In Sicilia, le tradizioni popolari sono ricche di pratiche di guarigione uniche. Una di queste è legata alla credenza nei "vermi" e all'uso di figure come le ciarmavermi, guaritrici che intervengono per ripristinare il benessere attraverso rituali specifici.
La credenza nei vermi è ancora oggi molto diffusa in Sicilia. I vermi starebbero in una sacca, come un “gomitolo” (ghiòmmaru) o una “ciambella” (cuddùra), nella vucca du stomacu (‘bocca dello stomaco’) o vucca di l’arma (‘bocca dell’anima’), ossia nella zona epigastrica, zona liminare tra il basso del corpo e l’alto della mente, ad alto rischio, quindi, per la stabilità e la vita dell’individuo. In questo stato non sono dannosi, anzi coadiuvano la fisiologia dell’individuo.
Allorché un qualsiasi accidenti esterno, come uno scantu (‘paura improvvisa’), uno stato di stress o una intensa emozione, agiti la loro quiescenza, la sacca si disfà e i vermi possono salire perfino alla gola provocando la morte per soffocamento.
Al di là della sua effettiva presenza, la malattia si manifesta con precisi sintomi che il paziente lamenta: febbre, insonnia, disturbi alla bocca dello stomaco (nell’area dell’epigastrio), gastrite, fetu ri vermi (‘alito cattivo dovuto ai vermi’), male allo stomaco, ai reni o alla milza, ittero, ingorgo mammario, insolazione, foruncoli, prurito al naso o stridore dei denti, ascessi, dolori alla schiena, alla testa e alle gambe, persino slogature e, in rari casi, mali per malocchio. Inoltre sono riscontrati problemi relativi allo stato psichico del paziente, come ansia, agitazione, stati confusionali, convulsioni, senso di sfinimento.
Le guaritrici sono chiamate in Sicilia in vari modi, ciarmavermi, amazzavermi, chidda chi cala u stomacu, chi dici a razioni/divizioni, chi pircanta i vermi/u scantu. Guggino ha privilegiato il termine ciarmavermi, poiché condensa appieno la relazione diagnosi-terapia, rivelata dal composto che è costituito dal nome del male diagnosticato più diffuso, i vermi, e dalla formula magico-terapeutica che viene recitata, il ciarmu (lat. Queste donne possono essere anche indicate con il nome proprio o con un soprannome, spesso preceduto dall’appellativo za (zia), oppure con espressioni che evidenzino il loro operato (chidda chi ciarma i vermi, chidda chi cala u stomacu, chidda chi cogghie i vermi).
Godono di un favore collettivo diffuso e sostengono, di frequente, di aver acquisito ritualmente l’antico sapere di cui sono in possesso: le formule magiche possono essere trasmesse solo in occasioni speciali, come la notte di Natale o il pre mortem di un’anziana ciarmavermi, momenti in cui l’arazione incrementa il suo valore e la sua forza apotropaica. Il rituale d’iniziazione si apre o si conclude con la recitazione di un padrenostro.
Altre volte le ciarmavermi parlano, invece, di dono naturale, escludendo però categoricamente ogni analogia, rapporto o vicinanza con le maghe, che, oltre a vantare la possibilità di gestire forze soprannaturali, gli esseri, sono capaci nondimeno di effettuare il rituale per la cura dai vermi.
Le ciarmavermi fanno uso di elementi, come erbe (ruta in primis, ma anche alloro, aloe), infusi, estratti naturali, vino (che, in quanto alcolico, solleva l’organismo debilitato), aceto, petrolio impuro o nafta, semi di limoni, pere o mele (i vermi si attaccherebbero a essi per poi venire espulsi con le feci), sostanze in alcuni casi con effettive proprietà curative, con rinomata valenza simbolica e che possono agire per ingestione diretta o per uso esterno.
Il Rituale di Guarigione
Il rituale comprende una parte gestuale coordinata a un’altra verbale. Generalmente sullo stomaco del paziente viene applicata una tazzina di caffè, capovolta e con i bordi inumiditi da un intruglio d’aglio ed olio. Si tratta di una fase al tempo stesso diagnostica e terapeutica: qualora la tazzina rimanesse attaccata allo stomaco, con una sorta di effetto “ventosa”, i vermi sarebbero presenti nel paziente.
Le ciarmavermi procedono, allora, con massaggi locali e/o con la recitazione di specifiche formule incantatorie, facendo segni della croce sull’addome (“crocioni sull’addome”, scrive Pitrè), fin quando una volta riapplicata la tazzina, essa lentamente si staccherà dallo stomaco.
La formula è costituita da una parte iniziale, l’historiola, una breve storia in cui si narra in modo esemplificativo un evento del passato, mitico, in cui da una condizione iniziale problematica si arriva a una soluzione, la parte finale, la formula scongiuratoria vera e propria. Si tratta dunque di una vicenda ciclica di morte e rinascita. Il succedersi dei giorni della settimana evoca chiaramente il periodo della Settimana Santa, la Passione, la Morte e la Resurrezione di Cristo.
L’arazione viene bisbigliata, in quanto protetta da segretezza, ed è rivolta agli stessi vermi, che, come spesso viene detto, la sentono. Ciò evidenzia chiaramente l’idea di uno “stomaco vivente”, che ascolta e reagisce agli stimoli esterni, come una coscienza informe.
Testimonianze e Pratiche Moderne
Un informatore, Tonia (Altofonte, Palermo, 1957), racconta di aver ricevuto questo “dono” da una signora anziana, che però, al momento della morte, non è riuscita a concludere la recitazione di quella orazione segreta che le avrebbe permesso di accedere a un potere taumaturgico ben più alto. Limita il suo operato alla recitazione della preghiera e all’uso della tazzina con l’aglio e l’olio.
Tonia spiega che i vermi sono gli ossiuri che abbiamo nelle feci. Quando si muovono, che uno per esempio si spaventa o, per un motivo qualunque, cominciano a muoversi, poi escono dalle feci e cominciano a salire. C’è allora a chi ci fa male lo stomaco, c’è a chi vanno allo stomaco, c’è addirittura a chi vanno nella gola, e alcune volte i bambini possono pure soffocare. E se vomitano, buttano fuori pure ‘sti vermi, perché poi quando salgono nello stomaco, là naturalmente forse si nutrono di altre sostanze, altre cose. Sono più piccoli come gli ossiuri, diventano tipo fili di spaghetti.
Il male da scantu è la causa più diffusa, mentre i sintomi generati dai movimenti dei vermi nell’apparato gastroenterico vanno dal semplice prurito rettale al dolore addominale, d’intensità variabile, all’insonnia e al pianto convulsivo. A volte possono salire fino alla gola e provocare vomito e senso di soffocamento. I vermi, infine, sentono la voce e gli odori, avvertono la forza della preghiera e l’odore acre emanato dall’aglio, un vero e proprio antivapiro (‘antivampiro’), che li fa “scappare”.
Tonia e Maria mostrano una profonda ostilità nei confronti della figura del mago. Il loro operato è guidato dalla fede e dall’intercessione divina, non da esseri soprannaturali indefiniti.
Tonia cura principalmente i bambini. Gli adulti, di entrambi i sessi, non si sottopongono alla terapia, considerata unicamente appannaggio del mondo infantile.
La preghiera viene recitata facendo il segno della croce sulla fronte, sulla gola e sull’ombelico, con l’aglio. Questo è il rituale che Tonia conosce e pratica.
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