La piegaferro idraulica è uno strumento indispensabile in molte officine e contesti di ingegneria meccanica. Questi dispositivi sono progettati per piegare, raddrizzare e curvare metalli di vario tipo, oltre ad essere utilizzati per l'estrazione di cuscinetti in autoveicoli, motoveicoli e altre attrezzature.

Funzionamento di una Pressa Idraulica

Una pressa idraulica, come la SOGI P4-M, è ideale per pressare e piegare metalli o montare ingranaggi, rondelle e boccole filettate. Costruita in acciaio e verniciata a polvere per resistere a lungo nel tempo, questa pressa idraulica ha una pressione massima di 4 tonnellate di cui la potenza è progressiva. Di facile utilizzo, può compiere ampie lavorazioni meccaniche ed è accessoriata di prolunghe del cilindro.

Costruire una Piegatrice di Lamiere Fai da Te

Un eccellente progetto di autocostruzione è la realizzazione di una piegatrice di lamiere fai da te, utile per chi lavora il ferro e si occupa di meccanica. Il cuore di questa macchina è un martinetto recuperato da un carrello sollevatore da officina, da cui sono stati recuperati anche i fianchetti con ruote pivotanti e ruote fisse con relativi perni. Le molle possono essere recuperate da una lavatrice dismessa.

Questa piegatrice di lamiere fai da te deve possedere alcuni requisiti fondamentali:

  • Solidità e rigidità: La struttura deve essere robusta per garantire precisione e sicurezza.
  • Potenza e precisione: Sia nei movimenti che nei parallelismi e simmetricità delle parti attive.
  • Versatilità: Deve accettare pezzi di misure variabili ed essere regolabile.

Per ampliare la versatilità, si possono aggiungere due lame (superiore e inferiore) per piegare a 90° piccoli pezzi.

Materiali Riciclati

Per realizzare la piegatrice di lamiere fai da te, si può smontare un carrello sollevatore da officina per utilizzare il suo martinetto a leva, sufficientemente potente, e i suoi fianchi con distanziali e ruote, sia le fisse sia le pivotanti. Il carrello elevatore sacrificato per realizzare la pressa va smontato nelle sue parti vitali, prima di tutto la pompa idraulica con il pistone di espansione e il leveraggio di azionamento; questi pezzi restano uniti e integri. Seguono i due fianchi, che vanno separati, lasciando fissata soltanto la rotella pivotante.

Costruzione del Sostegno Principale

I due montanti di sostegno hanno sezione Ø 40×3 mm; a un’estremità vengono saldati alla traversa superiore, un pezzo di tubo a sezione quadra 40x40x3 mm, in questo caso lungo 333 mm. Sotto la traversa superiore, viene saldato come rinforzo un pezzo di piatto spesso 8 mm, largo 40 mm, che occupa tutto lo spazio fra i due montanti. Questa saldatura viene fatta posizionando il pezzo con i montanti all’insù, per lavorare più comodamente.

Lungo i due montati si pratica una serie di fori di Ø 12 mm che, a coppie, devono risultare a identica distanza dalla base d’appoggio; tutti devono avere un orientamento di 90° rispetto la traversa al top della struttura. All’estremità in basso, due coppie di fori in linea con la traversa superiore, 2 di Ø 8 mm e 2 di Ø 12 mm. Infine si colora il pezzo, perché non si deve fare altro se non assemblarlo con altri pezzi, ma soltanto con viti, dadi e rondelle.

Realizzazione dell'Elemento Fisso

L’elemento fisso della piegatrice lamiere fai da te è costituito da 2 pezzi di profilato angolare con sezione 50x50x6 mm, saldati con l’interposizione di due segmenti di tubo a sezione quadra da 40x40x3 mm. È strettamente necessario che un lato, che poi sarà quello superiore, presenti tutti gli elementi uniti perfettamente in linea, così da risultare piatto. Le saldature vanno smerigliate spianandole a dovere.

Alle estremità, le ali dei profilati angolari vengono forate (Ø 12 mm) per potervi inserire di misura uno spezzone di tondino di ferro lungo 150 mm. I fori devono risultare alla medesima altezza, rispetto alla superficie superiore del pezzo. Un piccolo foro sull’angolo del profilato e uno a un’estremità del tondino, permettono di agganciare quest’ultimo alla macchina mediante una catenella.

Costruzione del Reggimartinetto

Alle estremità di un pezzo di tubolare quadro 40x40x3 mm si saldano dei pezzi di piatto 40×3 mm. Si saldano 4 robusti anelli lunghi 32 mm, sezione 5 mm, a due pezzi di piatto 40×8 mm. Gli anelli devono essere messi in posizione corrispondente per l’aggancio di 2 molle da lavatrice. Uno dei due pezzi di piatto si salda sopra al reggimartinetto, rendendolo molto robusto e rigido. L’altro si salda sotto la traversa superiore.

