La nostra azienda è figlia della Marsica, di questa terra che all’inizio degli anni sessanta già mostrava i segni di dinamismo che la distinguono ancora oggi. E in quel periodo complesso, in cui i bisogni quotidiani stimolavano l’inventiva, i nostri genitori hanno avuto il coraggio di rischiare, mostrando di possedere spirito imprenditoriale. Una crescita possibile anche grazie al contributo di una donna che si è inventata imprenditrice quando le parole “quote rosa” non avevano alcun significato.

Macchine e Progresso: Un'Evoluzione Continua

Si definisce macchina un complesso di elementi fissi e mobili, vincolati cinematicamente, tale che almeno uno degli elementi essenziali sia soggetto a forze che compiono lavoro e quindi sia in moto, per cui si abbia trasformazione di energia, potenza, rendimento.

Estendendo il concetto alle trasformazioni energetiche non esclusivamente meccaniche, con una operazione logica non accettata da parte della cultura ingegneristica, si definisce macchina ogni dispositivo atto a trasformare energia e a compiere lavoro: si potrebbe perciò parlare di macchine anche quando in esse avvengano soltanto trasformazioni energetiche (chimiche, termiche, elettriche, elettroniche) senza che sia presente lavoro meccanico.

Le cinque macchine elementari, a cui gli antichi riconducevano tutti i dispositivi meccanici basati sul principio dell'equilibrio statico delle forze, sono: la leva, il cuneo, la ruota, il paranco e la vite.

Engine, dal latino ingenium, è "una macchina o strumento complesso formato da elementi più semplici, come ruote, viti, leve, combinati assieme per sollevare, gettare o sostenere un peso, oppure per produrre altri considerevoli effetti per risparmiare tempo e forza".

Nell'Encyclopédie di Diderot e d'Alembert (1751-1777) la macchina è descritta ancora come un dispositivo "che serve ad aumentare e a regolare le forze attive (forces mouvantes)". Ma "una macchina consiste ancora più nell'arte e nell'invenzione che nella forza e nella solidità dei materiali".

Le macchine di Archimede e quelle elencate nelle raccolte e descritte dal Gallon, e ancora prima dal Ramelli, dal Leupold, dallo Zabaglia, lasciano presto spazio alle macchine architettoniche, ma soprattutto alle macchine idrauliche (machines à eau) e alle macchine militari.

In relazione alla funzione, ma senza voler fornire una tassonomia esaustiva, si distinguono le macchine agricole, le macchine a vapore, le macchine da calcolo, le macchine di prova, le macchine elettriche, le macchine frigorifere, le macchine idrauliche, le macchine tessili, le macchine per la stampa, le macchine pneumatiche, le macchine utensili.

Secondo un'affermazione di Lewis Mumford l'antichità conosceva singole macchine (elementari) e non 'la macchina'. Le macchine sono conosciute nel mondo antico soprattutto come moltiplicatori di forza.

La leva con cui Archimede vorrebbe sollevare il mondo, il paranco con cui si riescono a sollevare carichi ben superiori alla forza di sollevamento, il cuneo che riesce a spaccare un blocco di marmo sono alcuni esempi di applicazione alle macchine elementari dei principî dell'equilibrio statico.

Le macchine che trasformano l'energia sono ancora poco diffuse, se si eccettuano gli animali e l'uomo, 'macchine' in cui ha luogo la conversione dell'energia chimica degli alimenti in energia meccanica.

Un papiro del II secolo a.C. fa riferimento a una ruota a secchie (noria) 'automatica', mossa da una ruota idraulica.

Nelle miniere di piombo di Rio Tinto nei pressi di Siviglia i Romani installarono una serie di norie per il drenaggio dei pozzi e delle gallerie sotterranee. Queste macchine, mosse manualmente, non richiedevano alcuna ruota dentata per la trasmissione del moto.

Ben diverso è il caso dei mulini, dove la trasmissione dall'asse orizzontale della ruota a quello verticale della macina impone l'uso di una coppia di ruote a pioli, per la cui costruzione sono necessarie raffinate conoscenze di materiali e di tecniche di costruzione.

Queste macchine erano note certamente già nel I secolo a.C., quando Antipatro (Antologia Palatina, IX, 418) afferma: "Cerere impose alle Ninfe dell'acque il lavoro, e d'un balzo si lanciano esse al sommo vertice d'una rota e fan che l'asse giri".

