Il concetto di giardino è per tutti un’idea molto familiare, ma ci siamo mai chiesti come nasce un giardino e da dove parte l’idea di riprodurre il mondo naturale in uno spazio circoscritto? Può sembrare un’assurdità, ma migliaia di anni fa l’uomo è riuscito in questa impresa in uno dei luoghi più impervi del pianeta: il deserto. L’esigenza di ricreare un ambiente confortevole, là dove la natura appare più dura, ha portato la civiltà Egizia a compiere il piccolo miracolo della vegetazione nel deserto, guidati da un’antica sapienza qui tradotta in opere di ingegneria idraulica, alte conoscenze botaniche e rigore geometrico nella composizione planimetrica.
La civiltà egizia fiorì lungo il Nilo per circa 3000 anni, dal 3000 a.C. in poi. Questa antica cultura sviluppò una società complessa, una religione elaborata e notevoli conoscenze scientifiche e tecnologiche. Gli Egizi hanno sempre percepito la loro terra, povera di piogge e tuttavia assai fertile, come un dono del Nilo. La precisione delle inondazioni ha infatti costituito un vero e proprio orologio, a scandire ogni attività economica delle comunità.
Il Ruolo del Nilo e lo Sviluppo dell'Ingegneria Idraulica
La civiltà dell’antico Egitto fu una delle prime a sviluppare la cultura del giardino, grazie alle condizioni climatiche favorevoli e alla fertilità del terreno costantemente rinnovata dal Nilo. È lungo tutta la dorsale del Nilo, infatti, che si sviluppano i più pregevoli esempi di giardini domestici: nelle retrovie dell’argine del fiume, case di residenza (o anche di semplice soggiorno) e coltivazioni estensive punteggiavano il paesaggio creando un nastro vegetale in netto contrasto con il rossastro, brullo e roccioso entroterra.
La necessità di tenere sotto controllo le acque con argini, dighe e chiuse ha creato i presupposti per lo sviluppo di saperi tecnici notevolissimi, non solo nel campo dell’idraulica e dell’agricoltura che da queste opere hanno tratto immediato beneficio. L’inondazione del Nilo portò a uno sviluppo delle scienze tecniche: i sacerdoti, in veste di scienziati insegnarono agli Egizi i primi elementi di ingegneria idraulica, al fine di conservare riserve di acqua per i periodi di siccità, mediante la costruzione di dighe e canali. Inoltre erudirono i contadini con elementi di geometria per ripartire nuovamente le terre dopo il ritiro delle acque del Nilo al termine della piena, quando ogni limite divisorio precedente all’inondazione era stato cancellato.
Tecniche di Irrigazione e Gestione delle Acque
La presenza di canali di distribuzione era fondamentale per permettere l’irrigazione della suggestiva fascia verde e rudimentali impianti di sollevamento (shaduf) permettevano di approvvigionare quotidianamente le piante del loro fabbisogno idrico. L’acqua divenne insomma uno degli elementi portanti dell’ossatura del giardino, con i canali di irrigazione non più considerati semplice mezzo di distribuzione ma elementi di definizione della sua architettura. I bacini artificiali in cui il Nilo si insinuava si trasformarono ben presto in piscine private o ameni approdi per chi arrivava dal fiume, liquide delizie impreziosite da tempietti e isolotti, di gran moda soprattutto durante il regno delle dinastie più recenti.
Perché un nuovo ordine possa emergere dal caos conseguente a un’inondazione la civiltà egizia ha dovuto approntare importanti opere di ingegneria idraulica: drenare le terre troppo umide e irrigare quelle aride, in poche parole dominare i flussi di acqua incanalandola per gli usi necessari. Da qui l’acqua è sollevata e incanalata per giardini, orti e vigneti non raggiunti dall’allagamento naturale. L’irrigazione non è comunque legata esclusivamente all’efficace sistema di canali che va creandosi sin dall’epoca della costruzione delle piramidi; documenti iconografici e letterari attestano infatti la presenza di macchinari più o meno complessi progettati e costruiti per sollevare e indirizzare l’acqua.