Dopo aver saldato la base del martinetto al centro della piastra, si procede con la smaltatura dei pezzi. Si prova il funzionamento della pressa prima di verniciare il tutto.

Creazione del Basamento Semovente

I distanziali dei fianchi, recuperati dal carrello elevatore, vanno divisi a metà. A coppie, tenendo insieme quelli uguali, si saldano all’estremità di due bacchette di tondino di diametro 14 mm. Una bacchetta, così preparata, serve per montare le ruote con distanziale rondelle e dadi. I due fianchi del carrello elevatore sono distanziati dalle bacchette di tondino e danno stabilità alla piegatrice lamiere fai da te.

Azionamento della Pressa

Togliendo i perni che fissano la piastra inferiore, se ne cambia la posizione lungo i montanti; si regola così l’altezza di lavoro della pressa, facendo spazio all’inserimento di oggetti dagli ingombri molto differenti. Il martinetto si aziona con la leva che faceva parte del carrello sollevatore. La leva trova posto di lato al montante destro.

La leva di azionamento del martinetto è un tubo tondo di ferro e si presta al fissaggio rapido al montante usando una semplice molletta appendiscopa. La molletta è metallica e la si fissa con 2 rivetti.

Realizzazione degli Aggiuntivi per Piegare

Una barra di quadrello 16×16 mm saldata su un pezzo a T forma la lama superiore. Importante è mantenere la diagonale del quadrello in linea con l’asse del T. Per la lama inferiore si usano 3 pezzi di profilato angolare 30x30x4 mm saldati insieme; 2 uguali, più corti, fanno da base al terzo che deve risultare rivolto all’insù.

Processo di Piegatura

Si colloca il pezzo da lavorare fra le lame portate leggermente in battuta sullo stesso, in modo da poterlo posizionare con precisione e ottenere la piega proprio dove si vuole.

Autocostruzione di tre macchine piegaferro fai da te

Autocostruzione di tre macchine piegaferro fai da te; si fissano alla morsa da banco e funzionano sfruttando il principio della leva per amplificare la forza applicata e costringere il ferro a seguire la conformazione della sagoma di riferimento. La piegatura di segmenti di ferro fatta a “suon di martellate” non è propriamente semplice e neppure precisa, soprattutto se è necessario replicare pezzi uguali. Con questa consapevolezza e illuminato dalla famosa frase attribuita ad Archimede di Siracusa “datemi una leva, un punto d’appoggio e vi solleverò il mondo!”, il nostro prolifico lettore Leonardo Telesca ha deciso di costruirsi delle piegaferro fai da te in grado di piegare il ferro in vario modo, senza fare troppa fatica.

In effetti è proprio la leva l’elemento che permette di moltiplicare la forza applicata, in questo caso, dall’uomo, riducendo lo sforzo, a parità di effetto ottenuto. Quindi, come tiene a sottolineare lo stesso autore, se si vuole amplificare la potenza, basta allungare la leva. Nel caso in questione la leva non fa altro che obbligare un pezzo di ferro ad adattarsi a una sagoma della piegaferro fai da te preparata ad hoc. La sagoma, che talvolta è soltanto uno scontro, ha solitamente posizione centrale, mentre la leva, che ha fulcro esattamente nel centro, agisce mediante un rimando, regolabile sulla forma della sagoma, che impone al pezzo di ferro di aderirvi fedelmente.

Per piegare il ferro ad anello, la sagoma deve essere perfettamente circolare; per ottenere pezzi con andamento a spirale la sagoma è formata da diversi pezzi curvi con raggio crescente; per piegature ad angolo, la leva fa traslare il suo riscontro sulla sagoma che impone al pezzo la conformazione del proprio spigolo con un’eventuale smussatura. Data la differente conformazione che deve avere un sistema di piegatura del ferro per fare anelli, rispetto a quello per fare spirali e anche quello per piegare ad angolo, la cosa più conveniente è realizzare delle piegaferro fai da te differenti.

Tutte si avvalgono di una piattaforma rigida e robusta che ha il duplice compito di rendere solidali le sagome con le leve, permettendo a queste ultime di ruotare senza giochi e flessioni di sorta, e di fornire una valida presa per la morsa da banco, che deve immobilizzare l’attrezzo durante il suo utilizzo. Anche il banco deve avere buona stabilità e peso per non muoversi quando si applica forza sulla leva. Tutte le parti d’acciaio devono essere ben dimensionate per non cedere ad alcuna sollecitazione; soprattutto le sagome devono essere fatte con acciaio molto resistente, meglio se fatto temprare, dopo avergli impresso la conformazione voluta; in questo modo si possono piegare anche tondini molto acciaiosi.

