In materia di impianti antincendio per edifici civili, è fondamentale approfondire le tematiche tecniche e normative inerenti tale categoria di impianti idrici.

Idranti UNI 45: cosa sono e dove si trovano

Gli idranti UNI 45 sono le attrezzature idriche antincendio più diffuse negli edifici di civile abitazione. Nei condominii gli UNI 45 sono installati, a muro, nei vani scale - un idrante per piano - e sono collegati all’acquedotto municipale mediante una rete di distribuzione antincendio che, partendo dalla centrale idrica, è indipendente dalle utenze domestiche.

La rete antincendio è dotata di un attacco per l’autopompa dei Vigili del Fuoco, posto alla base dell’edificio in posizione facilmente visibile e raggiungibile. L’attacco autopompa (AA) serve ai Vigili del Fuoco per fornire acqua in pressione alla rete degli idranti.

Gli idranti UNI 45 sono dispositivi di protezione attiva per combattere gli incendi e sono utilizzabili in prevalenza dai Vigili del Fuoco, essendo mezzi di non facile manovrabilità. Per l’uso da parte degli utenti sarebbero molto più idonei i Naspi, più facili da manovrare rispetto agli UNI 45.

Caratteristiche degli idranti

Gli idranti sono rubinetti speciali per l’erogazione dell’acqua, utilizzati per combattere gli incendi. Generalmente sono installati a muro (sporgenti a parete o da incasso) all’interno degli edifici; sono contenuti in una cassetta di protezione munita di sportello frangibile e sono muniti di manichette avvolgibili (tubi arrotolabili lunghi 15 m/20 m) dotate di lancia di erogazione. Il numero 45 indica (in millimetri) il diametro nominale di attacco alla tubazione di alimentazione dell’acqua.

Idranti UNI 70: utilizzo e tipologie

Gli UNI 70 trovano applicazione soprattutto in complessi industriali, commerciali, alberghieri, ospedalieri, grossi parcheggi ecc., ma anche in ambito di civile abitazione in siti immobiliari di notevoli dimensioni.

Gli idranti si distinguono in:

  • Idranti soprasuolo: normalmente UNI 70 e sono installati comunemente all’esterno dei fabbricati a una distanza compresa tra 5 m e 10 m dal perimetro dei corpi di fabbrica. La distanza tra i vari idranti può essere determinata mediante la Norma UNI 10779. Questi idranti sono dotati di due “bocche” UNI 70 e di dispositivo antigelo.
  • Idranti sottosuolo: sono installati sotto il terreno in appositi pozzetti, con soprastante chiusino riportante la dicitura “idrante”. Trovano applicazione quando non è possibile, per motivi di ingombro, installare gli idranti soprasuolo.

Evoluzione normativa: dal Disciplinare del 52° Corpo dei Vigili del Fuoco al DM 246/87

Il primo decreto che cita le reti idranti è il DM 246 del 16/05/1987 - “Norme di sicurezza antincendi per gli edifici di civile abitazione”. Tuttavia, ben prima del 1987, intorno ai primi anni ‘70 del secolo scorso, il 52° Corpo dei Vigili del Fuoco (Provincia di Milano) aveva istituito un “Disciplinare di Prevenzione Incendi” riguardante gli edifici civili di altezza superiore a 24 m.

Il Disciplinare era esteso anche agli edifici di altezza inferiore aventi particolari destinazioni: collegi, scuole, ospedali, case di cura, edifici destinati a collettività o frequentati dal pubblico.

Il punto 7 del Disciplinare prescriveva che: “In ogni edificio, in corrispondenza a ciascun piano abitabile, sarà disposta una bocca di incendio da mm 45 UNI derivata, con tubazione da pollici 11/2″, da un montante avente il diametro di almeno 50 mm e installata entro una custodia ben visibile con sportello in vetro trasparente … ogni custodia dovrà contenere un tubo flessibile, di almeno 15 m, e relativa lancia. L’impianto idraulico di alimentazione sarà eseguito con tubazioni di ferro zincato protette contro il gelo … indipendente dalla rete di servizi sanitari … derivato direttamente dalla condotta civica oppure a valle di un contatore … da 50 mm se l’impianto interessa una sola scala e di 60 mm se interessa due o più scale. L’impianto sarà tenuto costantemente sotto pressione e ad esso sarà inserito un attacco per il collegamento delle autopompe dei Vigili del Fuoco.

