Il 5 maggio 2014, Firenze fu sconvolta dalla scoperta del corpo di Andrea Cristina Zamfir, una donna rumena di 25 anni, trovata legata a una sbarra in una strada secondaria vicino a via del Cimitero, a Ugnano. La scena ricordava i famigerati delitti del Mostro di Firenze, avvenuti nella stessa zona tra il 1968 e il 1985.

Le indagini si concentrarono subito sul nastro adesivo utilizzato per legare la vittima, identificato come proveniente dall'azienda ospedaliera Careggi. Sul nastro fu trovato un DNA già presente in altre tre scene del crimine: a Prato nel luglio 2011, a Ugnano nel marzo 2013 e a Calenzano il 21 febbraio 2014.

L'Identificazione e l'Arresto di Riccardo Viti

Dopo un'intensa attività investigativa, le autorità arrestarono Riccardo Viti, un idraulico di 55 anni, nella sua abitazione alla periferia nord di Firenze. Le impronte sulle vittime, il DNA e il riconoscimento fotografico da parte di chi era riuscito a sfuggirgli lo incastrarono.

Nel corso della perquisizione domiciliare, fu ritrovato lo scotch dell'azienda ospedaliera Careggi, dove lavorava la moglie di Viti. Al momento dell'arresto, Viti confessò: "È finita, è finita. Ormai non mi salva nessuno, sono un uomo finito. Ho fatto una sciocchezza".

La Confessione e il Profilo dell'Assassino

Durante l'interrogatorio, Viti confessò di aver violentato le sue vittime con un manico di scopa, spiegando di non aver mai voluto uccidere e che la situazione gli era sfuggita di mano. "Non mi sono fermato quando la donna mi ha implorato di lasciarla andare. Poi sono scappato perché pensavo alla mia famiglia", dichiarò.

Viti fu identificato grazie alle immagini delle telecamere di sicurezza e alla memoria di un poliziotto che ricordò un intervento del 2012 per una lite tra un uomo e una prostituta, il cui identikit corrispondeva a quello fornito dalle ragazze aggredite. Tutte le vittime erano state caricate su un furgone bianco, un Fiat Doblò di proprietà del padre di Viti.

Le Reazioni e le Indagini Successive

La notizia dell'arresto di Viti suscitò incredulità tra i vicini e la madre dell'uomo, che esclamò: "Non ci credo, ma sei tu il mostro di Ugnano?". Il questore di Firenze, Raffaele Micillo, espresse soddisfazione per la cattura della "bestia".

Viti ammise di aver agito "per un senso di rivalsa" e scrisse una lettera alla madre della vittima, esprimendo il suo pentimento: "Non sono ciò che vogliono descrivermi, cioè un serial killer, ma una persona che quella maledetta notte ha perso il controllo della situazione e che non avrebbe mai pensato e voluto che la ragazza morisse".

A febbraio 2015, la Procura di Firenze chiese il rinvio a giudizio per omicidio e per cinque aggressioni avvenute tra il luglio 2011 e il marzo 2014 a Firenze e a Calenzano.

Dettagli Aggiuntivi dalle Indagini

Le indagini rivelarono che Viti era solito frequentare prostitute dal 2005, inizialmente pagandole 100 euro, cifra poi ridotta a causa della disoccupazione. La ricostruzione del procuratore capo descrisse Viti come una persona lucida, senza squilibri psichiatrici, sposato con una donna straniera.

Durante l'interrogatorio, Viti confessò di aver avuto l'abitudine di infliggere alle prostitute "giochi erotici spinti" che, con il passare degli anni, erano diventati sempre più violenti. Alcune prostitute, che in precedenza avevano taciuto, iniziarono a raccontare le loro esperienze con Viti.

Tabella Riepilogativa dei Fatti

Data Evento
5 maggio 2014 Ritrovamento del corpo di Andreea Cristina Zamfir
Luglio 2011, Marzo 2013, Febbraio 2014 Crimini precedenti con lo stesso DNA
[Data Arresto] Arresto di Riccardo Viti
Febbraio 2015 Richiesta di rinvio a giudizio per omicidio e aggressioni

Secondo il suo difensore, Viti "darebbe la sua vita per poterla ridare a quella ragazza" ed espresse pentimento anche davanti al giudice. Il funerale di Andreea Cristina Zamfir fu celebrato a Firenze con rito ortodosso.

"Sono state trovate prove inconfutabili a suo carico, l'uomo ha confessato il delitto", dichiararono le autorità, sottolineando la gravità delle azioni compiute da Riccardo Viti.

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