Negli ultimi anni, il settore dell’artigianato in Italia sta vivendo una crisi silenziosa ma profonda. Le botteghe che un tempo erano il cuore pulsante dell’economia locale stanno progressivamente scomparendo, lasciando spazio a grandi catene, e-commerce e nuove forme di produzione industriale. Dai falegnami ai calzolai, dai sarti ai ceramisti, sempre più artigiani si trovano costretti ad abbassare le serrande, schiacciati da un mercato sempre più competitivo e da una burocrazia che rende difficile la sopravvivenza delle piccole imprese.

Ma quali sono le vere cause di questa tendenza? La mancanza di ricambio generazionale, i costi sempre più elevati, le difficoltà di accesso al credito e la crescente automazione stanno cambiando radicalmente il volto dell’artigianato italiano. In questo articolo analizzeremo le ragioni di questa crisi, esaminando i fattori economici, sociali e tecnologici che stanno mettendo a dura prova un settore che, per secoli, ha rappresentato il motore della nostra economia e un pilastro del Made in Italy.

Il Declino Dell'Artigianato: Numeri E Tendenze

Negli ultimi anni, l’Italia ha assistito a una preoccupante e costante diminuzione del numero di artigiani, figure fondamentali per il tessuto economico e sociale del Paese. Secondo i dati dell’Ufficio studi della Cgia, che ha analizzato le statistiche dell’Inps e di Infocamere/Movimprese, dal 2012 al 2023 il numero di artigiani è calato di circa 410.000 unità, passando da poco meno di 1.867.000 a 1.457.000.

(Adnkronos) - Continua a scendere il numero complessivo degli artigiani presenti nel nostro Paese. Stiamo parlando di persone che in qualità di titolari, soci o collaboratori familiari svolgono un’attività lavorativa prevalentemente manuale. Pertanto, per poter contare sulla copertura previdenziale devono iscriversi nella gestione artigiani dell’Inps. Se nel 2012 erano poco meno di 1.867.000 unità, nel 2023 la platea complessiva è crollata di quasi 410mila soggetti (-73mila solo nell’ultimo anno); ora il numero totale sfiora quota 1.457.000. In questi undici anni abbiamo assistito a una caduta verticale che si è interrotta solo nell’anno post Covid (+2.325 tra il 2021 e il 2020).

Secondo i dati Infocamere/Movimprese, anche il numero delle aziende artigiane attive è in forte diminuzione. Se nel 2008 (anno in cui si è toccato il picco massimo di questo inizio di secolo), in Italia le imprese artigiane erano pari a 1.486.559 unità, successivamente sono scese costantemente e nel 2023 si sono fermate a quota 1.258.079. Va comunque segnalato che questa riduzione in parte è anche riconducibile al processo di aggregazione/acquisizione che ha interessato alcuni settori dopo le grandi crisi 2008/2009, 2012/2013 e 2020/2021. Purtroppo, questa “spinta” verso l’unione aziendale ha compresso la platea degli artigiani, ma ha contribuito positivamente ad aumentare la dimensione media delle imprese, spingendo all’insù anche la produttività di molti comparti; in particolare, del trasporto merci, del metalmeccanico, degli installatori impianti e della moda.

Questa tendenza negativa potrebbe avere conseguenze drammatiche nel prossimo decennio. La Cgia lancia un allarme chiaro: se il trend non verrà invertito, potremmo trovarci in difficoltà a reperire figure professionali essenziali come idraulici, fabbri, elettricisti o serramentisti. In molte aree del Paese, già oggi è difficile trovare giovani disposti a intraprendere carriere artigiane, nonostante la domanda di mercato sia elevata.

Se questa tendenza non sarà invertita stabilmente, non è da escludere che entro una decina d’anni sarà molto difficile trovare un idraulico, un fabbro, un elettricista o un serramentista in grado di eseguire un intervento di riparazione/manutenzione presso la nostra abitazione o nel luogo dove lavoriamo. L’SOS è lanciato dall’Ufficio studi della Cgia che ha elaborato i dati dell’Inps e di Infocamere/Movimprese.

