Sartini nasce e cresce in una terra ricca di storia e tradizione. Abbiamo imparato a coniugare l’arte dell’artigianato fiorentino con le tecnologie e i materiali più innovativi. SARTINI MATERIALI PER L'EDILIZIA nasce nel 1965 a Bagno a Ripoli in Via Roma 194, per occuparsi esclusivamente dell'ingrosso e dettaglio di materiale edile.
Un'Offerta Completa per l'Edilizia e l'Arredo
La nostra offerta copre ogni aspetto dell’edilizia e dell’arredo: dai materiali grezzi per la costruzione, alle finiture più raffinate per gli interni. Grazie alla nostra ampia gamma di prodotti, i clienti possono realizzare un percorso completo, trovando in un unico luogo tutto ciò di cui hanno bisogno per trasformare le loro idee in realtà. Questo consentirà poi di affacciarsi anche su di un altro settore: quello relativo ai pavimenti, ai rivestimenti, ai sanitari, alla rubinetteria e tutto ciò che riguarda l'Arredobagno, inoltre stufe, caminetti ed architettura da esterno nella nuova Sala Mostra in via Roma.
Realizzazioni che uniscono tradizione e innovazione, valorizzando l’architettura fiorentina.
Qualità e Sostenibilità
Crediamo che ogni progetto meriti i migliori materiali e la massima cura. Per questo, selezioniamo solo i prodotti più affidabili e duraturi, garantendo standard elevati e prestazioni eccellenti. Ci impegniamo a promuovere pratiche edilizie sostenibili, selezionando materiali eco-compatibili e soluzioni che rispettano l’ambiente.
La Storia di Antonio Chelazzi: Un Legame con il Territorio
La storia di Sartini si intreccia con le storie del territorio. Impossibile darsi o ricevere la spiegazione del quando e del perché quella targhetta fosse stata smarrita in quel luogo così solitario. Dunque, Antonio Chelazzi era nato sulle colline fiorentine in quel di Bagno a Ripoli, il 23 agosto 1917, da una famiglia di onesti contadini. Appassionato di musica, quindicenne, entra a far parte della banda musicale del paese come suonatore di tromba e tale è l’incarico che gli viene assegnato allorquando, nel 1937, si appresta a svolgere il periodo di leva.
Il periodo dei 18 mesi di leva trascorre veloce ma il ritorno a casa si trasforma nella partenza per la spedizione coloniale in Albania ordinata dal governo fascista. E qui inizia il calvario per il buon Antonio. Il secondo inverno trascorso su quelle montagne che raggiungono i 3000 metri fu un vero calvario: i soldati si riparavano dalla neve e dal gelo raggruppandosi in quattro sotto una specie di capanna il cui tetto non era altro che una semplice coperta. Il nostro aveva l’abitudine di addormentarsi dopo aver tolto le scarpe, memore dei numerosi casi di congelamento che si erano verificati, ma ciònonostante, nel mese di gennaio del 1941, anche lui iniziò a patire tale patologia per cui, caricato sulla groppa di un mulo, fu portato a Tirana per essere curato ed evitare la cancrena.
Ricorda la figlia Tiziana che la menomazione degli arti inferiori non gli procurò mai eccessivi problemi sia di natura fisica che psichica: “Papà portava scarpe ortopediche che gli permettevano qualsiasi movimento anche se accompagnato da un’andatura leggermente claudicante.” Ed ancora, ma con velato orgoglio, guidava anche l’automobile, una vecchia DAF modificata nella pedaliera con soli freno ed acceleratore.
Ma torniamo al racconto iniziale: al rientro dall’Ospedale di Caserta, il Nostro conosce Rosa che ben presto conduce all’altare nel settembre del 1945. E’ di due anni dopo, la nascita della prima figlia Rosanna. Nel 1957 la famiglia si trasferisce a Firenze dove Antonio trova lavoro dapprima come centralinista alla Singer e poi come custode del Museo “Casa di Dante Alighieri”. Vorrei ringraziare personalmente Roberto per l’incredibile lavoro di ricostruzione e tributo alla memoria del soldato Antonio Chelazzi.
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