A Torino, il fiume Po scorre lento e incassato. La morfologia del fiume ha protetto la città dalle esondazioni, ma ne ha limitato le opportunità di sfruttamento.

Nel corso dei secoli, le sponde alte, la limitata pendenza e la larghezza dell’alveo hanno ostacolato la derivazione di canalizzazioni artificiali efficienti. L’impiego a scopi produttivi fu perlopiù limitato ai molini “natanti”, ossia galleggianti, che comunque contendevano ai barcaioli la navigabilità del fiume.

I principali furono i mulini di Cavoretto, della Rocca e della Madonna del Pilone, anche se non mancano notizie di altre installazioni, per altro innanzitutto al servizio delle comunità locali. In tal senso, il Po è stato una via d'acqua per il trasporto delle merci - e per certi versi il fiume “elegante” della città e nobile scenografia per feste e rituali di Corte - ma ha dato ben poco contributo per le irrigazioni, l’approvvigionamento idrico della città e la produzione di forza motrice.

Di fatto è valsa a lungo una netta separazione funzionale in ragione della quale i corsi d'acqua maggiori erano destinati al traffico mercantile e quelli minori al servizio dell'industria.

Ad esempio, nel 1490, Antonio Buffati, cittadino torinese, lamenta presso la Congregazione di non trovare un luogo dove possano essere convenientemente collocate le due o tre ruote del mulino a pontoni per la macinazione dei grani concessegli sul Po a causa delle molte opposizioni che incontra localmente, tanto da insinuare che la Città non riesca, di fatto, a far valere i diritti che detiene sulle sponde del fiume.

L'ormeggio sul Po dei primi molini galleggianti risale ad un'epoca non databile ma sicuramente remota. In un documento del 1780, la Città asserisce di non poter stabilire - con l'eccezione di quelli delle catene - l'origine del possesso e dei diritti degli impianti in questione e perciò li ritiene anteriori agli Statuti cittadini del 1360.

Un molino da grani eretto su pontoni "presso il ponte di Po" è censito nel corso di una visita del 5 marzo 1576. Esso è dotato di una "rodda al di fuori" (cioè volta verso il fiume) collegata ad un palmento, ed è trattenuto da corde e una catena di ferro.

Le prime tracce documentarie di una coppia di molini galleggianti ormeggiati sulla riva destra del Po nei pressi del “Pillone di Chieri, detti “delle catene”, o semplicemente “le catene”, risalgono al 1474.

Nel tempo, il toponimo “Madonna del Pilone” è diventato un sicuro riferimento territoriale. I molini delle catene erano piccoli impianti di interesse locale, prevalentemente al servizio del circondario, che evitavano agli abitanti lunghi e faticosi tragitti per raggiungere i Molassi di porta Palazzo.

Le «Catene» potevano tuttavia assumere maggiore importanza quando le bizze della Dora fermavano le altre macine, come avvenne nel 1775, quando alla Madonna del Pilone si produssero ben 449 sacchi di frumento, 34 di segale e barbariato e 111 di meliga e marsaschi, per ben 594 sacchi totali.

Le "Catene" lavorarono ininterrottamente per circa due secoli e mezzo, fermandosi soltanto per rifacimenti e riparazioni, vuoi dovute all'usura del tempo (come nel 1567-68), vuoi a disastrose alluvioni (come nel 1583 e nel 1707).

Nella seconda metà del XVIII secolo, la precarietà, intralcio alla navigazione, e soprattutto la capacità di macina e la produttività dei molini natanti torinesi indussero la Municipalità a ricercare nuove soluzioni per l'utilizzo delle acque del Po a fini molitori.

Il canale Michelotti scorreva, complanare e parallelo al Po, dalla Gran Madre alla Madonna del Pilone e in seguito fu prolungato. Un impianto di sollevamento ne introduceva le acque nel canale irriguo del Meisino.

Il canale Michelotti è stato il solo derivato dal Po nel territorio torinese. Dal ponte Vittorio Emanuele I si sviluppava circa 3500 metri lungo la sponda destra del fiume, riconfluendovi a Sassi. Realizzato per azionare i molini della Madonna del Pilone, il canale rappresentò per oltre centocinquant'anni una presenza dominante nell'Oltrepò, anche se non riuscì a promuoverne lo sviluppo industriale.

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