Il dialetto bergamasco, ricco di storia e tradizioni, offre uno sguardo affascinante sul mondo del lavoro e sulla cultura locale. In questo contesto, esploriamo il termine "idraulico" e le sue sfaccettature nel dialetto bergamasco.
Il dialetto bergamasco, come molte altre lingue locali, ha subito trasformazioni nel corso del tempo a causa dei progressi tecnologici e dei cambiamenti nel mondo del lavoro. Molte attività tradizionali sono scomparse, portando con sé il loro lessico dialettale. Allo stesso tempo, sono emersi nuovi lavori, spesso denominati con termini angloamericani.
La perdita dell'uso delle lingue locali è un segno di un indebolimento della consapevolezza di appartenere a una comunità e a un territorio. Quando il dialetto decade, scompaiono le parole che per secoli hanno designato azioni e oggetti relativi alle professioni e ai mestieri.
Per preservare la memoria, è essenziale registrare, raccogliere e tramandare le parole usate per descrivere queste attività. Per quanto riguarda la raccolta di voci, ci si è avvalsi principalmente di alcuni autorevoli repertori alfabetici a cui fare riferimento, primo fra tutti il Vocabolario dei dialetti bergamaschi antichi e moderni (II ed., 1873) di Antonio Tiraboschi.
Alcuni termini, tuttavia, non compaiono in nessuno dei repertori citati, essendo stati ascoltati e annotati nel corso degli anni. Questi termini appartengono in sostanza al dialetto medio usato a Bergamo e nei centri vicini tra l'Ottocento e il Novecento.
Nell'elenco appaiono inevitabilmente diversi neologismi e termini ormai correnti, attestati dai repertori lessicografici o uditi dalla viva voce dei parlanti, come carpentér (carpentiere), fiurér (fioraio), macelér (macellaio), salömér (salumiere) e idràulico (idraulico).
Non mancano le voci riferibili a mestieri, attività e ruoli sociali tipici di secoli precedenti, come spissiér (speziale), praticamente soppiantato dall'italiano farmacista. Lo studio delle vecchie carte gioverebbe ad una più approfondita conoscenza dei mestieri esercitati nei secoli antecedenti l'Ottocento.
Ragioni eminentemente pratiche inducono a privilegiare il criterio alfabetico, di facile consultazione. Ovviamente la traduzione è dal bergamasco all'italiano e non viceversa perché sono le parole bergamasche a suscitare interesse.
Generalmente, quando la parola bergamasca coincide con quella italiana (ad esempio, fotògrafo, cardiòlogo, dentista, pianista, idràulico, ecc.), si è ritenuto di escluderla dall'elenco.
Il dialetto usato è quello medio parlato nell'età moderna e contemporanea nella città di Bergamo e nel suo territorio. Tuttavia, non si è potuto fare a meno di riportare voci tipiche di aree tradizionalmente omogenee, come quella trevigliese.
Si osserverà la presenza di numerose voci riferite a varie strutture e organizzazioni della vita civile e sociale, dal mondo ecclesiastico agli apparati militari, dalle cariche amministrative alle diverse articolazioni della burocrazia. Ma si noterà soprattutto la tipicità di voci afferenti ad operazioni connesse con i lavori tradizionali della campagna e con particolari aspetti produttivi del mondo contadino.
Le denominazioni qui raccolte aiuteranno a ricostruire a ritroso la storia sociale e del lavoro della comunità bergamasca per almeno una decina di generazioni, alla memoria delle quali questa piccola fatica è dedicata per tributo di gratitudine.
Prima che nascessero i templi del bricolage e le cattedrali del "fai da te", esistevano luoghi dedicati al culto del lavoro in cui trattative, discussioni e richieste d'informazioni avvenivano quasi solo in una lingua, la nostra. Non conoscerla significava allunare i tempi di attesa al bancone, moltiplicare i fraintendimenti, essere considerati i paria del bullone.
In conclusione, il termine "idraulico" nel dialetto bergamasco è solo un esempio di come la lingua locale rifletta la storia, la cultura e le tradizioni di una comunità. Preservare e valorizzare il dialetto è fondamentale per mantenere viva la memoria e l'identità di un territorio.
Stereotipi legati ai lavoratori italiani: il muratore bergamasco
Nell'immaginario collettivo italiano, esistono diversi stereotipi legati alle professioni. Uno di questi è il muratore bergamasco, spesso descritto come una persona che:
- Parte la mattina presto per andare in cantiere a Milano.
- Torna a casa la sera tardi.
- Trasporta pesi.
- Prende in giro i giovani muratori ("bocia" in dialetto bergamasco).
- Dice parolacce.
- Ogni tanto canta, fischia e fa qualche battuta per allietare la giornata sua e degli altri.
Questo stereotipo, sebbene possa sembrare riduttivo, riflette in parte la realtà di molti lavoratori bergamaschi che si dedicano all'edilizia e che mantengono vive le tradizioni e il linguaggio locale.
Consigli per uscire con un bergamasco (o non confonderlo con altri)
Cosmopolitan ha scelto Giorgio Pasotti, che rappresenti l’uomo bergamasco e poi dà alcuni suggerimenti per chi volesse uscire non solo con Pasotti, ma con un bergamasco. Sono dieci suggerimenti preziosi:
- Guai a confonderlo per un abitante delle città limitrofe. Cominciamo con le basi: ecco subito una nozione di geografia che può salvarti la vita. Bergamo è una città che si trova tra Milano e Verona. Andando da Bergamo verso il Veneto, NON si incontrano altre città - in particolar modo, nessuna che inizi per “B” e finisca, poniamo, per “rescia”. Qualcuno dice che l’esistenza di un posto del genere è una storia che si inventa per far paura ai bambini in modo che si comportino bene, minacciandoli in caso contrario di portarli in un luogo tremendo, pieno di creature grottesche. Cerca di evitare qualsiasi riferimento a quel posto immaginario. E soprattutto non ti salti in mente di dire che sei stata con uno che ci era nato perché NON è possibile, hai capito? Bene.
