La fotografia, concepita all'inizio dell'800, ha rappresentato per l’uomo un modo di imprimere non soltanto ricordi ed emozioni, ma addirittura intere epoche storiche. Cosa avremmo potuto conoscere delle brutalità delle guerre del 900’ o degli eventi storici in generale senza l’abile arte di mettere su pellicola da parte di personalità che si sono consacrate all’eternità svolgendo questo lavoro.

Probabilmente il più famoso fotografo di guerra di tutto il XX° secolo risponde al nome di Robert Capa. L’uomo, riuscì a documentare cinque diversi conflitti bellici: la Guerra civile spagnola (1936- 1939), la Seconda guerra sino-giapponese (1938), la Seconda guerra mondiale (1941- 1945), la Guerra arabo - israeliana (1948) e la Prima guerra di Indocina (1954).

Un altro fotografo di Guerra, che più che svolgere i suoi servigi sul fronte occidentale durante il Secondo conflitto bellico, venne inviato nel Pacifico dalla rivista Life per documentare il pezzo di Seconda guerra mondiale che si svolse tra Stati Uniti e Giappone è William Eugene Smith. Il fotografo che ebbe una grande carriera, si cimentò in diversi report che contribuirono a risanare veri e propri disastri ambientali.

La Tragedia di Minamata

Il reportage avvenuto proprio nella cittadina di Minamata, denunciò le malattie genetiche e le malformazioni riscontrate nella popolazione, dovute agli sversamenti di prodotti chimici nel mare da parte del colosso della chimica Chisso. W. Eugene Smith, con il suo reportage, ha portato alla luce questa storia di dolore e ingiustizia, dando voce alle vittime e sensibilizzando l'opinione pubblica mondiale.

"Tomoko Is Bathed by Her Mother"

L’immagine più rappresentativa di tutto il lavoro fu certamente: “Tomoko Is Bathed by Her Mother”, fotografia che venne scattata nel 1971 nella casa della ragazza colpita dalla sindrome di Minamata, rappresentando una vera e propria “Pietà di Michelangelo” moderna che imprime su pellicola una madre che sorregge in una vasca da bagno la figlia resa spastica dalla malattia. Quest’opera è considerata come uno dei ritratti più importanti del XX° secolo e si potrebbe anche paragonarla con tutto il lavoro fotografico nel suo insieme ad una sorta di “Guernica” Picassiana, perché entrambe rappresentano lo scempio dovuto alle azioni dell’uomo.

In questo contesto, l'immagine "Il Bagno di Tomoko" di W. Eugene Smith emerge come un'opera di straordinaria intensità emotiva e significato simbolico. Quest'immagine iconica, parte del reportage di Smith sulla tragedia di Minamata, ritrae una madre che lava il figlio gravemente malato a causa dell'inquinamento da mercurio.

L'immagine "Il Bagno di Tomoko" è diventata l'immagine simbolo di questa tragedia, un monito contro i pericoli dell'inquinamento e l'importanza di proteggere l'ambiente e la salute delle persone. La composizione evoca immediatamente la pietà di Michelangelo, con la madre che tiene il figlio tra le braccia in un gesto di infinito amore e dolore.

Come la pietà di Michelangelo, la madre tiene il figlio tra le braccia, in un bagno d’acqua, quasi morente, abbandonato all’amore della donna che gli ha dato la vita. Se amare è nutrire una persona, cosa c’è di più bello di una madre che nutre un figlio incapace a nutrirsi da solo? Così inizia il film e così finisce. Una ninna nanna e la dolcezza infinita di una mamma che tenta in ogni modo di alleviare le pene della creatura che ha messo al mondo, impossibilitata a vivere.

Analisi dell'Immagine

Analizzando l'immagine, si può notare come la sua potenza risieda nella capacità di comunicare un messaggio universale di sofferenza e amore materno, al di là delle barriere culturali e linguistiche. La foto diventa un simbolo della lotta contro l'ingiustizia e della dignità umana di fronte alla tragedia.

Tuttavia, per apprezzare appieno l'opera, è necessaria una certa conoscenza del contesto storico e sociale in cui è stata realizzata. La tragedia di Minamata, causata dall'inquinamento da mercurio riversato in mare da una fabbrica chimica, ha devastato intere comunità e causato danni irreparabili alla salute delle persone.

