La lunga storia dell'escavatore inizia nel 1796 con l'invenzione della pala a vapore.

Solo pochi decenni più tardi, nel 1839 per la precisione, appare la prima pala brevettata con braccio meccanico: la pala a vapore Otis.

Questo escavatore contribuì notevolmente allo sviluppo dell'industria mineraria ed edilizia dell'epoca.

Fino alla fine del XIX secolo, tutti gli escavatori venivano controllati e manovrati attraverso l'utilizzo di catene o cavi.

Nel 1897, la Kilgore Machine Co. di Minneapolis brevettò un escavatore, sempre a vapore, ma interamente controllato da un sistema idraulico.

Negli anni '20, i costruttori iniziarono a produrre macchine moderne molto più simili a quelle che conosciamo oggi.

Gli escavatori furono da quel momento montati su binari o su ruote e alimentati a gas, aumentando notevolmente la loro mobilità e il loro impiego.

Il primo escavatore in grado di effettuare una rotazione completa di 360° fu il Bucyrus 120-B, commercializzato a partire dal 1925.

La Seconda Guerra Mondiale portò a un aumento della domanda di macchine da cantiere.

L'escavatore può essere utilizzato in numerosi ambiti, ed è presente nella maggior parte dei cantieri che richiedono l'utilizzo di macchine potenti.

Il mercato offre oggi un'ampia gamma di escavatori con capacità, dimensioni e utilizzi diversi, con accessori complementari che ne garantiscono una buona versatilità.

Esistono diversi tipi di escavatori per diversi utilizzi.

  • Gli escavatori a ruote sono generalmente utilizzati nelle aree urbane perché possono circolare sulle strade pubbliche.
  • Gli escavatori cingolati, più stabili e spesso più potenti, vengono utilizzati sui terreni difficili.
  • Gli escavatori ragno, utilizzati in zone sensibili e di difficile accesso, come gli ambienti acquatici o montani, o per alcuni lavori forestali.

Il retroescavatore è il più diffuso nei lavori pubblici.

L'escavatore a caricamento frontale è adatto ai lavori di grandi dimensioni, come quelli che si realizzano nelle cave.

L'escavatore è una delle macchine più utilizzate al mondo e lo sviluppo di escavatori compatti o miniescavatori ha contribuito a questo successo.

Si tratta di un settore in cui la concorrenza è forte e i numerosi produttori offrono diversi tipi di escavatori puntando su vantaggi quali il risparmio energetico, la sicurezza, le prestazioni e i costi di manutenzione.

Kubota è uno dei leader mondiali nel settore dei miniescavatori, mentre per gli altri tipi di escavatori, i primi della lista sono ovviamente Caterpillar, con i suoi ultimi modelli Cat 320 e 323, e Komatsu con il suo PW118MR-11 (escavatore compatto di medie dimensioni).

L'Innovazione di Hitachi

Bisogna fare un salto in avanti nel 1965 per vedere l’arrivo dell’UH03, il primo escavatore idraulico del costruttore dal caratteristico colore arancio.

Il primo escavatore idraulico del costruttore è stato l’UH03 uscito sul mercato nel 1965.

Solo due anni prima, nel 1960, Hitachi si presentò anche con un modello di dozer siglato T09, macchina che presentava già soluzioni innovative come la lama angledozer ad azionamento completamente idraulico.

Una macchina che, però, rimase unica nella storia del marchio in questa specifica tipologia.

Se da un lato il costruttore giapponese ha una storia iniziata nel lontano 1910, l’arrivo nel mercato del movimento terra è del secondo dopoguerra.

Dobbiamo infatti fare un salto nel 1949 per vedere il modello U05 come primo escavatore a corde che, nel 1950, evolve immediatamente nel nuovo U06.

Un’evoluzione che, nel 1962, vide l’arrivo dell’U23 con motorizzazione completamente elettrica, segno di una visione tecnologica che, fin dalle origini, ha chiaramente inquadrato la visione del costruttore.

Facciamo però un deciso salto in avanti a cavallo fra gli anni ’80 e gli anni ’90. E’ infatti in questo periodo che l’Europa scopre realmente il potenziale delle macchine Hitachi.

In alcuni paesi del nord del Vecchio Continente questi escavatori giapponesi erano già presenti e apprezzati, ma la loro incredibile reputazione fu costruita in vent’anni di impensabile dominio del mercato legato proprio alla joint-venture italo-nipponica.

Alla base di questo successo ci fu la Serie EX che, in Giappone, era presente dal 1986 e che nasceva proprio dalla base tecnologica della serie immediatamente precedente.

Stiamo infatti parlando della gamma UH-07-3 di cui l’UH081, come modello della fascia di peso da 20 tonnellate, era di fatto la macchina di punta.

La Nomenclatura delle Macchine Hitachi

Prima di tutto, giusto per chiarire la nomenclatura delle macchine Hitachi, la sigla numerica indicava la capacità della benna standard seguita dal numero di serie.

Ad esempio proprio l’UH081 aveva una benna da 0,80 mc e apparteneva alla Serie 1 di quello specifico modello.

