uniti e in molti paesi di religione cattolica.
Il 1946 è l'anno della svolta. Nasce il bikini, introdotto da Louis Réard, che, mostrando l'ombelico, provoca scandalo ma allo stesso tempo seduce. L'audace invenzione rivoluzionò talmente il campo della moda e delle abitudini sociali da essere paragonata, inizialmente, alla bomba atomica.
In seguito fu Brigitte Bardot, immortalata in bikini a Cannes, nel 1953, a rendere popolare il due pezzi in Costa Azzurra, arrivando poi a creare un vero e proprio mercato negli Stati Uniti dopo l'uscita del film Piace a troppi (1958), che la consacrò come sex symbol.
Finalmente negli anni ‘60 il corpo veniva mostrato senza restrizioni forzate. I baby boomer, nati nel dopoguerra, diventavano adulti, avevano potere d’acquisto ed erano pronti per imporre i loro gusti ad una società che consideravano obsoleta i cui padri avevano fatto la guerra. Un potente senso di rinnovamento era nell’aria. Proteste, ribellione e idealismo erano nella mente di tutti. Contro la guerra fredda, la guerra del Vietnam e coinvolti nelle proteste studentesche gli adolescenti si innamoravano dei Beatles, di Iggy Pop, Jimmy Hendrix e Patty Smith.
La politica dichiarava guerra all’anticonformismo e lo misurava con quantità di pelle scoperta sul corpo della gente. La pelle scoperta era per i sovversivi e culturalmente illuminati. Jeans stracciati, bucati, camicie aperte sull’addome, topless e reggiseni bruciati.
Secondo il costume di quegli anni, il nudo era naturale e naturale era bello: finalmente il bikini, arrivato negli anni 50, diventava veramente popolare.
Gli anni '60 e '70 videro la Lycra rivoluzionare i costumi da bagno in termini di aderenza e comfort. Per gli uomini, parallelamente, si diffuse il Port Cros, ispirato ai pescatori della Provenza, con una corda regolabile alla vita.
Gli anni ‘80 cambiarono nuovamente tutto. Improvvisamente l’attenzione non era più su quanti pezzi di corpo fossero scoperti, ma quali. L’interesse per il nudo era appassito e nuovo ideale fisico si era fatto strada. Dalle classi di aerobica e dai saloni di body building emergeva un corpo allenato e turgido. Disciplina e artificio entrarono nel complicato rapporto fra la donna e il suo corpo, quello che la natura non poteva dare, lo davano esercizio e macchinari.
Il costume da bagno adesso metteva l’attenzione sulle zone su cui si concentrava l’allenamento fisico, quelle che invecchiano peggio: ascelle, glutei, inguine, interno coscia. Tanga perfettamente aderenti, string allungati e bikini vivaci imperversavano contemporaneamente ai costumi interi, più geometrici e in-continuum con le linee di un corpo asciutto e palestrato e molto spesso abbronzato.
Dagli anni '80 al 2000, i costumi da bagno seguirono le evoluzioni culturali e tecnologiche.
Il Costume da Bagno: Specchio della Società
Non esiste un capo d’abbigliamento che sia più legato alla storia della società del costume da bagno. La moda a bordo piscina o in spiaggia ha da sempre fatto da specchio alla cultura moderna e da termometro alla voglia di anticonformismo.
La storia del costume da bagno rappresenta una guerra fra la pelle, le macchine industriali e il tessuto, proiettata sullo sfondo del cambiamento delle epoche e della civilizzazione. In questa lotta, due forze contrapposte dominano i giochi: la voglia di liberazione ed esposizione e il bisogno di proteggere, nascondere e custodire.
Freud sosteneva che il progressivo nascondere il corpo, di pari passo con lo sviluppo della civiltà, ha tenuto viva la curiosità sessuale nell’essere umano. Se l’abbigliamento può essere considerato erotizzante, poiché spande l’attenzione sessuale su un’unica entità (il corpo umano), il costume da bagno è l’opposto, ha fatto da spot light su parti del corpo diverse, sparpagliando l’attenzione sessuale.
Questo significa che i costumi da bagno, nonostante la loro lunga storia e i mille cambiamenti, hanno sempre strizzato l’occhio alla sessualità. L’invenzione del costume da bagno ha trasformato in indumento un capo che fosse allo stesso tempo funzionale e infinitamente espressivo.
Il costume da bagno ha fatto ciò che nessun altro capo prima era mai stato chiamato a fare, rappresentare il paradosso: un modo di svestire che funzionasse come simbolo del vestito. Il costume da bagno è stato bistrattato in tutti i modi prima di trovare un valore simbolico.
Tutti i movimenti culturali che si sono alternati nella storia sono stati inevitabilmente assorbiti dal mondo della moda, che di volta in volta trasforma le nuove idee in una varietà infinita di tessuti, forme e tecniche innovative di produzione.