Punti Chiave dell'Opera

  • La composizione: richiama la pietà di Michelangelo, enfatizzando il dolore e l'amore materno.
  • Il contesto: la tragedia di Minamata, causata dall'inquinamento da mercurio.
  • Il messaggio: denuncia dell'ingiustizia e sensibilizzazione sull'importanza della tutela ambientale.
  • L'impatto emotivo: la foto commuove e invita alla riflessione.

Il Film "Minamata"

Da qui la pellicola del regista Andrew Levitas, che trae ispirazione dall’omonimo libro dello stesso Smith e di sua moglie Aileen Mioko Smith. L’attore di Owensboro in preda ai problemi personali che hanno caratterizzato i suoi ultimi anni, che tra l’altro gli hanno costretto a subire un vero e proprio embargo da molti ruoli, sotto l’egida di Levitas in uno dei suoi pochi lavori avuti in quel periodo, esprime un tumulto emotivo considerevole, rispecchiando appieno il fotografo americano, che tra ricordi di guerra e delusioni costruite per il suo anticonformismo riesce a mantenere comunque una grande passione per il suo lavoro, ma soprattutto per le giuste cause.

Le ragioni possono essere molteplici, ma a questa pellicola non manca veramente nulla. Forse raccontando un pezzo di storia del giornalismo d’inchiesta e con una impronta cinematografica vecchio stile, il regista non è riuscito a raggiungere quei palati cinematografici che vivono sul cambio repentino di un cinema attuale, orientato più sulla forma che la sostanza, ma poi chi è che oggigiorno ama trattare temi seri, affogato dalla futilità dello svago ad ogni costo?.

L’opera è sicuramente dedicata alla minoranza di chi ama fare luce sui fatti di cronaca avvenuti, che purtroppo può ritrovare in molte storie attuali. L’unica differenza è che prima esisteva un grande giornalismo d’inchiesta in Occidente, ma ora?

W. Eugene Smith (Johnny Depp - Jeanne Du Barry; La nona porta; Edward mani di forbice; Paura e delirio a Las Vegas), fotografo di guerra in declino, affoga i suoi problemi nell’alcol. Inizialmente scettico e riluttante, Smith accetta l’incarico. Il film nasce durante le turbolenze legali vissute da Johnny Depp e conferma il suo talento poliedrico.

Elementi Chiave del Film

  • La fotografia: a colori, in bianco e nero, alternata, intensa e profondamente suggestiva.
  • Le inquadrature: poeticamente studiate che spiegano alla perfezione il significato di quel momento visivo all’interno della storia.
  • I primi piani: attenti e scrutatori sul volto del Presidente della Chisso Corporation, gelidamente disumano all’inizio, poi sudato e fintamente composto nei momenti di difficoltà (merito anche di un brillante attore come Jun Kunimura).
  • Le fotografie di Smith: già vive nella loro immobilità, riprendono vita, mentre le parti recitate vengono immobilizzate magnificamente come istantanee.

La fotografia, spesso definita come uno specchio della realtà, può essere molto più di una semplice riproduzione del reale. Può essere un potente strumento di comunicazione, un veicolo di emozioni e un catalizzatore di riflessioni profonde.

La fotografia è una forma di linguaggio che supera ogni barriera culturale, sociale e religiosa. Nella storia del fotogiornalismo si è imposta come forma ideologica più manovrabile di altre, in quanto più persuasiva e immediata nella percezione emotiva. La fotografia ha, infatti, l’enorme potere di restituire al lettore un effetto di obiettività incomparabile.

New York, 1971. W. Eugene Smith (Johnny Depp - Jeanne Du Barry; La nona porta; Edward mani di forbice; Paura e delirio a Las Vegas), fotografo di guerra in declino, affoga i suoi problemi nell’alcol. Inizialmente scettico e riluttante, Smith accetta l’incarico. Il film nasce durante le turbolenze legali vissute da Johnny Depp e conferma il suo talento poliedrico. Non stupisce la sua bravura nell’interpretare un quasi reietto alcolizzato e ribelle. La veste nuova è vederlo nei panni teneri e amorevoli di un padre o di un compagno premuroso. Tutto il cast è eccezionale e non stanca il continuo alternarsi di lingue parlate dai personaggi. Ma la vera protagonista indiscussa è la fotografia, a colori, in bianco e nero, alternata, intensa e profondamente suggestiva. L’intero film è un quadro vivente fatto da immagini realmente scattate e leggermente in movimento. Le inquadrature sono poeticamente studiate e spiegano alla perfezione il significato di quel momento visivo all’interno della storia. I primi piani sono attenti e scrutatori sul volto del Presidente della Chisso Corporation, gelidamente disumano all’inizio, poi sudato e fintamente composto nei momenti di difficoltà (merito anche di un brillante attore come Jun Kunimura). Infine, le fotografie di Smith, già vive nella loro immobilità, riprendono vita, mentre le parti recitate vengono immobilizzate magnificamente come istantanee.