Svalutazione Culturale E Confronto Professionale

Negli ultimi decenni tante professioni ad alta intensità manuale hanno subito una svalutazione culturale che ha allontanato molti ragazzi dal mondo dell’artigianato. Il tratto del profondo cambiamento avvenuto, ad esempio, è riscontrabile dal risultato che emerge dalla comparazione tra il numero di avvocati e di idraulici presenti nel nostro Paese: se i primi sfiorano le 237mila unità, si stima che i secondi siano “solo” 180mila.

Una delle principali cause di questa crisi è la svalutazione culturale del lavoro manuale. Le professioni artigiane, che un tempo erano considerate nobili e di grande valore, hanno perso appeal tra le nuove generazioni. Questo cambiamento culturale è ben rappresentato dal confronto tra il numero di avvocati e idraulici in Italia: mentre i primi sfiorano le 237.000 unità, i secondi sono circa 180.000.

E’ evidente che la fuga dei cervelli in atto nel nostro Paese e, per contro, la mancanza di tante figure professionali di natura tecnica sono imputabili a tante criticità. A nostro avviso le principali sono: lo scarso interesse che molti giovani hanno nei confronti del lavoro manuale; la mancata programmazione formativa verificatasi in tante regioni del nostro Paese e l’incapacità di migliorare/elevare la qualità dell’orientamento scolastico che, purtroppo, è rimasto ancorato a vecchie logiche novecentesche di gentiliana memoria.

Sfide Economiche E Protezione

Tuttavia, uno dei fattori principali che ha contribuito al declino dell’artigianato in Italia è la crescente concorrenza globale. La produzione industriale su larga scala e la diffusione dell’e-commerce hanno reso sempre più difficile per gli artigiani competere sui prezzi, soprattutto con le aziende estere che operano con costi di produzione più bassi. A questo si aggiunge la difficoltà di accesso ai finanziamenti: molte piccole attività artigianali faticano a ottenere credito da parte delle banche, spesso a causa di garanzie insufficienti o di un modello di business considerato poco scalabile rispetto ad altre tipologie di impresa.

L’aumento dei costi di gestione, legato sia all’inflazione sia alla crescente pressione fiscale e burocratica, rende inoltre difficile per gli artigiani mantenere un’attività redditizia nel lungo periodo. In questo contesto, strumenti come le polizze assicurative possono svolgere un ruolo cruciale, offrendo una rete di protezione contro rischi imprevisti come danni ai macchinari, furti o eventi climatici estremi. Assicurare la propria attività consente di ridurre l’incertezza economica e garantire maggiore stabilità e continuità, elementi fondamentali per preservare e rilanciare il settore artigianale in Italia (per maggiori informazioni sul sito di Lokky).

L'Impatto Sul Tessuto Urbano E Sociale

La contrazione degli artigiani e delle loro attività si possono notare anche a occhio nudo. Girando per le nostre città e i paesi di provincia sono ormai in via di estinzione tantissime botteghe artigianali. Insomma, non solo diminuisce il numero degli artigiani e le aziende di questo settore, ma anche il paesaggio urbano sta cambiando volto. Sono ormai ridotte al lumicino le attività storiche che ospitano calzolai, corniciai, fabbri, falegnami, fotografi, lavasecco, orologiai, pellettieri, riparatori di elettrodomestici e Tv, sarti, tappezzieri, etc.

La diminuzione del numero di artigiani ha un impatto diretto sul paesaggio urbano delle nostre città. Le botteghe artigiane, che un tempo erano il cuore pulsante dei quartieri, stanno scomparendo. Le insegne storiche di calzolai, falegnami, sarti e altri artigiani sono sempre più rare, sostituite da serrande abbassate e vetrine vuote. Questo degrado urbano contribuisce a peggiorare la qualità della vita nelle città, privando i residenti di luoghi di socializzazione e di un senso di comunità.

