Il disconnettore idraulico è un componente fondamentale negli impianti idraulici moderni, spesso sottovalutato ma essenziale per la sicurezza e la qualità dell'acqua potabile. Al di là degli obblighi di legge, il disconnettore protegge la rete idrica pubblica da possibili contaminazioni derivanti dal riflusso dell'acqua dalla rete privata.
Panoramica dei Disconnettori
La disconnessione è la capacità di prevenire il riflusso di acque non potabili verso le linee potabili, che possono essere utilizzate per scopi potenzialmente inquinanti come antincendio, irrigazione, carico della caldaia, condizionamento, ecc.
Un disconnettore è un'apparecchiatura progettata per impedire il riflusso di acque servite nelle linee private nel caso in cui, a causa di necessità del gestore del servizio (acquedotto) o lavori interni all'edificio, si verifichi una pressione negativa tra monte e valle. Questa condizione potrebbe causare il ritorno di acque potenzialmente contaminate verso la linea potabile principale.
Di fatto è un sistema di protezione contro il reflusso verso la rete pubblica per evitare la contaminazione della stessa.
Campi di Utilizzo
Il disconnettore idraulico può essere utilizzato in moltissimi e variegati campi. Ad esempio negli impianti di riscaldamento autonomo e centralizzato, negli allevamenti di animali, negli ospedali, nelle piscine pubbliche e private, negli hotel ed i ristoranti, industrie alimentari ma anche di molte altre tipologie.
Funzionamento del Disconnettore Idraulico
Il disconnettore a zona di pressione ridotta controllabile per l’impianto di riscaldamento è un componente importante di un sistema di riscaldamento. La sua funzionalità principale è quella di controllare la pressione dell’acqua nell’impianto, proteggendo così l’impianto stesso e riducendo il rischio di perdite d’acqua. La funzionalità principale di questo tipo di disconnettore è quella di controllare la pressione dell’acqua nell’impianto di riscaldamento.
Inoltre, il disconnettore a zona di pressione ridotta controllabile è dotato di una valvola di controllo che consente di regolare la pressione dell’acqua nell’impianto di riscaldamento. Un’altra funzione importante di questo tipo di disconnettore è quella di proteggere l’impianto di riscaldamento da eventuali danni causati da un malfunzionamento. Infine, il disconnettore a zona di pressione ridotta controllabile è facile da installare e richiede poca manutenzione.
Quando la pressione dell’acqua supera una determinata soglia, il disconnettore si apre e permette all’acqua di defluire in una zona a pressione più bassa.
Installazione del Disconnettore Idraulico
Prima di tutto è importante ricordare che il disconnettore idraulico può e deve essere installato solamente da installatori qualificati che riescono quindi a rispettare la vigente normativa. Niente di peggio di avere un disconnettore idraulico installato male e che quindi non funziona!
La posizione di installazione è orizzontale e questo perché lo scarico in fognatura deve avvenire per la forza di gravità. In questa posizione si evitano anche eventuali allagamenti.
Il modello HERZ I 0303/0305 viene fornito già completo della valvola a sfera in ingresso e in uscita, si consiglia l’installazione in ingresso di un filtro a Y ispezionabile. Il gruppo va installato in una zona di facile accesso per facilitarne la manutenzione ed i controlli periodici che abbia le caratteristiche richieste dal disegno sottostante.
Manutenzione e Controlli Periodici
In ultimo, è sempre richiesto che il disconnettore idraulico venga controllato almeno una volta all’anno per verificare che tutto funzioni correttamente. Quando si installa un disconnettore bisogna essere consapevoli che esso deve essere controllato almeno una volta all’anno per verificarne il corretto funzionamento.
Come Risolvere i Problemi del Disconnettore Idraulico
Può accadere che, a volte, il disconnettore idraulico presenti alcune problematiche, vediamo quindi le principali anomalie che possono essere riscontrate e come capire di cosa si tratta:
- Leggera perdita d’acqua dalla valvola di scarico del connettore in fase di carico continuo
- Trafilamento d’acqua verso la valvola di scarico del disconnettore
- Una perdita continua attraverso la valvola di scarico durante lo scarico d’acqua
Nel primo caso potrebbe essersi verificata una variazione di pressione, in questo caso non bisogna fare nulla in quanto la pressione aumenterà non appena viene caricata l’acqua ed il problema si risolverà da solo.