Intorno al 18 a.C. Strabone menziona un mulino ad acqua per macinare il grano, in funzione nel palazzo di Mitridate, re del Ponto.

Vitruvio (De Architectura, X) cita il mulino con ruota ad asse orizzontale e a pale colpite dal basso.

A Barbegal, in Francia, nei pressi di Nîmes, i Romani costruirono una serie di mulini disposti a gradini su un dislivello di alcune decine di metri, alimentati da due canali che scorrevano ai fianchi degli edifici.

È una delle poche testimonianze archeologiche dell'impiego delle ruote idrauliche nel mondo romano, e prova la fattibilità di queste macchine, anche se esse non ebbero una diffusione tale da poterne ritenere fondamentale il ruolo nell'ambito dello sviluppo tecnologico.

I mulini mossi da schiavi o da animali rimangono la tipologia principale che caratterizza l'attività molitoria.

Cosa per noi paradossale, il mondo antico preferisce la macchina 'naturale' alla macchina 'artificiale'.

Non macchine, ma piuttosto meccanismi - precursori degli orologi - sono gli automi di Ctesibio, Erone Alessandrino, Archita di Taranto, congegni adibiti alla trasmissione di un movimento, non all'esecuzione di un lavoro.

Il ritrovamento del meccanismo di Antikythera, che si può far risalire alla cultura rodiota del I secolo a.C., conferma l'ipotesi che i Greci conoscessero le trasmissioni a ruote dentate e soprattutto le ruote dentate di precisione.

La 'macchina' è formata da una serie di circa 30 ruote, tra di loro variamente connesse, e probabilmente costituiva un calcolatore analogico per usi cronometrici e astronomici.

Le macchine per eccellenza dell'antichità sono le macchine belliche: la chiroballista è una macchina capace di accumulare energia meccanica in due nerbi ritorti e viene usata per scagliare dardi e proietti.

Ctesibio di Alessandria (III secolo a.C.) propone la sostituzione delle molle di torsione con molle a balestra, nel chalcotonon, e con molle pneumatiche, nell'aerotonon.

Una ballista con caricatore multiplo per frecce viene inventata da Dionisio di Alessandria (270 a.C.), e pare che questa macchina fosse tenuta nell'arsenale di Rodi.

La chiroballista romana, montata su un carro a due ruote, è una macchina leggera, facilmente trasportabile, adatta a lanciare dardi; realizzata nel I secolo d.C., è costruita con parti in ferro ed è dotata di un rudimentale sistema di puntamento; sarà presto soppiantata dalla più semplice catapulta a un solo braccio: l'onagro.

Qualche secolo più tardi un'altra macchina, questa volta a contrappeso, ottiene il primato.

"Invenzione antica, il mulino ad acqua è medievale dal punto di vista della sua effettiva diffusione" afferma Marc Bloch.

Ogni piccola comunità agricola dell'Europa medievale riesce a dotarsi di questo importante convertitore di energia idraulica per macinare, per pestare, per segare.

La potenza sviluppata da questi motori difficilmente supera i 2 kW, ma il loro ruolo è fondamentale nell'imprimere alle attività produttive la spinta per importanti e basilari innovazioni.

Dove le condizioni ambientali rendono impossibile lo sfruttamento dell'acqua si cercano fonti alternative di energia.

Indipendentemente dal mondo islamico, verso il 1185, lungo la costa del Mare del Nord, dove i venti spirano per lo più in direzione costante, si mette a punto una struttura a quadruplice velatura che sostituisce la ruota a palette idraulica.

L'edificio del mulino si innalza su un treppiede, per meglio esporsi all'azione del vento.

In pochi anni il mulino a vento è noto in tutta l'Europa settentrionale: a St. Mary presso Swineshead nel Lincolnshire (1170 ca.), in Normandia (1180 ca.), a Weedlley nello Yorkshire (1185), a Buckingham nell'abbazia di Oseney (1189).

Nel 1192 il mulino a vento è fatto conoscere dai crociati in Palestina, e subito si impone come macchina strategica, perché permette di macinare il grano anche nelle città cinte di assedio.

Nell'area islamica, nel 1206, viene redatto dallo scienziato al-Jazari un trattato di orologeria e meccanica (Il libro della conoscenza dei dispositivi meccanici).

I dispositivi più spettacolari sono gli orologi e i motori idraulici; nelle macchine appaiono i primi meccanismi di controllo automatico a retroazione.