Attività, nella stragrande maggioranza dei casi a conduzione familiare, che hanno contraddistinto la storia di molti quartieri, piazze e vie delle nostre città, diventando dei punti di riferimento per le persone che sono cresciute in questi luoghi. Le città, infatti, non sono costituite solo da piazze, monumenti, palazzi e nastri d’asfalto, ma, anche, da luoghi dove le persone si incontrano, anche per fare solo due chiacchere. Queste micro attività conservano l’identità di una comunità e sono uno straordinario presidio in grado di rafforzare la coesione sociale di un territorio. Con meno botteghe e negozi di vicinato, diminuiscono i luoghi di socializzazione a dimensione d’uomo e tutto si ingrigisce, rendendo meno vivibili e più insicure le zone urbane che subiscono queste chiusure, penalizzando soprattutto gli anziani.

In particolare, gli anziani, che rappresentano una fetta sempre più consistente della popolazione italiana, sono tra i più penalizzati. Senza negozi di vicinato, fare la spesa o svolgere commissioni quotidiane diventa un problema sempre più pressante.

Una platea sempre più numerosa della popolazione italiana che conta più di 10 milioni di over 70. Non disponendo spesso dell’auto e senza botteghe sottocasa, per molti di loro fare la spesa è diventato un grosso problema.

Le Controtendenze E Le Disparità Territoriali

Non tutti i settori artigiani hanno subito la crisi. Quelli del benessere e dell’informatica presentano dati in controtendenza. Nel primo, ad esempio, si continua a registrare un costante aumento degli acconciatori, degli estetisti e dei tatuatori. Nel secondo, invece, sono in decisa espansione i sistemisti, gli addetti al web marketing, i video maker e gli esperti in social media. Va altrettanto bene anche il comparto dell’alimentare, con risultati significativamente positivi per le gelaterie, le gastronomie, le pulitintolavanderie a gettone e le pizzerie per asporto ubicate, in particolare, nelle città ad alta vocazione turistica.

Nonostante il quadro complessivo sia preoccupante, alcuni settori dell’artigianato mostrano segnali di vitalità. Il benessere e l’informatica sono in controtendenza, con un aumento degli acconciatori, estetisti, tatuatori e professionisti del web marketing, tra gli altri. Anche il comparto alimentare registra risultati positivi, in particolare nelle città a forte vocazione turistica.

Il declino dell’artigianato non è uniforme su tutto il territorio nazionale. Alcune province e regioni hanno registrato cali più marcati rispetto ad altre. Ad esempio, Vercelli ha visto una diminuzione del 32,7% degli artigiani tra il 2012 e il 2023, seguita da Rovigo e Lucca. In termini assoluti, le province più colpite sono state Torino, Milano e Roma.

Tra il 2023 e il 2012 è stata Vercelli la provincia con il -32,7 per cento ad aver registrato la variazione negativa più elevata d’Italia. Seguono Rovigo con -31, Lucca con -30,8 e Teramo con il -30,6 per cento. Le realtà, invece, che hanno subito le flessioni più contenute sono state Napoli con il -8,1, Trieste con il -7,9 e, infine, Bolzano con il -6,1 per cento. In termini assoluti le province che hanno registrato le decurtazioni più importanti sono state Torino con -21.873, Milano con -21.383, Roma con -14.140, Brescia con -10.545, Verona con -10.267 e Bergamo con -10.237.

Per quanto riguarda le regioni, infine, le flessioni più marcate in termini percentuali hanno interessato l’Abruzzo con il -29,2 per cento, le Marche con il -26,3 e il Piemonte con il -25,8. In valore assoluto, invece, le perdite di più significative hanno interessato la Lombardia con -60.412 unità, l’Emila Romagna con -46.696 e il Piemonte con -46.139. Il dato medio nazionale è stato pari al -22 per cento.

