La cittĂ  di Pesaro ha visto nascere e crescere numerose realtĂ  imprenditoriali che hanno contribuito allo sviluppo del suo tessuto economico e sociale. Tra queste, spiccano figure e aziende che hanno saputo innovare e adattarsi ai cambiamenti del mercato, lasciando un segno indelebile nella comunitĂ . Questo articolo esplora la storia di alcune di queste realtĂ , con un focus particolare su Renzoni Idraulica e le figure che hanno contribuito al suo successo.

Il Cordoglio per la Scomparsa di Anna Maria Renzoni Bezziccheri

La scomparsa di Anna Maria Renzoni Bezziccheri ha suscitato un profondo cordoglio nella città di Pesaro. Il sindaco Matteo Ricci ha espresso il suo dolore a nome personale e dell'intera città, ricordando il lungo impegno civile, sociale e politico profuso da Anna Maria come consigliera comunale e vicepresidente del Consiglio comunale di Pesaro. Di lei rimarrà indelebile il ricordo del lungo impegno civile, sociale e politico profuso come consigliera comunale e vicepresidente del Consiglio comunale di Pesaro, perseguendo sempre l’amore per la propria città.

Ricci ha sottolineato come Anna Maria fosse una donna e politica presente, che ha portato avanti le proprie idee con determinazione. Il sindaco ha espresso le sue più sentite condoglianze ai figli Stefania e Giacomo, alla sua famiglia, anche a quella politica di Forza Italia, ai conoscenti tutti, e quelle dell’Amministrazione comunale, che per tanti anni è stata la sua casa.

Il Ricordo di Alberto Roscini: Un Imprenditore Illuminato

Un'altra figura di spicco nel panorama imprenditoriale locale è stata Alberto Roscini, un noto imprenditore edile di Fano, scomparso all'età di 70 anni. L’ex sindaco Cesare Carnaroli, affermando soprattutto che Alberto Roscini era una persona per bene, titolare di una ditta coscienziosa che rispettava gli impegni e li portava a termine nel migliore dei modi.

Carnaroli ha ricordato come Alberto Roscini, insieme al suo socio Giampaolo Renzoni, fosse uno degli imprenditori piĂą importanti di Fano, cui si deve la rinascita della cittĂ  nel periodo di maggior sviluppo.

«Alberto Roscini insieme al suo socio Giampaolo Renzoni - ha detto Carnaroli - era uno degli imprenditori più importanti di Fano, cui si deve la rinascita della città nel periodo di maggior sviluppo. Erano imprenditori che costruivano bene, con attenzione alla qualità dei materiali e alle tecniche costruttive. Ricordo che grazie alla espansione edilizia, il Comune di Fano, che era un grande proprietario terriero, incamerò considerevoli risorse che poi utilizzò per finanziare importanti opere pubbliche. Allora non esisteva il Pnrr!».

Mauro Falcioni, che ricoprì la carica di assessore all’urbanistica, mettendo in evidenza, tra l’altro, le opere realizzate Sassonia, ha definito Alberto Roscini un imprenditore illuminato.

Il Cordoglio di Confindustria per Alberto Roscini

Anche Confindustria ha espresso il suo cordoglio per la morte dell'imprenditore Alberto Roscini. La presidente di Confindustria di Pesaro Urbino, Alessandra Baronciani, ha sottolineato come con Alberto Roscini scompare una di quelle persone che, con lungimiranza, ha investito negli anni, risorse e impegno sul nostro territorio.

«Con Alberto Roscini - ha detto - scompare una di quelle persone che, con lungimiranza, ha investito negli anni, risorse e impegno sul nostro territorio. La sua visione di dare attenzione ai giovani imprenditori è stato un contributo importante per rafforzare il valore associativo per le nuove generazioni». La sua visione di dare attenzione ai giovani imprenditori è stato un contributo importante per rafforzare il valore associativo per le nuove generazioni.

Roscini è stato presidente del collegio costruttori tra il 2002 e il 2011. Lascia la moglie e una figlia. Il suo funerale si terrà oggi in Duomo dopo che il corteo funebre sarà partito alle 15.10 dalla camera mortuaria.

Filippo Renzoni: Un Talento Calcistico da Fano a Sansepolcro

Un'altra figura di spicco originaria di Fano è Filippo Renzoni, conosciuto da tutti semplicemente come Pippo. A Sansepolcro ha giocato “soltanto” tre anni, ma ha comunque lasciato un ricordo indelebile tra gli sportivi biturgensi onorando la maglia e contribuendo con il suo talento ai prestigiosi risultati ottenuti dalla squadra bianconera in quelle memorabili stagioni.

Nella prima parte della sua carriera, Filippo Renzoni vanta una lunga esperienza nei campionati di Serie C1 e C2, passati fianco a fianco con giocatori e tecnici che poi sono arrivati ai massimi livelli del calcio italiano: in campo ad esempio Hubner e Zauli, in panchina Ciaschini e Guidolin. Renzoni era un esterno offensivo dotato di tecnica, velocità e capace di saltare l’uomo.