Dall'esperienza di al-Jazari, e in certo modo anche sotto il suo influsso, nascono nell'Occidente medievale i primi trattati sulle macchine.

Automi e orologi sono il segno che la macchina si evolve con l'impiego di nuovi materiali e il conseguimento di una nuova precisione.

L'orologio non è una macchina nel vero senso del termine, perché non produce lavoro, ma la sua costruzione condiziona sia lo sviluppo della scienza, sia l'invenzione di nuove macchine utensili, soprattutto quelle destinate a intagliare gli ingranaggi.

"Sarà l'orologio e non la macchina a vapore lo strumento basilare della moderna era industriale" afferma Lewis Mumford.

Le torri campanarie delle cattedrali europee e dei palazzi comunali si ornano dei primi congegni meccanici per segnare il tempo.

Famosi sono gli orologi di Strasburgo, Lubecca, Praga, Olmuetz e Cremona, che mettono in moto complicati e fantasiosi meccanismi.

Anche l'industria tessile si meccanizza.

Se i telai rimarranno sino a tutto il XVIII secolo mossi dalla mano e dai piedi del tessitore, nel caso della torcitura della seta le cose stanno diversamente.

Intorno al 1260 Villard de Honnecourt, un ingegnere costruttore di cattedrali gotiche, trattando di edifici, ma anche di macchine da cantiere, espone nel suo Quaderno disegni e fondamenti di un'arte basata "sulla disciplina della geometria".

La teoria delle macchine, alle soglie del Rinascimento, rimane confinata nei trattati di filosofia, e gli ingegneri si preoccupano piuttosto di materiali e delle proporzioni dei meccanismi, i cui segreti sono spesso gelosamente custoditi.

Guido da Vigevano, Kyeser, Giovanni Fontana, Mariano di Jacopo detto il Taccola, Lorenzo Ghiberti, Roberto Valturio, Francesco di Giorgio sono tecnici vissuti tra il XIV e il XV secolo; i loro interessi spaziano dagli ingenia militari ai mulini, alle macchine da cantiere.

Leonardo da Vinci, che anatomizza le macchine aprendo nuove prospettive per l'ingegneria, inaugura il XVI secolo.

Vannoccio Biringucci (De la pirotechnia, Venezia 1544) e Georg Bauer alias Agricola (De re metallica, Basilea 1556) fondano la nuova arte dei metalli, e con essi la macchina, sinora costruita quasi interamente in legno, scopre nel ferro un nuovo materiale da costruzione.

Guidobaldo dei marchesi Del Monte scrive nel 1577 il Mechanicorum liber, in cui le macchine elementari sono alla base di una teoria sistematica ancora legata ai paradigmi dell'equilibrio statico fondato su modelli geometrici.

Vittorio Zonca, ingegnere padovano, nel Novo theatro di machine et edifizii (1607) modifica e approfondisce il rapporto con la macchina.

La sua presentazione non si limita alla descrizione degli "strani ed ingegnosi meccanismi", ma li penetra con maggiore profondità, ne mostra gli spaccati e gli esplosi dove ciascun particolare diviene attore e protagonista.

Heinrich Zeising (Theatri machinarum erster Theill, Leipzig 1612), Fausto Veranzio (Machinae novae, Venezia 1595 e 1615), Salomon de Caus (Les raisons des forces mouvantes, Frankfurt 1615), Jacobus de Strada (Künstliche Abriss allerhandt Wasswerkunsten, Frankfurt 1618), Giovanni Branca (Le machine, Roma 1629), più oltre ancora Georg Böckler (Theatrum machinarum novum, Nurnberg 1662) e i vari theatra del Leupold (Leipzig 1724-1739), continuano il genere ricorrendo frequentemente alla ripetizione di schemi già sperimentati per macchine che si diffondono e si perfezionano nei particolari costruttivi.

Le macchine del 'moto perpetuo', che dal Medioevo costituiscono l'utopia di molti ingegneri e costruttori, continuano ad affermare prepotentemente la propria volontà di esistere, non senza truffe e inganni.

I commissari dell'Académie des Sciences, studiando le innovazioni tecnologiche francesi, ammettono essi stessi che l'origine della macchina utensile fu inglese, non tanto come invenzione, quanto come diffusione e impiego a livello industriale.

Il gap che ostacola il decollo dell'industrializzazione è di natura energetica.