Strumenti e Macchinari Idraulici
L’iconografia ci mostra questi mezzi di sollevamento delle acque: dalle coppie di giare di terracotta sospese alle estremità di un giogo di legno impiegate nell’Antico e Medio Regno allo shaduf, che compare nel Nuovo Regno. Nella sua versione più semplice lo shaduf è un sostegno verticale al quale è vincolato un elemento orizzontale libero di oscillare, con un recipiente all’estremità e un contrappeso a equilibrare il tutto: posizionato nei pressi di un corso d’acqua, per immersione del contenitore riesce a recuperare una certa quantità di liquido. Ovviamente è necessaria la presenza di un addetto, cosa da cui non è possibile prescindere anche per il funzionamento dell’altro dispositivo idraulico attestato in Egitto, la “vite di Archimede”. Così definita in quanto già da alcuni autori antichi attribuita allo scienziato siracusano nel III secolo a.C., questa macchina viene probabilmente ideata e ampiamente impiegata già in epoche precedenti in Egitto. In età tolemaica, infine, si diffonde la saqiya, una ruota idraulica che consente un innaffiamento continuo tutto l’anno.
Importanti sono i “nilometri”, strutture formate da scale, pozzi o moli nei templi: vi sono segni per tenere sotto controllo il livello della piena, al fine di misurarne la portata e prevedere l’andamento dell’attività agricola.
L'Impatto sull'Agricoltura e la Società
Distribuiti in varie zone lungo il corso del Nilo, i villaggi fanno dell’agricoltura una pratica essenziale di cui resta conferma nelle pitture tombali, che frequentemente raffigurano scene di lavoro dei campi. L’organizzazione agricola si incrocia con le opere di gestione e controllo delle acque, rese necessarie anche dall’addensarsi della popolazione, che va accalcandosi sempre più numerosa nei villaggi.
In un simile contesto, piante acquatiche autoctone come il loto (quello egizio, a differenza di quello indiano, appartiene alla famiglia delle ninfee Nymphaea) e il papiro (Cyperus papyrus), entrarono d’autorità a far parte della tessitura dei giardini. Dalla distribuzione dei canali d’irrigazione in reticoli pressoché ortogonali discendeva una generale regola di “armonia, simbiosi e colore in una struttura ben definita molto rigida e formale”.
L’attrezzatura di base per l’attività agricola può contare anche su un aratro semplice, leggero e adatto ai terreni della regione. Alle operazioni di immagazzinamento e verifica dei prodotti della terra si lega l’invenzione della scrittura, inizialmente per registrare quanto ricevuto e consegnato.
La civiltà egizia sviluppò grandi opere di ingegneria idraulica per gestire le piene del Nilo, utilizzando ingegneri greci. Gli Egizi quindi erano già dai tempi antichi soggetti alle ondate di piena del Nilo che giungevano sino ai territori dell’Egitto inondandoli completamente nel corso della stagione estiva. Ovviamente però non c’era costanza nelle piene del fiume Nilo, in quanto si alternavano anni di piena abbondanti ad anni meno produttivi.
Architettura e Simbolismo
La predilezione degli antichi egizi per il giardino si riversò anche all’interno degli edifici nobiliari e religiosi, determinando la moda dei soffitti e dei pavimenti che riproducevano i luoghi della letizia vegetale. Accanto a essi il gusto dell’epoca imponeva l’inserimento di elementi architettonici decorati da motivi naturalistici, come, ad esempio, la profusione di colonne terminanti in strepitosi capitelli a foggia di loti e papiri, simboli dell’incessante processo di rinascita che il Nilo donava alle sue terre.
Sulle pareti dei templi e delle camere sepolcrali, sulle statue e sugli obelischi, così pure come su un gran numero di papiri, i primi archeologi trovarono incisi dei simboli che solo più tardi sarebbero stati decifrati: si trattava della scrittura geroglifica, costituita da un numero impressionante di segni con i quali venivano rappresentati l’uomo, la flora, la fauna ed ogni cosa e azione del mondo fosse visibile.
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