Se amare è nutrire una persona, cosa c’è di più bello di una madre che nutre un figlio incapace a nutrirsi da solo? Così inizia il film e così finisce. Una ninna nanna e la dolcezza infinita di una mamma che tenta in ogni modo di alleviare le pene della creatura che ha messo al mondo, impossibilitata a vivere. “Continua tu a suonare la tua musica”. Smith si accascia su di una panchina e parla con un giovane ragazzo deturpato dalla malattia, sebbene non sia compreso. Gli dona la sua macchina fotografica e questo si alza, a stento, felice e sorridente, mentre scatta con fatica, ma anche energia, le sue prime foto. Quella de Il caso Minamata è una storia vera e di empatia. “Vuoi toccare la mia barba? Non se ne vedono molte qua in giro”. Al Signor Smith viene chiesto di badare alla figlia della famiglia che lo ospita. A dispetto dell’iniziale riluttanza e difficoltà, lo vedremo in un momento di inaspettata dolcezza. Verso il finale del film il fotografo torna a casa, resta immobile, senza parole e visibilmente commosso. Una madre sta lavando il figlio e gli sussurra delicatamente le note di una nenia. Come la pietà di Michelangelo, la madre tiene il figlio tra le braccia, in un bagno d’acqua, quasi morente, abbandonato all’amore della donna che gli ha dato la vita. Passa quasi in sordina e con garbo la storia d’amore nata tra Smith e Aileen. “Accarezza la foto, con il calore delle mani. È così che si scatta una storia”. Nella stanza rossa per lo sviluppo delle fotografie, lui finge di scattargliene una con le mani, cogliendo il momento. Lei lo bacia. È un amore profondo unito dalla stessa battaglia, dallo stesso onore. Quando chiede alla gente del posto di trascorrere del tempo prezioso insieme, per affrontare le ingiustizie subite, trova nello sguardo di Aileen l’orgoglio di una morale ritrovata e di una lotta giusta. S’inchina per ringraziare, come di uso. Glielo insegna lei. Persino nelle scene di protesta si vedono delineate le caratteristiche di un popolo “per bene”. Da una parte, un gruppo di manifestanti siede a terra, in segno di rispetto, con il capo chino verso la porta dell’assemblea degli azionisti. “Signor Presidente. Non siamo qui per arricchirci, ma solo per sapere che verremmo assistiti e che potremo morire in pace. Se lei è un essere umano, ascolti quello che le diciamo”. Il freddo e indifferente “mi dispiace” come unica risposta scatena l’ira di un reporter presente all’assemblea (era quello che l’aveva supplicato in ginocchio). Si taglia le vene e urla: “il mio sangue è sulle vostre mani”. Quando le foto di denuncia escono sui giornali e fanno il giro del mondo, fino ad arrivare in Giappone, lo stesso Presidente accetta la sconfitta e tuona con la calma del suo ruolo: “Dobbiamo pagare. Nella primavera del 1973 la Chisso Corporation accettò di rimborsare per intero le spese mediche e di sostentamento per le vittime della malattia di Minamata, la somma complessiva più elevata mai imposta da un tribunale giapponese. Nel 2013 il primo ministro giapponese dichiarò che il Giappone aveva risolto il problema dell’inquinamento da mercurio, negando l’esistenza di decine di migliaia di vittime che continuano a soffrire ancora oggi. La rivista Life pubblicò il suo ultimo numero settimanale il 29 Dicembre del 1972. Gene e Aileen si sposarono il 28 Agosto del 1971 in Giappone. Gene morì il 15 Ottobre del 1978 come conseguenza indiretta delle ferite riportate alla fabbrica.

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