L'idraulica ha una lunga e ricca storia, segnata da eventi significativi e progressi tecnici. A partire dal 1966, anno critico per l’Italia segnato dall'alluvione di Firenze, ma anche da problemi a Modena e Venezia, si sono determinati processi ed erosioni profondi in Secchia e Panaro, con demolizioni di ponti. Da allora, il Genio civile predispose una serie di interventi, tra cui il completamento del sistema delle casse di espansione Secchia e Panaro.
Il Ruolo dell'Autorità di Bacino del Fiume Po
L’Autorità di Bacino nazionale del fiume Po si occupa di panificazione e programmazione di interventi, anche se l'attività di programmazione interventi è cessata nel 2001. Riprendendo le fila di questo disegno, l’Autorità di bacino ne ha tracciato il completamento.
Il primo Segretario generale dell’Autorità di bacino, che aveva cessato il suo incarico alla fine del 2001, aveva predisposto a valle di questo piano per l’assetto idrogeologico nel bacino del Po, un programma triennale di intervento di attuazione del Pai. Il Pai complessivamente prevedeva investimenti nell’arco di trenta anni per 25 mila miliardi di vecchie lire, e da questo programma di 25 mila aveva estratto interventi urgenti per 2 mila e 400 miliardi, che aveva portato al Comitato istituzionale, che poi l’ha approvato.
All’interno di questi ci sono 26 nodi idraulici: nodo idraulico 25 torrente Secchia, cassa di espansione, tratto arginato dalla cassa alla confluenza in Po, importo economico 140 miliardi di lire; torrente Panaro, Emilia-Romagna, nodo idraulico 26, cassa espansione tratto arginato dalla confluenza in Po, 20 miliardi di lire.
La situazione critica del nodo idraulico di Modena, che comprende anche, ovviamente, la parte della provincia a valle, è stata anche oggetto di informazione della VIII Commissione della Camera dei Deputati, una rappresentanza della quale il 24 e 25 luglio 2006 ha svolto un sopralluogo nel bacino del Po, quindi era stata portata alla attenzione della Commissione.
Come dicevo in precedenza l’azione di programmazione della Autorità di bacino termina con la predisposizione di questo programma triennale, dopodiché l’ordinaria programmazione, a partire dal 2001, non è più stata svolta. Quella prevista dalla legge di allora, legge 183 dell’89, è ricompresa all’interno del decreto legislativo 152 del 2006, che prevede che ogni tre anni venga predisposto un programma di interventi da sottoporre poi al Ministero dell’Ambiente per la assunzione di atti di competenza.
Alla programmazione ordinaria è subentrata una programmazione straordinaria, molto spesso conseguente ad eventi alluvionali. L’azione di pianificazione dell’Autorità è proseguita, poi, oltre al Piano di fattibilità anche con la predisposizione delle mappe.
L’azione dell’Autorità di bacino è proseguita successivamente al recepimento a livello nazionale di una direttiva per le alluvioni europea con la predisposizione delle cosiddette mappe delle alluvioni. Queste mappe sono state approvate lo scorso 23 dicembre rispettando la scadenza europea che era per la verità il 22 dicembre, comunque rispettando questa scadenza sono state adottate le mappe.
Dal lavoro svolto, che per la verità dal punto di vista della conoscenza non cambia molto il quadro di quella disponibile, comunque sono emersi alcuni problemi che richiedono approfondimenti, tra questi sicuramente l’approfondimento sulla pericolosità delle aree poste a lato degli argini, che è un problema rilevante non solo per il territorio del bacino del Po, ma è rilevante in tutta Europa. Comunque esiste un problema che non è solo tecnico, è anche concettuale, su come trattare il rischio che corrono gli insediamenti e le popolazioni che stanno al di là degli argini.
Tendenzialmente viene chiamato negli ultimi anni il rischio residuale, abbiamo un livello di protezione, però il livello di protezione funziona fino a un certo livello, da una garanzia di protezione che può essere anche molto alta, però c’è sempre la probabilità che si verifichi un fenomeno più grande, che determina poi condizioni di rischio residuale. Nel momento in cui si verifica un fenomeno che supera i precedenti, i danni sono sicuramente molto molto alti.
