Versace ha reinventato i suoi codici estetici per "La Vacanza", un'immersione nel mondo della griffe della Medusa nella stagione che invita maggiormente a osare e a mettere in mostra il proprio corpo. Sono alcuni dei look beachwear più chic selezionati per l’estate dalla maison italiana. Lo stile barocco, animato dalle armonie policentriche e dal trionfo dell’oro, vive sui bikini coordinati, ma anche sui raffinati costumi da bagno interi; inoltre sui completi da mare, sugli shorts, sulle camicie, sui top, i pareo, e sui foulard in seta stampata.

Iris Law, figlia 21enne dell’attore Jude Law, è la protagonista degli scatti seducenti dell’adv “La Vacanza” firmati dalla fotografa Camille Summers-Valli. La modella inglese, alla sua prima collaborazione con il marchio della Medusa, interpreta i codici estetici di Versace indossando bikini con stampa Barocco, straw bags e sandali colorati.

«Le vacanze estive dovrebbero essere espressione di bellezza e seduzione, ma soprattutto di personalità e divertimento.

Tipologie di Costumi da Bagno

Indumento per fare il bagno al mare o in piscina o per prendere il sole in luogo pubblico. I tessuti base per la loro confezione sono generalmente le fibre di Elastan (lycra, ecc.) e tutti i tessuti elasticizzati e leggeri che aderiscono bene al corpo e favoriscono una nuotata confortevole.

Per la donna può essere intero, due pezzi, topless, monokini o tanga.

  • Bikini o due pezzi - Tipo di costume da bagno composto da reggiseno e mutandina. Il reggiseno può essere a fascia, a triangolo, a corsetto, drappeggiato, ecc. La mutandina può essere a coda di rondine, a tanga, a calzoncino, ecc.
  • Monopezzo intero - Modello ricavato dalla struttura base del corpino e delle mutandina in un solo pezzo. Il costume intero può essere con o senza spalline, con scollatura quadrata, rotonda, a punta, ecc. con aperture geometriche sui fianchi centrali,ecc., con sgambatura più o meno alta.
  • Topless - Modello femminile costituito dal solo slip senza la parte superiore lasciando scoperto il seno.
  • Trikini - Costume intero, ma con la parte centrale (quella che copre l'addome) così ridotta e sottile da essere quasi inesistente.
  • Tankini - Non è un costume intero, non è un bikini, ma unisce, in un solo pezzo i pregi di entrambi. È formato da un pezzo superiore che copre parzialmente l'addome, lasciando di solito scoperte le parti più sensuali come l'ombelico, e un pezzo inferiore che può essere uno slip, un tanga.

Costumi da Gara

Sardegna, 2022. di particolari movimenti tipici del nuoto sportivo. caretteristiche performanti, dove il tessuto leggero (possono arrivare ad essere sottili come 1/100 della larghezza di un capello) in poliammide, l’elastan o la lycra, in modo tale da creare superfici il più lisce possibili che scivolano nell’acqua con il minimo dell’attrito. Il costume da gara va indossato stretto! Un costume "comodo" facile da indossare non serve a nulla. Il principale effetto del costume da gara è la compressione delle masse muscolari. Se il costume è largo questo effetto svanisce.

Storia del Costume da Bagno

Nell'antichità, il suo esordio storico, il costume da bagno fu concepito come un abito, nella fattispecie era “il vestito per entrare in acqua”. Rispettoso per molti secoli di “leggi morali e suntuarie”, esso era costituito da materiali inadattie poco pratici. Il costume da bagno si diffonde in Europa a partire dalla metà dell'Ottocento di pari passo con l'abitudine di fare bagni, sia al mare che ai laghi.

I “bagni di sole” sono considerati necessari alla salute come i bagni di mare, quando ci si immerge interamente abbigliati, con cappello e maniche lunghe, entrando e uscendo da cabine semoventi e a debita distanza gli uni dalle altre. I primi costumi sono in maglia di cotone o in lana, materiali ritenuti più adatti ad assorbire l'umidità. In questi primi anni i costumi erano concepiti come abbigliamento da spiaggia, più che per il nuoto.