In caso di continuo trafilamento d’acqua, la cartuccia potrebbe essere sporca o la guarnizione essere rovinata. E’ necessario smontare il dispositivo e verificare. La cartuccia può essere pulita mentre la guarnizione rotta deve essere sostituita.
Potenziale causa: presenza di sporco nella cartuccia o guarnizione rovinata. Soluzione: smontare il dispositivo e verificare la causa. Se si tratta di sporco pulire la cartuccia, se il problema continua sostituire la cartuccia. Se si tratta di guarnizione rovinata bisogna sostituire la guarnizione.
Nell’ultimo caso la causa più probabile è un danno alla seconda valvola di ritegno. L’unica soluzione possibile in questo caso è sostituirla. Soluzione: sostituire la valvola di ritegno.
In generale e per problemi più rilevanti si consiglia sempre di rivolgersi al tecnico che ha effettuato l’installazione.
Normativa Italiana e Disconnessione
In Italia, l’installazione del disconnettore idraulico è richiesta dalle normative vigenti, tuttavia sembra un argomento davvero poco conosciuto e troppo spesso ignorato.
Il disconnettore è una componente realmente utile per gli impianti idraulici, esso infatti protegge la rete dell’acquedotto da contaminazioni causate dal riflusso della rete privata verso la pubblica.
Disconnessione: è la possibilità di impedire il riflusso verso linee potabili di acque servite a linee potenzialmente inquinanti: antincendio, irrigazione, carico della caldaia, condizionamento ecc…
Disconnettore: apparecchiatura che impedisce il riflusso di acque servite in linee private nel caso in cui per necessità del gestore del servizio (acquedotto) o per lavori interni all’edificio, si ingeneri una pressione negativa tra monte e valle causando il ritorno di acque potenzialmente inquinate verso la linea potabile principale.
I gestori del servizio acquedotto emanano dei regolamenti che prevedono forme diverse di disconnessione. È fondamentale fare riferimento ai singoli regolamenti locali, se esistenti, per garantire la conformità.
Esempi di Regolamenti
- Acquedotto di Milano (Metropolitana Milanese): L'allegato B, lettera C, del regolamento vieta i collegamenti diretti tra la rete di distribuzione interna dell'acqua potabile e i condotti di fognatura o altre condotte d'acqua. Richiede la disconnessione tramite apparecchiature conformi alla normativa UNI 12729 e successive modifiche per impianti di produzione acqua calda, riscaldamento, condizionamento, trattamento acqua, antincendio e irrigazione. Non è richiesta la disconnessione dell'intera linea potabile dopo il contatore, ma solo delle singole linee a servizio di utenze non potabili. Il disconnettore deve riportare l'indicazione UNI EN 1717 ed EN 12729 ed essere protetto da un filtro a maglia.
- Acquedotto hinterland Milano (Amiacque): L'articolo 23.5 prevede l'uso di sistemi antiriflusso per evitare il ritorno nella tubazione di Amiacque dell'acqua già fornita o prodotta da fonti private, causato da aumenti di pressione nelle reti private o diminuzioni di pressione nelle reti di Amiacque.
UNI EN 12729: "Dispositivi per la prevenzione dell'inquinamento da riflusso dell'acqua potabile. SIET, in qualità di Organismo di Certificazione di Prodotti, svolge attività di verifica ispettiva iniziale e, successivamente, di sorveglianza annuale in conformità ai requisiti dello Schema di Certificazione applicabile. Solo le aziende che hanno dimostrato la conformità ai requisiti dello Schema di Certificazione e i cui prodotti hanno superato le prove iniziali e/o di sorveglianza sono autorizzate ad applicare e mantenere sui propri disconnettori il marchio di conformità "UNI".