Sempre per fare un esempio, il più grande e conosciuto UH20 aveva la benna standard da 2,0 mc e apparteneva alla Serie 0 di quel modello.

L'Esuberanza Idraulica dell'Hitachi UH081

Costruito fra il 1978 e il 1986, l’UH081 faceva chiaramente capire la strada che Hitachi aveva intrapreso con i suoi escavatori idraulici.

La motorizzazione rientrava pienamente nella filosofia di upsizing del periodo.

Era infatti dotato di un motore a sei cilindri aspirato HINO EL100 da 7,86 litri che erogava 81 kW (110 cv) a soli 1.750 giri/min.

Grande cilindrata, quindi, elevata coppia e basso règime di rotazione.

Un’impostazione che fra i costruttori è poi tornata in auge, per fortuna, in questi ultimi anni, abbandonata per un lungo lasso di tempo a favore di propulsori piccoli e altamente sfruttati.

L’impianto idraulico era composto da due pompe a portata variabile da 220 litri cadauna.

In totale l’operatore aveva quindi a disposizione ben 440 l/min, numeri assolutamente comparabili con le macchine attuali della stessa classe di peso.

La pressione di esercizio si attestava a 250 bar.

L’impianto era stato sviluppato in collaborazione con Kayaba, costruttore oggi conosciuto soprattutto per la sua elevatissima tecnologia nella costruzione di cilindri idraulici.

Un’esuberanza idraulica che il costruttore ha sempre ribadito nel tempo fino ad arrivare, con la attuale Serie 7, ad avere il sistema Trias, un impianto con tre pompe utilizzato nelle classi da 20 a 35 tonnellate che si attestano oggi ai vertici del mercato per portate idrauliche.

UH081, Prestazioni nel Tempo

Come abbiamo detto, l’UH081 è stato il vero antesignano degli EX arrivati sul mercato nel 1986.

Macchine che, da noi, sono arrivate come la prima serie degli FH.

L’impostazione del carro, dei bracci e del layout complessivo ha chiaramente guidato i progettisti giapponesi verso soluzioni che, ancora oggi, sono alla base non solo delle macchine Hitachi ma, in generale, di tutti gli escavatori di nuova generazione.

L’elemento fondamentale era la ricerca della massima affidabiltà e durevolezza nel tempo.

Tanto che, anche se la cosa non è assolutamente un unicum nel settore, oggi vi sono ancora diverse aziende che impiegano gli UH081 nei loro cantieri.

Fra cui la finlandese Pirkan Kaivin Oy che, proprio grazie alle prestazioni dimostrate in campo dall’UH081, ha poi deciso di affidarsi sempre e soltanto agli escavatori Hitachi, con l’esemplare che ha fatto scuola completamente restaurato insieme al dealer Rotator.

Gli attuali proprietari Eero Ylijoki e Torsti Ylijoki ricordano ancora con grande piacere la validità di queste macchine, la loro precisione e la loro grande resistenza ai climi rigidi, con il passaggio alla successiva Serie EX che aveva segnato un grande passo avanti in termini di comfort operativo.

La Struttura dell'Hitachi UH081

La struttura di base del nostro “protagonista” aveva introdotto chiari elementi già attuali, soprattutto per quanto riguarda la torretta ed il braccio.

La struttura ed i disegni degli elementi fondamentali di snodo sono quelli che caratterizzano ancora oggi le macchine del costruttore, aprendo però una visione che ha differenziato completamente questa scuola rispetto a quelle europee, donando leggerezza ed elasticità dove, prima, vi erano soprattutto forme tozze ed estremamente massicce.

Il carro presentava ancora una struttura convenzionale con longheroni e traverse a 90° ma dove si iniziava a intravedere, soprattutto a livello di posizionamento dei rulli, si sarebbe poi definitivamente capito con i nuovi EX sul mercato dalla fine del 1986.

L’impianto idraulico presentava il distributore subito dietro la cabina con l’azionamento delle aste tramite servocomandi idraulici, una differenza fondamentale degli UH-07-3 rispetto ai modelli immediatamente precedenti.

Il radiatore era posizionato sul lato destro della torretta, in posizione completamente opposta a quella attuale.

Anche le prime serie degli FH, derivanti come detto dagli EX, avevano questa impostazione, poi completamente cambiata a partire dalle serie successive.

Il Posto Guida dell'Hitachi UH081

Se i costruttori giapponesi, in generale, si sono sempre distinti per la loro impostazione ergonomica molto particolare, l’Hitachi UH081 chiariva immediatamente la propria origine anche ad un occhio inesperto.

La cabina di guida presentava infatti linee molto squadrate ma, per l’epoca, era abbastanza la norma.

Internamente c’erano la presenza di elementi ergonomicamente molto interessanti “mescolati” ad altri che, invece, potevano lasciare perplessi.

Ma non dimentichiamo che eravamo in anni in cui ogni costruttore prendeva strade proprie.

