E’ una delle domande più dibattute tra i genitori, ogni estate: Quanto tempo dopo aver mangiato si può fare il bagno al mare o in piscina?
Il mito delle tre ore di attesa
“La famosa regola delle ‘tre ore di attesa’ è un supplizio inutile”, a fare chiarezza in un'intervista rilasciata al magazine ‘GrandHotel’ è la Presidente SIP, Annamaria Staiano. "Non esiste una regola scientifica che preveda questa attesa”, spiega.
Anche rispetto all’idea di consumare il pasto in acqua non esistono evidenze scientifiche.
Il ruolo della digestione
Secondo l’idea radicata nei genitori, l’afflusso di sangue allo stomaco per favorire il processo digestivo esporrebbe di più allo choc termico.
In particolare nella nostra cultura, le madri obbligano i propri figli ad attendere che la digestione sia terminata prima di consentire loro di fare un bel bagno al mare, in piscina o al lago che sia.
La cosa curiosa è che questa attesa tende a variare nelle diverse parti del mondo: si va, infatti, dalle nostre 2 ore, ai perentori 30 minuti degli anglosassoni, alle 3 ore dei cubani.
È evidente che poi a fare la differenza è il tipo di attività fisica che ci disponiamo ad attuare.
Diciamo che subito dopo un pasto abbondante non è il caso per un bimbo di 10 anni di fare una gara con il fratellino di 7 a chi arriva prima alla boa, ma giocare sulla riva e nuoticchiare non ha realmente controindicazioni.
È vero che, durante questa fase, una parte del flusso sanguigno si concentra nella zona addominale per favorire le funzioni digestive.
L'affermazione secondo cui durante la digestione si rischia il malore in acqua per una mancanza di sangue nei muscoli è priva di fondamento scientifico.
D'altro canto, pasti pesanti o molto calorici possono indurre una sensazione di sonnolenza e rallentamento, che può rendere meno agevole un'attività fisica intensa.
Il consiglio di aspettare due ore dopo aver mangiato prima di fare il bagno è uno dei più longevi "miti estivi" tramandati di generazione in generazione, soprattutto in famiglie con bambini.
L'idea si basa su un'interpretazione eccessiva del ruolo della digestione: si crede che, entrando in acqua a digestione in corso, si possa andare incontro a congestione o crampi muscolari che causerebbero annegamento.
Cosa mangiare e quando fare il bagno
“Non esiste una regola scientifica che preveda questa attesa- spiega- anche perché la digestione avviene in modo diverso a seconda degli alimenti.
Può avere un senso se il bambino ha consumato un pasto abbondantissimo costituito da fritture, alimenti molto grassi, salse e intingoli ovvero da piatti che richiedono una lunga e laboriosa digestione.
Se invece il bambino ha mangiato, come dovrebbe essere, un piatto di pasta condita con olio e pomodoro e magari un po’ di pesce o una fettina di carne può senz’altro entrare in acqua anche subito dopo pranzo.
Nel caso di un pasto leggero, non esiste alcuna controindicazione a tuffarsi.
Infine, il problema non è tanto "se" si è mangiato, ma "quanto" e "cosa" si è mangiato.
Un pasto a base di frutta, verdure e cibi leggeri difficilmente provocherà problemi.
In definitiva, non è necessario fissare un timer di due ore dopo ogni pasto.
Il buonsenso, come sempre, resta la guida più efficace.
Se ci si sente leggeri e in forma, un bagno non è affatto pericoloso.
Pur non esistendo linee guida ufficiali, l'ideale è quindi aspettare di aver terminato la digestione prima di concedersi un bagno rinfrescante.
Per prima cosa è bene non esagerare con le pozioni ma consumarle più piccole del solito, distribuendole nell'arco della giornata, così da rendere il processo digestivo meno impegnativo.
Anche gli alcolici andrebbero evitati completamente prima di entrare in acqua perché essendo ricchi di zuccheri provocano un'eccessiva sudorazione.
Secondo molte stime, inoltre, circa il 70% delle morti per annegamento sembra essere correlato al consumo di alcol e i motivi sono anche collegati all'effetto negativo che le bevande alcoliche hanno su riflessi e capacità di attenzione.
Un pasto a base di frutta, verdure e cibi leggeri difficilmente provocherà problemi.
Come entrare in acqua in sicurezza
Attenzione, però- ricorda la Presidente- bisogna immergersi in acqua gradualmente, bagnandosi prima le caviglie, i polsi, quindi lo stomaco e poi le tempie.
