La regolarità intestinale è un aspetto della salute di vitale importanza, che permette alle persone di vivere con spensieratezza la propria quotidianità. Spesso trascurata, la regolarità intestinale è un aspetto della salute che ha un’importanza vitale e che permette alle persone di vivere con spensieratezza la propria quotidianità.

Non andare in bagno con regolarità, infatti, può portare a una serie di complicanze all’organismo. Vediamo quali sono i rischi di non defecare per periodi prolungati, per comprendere quando preoccuparsi e come intervenire in base alle diverse fasi della vita e dell’età.

Che cos'è la stitichezza?

La stitichezza, o stipsi, è un’evacuazione infrequente o difficoltosa. Essa consiste nell’avere meno di tre defecazioni alla settimana. Quando questo fatto dura tre o più settimane, viene considerato stitichezza cronica.

La stipsi viene comunemente definita come una difficoltosa o infrequente evacuazione con sensazione di incompleto svuotamento intestinale. Il termine "stipsi" deriva dal greco styphein (stretto) ed indica una difficoltà nell'espletamento della funzione intestinale che può impattare notevolmente sulla qualità di vita. È una problematica molto frequente che interessa circa il 15% della popolazione.

La stitichezza è comune negli adulti, ma si riscontra anche nell’infanzia, in particolare nei neonati, soprattutto quando si aggiungono al latte materno o in formula i primi alimenti solidi, e nei bambini di 2 o 3 anni quando non viene più utilizzato il pannolino.

La stipsi acuta si distingue da quella cronica (che ha durata maggiore di 6 mesi) per la transitorietà del disturbo che può conseguire a diverse cause (ad esempio: interventi chirurgici, malattie acute, o semplicemente si può manifestare dopo un viaggio).

Interessa maggiormente i soggetti di sesso femminile ed aumenta con l'avanzare dell'età. La stipsi transitoria è frequente durante la gravidanza, nei cambi di luogo ed abitudini alimentari (es.

La stipsi cronica invece può essere causata da vere e proprie disfunzioni motorie intestinali e/o anorettali oppure da patologie come la diverticolosi, le malattia infiammatorie croniche intestinali, il tumore del colon-retto. Anche alcuni farmaci (es.

Sintomi della stitichezza

  • bassa frequenza di evacuazioni (inferiori a tre alla settimana);
  • feci secche e disidratate;
  • necessità di sforzarsi e talvolta dolore all’evacuazione;
  • crampi addominali, pancia gonfia, nausea;
  • sensazione di non aver svuotato completamente l'intestino;
  • ricorso a manovre manuali o clisteri e supposte per agevolare l’evacuazione.

Stitichezza: quali cause?

La stitichezza può avere cause diverse e di frequente la causa principale è sconosciuta. Può dipendere da un transito intestinale rallentato: le feci permangono troppo a lungo nel colon e si disidratano. Questo può accadere se l’alimentazione è povera di fibre, se non è adeguato l’apporto idrico, se si conduce una vita sedentaria o se si reprime lo stimolo alla defecazione.

Nella maggior parte dei casi la stipsi è un sintomo, non una malattia. Come la febbre la stitichezza può essere causata da molte situazioni diverse.

La stitichezza può essere anche l’effetto collaterale di alcuni farmaci (es. antidepressivi, analgesici, antiacidi) o essere correlata ad alcune condizioni o patologie, come:

  • ostruzioni del colon o del retto (stenosi intestinali, tumori, rettocele);
  • malattie dell’intestino (sindrome del colon irritabile, celiachia, diverticolosi);
  • malattie neurologiche (sclerosi multipla, morbo di Parkinson, ictus cerebrale);
  • disordini neuroendocrini (ipotiroidismo, diabete mellito, ecc.);
  • dissinergia del pavimento pelvico e inerzia colica.

È pericoloso non defecare a lungo?

Come accennato, il transito intestinale è fondamentale per il corretto funzionamento dell’organismo. Quando i movimenti intestinali diventano irregolari o cessano del tutto, è importante intervenire rivolgendosi a un medico per individuare un trattamento che possa ristabilire l’equilibrio intestinale.