Le parole d’ordine per quanto riguarda la nostra attività degli ultimi venti anni sono “prevenzione” e ci troviamo molto spesso in una situazione di impantanamento in processi di ricostruzione, sono “manutenzione ordinaria e straordinaria” e ci applichiamo, molto spesso, a costruire nuove opere. La realizzazione della cassa di espansione del Secchia è avvenuta più o meno in quattro anni, nel senso che, compresa l’azione per ottenere le risorse, l’ultima cassa di espansione che è stata fatta nel bacino è più o meno quella dell’Olona, oggi per fare una cassa di espansione probabilmente forse ci vanno venti anni, ma forse anche di più.
Il Ruolo di AIPO
L’AIPO nasce in sequenza, quindi non dalle ceneri, ma in sequenza, al Magistrato per il Po, nel 2003 quando, a seguito di quattro leggi regionali aventi lo stesso contenuto, fu raggiunta quella intesa, che la legge dello Stato richiedeva perché si maturasse il passaggio di competenze dal Ministero Lavori pubblici e le Regioni.
Le Regioni scelsero questo tipo di struttura, che in realtà proseguiva, grossomodo, l’attività gestionale nell’ambito di un reticolo idrografico che era grossomodo individuato secondo i criteri che sono ancora in qualche misura in vigore, sono leggi dello Stato, anche se molto vecchie, del 1904, del 1933, che classificano le opere idrauliche secondo livelli di importanza. Agiscono come soggetti gestori e rispetto al Magistrato per il Po, AIPO ha dovuto, negli anni che sono venuti dopo il 2003 e fino a tutt’oggi praticamente, attrezzarsi per tutte quelle funzioni che non erano previste dal Magistrato per il Po, ma che sono invece previste, necessarie più che previste, nell’ambito di un ente pubblico che ha autonomia di bilancio, autonomia amministrativa, contabile, gestionale.
Questo per inquadrare, grossomodo, in questi anni, la dinamica di questa amministrazione, che ripeto cura, come core business, se volete, perché non è l’unica attività che svolge, la gestione e manutenzione della rete idrografica del bacino del Po, quindi il fiume Po, principalmente, fino a oltre Torino, dal Delta fino a oltre Torino, e i principali affluenti in sinistra idraulica fino ai laghi, ai grandi laghi alpini, Ticino fino al Lago Maggiore, etc., in destra idraulica grossomodo fino alla Via Emilia, per capirci, o comunque negli affluenti che hanno le casse di espansione e di laminazione delle piene, che sono cinque, fino alla cassa di espansione compresa, che sono il Parma, il Crostolo, l’Enza, il Secchia e il Panaro.
Il 19 gennaio è accaduto un fatto che a nostro modo di vedere, e leggere le documentazioni che abbiamo potuto raccogliere, che sono principalmente fotografiche e di conoscenza dei luoghi, è accaduto un fatto che non era prevedibile e che non dovrebbe presentarsi nell’ambito di una rete di difesa idraulica, che difende un territorio come quello modenese; in realtà non è possibile un’assunzione di garanzia tale da garantire nei confronti di eventi di questo tipo, nell’ambito di una gestione di un reticolo come quello che gestisce AIPO. Si può contrastare il fenomeno reato, si può cercare di catturare, di prendere i colpevoli, ma non si può garantire che non si ripresenti un fatto del genere.
Noi di fenomeni che potrebbero causare potenzialmente gravi danni ne affrontiamo parecchi, molti, nell’arco di un anno sono almeno qualche decina; mi riferisco sempre all’ambito diciamo emiliano, ma potremmo parlare anche proprio dell’ambito modenese ci sono sicuramente molte unità. L'attività dell'Agenzia si fonda, innanzitutto su una competenza e una tradizione di conoscenza delle dinamiche di idraulica fluviale, che poi molti pensano di conoscere, ma sono un tema estremamente delicato e complesso, e difficile da comunicare, quando epidermicamente si ritiene di essere convinti di qualche cosa per avere visto: il fiume si vede e poi pare facilmente interpretabile. Spesso l’interpretazione così sensoriale porta fuori.
L'Evoluzione dell'Idraulica nel Settore Privato: Un Esempio di Successo Familiare
All'inizio degli anni 60 il giovane Dal Bello Federico inizia la sua attività imprenditoriale dopo aver svolto una lunga e proficua gavetta presso alcune aziende di Verona. Grazie alla sue grandi capacità umane e tecniche, ben presto ottiene importanti commesse in ambito residenziale. Dopo 10 anni ricchi di soddisfazioni Federico decide di abbandonare quasi completamente questo settore per seguire maggiormente le manutenzioni post impianto dei ormai moltissimi clienti privati. Alla fine degli anni 80 inizia la collaborazione del figlio Nicola grazie al quale si iniziano a realizzare gli impianti ad espansione diretta. Il figlio Roberto inizia la sua collaborazione sul finire degli anni novanta e a lui si deve l'informatizzazione della gestione aziendale. IDRAULICA DAL BELLO diventa la naturale continuazione di 40 anni di esperienze nel settore dell'impiantistica.