Norma UNI EN 806: Impianti Idrici per Acqua Potabile
La norma UNI EN 806 fornisce le specifiche relative agli impianti all'interno di edifici per il convogliamento di acque destinate al consumo umano. Essa specifica i requisiti e fornisce raccomandazioni sulla progettazione, installazione, modifica, sulle prove, manutenzione e sul funzionamento degli impianti per acqua potabile all'interno degli edifici e, per alcuni fini, di tubazioni all'esterno degli edifici, ma all'interno degli immobili.
La norma è divisa in 5 parti principali:
- Generalità
- Progettazione
- Dimensionamento delle tubazioni - Metodo semplificato
- Installazione
- Esercizio e manutenzione
Parte 1 UNI EN 806: le generalità
Nella prima parte della UNI vengono indicati gli obiettivi principali. Essi consistono nell’assicurare che:
- Sia evitato il deterioramento della qualità dell’acqua nell’impianto;
- La portata d’acqua e la pressione richieste siano disponibili nei punti di prelievo e nei punti di allacciamento di apparecchiature (come per esempio lavatrici e scaldaacqua);
- L’acqua potabile soddisfi le norme riguardanti la qualità fisica, chimica e microbiologica nei punti di prelievo;
- Tutte le parti dell’impianto non provochino pericolo per la salute e non danneggino beni durante la loro durata di vita calcolata: la manutenzione dell’impianto soddisfi i requisiti funzionali in tutti i momenti durante la sua durata di vita;
- I livelli di emissione acustica siano mantenuti ad un livello minimo ottenibile;
- Siano evitati la contaminazione dell’approvvigionamento idrico pubblico, il consumo eccessivo, la perdita e l’impiego scorretto.
Parte 2 UNI EN 806: la progettazione degli impianti di acqua potabile
La seconda parte della UNI EN 806 fornisce raccomandazioni utili e specifica i requisiti necessari per la progettazione degli impianti di acqua potabile all’interno di edifici e per le tubazioni all’esterno degli stessi, ma dentro le proprietà e si applica ai nuovi impianti, alle modifiche e alle riparazioni. Si applica a prescindere che l’acqua sia approvvigionata da un soggetto erogatore pubblico o privato.
Per la progettazione e la costruzione di un impianto di acqua potabile si considerano due tipologie d’impianti:
- Gli impianti di acqua potabile chiusi (tipo A);
- Gli impianti di acqua potabile non pressurizzati (tipo B).
I suddetti impianti possono essere abbinati. Bisogna progettare l’impianto in modo tale da:
- Evitare sprechi, consumi eccessivi, usi impropri e contaminazioni dell’acqua;
- Evitare una velocità eccessiva, basse portate e aree di ristagno;
- Permettere l’approvvigionamento idrico a tutte le singole uscite, tenendo conto della pressione, della portata, della temperatura dell’acqua e dell’uso dell’edificio;
- Evitare l’intrappolamento di aria durante il rifornimento e la formazione di sacche d’aria durante il funzionamento dell’impianto;
- Non causare pericolo o arrecare disturbo a persone e animali domestici né danneggiare edifici e beni contenuti in essi;
- Evitare danni e impedire che la qualità dell’acqua sia influenzata dall’ambiente locale;
- Facilitare l’accesso alle apparecchiature e gli interventi di manutenzione sulle stesse;
- Evitare collegamenti incrociati;
- Ridurre al minimo la generazione del rumore.
Il progettista deve considerare il consumo dell’acqua e la richiesta energetica di un impianto e cercare di limitare entrambi. Tutti i tubi e i giunti di un impianto di acqua potabile devono essere progettati per durare 50 anni, tenendo conto delle condizioni di esercizio specifiche e delle condizioni di manutenzione appropriate.
Temperatura e pressione
Particolare attenzione è data sia alla temperatura che alla pressione. Tutti i componenti del sistema devono essere progettati per soddisfare i requisiti della pressione di prova. La pressione di prova deve essere di almeno 1.5 volte la pressione di esercizio massima ammissibile (PMA). I materiali, i componenti e le apparecchiature devono essere in grado di resistere a temperature dell’acqua fino a 95° in condizioni di guasto.