Con il Sansepolcro in Serie D sfiorò la promozione nel 1995-1996, nella squadra guidata da mister Trillini e formata da tanti giocatori di spessore, stagione “passata alla storia” per i 14 punti di penalizzazione conseguenti al “caso Guidotti”.

Renzoni ha iniziato nel settore giovanile dell’Olympia Cuccurano, una piccola società vicina a casa in cui cominciai a giocare tra i pulcini. A 13 anni passai nel Fano e nel 1985, ad appena 17 anni, quando ero ancora negli allievi, debuttai in prima squadra in Serie C1. Giocavamo in casa contro il Padova e perdevamo 1-0. Mister Ciaschini, che negli anni successivi è stato il secondo di Ancelotti, mi disse di iniziare il riscaldamento con altri compagni.

Nei primi due anni giocai poco, poi dal 1987-1988 diventai titolare in pianta stabile. Con la maglia del Fano disputai 8 stagioni, 5 in C1 e 3 in C2. Tanti i ricordi e le soddisfazioni.

Tecnicamente ne ho visti di più forti, ma nel corso degli anni migliorò anche questo aspetto, grazie alla sua applicazione. Aveva una fisicità straordinaria e quando calciava sentivi il pallone viaggiare a tutta. Professionista vero che faceva vita da atleta e anche se fumava qualche sigaretta, come lui stesso poi ammise in futuro, la smaltiva subito probabilmente.

Il Ruolo di Francesco Guidolin e Altri Tecnici

Giorgio Ciaschini che come ti dicevo è stato poi tra l’altro secondo di Ancelotti, Salvatore “Ciccio” Esposito e soprattutto Francesco Guidolin che ci guidò nella stagione 1990-1991. Era molto preparato a livello tattico, aveva idee chiarissime e dette subito un’impronta evidente alla squadra. Arrivò in punta di piedi, ma si vide che era un innovatore e che aveva qualità.

Nella prima partitella di allenamento ci fermava a ogni cosa che non andava per indicarci i movimenti giusti e per farci comprendere il “suo calcio”. Eravamo al primo anno di C1 e in quel campionato ci piazzammo al 5° posto vincendo tante gare importanti come quella di esordio, con il Mantova. Davanti a noi in classifica arrivarono solo Piacenza, Venezia, Como, Empoli, realtà blasonate del nostro calcio. Guidolin aveva qualcosa in più di molti suoi colleghi come poi dimostrato negli anni ed era già fissato con il ciclismo.

Proprio nella stagione 1990-1991 in casa contro il Vicenza, compagine molto forte, in una gara vinta da noi per 3-1. Io segnai il gol dell’1-0, poi Dario Hubner e Alessandro Carta fissarono il punteggio. Recuperammo palla a centrocampo, fui servito sulla corsa e mi involai verso la loro porta partendo dalla fascia destra.

Ero in una posizione defilata e invece di calciare in diagonale trafissi il portiere al primo palo. Fu una grandissima soddisfazione, vissuta da me con ancora maggior emozione dato che fu conquistata con la squadra della mia città. In panchina c’era mister Esposito, arrivato dopo avere vinto il Torneo di Viareggio con la primavera della Fiorentina, che conosceva la realtà avendo vestito la maglia del Fano nel corso della sua carriera da calciatore.

Invece partimmo bene e alla fine riuscimmo ad imporci davanti al Baracca Lugo allenato da Zaccheroni. La retrocessione maturata a fine 1991-1992 fu una grande delusione invece.

I raduni con la Nazionale Under 21 di Serie C assieme a tanti giocatori straordinari come ad esempio Signori, Casiraghi, Pizzi, Simone e Ravanelli che era l’unico di quel gruppo a militare in C2, con il Perugia. Nel 1993-1994 mi chiamò la Ternana. Dovevamo fare la Serie C, invece la società fallì e ci trovammo in Serie D. Avevamo ambizioni, giocavamo bene ed eravamo forti, ma sulla nostra strada trovammo il Teramo, team solido che alla fine vinse il campionato. A fine stagione passai alla Vis Pesaro. Mi stimolava tornare in C e mi potevo avvicinare a casa, anche se in tanti mi sconsigliarono dati i miei trascorsi al Fano e data la rivalità tra le due compagini sotto il profilo calcistico. Invece fu una scelta giusta.