Il costume da bagno è nato seriamente svantaggiato da grande limite pratico poiché ha dovuto mostrare la stessa critica innovativa all’interno di poco più di un metro di tessuto. Come sostiene Gideon Bosker, autore e artista, se la moda è un linguaggio, il costume può essere paragonato al telegramma, deve essere coinciso e attrarre in pochissimo sazio tutta l’attenzione possibile.
Il Costume da Bagno Maschile: Dai Boxer ai Modelli Attuali
La moda maschile per il beachwear ha subito una notevole evoluzione nel corso del secolo scorso. Uno degli indumenti che più rappresentano questa trasformazione è il costume da bagno, in particolare il modello boxer. L’utilizzo dei boxer come indumento intimo risale al 1925, quando Jacob Golomb, fondatore della Everlast, introdusse dei pantaloncini sorretti da un elastico, destinati a sostituire quelli sostenuti da cinghie di cuoio indossati dai pugili dell’epoca. Questi pantaloncini, noti come “boxer trunks”, divennero rapidamente popolari.
Negli anni ’70, i boxer tornarono sotto i riflettori grazie a un curioso incidente: una pubblicità per boxer nel catalogo autunno/inverno della Sears fece scalpore a causa di un presunto errore di stampa, che sembrava mostrare i genitali del modello. La vera rinascita dei boxer avvenne negli anni ’80, grazie a un famoso spot pubblicitario della Levi Strauss con Nick Kamen.
Oggi, il costume da bagno modello boxer è uno dei più amati per il beachwear maschile. Diverse collezioni hanno reinterpretato questo capo con materiali tecnici e design accattivanti. Oggi è un accessorio da sfoggiare in grado di sostituire l’abbigliamento per l’outdoor e il tempo libero. I costumi da bagno modello boxer continuano a evolversi, offrendo una vasta gamma di opzioni per soddisfare i gusti e le esigenze di ogni uomo.
Gli anni ‘50 danno il benvenuto ad una vita molto più bassa, segnata dal ritorno della cintura elastica. Stop alla monotonia dei decenni precedenti! Seventies, uomini capelloni e sempre più pelle in vista: il boxer si accorcia sempre di più fino a diventare uno slip.
Icone e Tendenze
Le icone del piccolo e grande schermo hanno avuto un ruolo fondamentale nel plasmare l'immaginario collettivo dei costumi da bagno, dal bikini alla versione intera. Figure leggendarie come Ursula Andress, emergendo dall'acqua con le conchiglie in mano in Agente 007 - Licenza di Uccidere, e Halle Berry, in un memorabile bikini arancione ne La morte può attendere, hanno esibito il bikini come simbolo di sensualità e audacia. Allo stesso tempo, il costume intero ha avuto le sue icone, da Marilyn Monroe a Lady Diana, passando per la Pamela Anderson di Baywatch, il cui costume rosso è diventato in breve tempo un'icona a sé.
Il Costume da Bagno Oggi
I costumi da bagno di oggi si distinguono per le loro fantasie ardite e colori brillanti, ma anche i modelli a tinta unita sono molto apprezzati per uno stile più classico. Le donne possono scegliere tra bikini e costumi interi con tagli originali e dettagli come volant e aperture, mentre gli uomini hanno a disposizione boardshorts e slip, vivaci o monocromatici.
Con l'avvento del nuovo millennio, la sostenibilità è diventata un fattore chiave nella produzione di costumi da bagno, con l'uso di materiali di recupero e metodi di produzione ecologici.
Trunk please! Qualcuno ha detto Baywatch? Costumi di Sicilia con le sue creazioni si fa portavoce di queste caratteristiche, coniugando tradizione e modernità. Piccole e grandi rivoluzioni a tutti i livelli hanno modificato radicalmente il modo di vivere e di pensare. Dall’uomo sulla luna a Internet, la rivoluzione è passata anche attraverso le abitudini quotidiane della gente comune.
Da indumenti conservativi a simboli di moda e di emancipazione, i costumi da bagno ci ricordano l’importanza della diversità e della personalità nell’abbigliamento estivo.
Esempi di Costumi da Bagno Uomo
- Costume da bagno blu con stampa delfini azzurri, perfetto per chi ama i dettagli sofisticati.
- Costume da bagno rosso con stampa cavallucci marini, un simbolo dell’eleganza classica.
- Costume da bagno celeste con stampa paparelle gialle, per chi non teme di osare con uno stile giocoso.
- Costume da bagno arancione con stampa pesci in stile marinaro, ideale per un look intramontabile e ispirato al mare.
Modelli di Costumi da Bagno Maschili Attuali
- Boxer fantasia Balilla
- Costumi lucidi lunghi di Effeckt
- Costumi da bagno Armani Exchange
TAG: #Bagno