Inizialmente l’altezza dell’edificio era riferita al dislivello esistente tra il piano di sosta dell’autoscala e la gronda del fabbricato.

Reti idranti: alimentazione e disconnessione idraulica

Come già detto gli idranti UNI 45 sono la tipologia più diffusa nei condominii. Nella maggior parte dei casi le reti idranti hanno origine a valle dei contatori dell’acquedotto cittadino (raramente sono collegate direttamente alla rete comunale) e devono essere distinte e indipendenti dalle reti per uso domestico.

In tutti i casi la rete idranti deve essere disconnessa idraulicamente dall’acquedotto (mediante un disconnettore) per evitare possibili ritorni dell’acqua impura nella rete comunale.

Nei casi più comuni le tubazioni di distribuzione corrono in orizzontale al piano cantine fino ad alimentare le colonne montanti; una per ogni vano scale.

In numerosi casi abbiamo constatato che, nonostante il Disciplinare avesse imposto (a partire dai primi anni ’70) caratteristiche idrauliche ben definite, le portate e le pressioni dell’acqua all’idrante più sfavorito erano quasi sempre pari a quelle fornite dall’acquedotto quindi insufficienti.

Requisiti degli impianti antincendio: DM 246/87 e deroghe

Questa domanda prevede una risposta articolata. Innanzitutto, bisogna fare una prima distinzione tra gli edifici di altezza antincendio superiore a 24 m, costruiti prima del mese di maggio 1987, e quelli costruiti dopo tale data. Dopo l’entrata in vigore del DM 246/87, che ha superato il Disciplinare, il riferimento è l’art. 7 del DM 246/87, a meno che il progetto approvato dai Vigili del Fuoco non preveda condizioni diverse.

In sintesi, l’art. 7 del DM 246/87 prevede che gli edifici con altezza antincendio superiore a 24 m costruiti dopo la pubblicazione del decreto devono essere dotati di rete idranti in ciascuno dei vani scale dell’edificio, come di seguito indicato.

Le colonne montanti devono alimentare “a ogni piano, sia fuori terra che interrato, almeno un idrante con attacco 45 UNI”. … L’impianto deve essere dimensionato per garantire una portata minima di 360 l/min per ogni colonna montante e, nel caso di più colonne, il funzionamento contemporaneo di 2. L’alimentazione idrica deve essere in grado di assicurare l’erogazione, ai 3 idranti idraulicamente più sfavoriti, di 120 l/min cad., con una pressione residua al bocchello di 1,5 bar per un tempo di almeno 60 min. Qualora l’acquedotto non garantisse le condizioni di cui al punto precedente dovrà essere installata idonea riserva idrica mantenuta costantemente piena.

Le elettropompe di alimentazione della rete antincendio devono essere collegate all’alimentazione elettrica dell’edificio tramite linea propria non utilizzata per altre utenze.

L’art. 8 - Norme transitorie - del DM 246/87 prevede che solo per gli edifici con altezza antincendio superiore a 32 m e costruiti prima della pubblicazione di detto decreto, devono essere installati impianti antincendio fissi conformi all’art. 7 del medesimo decreto [n.d.r. questa è una prescrizione spesso trascurata].

Dove non fosse possibile garantire i requisiti prestazionali richiesti dall’art. 7 del DM 246/87 è possibile presentare al Comando VVF un progetto in deroga in base all’art. 9 del DM 246/87) che dispone quanto segue. “Qualora per particolari esigenze di carattere tecnico o di esercizio non fosse possibile attuare qualcuna delle prescrizioni contenute nelle presenti norme potrà essere avanzata istanza di deroga con le procedure di cui all’art. 7 del DPR 01/08/2011 n. 151”.

La lettera M.I. prot. 6532 del 14/05/2014 fornisce chiarimenti in merito agli impianti antincendio presenti negli edifici di altezza antincendio superiore a 24 m (inferiori a 32 m), che costituendo un presidio antincendio devono “… possedere livello di prestazione adeguato allo scopo, rinvenibile nelle pertinenti regole tecniche di prevenzione incendi ovvero nella regola dell’arte”.