  • La piegatrice con sagoma circolare per ferro permette di piegare ad anello un tondino, un quadrello o una piattina d’acciaio; sul lato destro si nota un fermo a vite che preme sul pezzo per immobilizzarlo in un punto della sagoma, mentre la leva, con il suo riscontro a rullo, ruotando, agisce facendogli prendere la forma della circonferenza.
  • Data l’altezza (spessore) della sagoma, se il ferro è lungo abbastanza, compiuto il giro completo può continuare la circonvoluzione, scartando di lato la prima spira. In questo caso, dato che a un certo punto la leva andrebbe a collidere con il fermo a vite, è necessario liberare momentaneamente il ferro, farlo ruotare di quel tanto che basta sulla sagoma e ribloccarlo per proseguire.
  • Nella piegatrice a spirale per ferro ha molta importanza lo spazio disponibile all’interno della sagoma, perché da questo dipende direttamente la sezione dei pezzi piegabili. La sagoma qui è separata in due pezzi, perché per iniziare il lavoro bisogna rimuovere la parte esterna, per poi riposizionarla non appena sia stata impressa al ferro almeno tre quarti della prima circonvoluzione.
  • La piegatrice ad angolo per ferro ha un sistema che blocca il pezzo di ferro tra due ganasce di acciaio duro; mentre il pezzo è immobilizzato, un rostro, anche questo di acciaio duro, viene fatto traslare con il vantaggio della leva, imponendo al ferro di piegarsi. Tra rostro e ganasce deve rimanere lo spazio necessario, poco più dello spessore del ferro, altrimenti questo si troncherebbe; se ce ne fosse troppo, la piegatura non verrebbe precisa.

Presse piegatrici industriali

La nostra X-Press Easy è la pressa piegatrice idraulica che si caratterizza per la sua solidità e per il suo design minimal. Tutte le nostre presse piegatrici, sono costruite in Italia nel nostro stabilimento di Istrana in provincia di Treviso. Offriamo una varietà di sistemi CNC su misura per le nostre presse piegatrici. Ogni sistema è progettato con funzionalità uniche per garantire flessibilità e precisione ottimali. La connessione di tutti i nostri dispositivi alla rete aziendale consente lo scambio sicuro ed efficiente dei programmi di piegatura e di altri dati.

Il software di programmazione offline consente di creare e caricare programmi senza interrompere il lavoro. Offre funzioni simili al CNC installato, inclusa la gestione delle collisioni e la simulazione della sequenza di piega. Tramite un raggio laser sulla lamiera, facilita la lavorazione senza riferimenti.

La piegatura è un’operazione fondamentale che condiziona il flusso di lavoro all’interno di uno stabilimento che si occupa di lavorazione della lamiera. Quasi tutte le realtà che si occupano della lavorazione della lamiera usano presse piegatrici. Il vantaggio principale delle presse piegatrici idrauliche è quello di offrire capacità di piegatura davvero ampie. D’altra parte, nonostante i maggiori costi di acquisto delle presse piegatrici elettriche, l’uso di servomotori al posto dei cilindri idraulici porta vantaggi in termini di produttività, energia, flessibilità e redditività.

La produttività dell’apparecchiatura viene influenzata notevolmente. Il sistema idraulico funziona in modo continuo anche quando la macchina non piega. La bombatura è una deformazione della lamiera dovuta alla flessione del pestone. La maggior parte dei produttori di presse piegatrici idrauliche offre sistemi di “correzione della bombatura” meccanici o idraulici. Esistono in realtà soluzioni che consistono nel compensare questo fenomeno con una forza inversa nel piano di lavoro.

“Abbiamo inventato e brevettato per le nostre presse piegatrici elettriche un sistema di pulegge e cinghie che evita la bombatura nel 99% dei casi”aggiunge Mauricio Gutierrez Matta. La forza viene distribuita lungo tutto il foglio di lamiera, per piegare in maniera uniforme. Il produttore che vuole investire nell’acquisto di in una pressa piegatrice determina la capacità della macchina in base al pezzo più grande che deve piegare e al materiale più spesso che deve lavorare.

Tuttavia, con una pressa piegatrice idraulica, il consumo di energia sarà simile indipendentemente dalle dimensioni e dalle caratteristiche del pezzo da realizzare. Nel caso di una pressa piegatrice elettrica, i servomotori consumano soltanto l’energia necessaria per piegare il pezzo.

La sicurezza dell’operatore addetto alla piegatura sulle presse piegatrici è spesso considerata dall’industria come un freno alla produttività. Il sistema di protezione installato sulla maggior parte delle macchine riduce la produttività. Si tratta di una soluzione passiva che funziona in base all’altezza degli utensili. Deve essere impostato ogni qualvolta l’utensile si sposta da sinistra a destra. In aggiunta, “SafanDarley ha integrato nelle sue macchine un sistema di sicurezza che non richiede alcuna taratura o l’uso di un pedale. La discesa del cursore può essere eseguita anche ad alta velocità fino a 1 mm di spessore del foglio.