Il nuoto come attività sportiva compare nella prima Olimpiade moderna (aprile 1896) con eventi riservati esclusivamente ad atleti maschi. Perché le gare di nuoto comprendessero anche eventi femminili bisognerà aspettare i Giochi della V Olimpiade, che si svolse nel luglio 1912 a Stoccolma.

A Milano, nel 1842, apre i battenti la prima piscina pubblica, il Bagno di Diana⁴ ma soltanto nel 1886 viene riconosciuto il diritto di tuffarsi anche alle donne, quindi un paio d'ore al giorno la grande vasca è riservata esclusivamente a loro. Soltanto negli anni intorno alla grande guerra questo sport si diffonde e compaiono sulle spiagge e nelle piscine, ormai numerose in tutta Italia, le nuotatrici in costume da bagno.

Nel 1870 le donne per poter fare un bagno in pubblico indossavano diversi strati di gonne, lunghe fino ai piedi, completamente vestite e con i capelli raccolti in una cuffia. Durante la fine dell'Ottocento l'orlo delle gonne si alzò, ma le caviglie rimasero coperte ancora per molto tempo da speciali stivaletti di cuoio forato.

Nei primi del Novecento i costumi sono molto castigati, ma non c'è paragone rispetto alle origini: infatti si cominciano a scoprire le braccia, è consentita una scollatura un po' più ampia e i polpacci iniziano a farsi vedere. Nel 1910 i costumi da bagno iniziano a diventare un oggetto molto curato e bello, ma comunque visto da pochi. Infatti negli stabilimenti balneari si usava arrivare dalla cabina al bagnasciuga coperti da un accappatoio che copriva tutto.

I costumi che presentò in quegli anni la casa Erté⁶ si ispirano ai costumi teatrali. Nel 1915 cominciarono a nascere le prime linee di moda, e le ispirazioni cominciarono a farsi sentire. Nel 1920 nascono anche le prime fabbriche di costumi da bagno in California.

Negli anni Venti c'è un'altra importante trasformazione, in quanto i costumi presentati e creati da Poiret⁷ diventarono tuniche in maglia, da indossare su pantaloni aderenti fino alla coscia. Dalla metà degli anni Venti in poi, le donne più audaci iniziarono ad accorciare la lunghezza del pantaloncino e a rendere sempre più ampie le scollature sulla schiena, cominciando a preoccuparsi dell'abbronzatura.

Gli anni Trenta rappresentano una vera e propria rivoluzione, che segnano una svolta tanto tecnica quanto stilistica. La messa in commercio del primo tessuto elasticizzato costituì uno stimolo per tutti. Dagli Stati Uniti arrivò anche in Italia il “costume a sirenetta”, ovvero primo esemplare del costume da bagno concepito nella contemporaneità, che lasciava scoperte gambe e braccia, era uno dei primi costumi interi ed era molto scollato.

Nel '32 compaiono i primi antenati del bikini, che erano costituiti da un pantaloncino con sopra un corpetto, tenuti insieme solo da triangoli di tessuto. La prima famosa italiana ad indossare questo capo fu Marta Abba⁹ e fu scandalo.

Negli anni Quaranta l'abbronzatura diventa sempre più un simbolo di identificazione sociale e allo stesso tempo il cinema comincia a dettare la moda al suo pubblico, così anche i costumi da bagno più gettonati sono quelli che indossano le dive. In “La donna dai due volti” Greta Garbo indossa un due pezzi in maglia nera che resta nella storia: aveva una mutandina alta ed un reggiseno molto simile a quelli intimi, che fu considerato molto audace, reso ancora più sexy dal colore, il nero.

Nel '46, dopo gli esperimenti nucleari nell'atollo Bikini, lo stilista francese Rèard presenta la sua collezione di costumi da bagno tra cui il “Bikini”, un due pezzi molto succinto che lasciava scoperto l'ombelico, chiamato così per il sicuro clamore che avrebbe provocato.

