La Sicilia sta affrontando una grave emergenza siccità, un problema che ha attirato l'attenzione internazionale, dal New York Times al Guardian.

Le Cause della Crisi Idrica

La mancanza di piogge e le alte temperature, che causano un'elevata evapotraspirazione, hanno portato a livelli allarmanti di scarsità d'acqua negli invasi. Questa situazione è aggravata da diversi fattori:

  • Frammentazione delle competenze: Molti invasi sono gestiti da più enti, il che complica la gestione.
  • Mancanza di manutenzione: Gli invasi, realizzati con i fondi della Cassa del Mezzogiorno, hanno subito scarsi interventi di manutenzione, riducendone la capacità.
  • Sedimentazione: Il sedimento incide direttamente sulla capacità degli invasi, sulla manutenzione, sui costi e sull'efficacia delle opere idrauliche.
  • Mancanza di collaudi: Alcune dighe non sono state collaudate, anche se costruite decenni fa, e operano con funzionalità ridotta per ragioni di sicurezza.

Rosario Marchese Ragona, presidente di Confragricoltura Sicilia, ha dichiarato a marzo 2023: «Parliamo di strutture vecchie di decenni, che avrebbero bisogno di seri interventi di manutenzione e invece spesso non sono nemmeno collaudate. In occasione delle piogge, in mancanza di dati aggiornati sulla capacità dell’invaso, i gestori sono costretti ad aprire i rubinetti per evitare che le dighe possano cedere».

Questo comporta lo sversamento in mare di enormi quantità d'acqua, causando sprechi e danni alle coltivazioni.

Progetti Incompiuti e Irregolarità

Alcuni progetti per migliorare la gestione idrica non sono mai stati realizzati. Ad esempio, era previsto un allacciante tra l’invaso Ancipa e quello di Pozzillo, ma non è mai stato costruito.

Un altro esempio è la diga di Blufi, un'opera monumentale ancora inesistente, per cui sono stati spesi circa duecentocinquanta milioni di euro. Il progetto, iniziato negli anni '70 e interrotto nel 2002, è stato ripreso nel 2021, ma il territorio è stato completamente distrutto e le condizioni sono cambiate.

Per gli invasi costruiti, si aggiungono le precarie condizioni di stabilità dei versanti per i mancati collaudi. Ad esempio, l'invaso Trinità, in provincia di Trapani, completato nel 1959, non è mai stato collaudato e c'è il rischio di effetti devastanti a causa della pressione dell'acqua.

L'invaso Gibbesi, ultimato nel 1992, non ha mai invasato acqua per l'assenza del collaudo e delle opere di adduzione/canalizzazione.

Perdite nella Rete Idrica

La rete idrica in Sicilia presenta perdite del 50%, uno spreco che aggrava la crisi. Questo è il risultato di lacune infrastrutturali e tecniche di anni.

Nel 2021, la Regione ha presentato 32 progetti, tutti bocciati, restando esclusa dai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Solo quest’anno sono stati approvati e finanziati 27 opere per 829 milioni di euro, di cui 294 milioni soltanto per dighe e invasi.

Il Mercato Nero dell'Acqua

La siccità ha anche incentivato il mercato nero dell'acqua. Alcune località si riforniscono tramite autobotti, con guadagni elevati e senza conoscere la provenienza dell'acqua. In alcune zone, il rifornimento idrico avviene da anni con questa modalità.

Un'inchiesta della procura di Palermo ha rivelato che in alcuni casi la mafia gestisce condotte idriche abusive, fornendo acqua a pagamento a chi non ha altre possibilità.

Soluzioni e Prevenzione

È necessario gestire il rischio siccità e alluvioni, ma gli enti preposti hanno carenze tecniche e di personale. È importante assumere giovani laureati con le competenze necessarie per implementare nuovi progetti.

Il ministro Salvini ha assicurato che la siccità in Sicilia «rappresenta un’emergenza nazionale per la quale stiamo mettendo in campo ogni azione utile a superare criticità emerse ed evidenti da anni».

È fondamentale guardare a esempi come la Spagna, che dopo un periodo di siccità è stata colpita da violenti nubifragi. Serve prevenzione per evitare che l'emergenza siccità si trasformi in emergenza alluvioni.

La maggiore presenza di persone con cognome Pappalardo è al Sud d'Italia, in particolar modo in Sicilia. L'etimologia e l'origine del cognome si rifanno ad un soprannome che allude alla golosità della persona. Il cognome ha indubbiamente come ceppo il termine "Pappa", molto diffuso nel sud e specialmente nella zona di Messina e di Catania e riporta al significato di pappare, mangiare. La storia del nome vede traccia della cognomizzazione di questo soprannome agli inizi del 1500 con Juliano Pappalardo che fu sindaco di Cava dei Tirreni. La registrazione più antica del termine Pappalardo risale all'anno 1060. Nell'araldica cognomi i Pappalardo si trovano con importanti titoli quali baroni, nobili e principi. Andando a consultare il dizionario blasonico, si può trovare la descrizione dello stemma della famiglia Pappalardo di Napoli.

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