Nell'antica Roma, gli ingegneri erano abilissimi a costruire condutture pubbliche per approvvigionare la città eterna di acqua corrente. In appena cinque secoli, dal 312 a.C. al 226 d.C., sono stati costruiti a Roma 11 acquedotti. Gli idraulici dell'Antica Roma utilizzavano tubature in piombo, ceramica o pietra e gli impianti prevedevano vasche di sedimentazione, paratoie e serbatoi di distribuzione per evitare allagamenti o occlusioni.
Una vasta rete di oltre 500 km di condotti, arcate e tubazioni conduceva l’acqua nella città eterna, prelevandola da sorgenti, fiumi e laghi, posti a decine di chilometri dal centro urbano. Una vasta rete di circa 500 km era in grado di catturare e convogliare alla città oltre 13 mila litri d’acqua al secondo (oltre un miliardo di litri al giorno).
Roma: Regina Aquarum
Roma è città d’acqua per eccellenza, la Regina delle Acque o Regina Aquarum. Sebbene attualmente la gran parte del suo approvvigionamento idrico d’acqua potabile (circa l’80 %) avvenga grazie al moderno acquedotto del Peschiera (9.500 l/s) che attinge le sorgenti in Sabina, a Cittaducale nella provincia di Rieti, e la cui costruzione ebbe inizio nel 1938, già oltre duemila anni fa, la città poteva vantare una fitta rete di acquedotti che le garantivano acqua in abbondanza per alimentare fontane.
I Romani hanno disseminato acquedotti in tutta Italia, da Nord a Sud della Penisola, e in buona parte del Mondo, dalla Tunisia alla Spagna, dalla Turchia al Marocco, Francia e Germania. Il luogo dove si manifesta tutta la bellezza e la maestosità di questi giganti dell’acqua, è il cosiddetto Parco degli Acquedotti, una vasta zona naturale che si estende per centinaia di ettari nel quadrante sud-est di Roma. Il nome non è casuale: qui si incontrano ben sette Acquedotti, sei di età romana (Acqua Marcia, Tepula, Iulia, Claudia, Anio Novus e Vetus) ed uno rinascimentale (Acquedotto Felice).
L'Approvvigionamento Idrico: Un Sistema Sofisticato
Il sistema di approvvigionamento d’acqua nell’Antica Roma, al II sec. d.C., era molto sofisticato: 11 acquedotti romani, cisterne per la raccolta dell’acqua, vasche di decantazione per la posa dei sedimenti, sifoni inversi per superare dislivelli e tubazioni e condotte che distribuivano l’acqua in tutta la città. Che, divisi equamente tra i 1,5 milioni di abitanti dell’epoca fanno circa 750 litri/giorno disponibili pro-capite: paragonato allo standard ONU di 50 litri al giorno, appare un numero fenomenale.
Per oltre 400 anni dalla fondazione di Roma, i cittadini romani prendevano l’acqua direttamente dal fiume Tevere. Finché la diffusione di malanni e problemi legati al suo consumo spinsero alla ricerca di acque più salubri lontano dalla città: nacquero così gli acquedotti.
La Distribuzione degli Acquedotti
Quattro acquedotti (Anio Vetus e Novus, Acqua Marcia e Claudia) seguivano il corso dell’Aniene verso Est fermandosi in punti diversi (Mandela, Arsoli, Subiaco). Tre diretti ad est: acqua Appia nei pressi di La Rustica, Acqua Vergine poco oltre e l’Acqua Alessandrina fino a Pantano Borghese lungo la Prenestina. Due (Acqua Iulia e Tepula) volti a sud-est in direzione dei Castelli Romani.
Gli stessi acquedotti, i sette provenienti da sud-est, dai Colli Albani e dall’Alta Valle dell’Aniene, entravano a Roma passando per la Porta Maggiore, l’ingresso a Roma in cui convergono le vie consolari Casilina (o Labicana) e Prenestina, un punto strategico - data l’altitudine - che ne permetteva agevolmente la distribuzione in tutta l’Urbe. Porta Maggiore, l’accesso alla città da Sud-Est.
Le Fonti Storiche: Vitruvio e Frontino
Notizie dettagliate sugli acquedotti romani, sui segreti e le tecniche, ci vengono da due ingegneri romani vissuti a cavallo tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C.: Vitruvio e Frontino. Il testo più autorevole sugli acquedotti romani è quello di Frontino, il Curator Aquarum dell’imperatore Traiano, vissuto a cavallo tra il I e II sec.