«La nostra è una storia di famiglia. Siamo nati piccoli con mio nonno idraulico che ha aperto 90 anni fa la sua rivendita, che è ancora oggi relativamente piccola. Negli anni Settanta mio papà è entrato in azienda e, per soddisfare la domanda molto importante nel periodo del boom edilizio, ha ampliato l’attività inserendo i sanitari e gli elettrodomestici, così la rivendita è cresciuta. Piccolo, si sa, oggi può ancora essere bello ma se ha le capacità per evolvere. Raffaella Moro, con non celata commozione, parla di quanto suo figlio Jacopo stia facendo per riorganizzare l’azienda dopo aver conseguito la laurea in economia. Un laureato in economia ha un approccio allo sviluppo dell’azienda sicuramente diverso dal suo e da quello di suo padre. «A dire il vero, sentivamo il bisogno di una guida, di una gestione manageriale. Il mercato è cambiato, i clienti sono cambiati e la gestione dell’azienda non può più essere quella di una volta.
Tra gli altri cambiamenti che ha apportato, voglio ricordare che è stata sua l’idea dell’affiliazione al gruppo ITS Company; ha cercato la realtà giusta per le nostre dimensioni e le nostre esigenze e ha gestito l’affiliazione al gruppo. Il consiglio che gli ho dato? Più che un consiglio, gli ho chiesto di affiancarmi per “imparare” come approcciare la clientela.
«Negli anni la concorrenza è aumentata perché anche nella nostra zona sono arrivati i grandi gruppi, tanto che attualmente in 12 km - tra rivenditori più o meno piccoli e più o meno grandi - siamo praticamente in 12 società a trattare prodotti per il bagno. Che significato ha per voi quest’espressione? «Servizio di qualità per noi significa, innanzitutto, offrire prodotti di qualità che abbiano continuità giacché, per esempio, negli anni la rubinetteria ha bisogno di manutenzione. Servizio di qualità significa mettersi a fianco del cliente per capire cosa desidera, come possiamo soddisfare le sue esigenze sia estetiche sia di budget e seguirlo anche dopo per quanto riguarda il montaggio dei mobili, dei box doccia, degli accessori. Importante è poi il servizio post-vendita, perché dopo dieci anni il box doccia può rovinarsi, le guarnizioni o la cartuccia del rubinetto sono da sostituire, per cui il cliente può segnalarci queste necessità e noi andiamo a sostituire quello che si è rotto o non funziona più perché cerchiamo di disporre sempre dei pezzi di ricambio, grazie alla scelta di fornitori che garantiscono continuità. Durante tutte le fasi di acquisto, il cliente viene quindi “coccolato”, consigliato e assistito al meglio nelle sue scelte dai tre addetti alle vendite nello showroom e dai tre addetti alle vendite (più i due montatori) nel reparto idraulica.
«La nostra azienda ha una clientela costituita da molti installatori idraulici, termotecnici e numerosi privati che frequentano soprattutto lo showroom. Ci sono anche progettisti e architetti, clienti fidelizzati con cui riusciamo a dialogare e a confrontarci. Inoltre, abbiamo avviato un servizio dedicato agli hotel con programmi specifici di manutenzioni programmate. Inoltre, cerchiamo di fidelizzare i clienti con newsletter mensili su cui proponiamo promozioni. C’è una grande evoluzione nei prodotti destinati al bagno.
«Devo dire che, mentre nel resto d’Italia il trend su sanitari, rubinetti e accessori neri è quasi del tutto superato, i nostri clienti da circa due anni sono orientati verso questa tipologia di prodotto. «Abbiamo affidato la realizzazione del sito a un’agenzia di marketing - spiega Raffaella Moro - e ho constatato che, da quando è online la nuova versione, il cliente entra nello showroom già convinto di comprare e con le idee chiare su ciò che vuole. Personalmente desideravo molto che il sito fosse costruito perché il cliente comprendesse la nostra professionalità, qual è il nostro spirito, come sarebbe stato seguito e come l’avremmo aiutato a scegliere il prodotto giusto. La nostra è un’azienda a carattere familiare e da sempre ci impegniamo per instaurare un rapporto amichevole non solo con i clienti ma anche con i fornitori.
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