Solamente quando la macchina a vapore riesce a diventare una realtà per gli ingegneri minerari, che la impiegano per la prima volta nel drenaggio dei pozzi, allora anche l'industria del ferro può evolversi.

Solo alla metà del XVIII secolo appaiono i primi tentativi di razionalizzare i processi di produzione e le macchine utensili che si impiegano in essi.

Le macchine utensili - i magli e i laminatoi attivati da una natural force - popolano le officine per la lavorazione dei fucinati.

"L'ampliamento del volume della macchina operatrice e del numero dei suoi strumenti che operano contemporaneamente, richiede una macchina motrice più massiccia, e questa richiede a sua volta, per vincere la propria resistenza, una forza motrice più potente di quella umana, astraendo dal fatto che l'uomo è un imperfettissimo strumento di produzione di moto uniforme e continuo [...].

Soltanto con la seconda macchina a vapore del Watt, quella detta a doppio effetto, era stato trovato un primo motore che generasse da sé la propria forza motrice alimentandosi di acqua e di carbone, la cui potenzialità fosse completamente sotto il controllo umano, che fosse insieme mobile e mezzo di locomozione, urbano e non rurale come la ruota ad acqua, che permettesse quindi di concentrare la produzione nelle città, invece di disseminarla per le campagne come avviene per la ruota ad acqua".

Il tornio sin dal Rinascimento viene utilizzato per fabbricare grani di rosario, bottoni, pedine e oggetti d'ornamento.

Il Besson (1569) ne descrive tre versioni.

I trattati del Plumier (1701), dell'Hulot (1775), sino a quello del Bergeron (1815), ne segnano l'evoluzione.

Il tornio diviene la macchina utensile per eccellenza, usata dai mécaniciens nei primi opifici.

Nel Settecento il tornio esce dalle botteghe ed entra persino nelle corti.

I sovrani dell'ancien régime, come Carlo Emanuele III di Savoia oppure lo stesso Luigi XVI, si dilettano con il tour à guillocher che permette di incidere disegni a curve interallacciate, a volute simmetriche, ornamentali, per numerose applicazioni, ma in particolare per la lavorazione delle casse metalliche degli orologi e di altri oggetti di orologeria e oreficeria.

L'orologeria, con Ferdinand Berthoud e Antoine Thiout, sviluppa nuove macchine per tornire con precisione gli alberi e per intagliare le ruote dentate.

Dalla macchina utensile impiegata negli opifici per la produzione di manufatti in acciaio prende le mosse la rivoluzione industri...

Innovazioni nel Settore Automobilistico

A bordo della gamma RS spicca l’eccellenza della leggendaria trazione integrale quattro: ereditata dalle performance indimenticabili sulle piste da rally, questa tecnologia si adatta alle caratteristiche di ciascun modello garantendo le migliori performance grazie a un’impeccabile tenuta di strada.

L’assetto con taratura specifica RS ottimizza il comportamento su strada dei modelli RS, grazie a tecnologie come gli ammortizzatori idraulici a molle elicoidali e le sospensioni pneumatiche adattive.

Inoltre, il sistema Dynamic Ride Control (DRC), disponibile per alcuni modelli, riduce beccheggio e rollio grazie all’interconnessione attraverso un circuito idraulico dedicato degli ammortizzatori diagonalmente opposti.

Il sistema Audi drive select consente di personalizzare le impostazioni di sterzo, sospensioni, acceleratore e trasmissione in modo da adattare perfettamente l’esperienza di guida alle vostre preferenze.

Inoltre, le nuove modalità RS1 e RS2 consentono di salvare la personalizzazione in una configurazione rapida cui accedere mediante il volante.

L’emozione delle grandi prestazioni si combina perfettamente al comfort garantito dallo sterzo integrale dinamicoche agisce sulle ruote anteriori e varia il grado di servoassistenza e l’angolo di sterzata, migliorando l’esperienza alla guida.

Lo sterzo integrale, invece, interviene anche sulle ruote dell’asse posteriore, facendole muovere in fase a quelle anteriori alle alte velocità per accrescere la stabilità, e in controfase alle basse andature per migliorare la maneggevolezza.

Il controllo è la chiave delle grandi prestazioni: i freni carbo-ceramici garantiscono una pressione di frenata ottimale in fase di decelerazione e grazie alla loro alta resistenza al fading, migliorano la sicurezza in caso di frenate ripetute ad alta velocità.

