Il torchio per uva è uno strumento essenziale per chiunque voglia produrre vino in casa o a livello professionale. Nell'immaginario collettivo quando si parla di lavorazione dell'uva si pensa subito ad una cantina arredata con un torchio posto al centro di essa. Nel 2024, con l’avanzamento della tecnologia e l’aumento dell’interesse per la produzione di vino artigianale, è importante conoscere le diverse tipologie di torchi disponibili sul mercato, come funzionano e quali sono i fattori da considerare nella scelta del modello più adatto alle proprie esigenze.
Il Torchio per Uva: Uno Strumento Essenziale
Il torchio per uva è l’attrezzo fondamentale per la produzione del vino. Questo non solo perché è lo strumento basilare senza il quale non ci sarebbe la produzione di vino, ma anche perché è il più antico di tutti i prodotti inerenti l’enologia. Generalmente il torchio è lo strumento che viene utilizzato in quella che possiamo chiamare “la terza fase”, cioè dopo la raccolta e la diraspatura.
Il fondamento fisico che sta dietro questo macchinario è rimasto invariato nei secoli: esercitare una forte pressione sull'uva in maniera uniforme in modo da garantire una resa abbondante. Prima di utilizzare il torchio per pressare e schiacciare, l’uva deve essere spremuta e ripulita dai raspi mediante la macchina diraspatrice. Una volta ultimato questo processo l’uva viene versata nel torchio che la lavorerà esercitando pressione grazie alla chiocciola superiore.
Questa si avvita lungo un perno filettato e permette al succo d’uva di confluire e depositarsi nel bacino esterno. Il succo d’uva confluisce all’esterno del torchio e va a depositarsi in un bacino esterno. La chiocciola preme su due mezzelune in legno poste a copertura. Il torchio è usato per la produzione di vino rosso e per la lavorazione di uva bianche, dobbiamo sottolineare che non è previsto il suo utilizzo per la produzione di spumante. Il torchio è uno strumento che, a seconda delle caratteristiche e delle esigenze, viene usato sia dal piccolo hobbista del vino che dal professionista.
Esistono sul mercato diversi modelli di torchi che hanno pressappoco la stessa modalità di funzionamento, ma si differenziano tra loro per alcune caratteristiche tecniche e strutturali che determinano la quantità di uva da lavorare e di vino prodotto.
Struttura del Torchio
Il torchio è costituito per prima cosa da una base che generalmente è realizzata in ghisa, ma può anche presentarsi in legno o granito. Questa base è caratterizzata al centro da un foro all’interno del quale vi è uno stantuffo che, girando, consente di esercitare pressione. La struttura esterna che fa da contenitore è realizzata con doghe in legno. La tipologia del legno è molto importante ed in genere viene utilizzato il rovere o il faggio, che oltre ad essere legni molto resistenti, vengono scelti per essere molto rispettosi dell’uva senza inficiare sul suo sapore, odore e grado organolettico.
Le tavole in rovere sono poste in maniera distanziata le une dalle altre e sono fissate con fasce e bulloni di ferro. Il contenitore del torchio è di solito diviso in due parti:
- Nella parte superiore vi è la chiocciola: la madrevite grazie alla quale si genera la funzione di torchiatura con la forza impressa sull’asta.
- Nella parte inferiore l’uva e le vinacce vengono schiacciate e pressate omogeneamente in modo da far fuoriuscire il succo prodotto.
Tipi di Torchio
Non esiste un solo tipo di torchio: nel tempo, questo strumento si è evoluto in base alle necessità dei vari settori.
- Torchio enologico: È probabilmente il più conosciuto.
- Torchio oleario.
- Torchio tipografico: Un tempo essenziale per la stampa, il torchio tipografico veniva usato per imprimere l’inchiostro sui fogli di carta.
- Torchio per la falegnameria.
- Torchio da oreficeria.
Torchi Manuali
I torchi manuali monovelocità sono i più piccoli della categoria, sono considerati i torchi standard, azionabili tramite un movimento a cricco meccanico. Essi sono caratterizzati da un singolo saltarello. Il saltarello ha base triangolare e ha lo scopo di ancorare il torchio quando gira la chiocciola. Questi torchi presentano bacino e vita in acciaio ad alta resistenza, doghe in legno di faggio evaporato o rovere fissate con bulloni. Sono dotati di sei tappi in legno e due mezzelune. Questa tipologia di torchi è idonea per produzioni limitate e per utilizzi hobbistici. I torchi di questa categoria vanno da un diametro di 15 cm ad un massimo di 35 cm.
Torchi Manuali a Due Velocità
I torchi razionali a due velocità sono più grandi rispetto ai precedenti, funzionano anch’essi manualmente tramite un movimento a cricco meccanico. Sono torchi standard che risultano adatti a produzioni maggiori rispetto ai primi e vengono consigliati per produzioni hobbistiche e semiprofessionali. La costituzione e la struttura di questi torchi razionali per uva sono le stesse dei torchi monovelocità. La differenza è che questi sono caratterizzati da due fori per il saltarello, uno più esterno e uno più interno. Ciò consente di scegliere la pressione da poter applicare tra un giro e l’altro.