Dopo 30 secondi dall’apertura completa di un raccordo di prelievo, la temperatura dell’acqua non dovrebbe superare i 25°C per i punti di prelievo di acqua fredda e non dovrebbe essere inferiore di 60°C per i sistemi centralizzati di acqua calda. I sistemi di acqua calda dovrebbero essere dotati di impianti per permettere di aumentare la temperatura fino ai punti terminali del sistema a 70°C per scopi di disinfezione, per evitare la proliferazione di batteri e ridurre così il rischio legionella.
Come avviene la scelta dei materiali da utilizzare?
Andando avanti, la norma indica i materiali accettabili per il sistema idrico, elencandoli in maniera non esaustiva nell’ “appendice A”. Per scegliere i materiali per un sistema idrico bisogna tenere in considerazione una serie di fattori:
- Effetto sulla qualità dell’acqua;
- Vibrazioni, sollecitazioni o assestamento;
- Pressione interna dell’acqua;
- Temperatura interna ed esterna;
- Corrosione interna ed esterna;
- Compatibilità tra materiali diversi;
- Invecchiamento, fatica, durabilità e altri fattori meccanici;
- Permeazione.
In nessun caso devono essere impiegati tubi e raccordi di piombo.
La ghisa malleabile con zincatura per immersione a caldo può essere impiegata per il giunto filettato, per i raccordi a compressione, per gli accordi a innesto rapido, per le flange e per i bocchettoni smontabili. L’acciaio inossidabile e ottone possono essere impiegati per i raccordi a compressione, gli accordi a pressare, i raccordi a innesto rapido, le flange, i bocchettoni smontabili. La ghisa sferoidale può essere impiegata per i bicchieri con anello di tenuta elastomerico e attacco maschio, raccordi a innesto rapido, flange, bocchettoni smontabili. Le plastiche vengono divise per i sistemi di acqua fredda e calda. Per i sistemi di acqua calda troviamo il PE-X, il polibutilene, i polipropileni, il PVC-C e i tubi multistrato.
Le tubazioni negli edifici
Le tubazioni di approvvigionamento e distribuzione devono poter essere intercettati e drenati. Ogni tubazione che serve un locale o un’utenza deve poter essere chiusa per mezzo di una valvola d’arresto senza interrompere l’approvvigionamento agli altri locali. Questa valvola deve essere installata all’interno dell’edificio in una posizione accessibile. I rubinetti di acqua calda devono essere posizionati a sinistra, quelli dell’acqua fredda a destra. Se possibile le tubazioni di approvvigionamento e distribuzione dovrebbero essere installati a vista o “in cassetta”, questo per facilitare eventuali interventi di manutenzione.
Parte 3 UNI EN 806: il dimensionamento
La terza parte della norma descrive il metodo di calcolo per il dimensionamento delle tubazioni per gli impianti di acqua potabile (non include il dimensionamento delle tubazioni per sistemi antincendio). Il sistema di alimentazione di un impianto idrosanitario deve essere dimensionato in base alle portate massime probabili: le portate di progetto, ossia le portate derivate dai rubinetti che possono essere aperti in simultanea. Le portate di progetto dipendono da una serie di fattori, come ad esempio il numero e la funzione degli apparecchi sanitari da servire.
Per poter dimensionare le tubazioni bisogna prendere in considerazione:
- La tipologia dell’impianto;
- Le condizioni di pressione;
- Le velocità di flusso.
Si delineano due tipologie di impianti: normalizzati e particolari. Un impianto viene definito normalizzato quando:
- Le portate nei punti di prelievo non superano quelle definite nel prospetto 2;
- Il tipo di domanda non supera la portata di progetto come illustrato nella figura B.1 (appendice B);
- Non è destinato all’impiego continuo d’acqua (oltre 15 minuti).
Tutti gli altri sono impianti particolari.