Il pavimento era quindi parzialmente inclinato con i pedali di comandi dei cingoli, una soluzione molto valida per diminuire la fatica dell’operatore che, in Europa, Poclain aveva magistralmente interpretato già da qualche tempo.

Al contempo, però, l’accesso un po’ scomodo dalla porta rettangolare collocata in corrispondenza del sedile inficiava quasi completamente quella soluzione a causa del poco spazio per appoggiare i piedi.

I due manipolatori per i movimenti erano posizionati in avanti ed avevano un andamento curvo in direzione dell’operatore. Chi ha utilizzato o conosce gli Hydromac sa bene di cosa si parla.

La leva di sicurezza per l’esclusione dei comandi era collocata sulla sinistra in avanti e richiedeva un movimento specifico per il suo movimento.

Sulla destra era presente la consolle dove erano collocati la leva per la regolazione dei giri motore, la strumentazione analogica, la messa in moto e gli interruttori secondari delle luci di lavoro.

Era presente l’autoradio, il posacenere e un comodo schermo parasole direzionabile sia anteriormente che lateralmente.

Sul tetto era presente la botola per favore la visione verso l’alto.

Tutti elementi che, perfezionati, abbiamo imparato a riconoscere sui successivi FH.

L’UH081 è l’antesignano che ha dato inizio alla Serie EX proponendo soluzioni tecnologiche che hanno poi trovato ampia implementazione, grazie anche alle prime regolazioni elettroniche, sulle macchine successive.

Il merito di questa macchina, in particolare, è stato quello di sdoganare il marchio giapponese in una realtà europea in cui si pensava che i costruttori del Sol Levante sapessero solo copiare.

In realtà, se andiamo ad esaminare nel dettaglio proprio il primo esemplare nato nella fabbrica madre di Tsuchiura, ossia l’UH03 ed il successivo UH06 possiamo notare diverse cose.

Quello che salta agli occhi, rispetto alle macchine proposte negli stessi anni dai costruttori italiani è l’impostazione assolutamente moderna di bracci, carri, torrette e cabine.

Se infatti le macchine Hitachi sembrano uscite da una mente pensante dei nostri giorni, i costruttori italiani erano evidentemente fermi a soluzioni decisamente più arretrate, segno di una visione “italocentrica” che, non ha portato nel tempo i frutti sperati, causando anche la chiusura di aziende legate ad una visione miope dove lo sviluppo tecnologico e l’impiego dell’elettronica erano viste come un tabù e non come un’opportunità.

CASE Poclain: Un'Altra Pietra Miliare

Il mondo delle macchine movimento terra annovera nomi che hanno lasciato il segno, e tra questi spicca CASE Poclain, il risultato della fusione tra la tradizione innovativa francese di Poclain e la potenza industriale americana di CASE.

La ditta Poclain nasce nel 1927 a Verberie, città nella regione dell’Oise, in Francia.

Il fondatore, Georges Bataille (da non confondere con l’omonimo filosofo!), si dedicava inizialmente all’idraulica, ma negli anni ‘40 intraprese una strada destinata a cambiare la storia dell’edilizia.

Questi elementi, uniti al caratteristico colore rosso rubino delle macchine Poclain, fecero di questi escavatori un simbolo del boom edilizio del dopoguerra francese.

Per una ditta edile negli anni ’60, avere un escavatore Poclain era sinonimo di eccellenza e modernità.

Il prestigio portò l’azienda a espandersi rapidamente oltre i confini francesi, conquistando il mercato europeo e internazionale.

Nel 1974, la divisione escavatori di Poclain fu acquisita da CASE, celebre marchio americano.

Da quel momento, le macchine iniziarono a essere prodotte sotto il nome CASE Poclain, passando gradualmente dal rosso al colore giallo caratteristico di CASE.

Nonostante il declino del marchio, i modelli Poclain continuano a essere amati dagli appassionati e sono ancora protagonisti di mostre ed esposizioni.

Altre Aziende Importanti nel Settore

  • Nel 1961 la Benati costruì la sua prima macchina movimento terra, la MAX 80, un escavatore cingolato.
  • Nel 1962 fu il turno della MAX 70 (un escavatore cingolato completamente idraulico, che ha rappresentato il modello di base per la maggior parte degli escavatori costruiti negli anni seguenti) e della prima pala gommata completamente di propria produzione e progettazione: la BEN 35 INDUSTRIAL.
  • Nel 1963 furono realizzate le prime due terne equipaggiate con il famoso retroescavatore “giraffa”.
  • Nel 1960 il Gruppo Benati era già conosciuto in Italia, in quasi tutti i paesi dell’Europa e dell’Europa dell’Est, in particolare in Iugoslavia e in Bulgaria.

Tabella Riassuntiva dei Primi Escavatori Idraulici

Anno Modello Produttore Caratteristiche
1897 Escavatore a vapore idraulico Kilgore Machine Co. Interamente controllato da un sistema idraulico
1965 UH03 Hitachi Primo escavatore idraulico del costruttore
1962 MAX 70 Benati Escavatore cingolato completamente idraulico

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