Torchi Idraulici
I torchi idraulici sono l’ultima categoria che prendiamo in considerazione.Questi si differenziano in maniera netta rispetto alle altre due tipologie di torchi. I modelli idraulici permettono di poter esercitare una pressione maggiore con un minor sforzo. Ciò fa ci che in un lasso di tempo più breve è possibile ottenere produzioni più importante, per questo si posizionano su un livello qualitativo e di performance più alto, risultando senza dubbio più professionali.
Il torchio idraulico utilizza la pressione idraulica per facilitare la spremitura, rendendo il processo meno faticoso e più efficiente. La grande differenza rispetto al torchio manuale sta nella possibilità di gestire una maggiore quantità di prodotto in tempi ridotti e con un livello di pressione facilmente regolabile. Questo lo rende perfetto per le grandi cantine o le aziende agricole con produzioni su larga scala, dove efficienza e rapidità sono cruciali. I martinetti idraulici di cui sono caratterizzati sono realizzati in fusione di ghisa, sono dotati di manometro e riescono ad esercitare pressioni fino a 400 bar. Grazie a questo sistema idraulico basta tirare la leva per far scendere il piano e spremere l’uva con tanta forza e poca fatica. Questi modelli possono garantire produzioni fino a 200 litri di vino. Le varianti più richieste sul mercato sono quella da 50 cm di diametro (per produzioni domestiche medie) e quella da 60 cm di diametro per una produzione di vino di medio-grande quantità fino ai 70 cm.
Tabella comparativa delle capacità in base al diametro interno:
| Diametro Interno in cm | Capacità Vinaccia in lt |
|---|---|
| 50 | 127 |
| 60 | 210 |
| 70 | 330 |
Idropressa
Le presse idrauliche sono strumenti professionali, efficaci e semplici da usare. Questi macchinari si basano su un sistema innovativo che sfrutta la pressione dell’acqua per pressare. Risultano ideali per la lavorazione dell’uva, delle mele e della frutta in genere, in modo da ottenere in maniera facile e rapida mostri, sidro, succhi e molto altro ancora. Consentono una resa davvero elevata.
A differenza ad esempio delle presse pneumatiche, le idropresse sfruttano la pressione dell’acqua. Gonfiandosi, la membrana spreme la frutta sminuzzata contro le pareti della gabbia estraendo il succo dagli alimenti. Tutti i materiali utilizzati sono adatti alla lavorazione degli alimenti in accordo alle direttive europee applicabili. La gabbia è costruita in acciaio Inox come tutte le altre parti interne della macchina, mentre il coperchio e la base sono in alluminio robusto e resistente. Non richiede alcuna manutenzione; dopo ogni utilizzo, lavare completamente con acqua e conservare in ambiente non esposto ai raggi solari.
Come Funziona il Torchio Idraulico
Per comprendere il funzionamento di un torchio, immagina un principio molto semplice: applicare una pressione controllata su un materiale solido per estrarne la parte liquida o modificarne la forma. Il meccanismo di un torchio si basa sempre su un elemento che esercita pressione - una vite, un pistone idraulico o un sistema meccanizzato - e una struttura di contenimento che tiene fermo il materiale da trattare.
Il torchio per uva funziona applicando pressione sugli acini d’uva per separare il succo dalla buccia e dai semi. Questo sistema è composto da una pompa manuale che sposta un fluido (olio idraulico) attraverso dei cilindri. Quando la pompa è azionata, il fluido viene spinto nel cilindro, facendo muovere un pistone.
Parti Fondamentali del Torchio
- La struttura portante: La parte che sostiene l’intero meccanismo. Nei modelli più antichi era realizzato in legno massiccio, un materiale robusto ma soggetto a usura nel tempo. Oggi, invece, si utilizzano acciaio e ghisa, che garantiscono una maggiore resistenza alla pressione e una durata più lunga.
- Il sistema di pressatura: Questo è il cuore del torchio e può funzionare con diversi meccanismi. Nei torchi a vite, una lunga vite centrale viene girata manualmente per esercitare una pressione progressiva. Nel torchio idraulico, un pistone spinge verso il basso generando una forza elevata con il minimo sforzo manuale.
- La camera di pressatura: Qui viene inserito il materiale da trattare. Nei torchi enologici tradizionali, questa camera è formata da doghe di legno disposte a cerchio, mentre nei modelli più moderni si utilizzano cestelli in acciaio perforato, che garantiscono una migliore fuoriuscita del liquido.
- La vasca di raccolta: È la parte inferiore del torchio, progettata per raccogliere il liquido estratto e convogliarlo in un recipiente.
Torchiatura: Dalla Raccolta al Bicchiere
La torchiatura è un viaggio che parte dalla terra e arriva nel bicchiere, passando per un lungo processo di trasformazione.