Il metodo semplificato: le unità di carico
La norma tratta del dimensionamento semplificato per impianti normalizzati. Questo metodo semplificato può essere usato per tutti gli edifici che non hanno dimensioni nettamente superiori alla media, di fatto, quindi, la maggior parte degli edifici. Il metodo prevede l’individuazione degli apparecchi sanitari da alimentare per ogni tratto di tubazione da dimensionare. Per ogni tipo di apparecchio viene associata una portata unitaria espressa anche come unità di carico (1 UC equivale alla portata di prelievo QA di 0,1 l/s). Si calcola la portata totale QT dalla somma delle portate singole degli apparecchi. Partendo dall’ultimo punto di prelievo, si delineano le unità di carico per ogni parte dell’impianto. Si procede poi alla somma delle unità di carico per ottenere la portata totale in ogni tratto. Il calcolo può essere complesso senza l’aiuto di un software progettazione impianti idraulici con cui calcolare facilmente le portate massime contemporanee con il metodo delle unità di carico secondo le norme UNI EN 806 e UNI 9182 e dimensionare facilmente il diametro delle tubazioni di adduzione.
Portate di prelievo portate minime ai punti di prelievo e unità di carico per punti di prelievo
Parte 4 UNI EN 806: l’installazione
La quarta parte della UNI contiene i requisiti e le raccomandazioni relativi alle modalità che dovrebbero essere applicate per la messa in opera degli impianti al fine di garantire che il sistema soddisfi i requisiti di sicurezza a lungo termine, di efficienza d’uso e rispetto dell’ambiente.
Quali sono i materiali per i tubi e i metodi di giunzione?
I vari metodi di giunzione usati con diversi materiali per tubi e giunti di collegamento sono:
- Metodi di giunzione per tubi metallici;
- Metodi di giunzione per tubi di plastica (PE-X, PE, PVC-U);
- Metodi di giunzione per tubi di plastica (PVC-C, PP, PB);
- Metodi di giunzione per tubi multistrato).
Per quanto riguarda l’installazione possiamo far riferimento anche alla UNI 9182:2014 unitamente alla quarta parte della UNI EN 806. Secondo la normativa italiana le colonne montanti di una rete di distribuzione di acqua fredda e calda devono essere provviste di:
- Organi di intercettazione, alla base e di eventuale organo di taratura della pressione e di rubinetto di scarico di diametro non minore di 1/2 che siano sicuri da un punto di vista della manovrabilità e della durata nel tempo;
- Ammortizzatore di colpo d’ariete alla sommità collocato in posizione accessibile.
Installazione delle reti di distribuzione
Le colonne di ricircolo di acqua calda devono essere collegate nella parte più alta del circuito in modo da consentire lo sfogo dell’aria. Le tubazioni devono essere poste a distanze sufficienti per consentirne lo smontaggio e a permettere al corretta esecuzione del rivestimento isolante. Le tubazioni di adduzione dell’acqua non devono essere posate all’interno di cabine elettriche, al di sopra di quadri e apparecchiature elettriche, al di sopra di materiali che possono diventare pericolosi se bagnati dall’acqua all’interno di immondezzai, all’interno di locali dove sono presenti sostanze inquinanti.
Installazione degli apparecchi sanitari
Gli apparecchi sanitari richiedono minimi di rispetto per l’uso degli spazi. Questo criterio deve essere tenuto in considerazioni durante la progettazione e dopo l’installazione. I supporti e i sostegni degli apparecchi sanitari devono essere tali da assicurare nel tempo la stabilità e la sicurezza di funzionamento. La posizione delle prese di corrente e degli apparecchi utilizzatori rispetto agli apparecchi sanitari deve essere tale da impedire ogni pericolo di folgorazione elettrica.
Installazione delle pompe
Le pompe devono essere installate in modo da non trasmettere il rumore e le vibrazioni alle strutture degli ambienti nei quali sono collocate e alle reti di tubazioni alle quali sono collegate. Tutte le apparecchiature devono essere montate in modo tale da consentire agevole eventuale manutenzione, smontaggio e rimontaggio.
Parte 5 UNI EN 806: la manutenzione
La quinta ed ultima parte della norma UNI EN 806 si riferisce alla manutenzione degli impianti.
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