Il Fisco E Le Anomalie Nei Redditi Dichiarati

L’Italia è un paese che lavora duramente, ma quando si tratta di tasse, emergono profonde divisioni e numerose incongruenze. Uno sguardo attento al dossier delle Finanze rivela situazioni paradossali: elettricisti che dichiarano redditi più alti di dentisti e avvocati, balneari dell’Argentario che riportano guadagni di appena 2.678 euro all’anno, mentre i loro colleghi di Lignano Sabbiadoro dichiarano 270 mila euro.

Dalle dichiarazioni dei redditi del 2022, elaborate dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia, emerge un quadro che dovrebbe suscitare riflessioni profonde. Le anomalie sono così evidenti da richiedere un ripensamento delle strategie di lotta all’evasione fiscale da parte del governo.

Il confronto tra i dati del 2022 e quelli degli anni precedenti fino al 2019 mostra un clamoroso sorpasso degli idraulici e degli elettricisti su professioni tradizionalmente ben remunerate come avvocati e dentisti. I redditi medi di idraulici ed elettricisti sono saliti a 60.700 euro, quasi raddoppiati rispetto ai 36 mila euro di quattro anni prima. Invece, i redditi dichiarati da dentisti e avvocati sono rimasti quasi invariati: i dentisti sono passati da 52 a 55 mila euro, mentre gli avvocati da 42 a 46 mila. Anche i redditi degli ingegneri e dei geometri sono aumentati significativamente, rispettivamente del 50%, passando da 30.200 a 47.600 euro per gli ingegneri e da 24 a 36 mila euro per i geometri.

Per la maggior parte delle altre categorie analizzate, i redditi medi dichiarati nel 2022 sono ritornati ai livelli pre-pandemia. I tassisti, ad esempio, hanno visto i loro redditi medi oscillare drasticamente: da 15.500 euro nel 2019 a soli 3.700 euro nel 2020, risalendo a 8.400 nel 2021 e tornando a 15.500 nel 2022. I ristoratori hanno denunciato in media 15.100 euro nel 2022, un dato quasi invariato rispetto ai 14.800 euro del 2019, nonostante una perdita media di 9 mila euro nel 2020.

Analizzando i dati a livello territoriale, emergono forti incongruenze. Il caso dei balneari è emblematico: con una media dei redditi di 26 mila euro nel 2022, si passa dai 2.700 euro dell’Argentario ai 270 mila di Lignano Sabbiadoro, con cifre intermedie come i 10 mila euro di Vasto, i 30 mila di Rimini, i 38 mila di Jesolo, i 44 mila di Riccione e i 55 mila di Forte dei Marmi.

Gli alberghi, dopo la crisi del Coronavirus, sembrano essersi ripresi con un reddito medio dichiarato che è salito da 53.200 euro nel 2019 a 72.931 euro nel 2022, nonostante perdite medie di 110 mila euro negli anni di pandemia.

Queste incongruenze e paradossi sollevano dubbi sulla reale situazione fiscale in Italia e sulla capacità del sistema di far emergere i redditi effettivi. La domanda che sorge spontanea è: quante delle dichiarazioni sono realmente veritiere?

Tabella: Variazioni Percentuali Del Numero Di Artigiani Per Regione (2012-2023)

Regione Variazione %
Abruzzo -29,2%
Marche -26,3%
Piemonte -25,8%
Dato medio nazionale -22%

La crisi dell’artigianato in Italia rappresenta una sfida complessa che richiede interventi mirati per invertire la rotta. È necessario un ripensamento culturale e politico per rivalutare il lavoro manuale, aggiornare la formazione professionale e incentivare i giovani a intraprendere carriere artigiane. Solo così sarà possibile preservare un patrimonio di conoscenze e competenze che ha reso l’Italia un’eccellenza a livello mondiale.

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