Fasi della Torchiatura
- Raccolta: La torchiatura inizia con la raccolta delle uve, che avviene al momento giusto, quando sono completamente mature. Le uve devono avere un equilibrio perfetto tra zuccheri e acidità, che permetterà al vino di avere una buona struttura e carattere. Una volta raccolte, le uve vengono portate in cantina, dove vengono selezionate e eventualmente diraspate, cioè private dei raspi (i gambi).
- Pigiatura: Nella pigiatura, l’uva viene schiacciata per separare il succo dalle bucce. Questo processo avviene spesso con macchine apposite, ma in piccole cantine può essere fatto manualmente. Il risultato della pigiatura è il mosto, il liquido che contiene sia il succo che le bucce, che sono ricche di composti fenolici (responsabili del colore e dei tannini del vino). È proprio da questo mosto che nasce il futuro vino.
- Torchiatura: Il torchio, in questa fase, svolge il suo compito più importante. L’uva, già pigiata, viene inserita nel torchio per una pressatura finale. Il mosto, a questo punto, viene separato dalle vinacce, che sono le bucce e i semi rimasti dopo la pigiatura. La vinaccia non viene scartata, ma può essere utilizzata per la produzione di grappa o come fertilizzante.
- Fermentazione: Una volta che il mosto è stato separato dalle vinacce, inizia la fase della fermentazione. Questo processo avviene in appositi contenitori, dove i lieviti, che possono essere naturali o aggiunti, trasformano gli zuccheri presenti nel mosto in alcol e anidride carbonica. Durante la fermentazione, il mosto cambia colore (da verde-giallo per le uve bianche, a rosso o viola per le uve rosse) e acquisisce le caratteristiche distintive del vino, come gli aromi e i sapori.
- Pressatura e vinificazione: Al termine della fermentazione, il vino viene separato dalle sue fecce, i residui che rimangono sul fondo del contenitore. È a questo punto che si può scegliere di fare un’ulteriore pressatura delle vinacce, per ottenere una maggiore quantità di liquido. A seconda della tecnica, il vino che emerge può essere più o meno pregio, con sfumature diverse di sapore e colore.
- Consumazione: Alla fine di questo lungo processo, che può durare mesi, il vino è finalmente pronto per essere gustato. Il risultato finale dipende da molti fattori: la qualità delle uve, la tecnica di vinificazione, la torchiatura e, naturalmente, il tempo di maturazione. Il vino che si ottiene dalla torchiatura dell’uva è il frutto del lavoro dell’uomo, che ha saputo sfruttare al meglio le risorse naturali della terra.
Periodi di Torchiatura
Nel caso del vino, la torchiatura avviene durante la vendemmia, che dipende dalle condizioni climatiche e dal tipo di uva. In genere, la vendemmia avviene tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, quando l’uva ha raggiunto il giusto livello di maturazione. Se troppo presto, il mosto avrà un sapore troppo acido; se troppo tardi, potrebbe risultare eccessivamente tannico.
La torchiatura delle olive si svolge generalmente in autunno, subito dopo la raccolta. In quest’occasione, è fondamentale che le olive siano giunte a maturazione, ma non siano troppo mature, per non compromettere la qualità dell’olio. La torchiatura avviene di solito a temperatura ambiente, per evitare di alterare il sapore e le proprietà organolettiche dell’olio.
La torchiatura viene impiegata anche in altri ambiti, come la lavorazione del legno o la produzione di succhi di frutta, ma in questi casi i periodi di torchiatura dipendono dalla disponibilità delle materie prime.
Evoluzione Storica del Torchio
L’invenzione del torchio ha segnato un punto di svolta nella produzione del vino e di altri alimenti, consentendo di migliorare l’estrazione dei liquidi e di ottimizzare i processi di lavorazione. I primi esempi di strumenti per la pressatura risalgono al IV millennio a.C., con testimonianze archeologiche in Mesopotamia e nel Caucaso, dove la vinificazione era già una pratica consolidata. In epoca romana, il torchio divenne un elemento centrale della produzione vinicola.
I Romani perfezionarono un sistema a vite ispirato ai meccanismi già in uso per la lavorazione delle olive, chiamato torcular. Questo modello era costituito da una grande trave di legno fissata a un telaio, con un sistema a vite che, girando, abbassava una piattaforma sulla massa di vinacce. La pressione così generata permetteva di estrarre una quantità di mosto molto superiore rispetto ai metodi precedenti. Durante il Medioevo, i torchi si diffusero ulteriormente, diventando strumenti essenziali nelle abbazie e nei feudi, dove la produzione di vino era legata sia al consumo locale che al commercio. I torchi medievali erano costruiti interamente in legno e funzionavano con un meccanismo a leva o a vite.
Componenti dei Torchi Medievali
- Telaio e basamento: La struttura portante era generalmente realizzata in legno di quercia o castagno, materiali scelti per la loro robustezza e resistenza alla pressione.
- Vite centrale e trave di pressione: Il cuore del meccanismo era la lunga vite di legno (successivamente sostituita dal ferro), che veniva fatta ruotare per abbassare la trave di pressione sulla massa di vinacce.
Con il Rinascimento, il torchio continuò a evolversi, grazie all’introduzione di viti metalliche.
TAG: #Idrauliche
