In ogni spiaggia non manca mai un buon numero di bambini che, specialmente a inizio pomeriggio, assillano i genitori con la domanda “Mamma, mamma! Posso già fare il bagno?”. La risposta spesso varia a seconda del genitore, perché le indicazioni sul tempo da attendere dopo aver mangiato per fare il bagno possono dipendere da credenze o informazioni non sempre corrette o comprovate. Ogni estate si ripropongono le stesse domande: bagno e pasti.
Congestione dopo il bagno: mito o realtà?
Alzi la mano chi non ha sentito da bambino almeno una volta la frase: "Non fare il bagno dopo mangiato". Ma è davvero utile aspettare tutto questo tempo? Anche se a sostenerlo sono a volte i medici stessi, la temuta “congestione digestiva” è più che altro una credenza popolare, diffusa non solo in Italia ma anche in altri paesi del mondo e con radici antiche, visto che se ne trova traccia nel manuale dei Boy Scout d’America del 1911. Prendendo piede, la credenza è stata declinata su base locale, forse in ragione di differenze culturali: ad esempio, i sobri anglosassoni consigliano mezz’ora di attesa. Italiani e spagnoli, buone forchette, raccomandano almeno 2 o 3 ore.
Cominciamo subito col dire che il termine “congestione” non compare nella letteratura medica. E anche che le famose due ore (per i più cauti anche tre!) necessarie fra pasto e bagno sembrano un po’ un’invenzione italiana. Di fatto, non esistono prove scientifiche che dopo aver mangiato si anneghi più facilmente. Tuttavia, qualche cautela per evitare un malessere in acqua dopo un pasto può essere raccomandabile.
Perché si parla di congestione?
Sono varie e poco coerenti le spiegazioni sui possibili rischi di una nuotata dopo mangiato: c’è chi sostiene che il corpo, per mantenere la temperatura in acqua e sopportare lo sforzo fisico, mandi più sangue ai muscoli a discapito di stomaco e intestino, bloccando la digestione. C’è chi invece dice che la digestione va in tilt perché il troppo freddo causerebbe spasmi e malfunzionamento degli organi digestivi, se non addirittura un dannoso ristagno di sangue (cioè una congestione!) a livello di stomaco e intestino. In realtà nessuna di queste ipotesi è stata documentata.
È vero che dopo mangiato la digestione impegna l’organismo, ma il nostro corpo è in grado di gestire sia la termoregolazione sia l’attività fisica in acqua senza grossi rischi, anche dopo mangiato. L'affermazione secondo cui durante la digestione si rischia il malore in acqua per una mancanza di sangue nei muscoli è priva di fondamento scientifico. D'altro canto, pasti pesanti o molto calorici possono indurre una sensazione di sonnolenza e rallentamento, che può rendere meno agevole un'attività fisica intensa.
Quanto dura la digestione?
La digestione è un processo piuttosto lento. Più si mangia, più il pasto è ricco di proteine e grassi, più la digestione si allunga. Stomaco e intestino possono impiegare poco meno di un’ora per digerire un piccolo spuntino (per esempio, un frutto), 3-4 ore per un pasto normale (un panino farcito, oppure una bistecca con insalata) e svariate ore per un pranzo abbondante (primo, secondo, contorno e dolce).
Consideriamo i tempi medi di permanenza dei cibi nello stomaco: un succo di frutta ci mette al massimo venti minuti per passare all’intestino, la frutta impiega circa mezz’ora (20 minuti l’anguria, 40 le mele), la verdura cruda 30-40 minuti, quella cotta 45-50, le patate 60. I carboidrati vengono generalmente digeriti nel giro di un’ora.
Cosa fare quindi? Consigli utili
La risposta è che non serve aspettare. Non ci sono prove che aspettare mezz’ora oppure due o tre ore dopo pasto prima di entrare in acqua eviti malesseri, o peggio, ci metta a rischio di annegamento. Se si è mangiato uno spuntino o un pasto normale, il nostro organismo non ha esigenza di attendere di aver digerito. Un piccolo pasto non impegna così tanto l’organismo da compromettere la digestione o la sicurezza in acqua. Se invece abbiamo mangiato un pasto abbondante, meglio aspettare un po’ prima di impegnarlo in una nuotata impegnativa o in tuffi dagli scogli, specie se l’acqua è fredda. Il rischio non è tanto il blocco della digestione, ma fitte a livello del diaframma, affaticamento, e reflusso.
In definitiva, non è necessario fissare un timer di due ore dopo ogni pasto. Il buonsenso, come sempre, resta la guida più efficace. Se ci si sente leggeri e in forma, un bagno non è affatto pericoloso.
Il vero nemico è il freddo e l'alcool
Che sia prima o dopo mangiato, il vero nemico è il freddo. Immergersi in acqua molto fredda può attivare una risposta automatica del corpo, regolata dal sistema nervoso autonomo. Da un lato, i vasi sanguigni si restringono per conservare il calore; dall’altro, il battito cardiaco può rallentare per ridurre il lavoro del cuore e limitare il consumo di ossigeno. Questo doppio effetto, se troppo intenso o sbilanciato, può mettere sotto stress il cuore e l’organismo mentre siamo in acqua, causando capogiri, svenimenti e persino rischio di annegamento.