Negli anni Cinquanta si comincia ad usare il nylon per i costumi da bagno, l'offerta beachwear si fece variegata, poiché si realizzarono i primi tessuti stampati. Nello stesso periodo nascono anche i primi prodotti cosmetici resistenti all'acqua. Anche Gina Lollobrigida si lascia immortalare da un fotografo mentre indossa un bikini che le lascia scoperto l'ombelico. Ormai è una moda irrefrenabile.

Del '52 sono i primi tessuti in lastex stampato, così i costumi, sempre di più, fasciano ed evidenziano il corpo, anche grazie a stecche inserite. Le più grandi case americane di moda come Cole, Jantzen e Catalina scelgono famose testimonial come Marilyn Monroe e Esther Williams, Bette Davis, Olivia de Havilland e Rita Hayworth.

Nel '53 Rèard lancia sul mercato il “Reggiseno Disco Volante” che permetteva di eliminare le bretelline e la guaina Sexyform che sosteneva i glutei, in netto anticipo rispetto alle nostre tendenze. Durante gli anni Sessanta il costume a due pezzi è ormai accettato, anzi nasce ogni anno una tendenza diversa, per forme, accessori e fantasie.

Dalla metà degli anni Sessanta in poi le donne non contente vogliono ancor più pelle nuda. Il monokini di taglia molto ridotta, solo un triangolo davanti e sul dietro una stringa che passa in mezzo alle natiche. È il tanga, uno slip di origine brasiliana.¹¹ E anche questa volta saranno le attrici le prime a sfoggiarlo: da Laura Antonelli a Ursula Andress in un vero e proprio topless.

Il bikini, a differenza dei modelli precedenti, era il primo due pezzi che lasciava scoperto l’ombelico. Dal suo lancio il bikini è stato consacrato da star del cinema come Ursula Andress, nei panni di Honey Ryder in Agente 007 Licenza di uccidere del 1962, Rita Hayworth nel film "Gilda", con un due pezzi che le valse il soprannome di 'atomica', e ancora Brigitte Bardot nel film "E dio creò la donna" e Raquel Welch in "Un milione di anni fa". Ma fu proprio Brigitte Bardot a farne una vera icona.

Gianni Versace: Un'Icona della Moda Italiana

Gianni Versace è stato l’anima giovane della migliore moda italiana e ha conquistato il mondo in pochi anni con la sua energia. E dire che tutto era iniziato in un piccolo laboratorio di sartoria della Calabria … ! Gianni ragazzino e una fame di imparare, di imitare la madre, la storia di un grande stilista italiano che ha incantato le grandi star dello spettacolo così come le signore della porta accanto.

Gianni Maria Versace nasce a Reggio Calabria il 2 dicembre del 1946. La madre sarta non ha tempo di badare ai figli - oltre a Gianni, Santo il maggiore e la piccola Donatella - che crescono di fatto nel suo laboratorio, tra ritagli di stoffa e cartamodelli. Gianni è il più affascinato dal lavoro della madre e la copia, o ne imita il lavoro, fin da adolescente.

Inizia la sua carriera di stilista nei pressi del Duomo, a Reggio Calabria, dove la famiglia ha un piccolo atelier.Successivamente si trasferisce a Milano per inseguire il suo sogno, senza però mai dimenticare la propria terra natia, che spesso e volentieri fa capolino delle opere e nelle collezioni di Gianni.

Come affermerà lui stesso in un’intervista:«Reggio è il regno dove è cominciata la favola della mia vita: la sartoria di mia madre, la boutique d’Alta Moda. Il luogo dove, da piccolo, cominciai ad apprezzare l’Iliade, l’Odissea, l’Eneide, dove ho cominciato a respirare l’arte della Magna Grecia.»