Se nell’edificio è presente un impianto antincendio questo deve essere mantenuto in efficienza. In tal caso - laddove non fosse disponibile un progetto antincendio approvato dai VVF - è ragionevole fare riferimento ai requisiti indicati dal Disciplinare: l’efficienza può essere dichiarata quando all’idrante idraulicamente più sfavorito si misuri una portata di 120 l/1’ con una pressione dinamica di 1,5/2 bar [n.d.r. in realtà il Disciplinare cita la pressione di 2 atmosfere senza specificare se la pressione sia statica o dinamica; tuttavia è prassi comune riferirsi alla pressione dinamica, poiché con 2 bar di statica la portata dell’acqua sarebbe inferiore a 120 l/1’].

Anche in questo caso qualora l’impianto idrico antincendio non consentisse di garantire i requisiti previsti dall’art. In assenza di progetti approvati dai VVF, è sufficiente collegare la rete antincendio all’impianto di surpressione idrica (autoclave) a servizio delle reti per uso domestico. Per questo tipi di edifici è infatti ammessa un’alimentazione idrica promiscua (rete antincendio e linee domestiche).

Qualora l’autoclave non fosse in grado di garantire i requisiti richiesti (120 l/min con pressione al bocchello della lancia pari a 1,5/2 bar) si dovrebbe sostituire il vecchio autoclave con un nuovo gruppo di surpressione, idoneo per usi promiscui.

Il progetto è obbligatorio, per effetto del DM 37/2008, quando nell’impianto idrico antincendio sono presenti più di quattro idranti e quando l’impianto è soggetto al rilascio di attestato da parte dei VVF. [DM 37/08 - art.

Collaudo e manutenzione degli impianti antincendio

Il collaudo di un impianto antincendio costituito da una rete idranti prevede due fasi. Nella prima fase ci si accerta della rispondenza tra quanto realizzato e quanto previsto dal progetto valutando contestualmente che i componenti utilizzati siano conformi alle normative vigenti e che la posa sia eseguita “a regola d’arte”. Nella seconda fase, più operativa, si verificano sia la funzionalità che il raggiungimento delle prestazioni previste dal progetto.

La manutenzione degli idranti a muro, eseguita da personale competente e qualificato, deve essere svolta almeno due volte l’anno e in conformità alle istruzioni contenute nel manuale d’uso e manutenzione redatto dall’installatore.

Tutte le tubazioni sia flessibili sia semirigide devono essere verificate, ogni anno alla pressione di rete, ogni cinque anni mediante prova idraulica normata dalla UNI 671-3.

Per la manutenzione-semestrale- degli attacchi autopompa bisogna invece verificare la manovrabilità delle valvole di intercettazione e la tenuta della valvola di ritegno.

In aggiunta, per idranti soprasuolo e sottosuolo bisogna verificare la manovrabilità della valvola principale di intercettazione mediante completa apertura e chiusura, la facilità di apertura dei tappi, la funzionalità del sistema di drenaggio antigelo ove previsto, la corretta segnalazione degli idranti sottosuolo, la presenza del corredo previsto in prossimità degli idranti (tubazione flessibile DN 70, lancia erogatrice, chiavi di manovra).

Infine, per la manutenzione delle reti di idranti all’aperto bisogna considerare, durante la verifica semestrale, che gli apparecchi erogatori non presentino danni da corrosione e siano accessibili.

Progetti antincendio e nuove normative

Il riferimento al progetto approvato dai VVF è di fondamentale importanza perché dovrebbe contenere, tra l’altro, anche le indicazioni delle prestazioni idrodinamiche degli impianti idrici antincendio. Giova ricordare che nel caso si debba redigere a oggi un nuovo progetto antincendio - il professionista può scegliere se utilizzare il vecchio decreto (DM 246/1987 e s.m.i.) oppure i nuovi codici di prevenzione incendi in vigore dal 03/08/2015 e smi con particolare riferimento alla parte S.6“Controllo dell’incendio” e al DM 19/0/2022 RTV14.

In assenza o carenza del progetto approvato dai VVF, ove non fosse possibile garantire le prestazioni richieste dall’art. 7 del DM 246/1987, è consigliabile presentare un progetto in deroga con le necessarie motivazioni e le eventuali compensazioni proposte dal Progettista.

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