Si deve cioè evitare lo sbalzo termico a cui lo esporrebbe tuffarsi o immergersi di colpo, che potrebbe causare la perdita di conoscenza.
Sempre per questa ragione, il bambino non dovrebbe fare il bagno quando è accaldato e sudato: prima di entrare in acqua, sia pure gradualmente, dovrebbe rinfrescarsi all’ombra”.
Ma da che età si può fare il bagno al mare? «Su questo punto occorre far prevalere il buon senso- dice Staiano- Se si parte dal presupposto che fare il bagno deve essere divertente, sarebbe meglio aspettare che il bambino abbia almeno sei mesi, che abbia cioè raggiunto un’età in cui può apprezzarlo.
Molto dipende comunque dal singolo bambino: ci sono piccoli attratti dall’acqua che addirittura la raggiungono prima dell’anno di vita, gattonando, mentre altri, magari più grandicelli, ne hanno un vero terrore.
I primi possono essere assecondati, i secondi non devono assolutamente essere forzati a entrare”.
Visto che il nemico numero uno del bagno post pranzo è il freddo, bagnarsi poco alla volta, senza entrare di corsa in acqua, è fortemente consigliato perché così facendo la temperatura corporea si mantiene il più possibile stabile, il corpo si abitua al cambiamento e l'eventualità di shock termico diminuisce.
Infine è utile valutare le proprie capacità natatorie e psicofisiche.
Prima di tutto è bene valutare le condizioni meteorologiche in corso.
Se il mare è molto mosso meglio desistere e non correre rischi inutili.
Congestione: cos'è e come prevenirla
La congestione è un disturbo di origine gastrointestinale, che si verifica più frequentemente in estate, a causa di un brusco sbalzo di temperatura nella zona dello stomaco e, più in generale, dell'addome.
Dopo un pasto, soprattutto se abbondante, il sangue è concentrato nella zona dello stomaco per la digestione.
Dall'ingestione del cibo, il processo inizia nei successivi 20-30 minuti e può durare anche diverse ore, a seconda della quantità e del tipo di alimenti consumati.
Immergersi o fare un tuffo in acque molto fredde (es. Tipo di Pasto: Se si è consumato un pasto leggero, come un'insalata o un panino, il tempo di attesa può essere ridotto.
Per pasti più sostanziosi, che richiedono una digestione più lunga, è consigliabile aspettare un po' di più. Intensità dell’Attività: Fare un bagno rilassante è diverso dal nuotare vigorosamente.
La congestione è un eccessivo e duraturo accumulo di sangue in una parte del corpo che può avere conseguenze anche importanti se sottovalutato.
Sintomi della Congestione in acqua
Riconoscere tempestivamente i sintomi è fondamentale per intervenire rapidamente.
I più frequenti sono:
- Sudorazione fredda
- Nausea e vomito
- Crampi addominali
- Mal di testa
- Pallore improvviso
- Senso di svenimento o vertigini
- Perdita di conoscenza (nei casi più gravi)
Come prevenire la congestione
Ecco alcune regole di prevenzione fondamentali:
- Evita di entrare in acqua bruscamente: immergiti gradualmente, iniziando da piedi e braccia, per abituare il corpo alla temperatura.
- Rispetta i tempi di digestione: dopo un pasto abbondante, attendi almeno due ore prima di nuotare.
- Bevi molta acqua, non troppo fredda, per evitare shock termici.
- Evita l’alcol prima del bagno: può dilatare i vasi sanguigni e favorire l’insorgenza di congestione.
- Sorveglia sempre i bambini, anche in acqua bassa: non hanno la capacità di autogestirsi e riconoscere i segnali di malessere.
- Controlla la temperatura dell’acqua: particolarmente importante nei laghi, fiumi o piscine non riscaldate.
Cosa fare in caso di congestione
Se si sospetta una congestione:
- Uscire subito dall’acqua e mettersi in posizione supina in un luogo ombreggiato e ventilato.
- Non somministrare cibo o bevande, almeno inizialmente.
- Tenere la persona al caldo, coprendola con asciugamani asciutti, ed eventualmente eseguire dei massaggi addominali.
- Monitorare i parametri vitali (respiro, battito, coscienza).
- Chiamare i soccorsi (112/118) se si nota perdita di conoscenza o i sintomi perdurano oltre le 2-3 h.