- È un uomo da sposare. In secondo luogo è importante che tu conosca una cruciale distinzione: l’abitante della città di Bergamo è una persona a modo, inspiegabilmente educata, che vive in una città bellissima. Se ti capita un ragazzo di quelle parti, tre volte su quattro puoi dire di aver fatto tombola: tua mamma sarebbe la prima a definirlo “uomo da sposare”. Però, ecco, gli abitanti della provincia… Ehm. Se glieli menzioni il ragazzo di Bergamo Centro sarà il primo a rabbuiarsi un po’, magari chiedendo sottovoce di non essere confuso con loro, come succede coi parenti caciaroni e imbarazzanti. Ora, siccome per gestire un ragazzo di Bergamo City non avrai bisogno di particolari consigli (se non quello di prendere l’iniziativa tu, perché spesso lui è MOLTO perbene), la gestione del maschio delle valli richiede ben altro impegno, e da ora in poi iniziamo a parlare di lui.
- Allaccia le cinture! Che il bergamasco nasca muratore è un cliché abbastanza limitato. Perché contemporaneamente nasce anche falegname, imbianchino, meccanico, idraulico, collaudatore di sostanze alcoliche, allevatore di cani dal brutto carattere, camionista, cercatore di funghi professionista e pilota di rally - malauguratamente, le prime attività gli lasciano poco tempo per l’ultima, che deve mettere in pratica nei ritagli di tempo, quando si sposta tra un paese e l’altro. Quindi fatti un favore: mettiti le cinture di sicurezza. Tutte, anche quelle dei sedili dietro, allungale fino a quello davanti. Se possiedi un paracadute, be’, non guasta.
- Con lui non devi temere una vita stanziale. Come avrai notato, ovunque si vada, anche nei posti più lontani, esotici, sperduti, irraggiungibili, nel giro di mezz’ora, tra dialetti neozelandesi o silenzi kurdistani si alzerà un «Cristiaaaan!!!! Alùra??? Ciàpa la birrraaaa!!!»
- Col bergamasco girerai il mondo. Salvo scoprire che il pianeta non è che una versione un po’ più grande della provincia di Bergamo: sul Rio delle Amazzoni, sentirete dire che “è come il Bremboooo” e davanti al Big Ben, scatterà spontaneo il paragone col Campanù (per i non addetti: la Torre Civica di Bergamo); ai piedi dell’Everest, commenterà che è “uguale al Pizzo Caminoooo”.
- Nel dialetto orobico non esiste l’espressione “Ti amo”. Al massimo, si arriva a un soddisfatto “Ti voglio bene” (“Te ole bé”). Questo perché l’unica donna alla quale gli è concesso di aprire veramente il suo cuore è l’Atalanta (“la Dea”).
- Non capisce bene le donne timide e dolci. Non è abituato. Da che si ricorda, le donne attorno a lui iniziano a vociare alle 6 del mattino, tendenzialmente rimproverandolo a morte: dalla sua mamma (pronuncia: “Mamàaaaah”) alle sorelle alle zie, fino alle prime muruse delle elementari, la manifestazione di affetto cui è abituato è infarcita di apprezzamenti che ruotano attorno ai concetti di “Pelandrù”, “Lazarù”, “Disgrassià”, con la tenerezza del sergente di Full Metal Jacket. Fai una prova e lo vedrai sorridere felice e mormorare “Te ole bé”.
- ”Pota” pazienza. Ma parlando di donne, veniamo al dunque. Come probabilmente saprai, la parola che contraddistingue il bergamasco nel mondo è: pota. Che indica una parte divertente del corpo femminile. Ma attenzione! L’uso continuo e spensierato di questa parola da parte del bergamasco è quasi innocente. A differenza del milanese che inserisce nel discorso il termine (…pardon) Figa! con una certa decisa sfrontatezza, il bergamasco la adagia ovunque con delicatezza, sostituendola con amore a parti pesanti del discorso. Pota, per esempio, può agevolmente sostituire le seguenti espressioni:- “In verità…”- “Sostanzialmente…”- “D’altra parte…”- “Pur accogliendo le tue osservazioni, ritengo che…”- “Se posso sottoporre la mia versione dei fatti…”- “Credo che possiamo senz’altro concordare che…”Infilata nei discorsi dei politici, Pota li renderebbe molto più snelli e simpatici.
- È focoso. Ma con tutta questa pota a fior di labbra, che amante è il bergamasco? Beh, non aspettatevi robe troppo raffinate: i suoi antenati gli hanno tramandato che “L’amùr è come na fritàda: va fattc in una fiammada” (se hai bisogno di traduzione: “L’amore è come una frittata, va fatto in una fiammata”).
- È un dongiovanni. Infine, un avvertimento: l’uomo della provincia di Bergamo ti vorrà sinceramente bene, ma anche a causa della quantità spropositata di amici (circa un migliaio e te li troverai spesso in casa per guardare “la partìda della Deaaaa!!”) e la quantità inaudita di parenti (circa un milione, che ti capiteranno in casa quando se ne andranno gli amici) è portato a una vita sociale piuttosto intensa, durante la quale gli capiterà di “fare il bàmbo” con le altre, cercando generosamente di mettere in atto una tecnica manuale per “Proà la pressiùuuuu” a certe parti del corpo femminile (sulle quali, a dire la verità, medici e infermieri non sono soliti provare la pressione).
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