Arriviamo così alla stagione 1995-1996, la tua prima con il Sansepolcro. Dovevo restare alla Vis Pesaro, ma nell’ultimo giorno di mercato lo scambio fatto dalla società con l’Ancona portò in rosa un giocatore nel mio stesso ruolo, così mi ritrovai fuori dal progetto. Fu per me una delusione e rimasi fermo due mesi. Poi mi chiamò Francesco Cucchi che era già a Sansepolcro e mi parlò di una realtà strutturata e ambiziosa. Non conoscevo personalmente mister Trillini, ma avevo sentito parlare di lui e nei colloqui con i dirigenti rimasi positivamente colpito. Così accettai e a novembre iniziai questa avventura, a “caso Guidotti” già accaduto quindi. Trovai una squadra molto forte, ma soprattutto un gruppo compatto, un ambiente appassionato e una bellissima città. Mi sentivo a casa e il mio inserimento fu immediato.

Quel gruppo era fantastico e per quanto dimostrato sul campo avrebbe meritato a mio avviso di salire in C. Ce lo meritavamo tutti: il presidente Conti, i dirigenti, lo staff, noi giocatori ed i nostri tifosi che ci seguivano con grande passione in casa e fuori. Giocavamo bene e in rosa c’erano uomini veri e calciatori forti che infatti proprio da quel Sansepolcro “spiccarono il volo” negli anni seguenti. Resta una formidabile annata e la ricordo con gioia, ma resta pure l’amarezza per quella penalizzazione.

Io arrivai dopo e sentivo la voglia che aveva la squadra di riscattare quella decisione. Nell’ultima di campionato tra le mura amiche con l’Arezzo, che come sappiamo vinse il campionato, volevamo centrare un risultato utile per dimostrare che senza la sanzione saremmo potuti arrivare al 1° posto. Facemmo 0-0 e chiudemmo con 60 punti, contro i 72 dell’Arezzo. Sommando quanto ottenuto ai 14 punti di penalizzazione saremmo stati in testa. Certo non contava nulla e fare una somma matematica non aveva senso, ma fu per noi importante.

Quella squadra con un paio di ritocchi avrebbe ben figurato anche tra i professionisti e avrebbe potuto aprire un ciclo, vista la qualità della rosa e la bravura del mister. L’anno seguente cambiarono alcuni interpreti, ma disputammo comunque una stagione di vertice.

Mi sono sentito ben voluto e ho avuto un ottimo rapporto con tutti. Ancora oggi sono in contatto con alcuni dei miei ex compagni in maglia bianconera: per esempio Tarini e Cucchi, ma anche mister Trillini, Giulio Franceschini e Giorgio Lacrimini che è diventato da quest’anno presidente. Mi aveva contattato la scorsa estate dicendomi che aveva in programma nell’anno del centenario della società di organizzare una partita al Buitoni con tutti noi di quella squadra. Purtroppo a causa della pandemia al momento è saltato tutto, ma mi auguro che si possa fare presto. Ritrovarci insieme dopo così tanto tempo sarebbe bellissimo.

La stagione 1995-1996 fu entusiasmante in ogni partita, ma se devo scegliere un momento direi il successo in trasferta nel derby con la Sangiovannese. Vincemmo 1-0 grazie a un mio assist sfornato al termine di una bella iniziativa personale in fascia. Indimenticabile anche il gol che segnai nella mia terza stagione in maglia bianconera in trasferta contro la Colligiana. Scattai palla al piede da centrocampo, superai in dribbling 3-4 giocatori avversari, poi saltai anche il portiere e prima che un difensore rientrasse appoggiai la sfera in rete di piatto.

Mi avvicinai a casa, passando prima al Bellaria Igea Marina e poi al Riccione, sempre in Serie D, poi dovevo tornare al Fano e invece saltò tutto, così conclusi la mia avventura in campo nella squadra del mio paese, il Cicogna Bellocchi in Promozione. Appese le scarpette al chiodo iniziai ad allenare prima tra i giovani, nella juniores del Marchionni, poi per 3 anni la prima squadra dell’Olimpia Cuccurano, stessa società nella quale avevo iniziato tanti anni prima a giocare.

Lavoro come responsabile in magazzino di una ditta che produce quadri elettrici, sono sposato dal 2003 con Stefania e abbiamo una figlia Sofia che pochi giorni fa ha compiuto 17 anni. Le mie ultime apparizioni su un campo da calcio sono state le partite assieme alle vecchie glorie del Fano, in cui tenevamo botta rispetto a giocatori piĂą giovani, ma da 4-5 anni non gioco piĂą. Faccio sempre sport anche se ho cambiato disciplina, visto che mi piace giocare a tennis e andare in bici con amici.

Ero un esterno di talento, capace di superare l’uomo, cosa non sempre facile da trovare. Alcuni dicono che, viste le mie potenzialità e dato che ero uno dei giovani più interessanti del mio tempo, potevo fare di più e arrivare magari a giocare in Serie B. Non so dire se è così, ma credo che alla fine la carriera rispecchi quello che meritavo. Ho sempre dato il massimo, ho vissuto tanti momenti belli e non ho rimpianti. Nel calcio così come nella vita.

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