Innanzitutto, l’attenzione alla temperatura dell’acqua: un tuffo improvviso in acqua molto fredda (peggio se si è particolarmente accaldati) può causare, per riflesso automatico, un’interruzione del respiro (“apnea”) accompagnata da brusco calo della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, con possibile svenimento e rischio di annegamento. Ma parliamo di mari gelidi o di tuffi agonistici, non certo del bagnasciuga dei nostri litorali!
Bere alcolici prima di nuotare è fra le cause più frequenti di annegamento, anche se pochi lo sanno. L’alcol aumenta il rischio di annegamento perché ha un effetto negativo su riflessi e attenzione. Anche gli alcolici andrebbero evitati completamente prima di entrare in acqua perché essendo ricchi di zuccheri provocano un'eccessiva sudorazione. Secondo molte stime, inoltre, circa il 70% delle morti per annegamento sembra essere correlato al consumo di alcol e i motivi sono anche collegati all'effetto negativo che le bevande alcoliche hanno su riflessi e capacità di attenzione.
Ulteriori precauzioni
- Prima di tutto è bene valutare le condizioni meteorologiche in corso. Se il mare è molto mosso meglio desistere e non correre rischi inutili.
- Visto che il nemico numero uno del bagno post pranzo è il freddo, bagnarsi poco alla volta, senza entrare di corsa in acqua, è fortemente consigliato perché così facendo la temperatura corporea si mantiene il più possibile stabile, il corpo si abitua al cambiamento e l'eventualità di shock termico diminuisce.
- Infine è utile valutare le proprie capacità natatorie e psicofisiche. Uno stato psicofisico non ottimale può esporre a inutili rischi, specie se le condizioni meteo non sono buone e il mare è mosso.
- Fare il bagno in compagnia. Se si è da soli in acqua, una piccola difficoltà può trasformarsi in qualcosa di più serio. Non sforzarsi troppo.
Bagno al mare per i bambini: cosa sapere
Ma da che età si può fare il bagno al mare? «Su questo punto occorre far prevalere il buon senso- dice Staiano- Se si parte dal presupposto che fare il bagno deve essere divertente, sarebbe meglio aspettare che il bambino abbia almeno sei mesi, che abbia cioè raggiunto un’età in cui può apprezzarlo. Molto dipende comunque dal singolo bambino: ci sono piccoli attratti dall’acqua che addirittura la raggiungono prima dell’anno di vita, gattonando, mentre altri, magari più grandicelli, ne hanno un vero terrore. I primi possono essere assecondati, i secondi non devono assolutamente essere forzati a entrare”.
I bambini piccoli “se cadono in acqua non riescono a salvarsi da soli- ricorda Staiano- È importantissimo che, fino a i quattro anni, e comunque fin quando non hanno imparato a nuotare, indossino i braccioli, e che un adulto li vigili costantemente da vicino”.
Ma che succede se il bambino facendo il bagno beve l’acqua di mare? «E’ tossica per l’organismo- dice Staiano- per via del suo alto contenuto di sale. In più, se il mare è inquinato può contenere agenti infettivi che possono causare vari problemi, primo tra tutti una forma di gastroenterite, i cui sintomi tipici sono nausea, vomito, diarrea, in presenza dei quali bisogna prontamente rivolgersi a un pediatra. Dunque- raccomanda- sarebbe senz’altro meglio che simili incidenti di percorso non si verificassero. Posto questo, è ovvio che una piccola quantità d’acqua salata ingerita non può creare particolari danni. È consigliabile, comunque, quando succede, porgere al bambino dell’acqua dolce, utile per eliminare la quantità di sale contenuta nell’acqua marina assunta”.
Per quanto riguarda la durata del bagno la pediatra ricorda poi che “i segnali a cui prestare attenzione per capire quando è il momento di uscire dall’acqua, sono tre : i brividi di freddo, il raggrinzimento della pelle delle dita e la colorazione bluastra delle labbra. Per dire basta, deve essere sufficiente, comunque, che il bambino tremi”.
Infine, una volta usciti dall’acqua, è bene fare una doccia al bambino? “E’ una buona abitudine perché l’acqua salata può risultare irritante per la pelle di un piccolino . Se però dopo la doccia si rimane ancora in spiaggia occorre rinnovare l’applicazione del prodotto solare”.
Doccia dopo mangiato: si può fare?
No, non lo è. La doccia è una condizione ancora meno rischiosa del bagno in acqua. Come abbiamo visto, il vero pericolo in acqua è la temperatura molto fredda, che potrebbe causare un shock circolatorio, con perdita di coscienza. Questo rischio, sotto la doccia, non c’è, a meno che non si venga buttati a forza sotto una doccia gelida. Quando non c’è alternativa ad una doccia fredda, allora, è meglio esporsi gradualmente, bagnandosi prima di tutto il volto, le mani e le braccia, le gambe e poi il resto del corpo.
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