Gli Acquedotti di Roma: Uno per Uno
Di seguito un elenco degli acquedotti romani con alcune delle loro caratteristiche principali:
- Acquedotto Appio (312 a.C.): Fatto costruire dal censore Appio Claudio Cieco nel 312 a.C. (lo stesso che realizzò la più celebre strada della Roma antica, la Via Appia o Regina Viarum), era lungo 16 km, costruito in blocchi di tufo squadrati e posti a secco, e giungeva a Roma interamente sotterraneo fino alla Porta Capena da dove si distribuiva in città. Prima di allora, i romani si procuravano l’acqua direttamente dal fiume Tevere, pozzi e sorgenti urbane.
- Anio Vetus (269 a.C.): Il secondo acquedotto di Roma, edificato nel 269 a.C., ha il nome che deriva dal fiume Aniene mentre il suffisso Vetus gli è stato attribuito tre secoli più tardi quando venne costruito un altro acquedotto che prelevava le acque dallo stesso fiume: l’Anio Novus. Segue il percorso del fiume Aniene per oltre 63 km superando Tivoli per convergere nei pressi dei borghi di Vicovaro e Mandela.
- Acquedotto Marcio (Aqua Marcia, 144 a.C.): Terminato nel 144 a.C., segue anch’esso il percorso del fiume Aniene ma, a differenza dell’Anio Vetus non pesca l’acqua direttamente dal fiume bensì più a monte in una delle sue sorgenti nei pressi dell’abitato di Arsoli. Era perciò potabile, di ottima qualità e abbondanza, tanto che Plinio il Vecchio la definì “un dono fatto all’Urbe dagli dei” in quanto “clarissima aquarum omnium”. Era il più lungo tra gli acquedotti romani della Città Eterna, quasi 92 km, ed il primo che giungeva a Roma portando l’acqua sollevata fino a 10 metri dal suolo su poderose arcate in blocchi di tufo lunghe decine di chilometri, per giungere fino alle pendici del Campidoglio e del Quirinale.
- Aqua Tepula (125 a.C.): Costruito nel 125 a.C., era lungo circa 18 km e, per buona parte, si sovrapponeva sulle arcate dell’acquedotto Marcio (si può vederlo al Parco degli Acquedotti), da quando usciva in superficie, dalla Villa dei Quintili fino a Porta Maggiore. Da qui proseguiva in direzione stazione Termini e Piazza della Repubblica, per alimentare le Terme di Diocleziano. Le sue arcate in laterizio, erano più alte e sottili rispetto a quelle in blocchi di tufo della Marcia.
- Acquedotto Giulio (Aqua Julia, 33 a.C.): Voluto dal console Agrippa nel 33 a.C., captava l’acqua dalle sorgenti di Squarciarelli vicino a Grottaferrata unendole a quelle vicine della Tepula per migliorarne la qualità. In località Capannelle i due condotti si sovrappongono a quelli dell’Acqua Marcia per giungere insieme a Porta Maggiore.
- Acquedotto Vergine (Aqua Virgo, 19 a.C.): Sempre Agrippa, qualche anno più tardi (19 a.C.), realizzò l’Acquedotto Vergine (che captava la cd. Aqua Virgo), destinato ad alimentare unicamente le terme che stavano parallelamente prendendo vita nel Campo Marzio. Captava le sorgenti ad Est sulla via Collatina nei pressi della località di Salone ma, nei pressi del centro abitato e, per evitarne l’attraversamento, lo circumnavigava arrivando a Campo Marzio da Nord, attraverso la Fontana di Trevi per giungere al Pantheon e alle Terme di Agrippa. Il nome Vergine è da attribuire alla fanciulla che, secondo la leggenda, indicò la posizione delle sorgenti tanto invano cercate fino allora. Ma è molto più probabile che tale nome si riferisce alla purezza e leggerezza delle sue acque che, per l’assenza di calcare, non ostruiva il condotto, richiedendo così una bassa manutenzione.
- Acquedotto Alsietino (Aqua Augusta, 2 a.C.): Costruito dall’imperatore Augusto nel 2 a.C. Lungo circa 33 km (quasi interamente sotterraneo) portava a Roma un’acqua non potabile destinata dall’imperatore Augusto ad alimentare la Naumachia, la sua “arena acquatica”, un grande bacino artificiale dove si tenevano battaglie navali per intrattenere il popolo.