Le presse piegatrici idrauliche richiedono una manutenzione regolare, in particolare su componenti idraulici quali valvole, serbatoi, pompe, filtri e guarnizioni. Inoltre, la perdita di pressione nei cilindri provoca la perdita di olio, che si diffonde intorno alla macchina.

Massima precisione di piega su tutta la lunghezza (bombatura pressoché nulla). Un sistema brevettato posto nel porta lama superiore, che combina motori elettrici, pulegge fisse e mobili e cinghie, assicura una distribuzione equilibrata delle forze e l’angolo di piega risulta così costante su tutta la lunghezza. Ciclo produttivo fino al 30% più veloce L’impiego di una nuova generazione di componenti elettronici e software, applicato all’iter di dialogo tra software e sistema di sicurezza, permette l’ottimizzazione del sincronismo tra macchina ed operatore.

Le fotocellule sono in grado di leggere i movimenti dell’operatore e comandano la macchina di mettersi nella posizione ideale per eseguire il ciclo di produzione. Risparmio energetico fino al 50% Le presse piegatrici SafanDarley E-Brake utilizzano i motori principali, quindi consumano, solo quando devono effettivamente compiere un movimento.

L’azionamento è completamente manuale anche nella versione pneumatica, dove le leve manuali rimangono sempre funzionali. È importante notare l’assenza di regolazione automatica dell’angolo di piega. È fondamentale tenere a mente che l’angolo di piegatura dipende dallo spessore della lamiera e dalla V della matrice.

Utensili per presse piegatrici

Gli utensili per presse piegatrici si dividono in:

  • UTENSILI SUPERIORI, detti punzoni o coltelli.
  • UTENSILI INFERIORI, detti matrici, cave o raramente prismi.

Lo standard più diffuso è quello chiamato “europeo” con gli intermediari Promecam (dall’azienda francese, ormai chiusa, che per prima li produsse e li diffuse), in tutte le sue derivazioni e miglioramenti. Esistono intermediari Promecam con bloccaggio manuale, pneumatico, idraulico, attacco rapido, ecc. Questi intermediari fanno da “cuscinetto” tra gli utensili e il pestone e solitamente sono dotati di un cuneo posteriore con il quale se ne regola l’altezza, correggendo di fatto la chiusura degli angoli. Hanno spesso delle placchette che possono essere smontate per consentire l’installazione di utensili rovesci, se ve ne fosse bisogno.

L’altro standard (in realtà ne racchiude diversi) è quello che utilizza utensili generalmente più alti e, soprattutto, coassiali. La differenza ulteriore che si nota è l’assenza di intermediari tra utensili e pestone: i punzoni vengono fissati direttamente alla traversa mediante diversi tipi di attacco. Un modello molto diffuso è l’attacco Wila, chiamato da alcuni “standard americano”.

Indipendentemente dallo standard, la scelta degli utensili è un’azione da compiere con cura e valutando molteplici aspetti quali tipo di materiale, spessore, piega da ottenere e ingombri del pezzo. I punzoni, ad esempio, presentano una forma ben specifica che ne rivela, già a prima vista, lo scopo per cui sono stati realizzati. Un punzone avente un grande incavo, chiamato in gergo “collo di cigno”, è sicuramente stato realizzato per poter ottenere pezzi a C profonda, con doppie pieghe che altrimenti genererebbero collisioni. Come si può ben notare, è presente un reticolato che serve ad indicare gli ingombri raggiungibili con quel punzone specifico su un pezzo da piegare.

Scelta della matrice

Il risultato che si ottiene è da considerarsi puramente indicativo, in quanto possono esserci condizioni in cui è necessario scegliere una matrice con una larghezza di V minore (ad esempio, in presenza di bordi minimi ridotti o di fori vicino alla linea di piegatura). Un esempio pratico: in presenza di uno spessore di 3 mm di S235 (acciaio al carbonio da carpenteria tra i più utilizzati) è consigliata una matrice da V= 25. s*8 in questo caso risulta 24, ma 25 è la misura commerciale più vicina. Nulla vieta, ovviamente, di utilizzare una matrice con V=20; è però sconsigliato scendere ancora a valori, ad esempio, di V= 16. Ciò comporta una difficile standardizzazione delle lavorazioni.

C’è anche da considerare che le misure del pezzo finito variano al variare della larghezza V della matrice, in virtù del fatto che minore è tale larghezza, più piccolo è il raggio interno naturalmente scaturito sul pezzo. Per l’acciaio inossidabile Aisi 304 tale valore va moltiplicato per 1,4.

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