I freni a disco possono essere idraulici o meccanici . Il tipo di freno più adatto dipende dalle proprie esigenze di guida e dalle proprie finanze.

La differenza principale tra i freni a disco idraulici e meccanici è che i freni a disco idraulici sono più efficienti, ovvero forniscono più potenza di arresto con meno sforzo sulla leva del freno.

In un sistema di freno a disco meccanico, i freni sono azionati da un cavo, e questo è simile ai freni a cerchione.

Con un sistema di freno a disco idraulico, i freni vengono azionati tramite fluido.

Molte persone concordano sul fatto che i freni a disco idraulici sono migliori.

La ragione di questo è che forniscono una maggiore potenza di arresto con meno sforzo, ma consentono anche un controllo più preciso (sono più fluidi da usare) e offrono una maggiore sensazione di frenata rispetto ai freni a disco meccanici.

Il motivo per cui i freni a disco idraulici forniscono più potenza di arresto con meno sforzo è dovuto al modo in cui funzionano.

In un sistema frenante idraulico, la pressione sul pistone è di gran lunga superiore alla forza che si sta esercitando sulla leva.

Anche i sistemi di freni a disco meccanici aumentano la forza ma non della stessa quantità.

Nei freni a disco idraulici il sistema è chiuso, ciò significa che non si avrà sporcizia all’interno del sistema frenante, il che è meglio se si guida in condizioni di bagnato o fango.

Sfortunatamente, i freni a disco meccanici sono aperti agli elementi esterni e, questo, può portare il cavo a sporcarsi o ostruirsi con i detriti.

Uno dei maggiori vantaggi è che è più facile fare manutenzione.

La maggior parte delle persone ha già lavorato con i freni a cavo e quindi se è necessario regolarli è più facile rispetto ai freni a disco idraulici.

Le componenti sono inoltre prontamente disponibili e poco costose in quanto utilizzano un sistema meno complesso.

Dipende da cosa si intende fare con la bici.

Se si affrontano trail complicati e tecnici, avere freni a disco idraulici ha più senso.

Inoltre, se il budget permette freni a disco idraulici, è sicuramente meglio averli, assicurandosi che siano dei freni decenti in quanto, quelli più economici, possono avere più problemi di quelli meccanici.

Se l’uso della MTB non è professionale ed è occasionale, allora potrebbe avere più senso comprare freni a disco meccanici.

Un altro grande motivo per scegliere dischi meccanici è, come già detto, la facilità di manutenzione e regolazione.

Certificazione Energetica degli Edifici

Il Leadership in Energy and Environmental Design (LEED) è un sistema di certificazione sviluppato dal Green Building Council (USGBC) per valutare la sostenibilità ambientale degli edifici.

La certificazione energetica di un edificio in Italia è un documento ufficiale che attesta l’efficienza energetica di un’unità immobiliare.

La certificazione energetica ha l’obiettivo di fornire informazioni chiare e comprensibili sulla prestazione energetica di un edificio. Questo consente ai proprietari, agli acquirenti o agli inquilini di valutare e confrontare l’efficienza energetica di diverse proprietà.

In Italia, la certificazione energetica è obbligatoria per tutti gli edifici, nuovi o esistenti, sia residenziali che commerciali, che vengono venduti o affittati. È richiesta anche per le nuove costruzioni prima della consegna.

La certificazione viene effettuata da un tecnico abilitato, spesso un geometra o un ingegnere, che esegue un’analisi dettagliata delle caratteristiche dell’edificio e dei sistemi energetici in esso presenti.

Il risultato della certificazione energetica è esposto sull’Attestato di Prestazione Energetica (APE), che assegna una classe energetica all’edificio. Le classi vanno da A (molto efficiente) a G (poco efficiente).

L’APE include anche raccomandazioni per migliorare l’efficienza energetica dell’edificio.

La certificazione energetica è strettamente legata al costo in bolletta perché fornisce informazioni sul consumo energetico previsto di un edificio o di un’unità immobiliare. Queste informazioni consentono ai proprietari e agli acquirenti di valutare quanto potrebbero spendere mensilmente per le bollette energetiche in base all’efficienza energetica dell’edificio.

Se un edificio ha una certificazione energetica più bassa e quindi un consumo energetico previsto più elevato, è probabile che i costi delle bollette energetiche siano più alti.

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