- Acquedotto Claudio (38-52 d.C.): Voluto da Caligola nel 38 d.C. per sopperire alla crescente richiesta di acqua della città in espansione, fu terminato dall’Imperatore Claudio (da cui ne prese il nome) nel 52 d.C. Lungo quasi 69 km, risaliva la Valle dell’Aniene alla ricerca delle sorgenti identificate nei pressi di Arsoli e Marano Equo coi nomi di Sorgenti Serene ed il laghetto di Santa Lucia. L’acqua aveva una qualità elevatissima, inferiore solo alla Marcia. Qualche anno più tardi, Nerone ne costruì una diramazione per alimentare il ninfeo ed il lago della sua Domus Aurea.
- Anio Novus (52 d.C.): Come l’acquedotto Claudio, anche l’Anio Novus (o Aniene Nuovo) fu voluto da Caligola e terminato di costruire nel 52 d.C. dall’imperatore Claudio. Definito Novus per distinguersi dal suo antenato Anio Vetus, si snoda ad Est lungo la Valle dell’Aniene e condivide per buona parte il percorso degli acquedotti Marcio e Claudio, superandoli per protrarsi fino alle porte di Subiaco. La parte che si erge in superficie su arcate si sovrappone per un lungo tratto con l’Acquedotto Claudio, come si può osservare al Parco degli Acquedotti.
- Acquedotto Traiano (Aqua Paola, 109 d.C.): Voluto dall’Imperatore Traiano nel 109 d.C. per alimentare Trastevere, arrivava fino al Lago di Bracciano prelevando l’acqua dalle sorgenti dei monti Sabatini. Lungo 57 km, aveva una portata di oltre 1.300 litri/secondo.
- Acquedotto Alessandrino (226 d.C.): Ultimo degli acquedotti di età romana, fu edificato nel 226 d.C. per volere dall’imperatore Alessandro Severo. Il suo percorso (22 km) si snoda tra le consolari via Prenestina e Casilina fino a captare le sorgenti in località Pantano Borghese, alle porte della Capitale, la cd. Aqua Alexandrina. Prodotto delle conquiste tecniche di 5 secoli di progresso tecnologico dal primo acquedotto, ha una struttura in opera cementizia e paramento esterno in laterizio. Lungo circa 22 km, aveva una portata bassa di circa 255 litri al secondo.
Il Declino e la Rinascita
Dopo la caduta dell’impero romano, seguirono secoli di instabilità politica ed economica nella Capitale. Anche gli acquedotti ne uscirono devastati: nel medioevo molti di loro non erano più in grado di funzionare. Si deve arrivare al Rinascimento, dopo mille anni di abbandono, perché la città torni a fiorire: arte, architettura, economia e popolazione cominciarono un nuovo, florido periodo. Accanto agli 11 acquedotti di età romana, se ne aggiunge nel Rinascimento un dodicesimo: l’Acquedotto Felice.
L'Acquedotto Felice
L’acquedotto è denominato Felice in onore del suo ideatore, Papa Sisto V, all’anagrafe Felice Peretti, che l’ha fortemente voluto. L’acquedotto Felice, come alcuni suoi predecessori, ricalca per lunghi tratti gli acquedotti esistenti. In prossimità di Porta Furba, alla fine di via del Mandrione, è collocata la mostra dell’acqua Felice voluta da Sisto V.
L'Eredità degli Acquedotti Romani
Gli acquedotti dell’antica Roma si presentavano come maestose opere di ingegneria. Infatti, essi furono progettati per trasportare l’acqua che sgorgava da fonti lontane direttamente nelle città. Gli acquedotti dell’antica Roma furono realizzati principalmente utilizzando pietra, mattoni e cemento pozzolanico. Quest’ultimo rappresentava un materiale innovativo per l’epoca ed era ottenuto miscelando pozzolana, calce viva e acqua.
L’efficienza e la sofisticatezza del sistema idrico tramite i grandi acquedotti dell’antica Roma non avevano precedenti nel mondo antico. Essi influenzarono profondamente le successive opere di ingegneria idraulica in tutta Europa e nell’area mediterranea.
Tabella degli Acquedotti Romani
| Acquedotto | Anno di Costruzione | Lunghezza (km) |
|---|---|---|
| Acquedotto Appio | 312 a.C. | 16 |
| Anio Vetus | 269 a.C. | 63 |
| Acquedotto Marcio | 144 a.C. | 92 |
| Aqua Tepula | 125 a.C. | 18 |
| Acquedotto Giulio | 33 a.C. | N/A |
| Acquedotto Vergine | 19 a.C. | N/A |
| Acquedotto Alsietino | 2 a.C. | 33 |
| Acquedotto Claudio | 52 d.C. | 69 |
| Anio Novus | 52 d.C. | N/A |
| Acquedotto Traiano | 109 d.C. | 57 |
| Acquedotto Alessandrino | 226 d.C. | 22 |
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