Bambini e bagno: cosa sapere
Ci sono dei bambini, infatti, che hanno un vero e proprio terrore dell’acqua.
“E’ una paura insita nella natura umana come quella del fuoco- sottolinea la Presidente SIP- Con l’esperienza, cioè prendendo a poco a poco confidenza con l’elemento liquido, in genere il bambino la supera e piano piano comincia a trovare piacevole giocare con l’acqua e sentirla sulla pelle.
Questo passaggio è ostacolato però dalla temperatura del mare, che per un piccolino è generalmente sempre troppo fredda e quindi respingente.
Non dimentichiamoci che il liquido amniotico entro cui si nuota prima di nascere ha una temperatura di circa 37 gradi mentre l’acqua di mare è intorno a i 24-25 gradi, quandova bene arriva a 28 gradi…”.
I bambini piccoli “se cadono in acqua non riescono a salvarsi da soli- ricorda Staiano- È importantissimo che, fino a i quattro anni, e comunque fin quando non hanno imparato a nuotare, indossino i braccioli, e che un adulto li vigili costantemente da vicino”.
La piscinetta come alternativa
L’alternativa è la piscinetta.
“Una soluzione saggia, almeno fino a i due-tre anni di vita, o fino a quando il bambino non esprime chiaramente il desiderio di fare il bagno nel mare- evidenzia la Presidente SIP- I vantaggi sono vari: l’acqua della piscinetta si può far intiepidire al sole e, quindi, evita che il bambino si raffreddi, dopo di che può essere posizionata sotto l’ombrellone, limitando il rischio di scottature.
Fermo restando che comunque la protezione solare va messa sempre , almeno mezz’ora prima di scendere in spiaggia”.
Da ricordare però che “la piscinetta va riempita poco (l’acqua deve arrivare al massimo all’ombelico del bambino seduto) e il bambino, anche se l’acqua è bassissima, non deve mai essere perso di vista”.
Consigli aggiuntivi per la sicurezza
Ma che succede se il bambino facendo il bagno beve l’acqua di mare? «E’ tossica per l’organismo- dice Staiano- per via del suo alto contenuto di sale.
In più, se il mare è inquinato può contenere agenti infettivi che possono causare vari problemi, primo tra tutti una forma di gastroenterite, i cui sintomi tipici sono nausea, vomito, diarrea, in presenza dei quali bisogna prontamente rivolgersi a un pediatra.
Dunque- raccomanda- sarebbe senz’altro meglio che simili incidenti di percorso non si verificassero.
Posto questo, è ovvio che una piccola quantità d’acqua salata ingerita non può creare particolari danni.
È consigliabile, comunque, quando succede, porgere al bambino dell’acqua dolce, utile per eliminare la quantità di sale contenuta nell’acqua marina assunta”.
Per quanto riguarda la durata del bagno la pediatra ricorda poi che “i segnali a cui prestare attenzione per capire quando è il momento di uscire dall’acqua, sono tre : i brividi di freddo, il raggrinzimento della pelle delle dita e la colorazione bluastra delle labbra.
Per dire basta, deve essere sufficiente, comunque, che il bambino tremi”.
Ma è bene far indossare una maglietta al bambino? “Una maglietta di cotone è utile perché diminuisce il rischio di scottature- dice Staiano- però non basta: sulla pelle va comunque applicata la crema solare protettiva .
A meno che non si scelga una maglietta realizzata in tessuto specifico, che agisce da schermo solare”.
Così come “quando il bambino gioca in spiaggia è buona cosa fargli indossare un cappellino, a patto però che sia molto leggero, meglio se di paglia bucherellato.
Diversamente può trattenere il calore con il rischio che si surriscaldi l a testa”.
Infine, una volta usciti dall’acqua, è bene fare una doccia al bambino? “E’ una buona abitudine perché l’acqua salata può risultare irritante per la pelle di un piccolino .
Se però dopo la doccia si rimane ancora in spiaggia occorre rinnovare l’applicazione del prodotto solare”.
Tabella riassuntiva dei tempi di attesa consigliati
| Tipo di pasto | Tempo di attesa consigliato |
|---|---|
| Pasto completo (primo, secondo, contorno e frutta) | 2-3 ore |
| Spuntino leggero (frutta, yogurt) | 30-60 minuti |
| Bevande zuccherate o alcoliche | Prestare attenzione, possono alterare la temperatura corporea e la percezione del freddo! |
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