A vent’anni ha già pronta la sua prima collezione e a ventinove va a presentarla a Milano, dopo aver fatto alcuni anni di gavetta. Era il 1975 e ad un tratto i sogni e le fantasie di quel ragazzino del sud diventano realtà su una passerella. Nel 1978 può finalmente sfilare col suo nome e aprire il suo primo atelier personale.

La prima idea vincente è quella del sodalizio col fotografo Richard Avedon che, riprendendo le sue sfilate, fa conoscere il marchio negli Stati Uniti. Seguiranno altre fortunate collaborazioni, con personaggi del teatro, del cinema, con altri esponenti della moda. Tra le tante collaborazioni con il mondo del teatro (che Gianni adora), abbiamo la creazione, ad esempio, dei costumi per il Don Pasquale di Gaetano Donizetti e per il Dyonisos, diretto da Maurice Béjart al Piccolo Teatro, oppure ancora i costumi per l’opera Josephslegende di Richard Strauss.

Gianni crea abiti vibranti, stravaganti, con elementi (ad esempio il metallo!) che anticipano i tempi. Tutti sono affascinati dalle sue creazioni. Tutti vogliono indossarli. A Hollywood diventa un nome ricorrente. I reali di mezza Europa amano i suoi colori. Lady Diana, Elton John, Naomi Campbell sono alcuni tra i suoi testimonial. L’azienda si espande anche negli Stati Uniti e Versace apre le prime filiali a New York.

Per le sue campagne pubblicitarie e le sue sfilate Gianni Versace ha sempre fatto uso dei più celebri fotografi in circolazione e soprattutto delle modelle più famose del momento, divenendo così il fautore del fenomeno “top model”, divenute oggi le principali protagoniste nel mondo della moda. Hanno sfilato infatti per Gianni Versace nomi altisonanti, come ad esempio Linda Evangelista, Naomi Campbell, Claudia Schiffer, Yasmeen Ghauri, Christy Turlington, Stephanie Seymour, Cindy Crawford, Helena Christensen, Nadja Auermann, Carla Bruni e Karen Mulder.

La Morte e l'Eredità di Gianni Versace

Al culmine del successo e della gloria, la vita di Versace viene però bruscamente spenta dal colpo di pistola sparatogli da un conoscente tossicodipendente americano, Andrew Cunanan, nella sua villa di Miami, il 15 luglio del 1997. Nell’estate del 1997 finisce così la favola terrena di Gianni Versace, ma la sua eredità - morale e stilistica - decolla proprio da quel momento in poi.

Le sperimentazioni - pelle e seta, plastica e metallo sulla stoffa, colori stravaganti e stampe - si alternano a uno sfoggio di classe davvero unico fatto di aderenze, di velature, di tacchi alti e richiami al vestiario degli antichi romani! La mossa vincente di Versace sarà sempre quella di stupire, anche dove non ce n’è bisogno. Lo scandalo, la ribellione servono solo a richiamare l’attenzione sul modello, che è sempre e solo l’unico protagonista finale.

L'Azienda Versace Oggi

Dopo la morte di Gianni, eredi delle sue fortune e del suo fardello economico sono stati i fratelli Santo e Donatella, mentre alla morte di Gianni la figlia di Donatella (Allegre Versace Beck) diviene azionista di controllo della società, ottenendo le quote dello zio. Di fatto è Donatella Versace a gestire il marchio ancora oggi e anche lei, seguendo perfettamente lo stile del fratello, punta tutto sul clamore. Per poi, però, produrre capi di grande bellezza e di elevato spessore di charme.

Di fatto però la proprietà dell’azienda Versace è passata nel settembre 2018 al gruppo Michael Kors Limited, e nel gennaio 2019, la Gianni Versace S.r.l. è entrata a far parte del gruppo Capri Holdings Limited, assieme ad altri marchi come Michael Kors e Jimmy Choo. La famiglia Versace, e nello specifico Donatella, continuano però a conservare un ruolo nell’azienda. L’eredità di Gianni Versace in questo modo rimarrà ben salda.

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