Nel dettaglio, parliamo di stitichezza quando una persona mostra un evidente difficoltà di evacuazione, abbinata a feci dure, secche e difficili da espellere. Secondo gli specialisti della salute una persona soffre di stipsi quando ha movimenti intestinali meno di tre volte a settimana.

La stitichezza viene spesso sottovalutata ma si tratta di una condizione che può portare complicanze, soprattutto se non trattata correttamente. Vediamo quali.

Che problemi può portare la stitichezza prolungata e non trattata?

Generalmente, la stitichezza correttamente gestita non comporta complicanze gravi perché nella maggior parte dei casi il suo trattamento agisce con efficacia e tende a risolvere la condizione. Tuttavia, non defecare a lungo può essere rischioso soprattutto quando la stipsi non viene trattata correttamente. In particolare, le complicanze che possono presentarsi sono:

  • emorroidi: vene dilatate e tortuose che si trovano nella parete inferiore del retto anale e che possono comparire in seguito a uno sforzo eccessivo durante la defecazione;
  • prolasso rettale: protrusione del retto attraverso l’ano provocata dallo sforzo durante l’evacuazione;
  • fissurazione anale: ferita nella cute dell’ano che può essere provocata dal passaggio di feci dure;
  • malattia diverticolare: patologia che può svilupparsi se le pareti dell’intestino crasso sono danneggiate dall’aumento della pressione necessaria per spingere feci piccole e dure. Il danneggiamento delle pareti dell’intestino crasso causa la formazione di diverticoli, vale a dire sacche simili a palloncini che possono infiammarsi provocando la diverticolite;
  • fecaloma: disturbo che si manifesta quando la massa fecale si indurisce e blocca il transito delle feci, causando l’occlusione del tratto inferiore dell’intestino.

La stitichezza ostinata può causare emorroidi, ragadi anali, fecalomi (accumuli di feci indurite), prolasso rettale e vescicale (prolassi da sforzo).

Se le feci in eccesso si accumulano nell'intestino, potrebbero esercitare troppa pressione sull'intestino. Ciò può causare la perforazione o la lacerazione dell'intestino, mettendo in comunicazione l'interno del lume con la cavità peritoneale o un altro organo vicino. La perforazione intestinale è una gravissima complicazione che tende a presentarsi all'improvviso e in modo drammatico, con un forte dolore addominale seguito dai segni dello shock.

In alcuni casi lo sforzo fa fuoriuscire dall’ano una piccola parte della parete intestinale. Questo disturbo, detto prolasso rettale, può causare la secrezione di muco dall’ano. In condizioni normali l’unica terapia possibile è l’eliminazione della causa del prolasso, ad esempio dello sforzo o dei colpi di tosse.

Dopo quanti giorni di stitichezza mi devo preoccupare?

Se soffri di stitichezza ti sarai sicuramente fatto questa domanda almeno una volta nella vita. La verità è che non esiste una regola universale che indica il tempo massimo che una persona può trascorrere senza andare in bagno e senza doversi preoccupare. Le abitudini intestinali variano da persona a persona e possono dipendere da molti fattori di diversa natura, quindi per i medici risulta difficile stabilire dopo quanti giorni esatti di stitichezza la persona si dovrebbe preoccuparsi. Ad ogni modo, ci sono alcuni sintomi correlati alla stipsi a cui prestare attenzione.

È importante rivolgersi al medico soprattutto quando la stitichezza è di recente insorgenza, se si prolunga per più di tre settimane o se si accompagna ad altri sintomi come sangue nelle feci, forti dolori intestinali, perdita di peso non giustificata e anemia.

Avvertire il medico di famiglia quando la stitichezza insorge in breve tempo, dura da più di tre settimane, è ostinata e severa, ed è associata a perdita di peso e/o dolori addominali.

Nel dettaglio, sia che si tratti di bambini, adulti e anziani è consigliabile rivolgersi al medico in presenza di questi sintomi:

  • gonfiore addominale evidente;
  • feci dure e difficili da espellere;
  • sensazione di pesantezza addominale;
  • nausea e vomito;
  • febbre;
  • sangue nelle feci o sanguinamento rettale;
  • incapacità di espellere gas intestinale;
  • perdita di peso involontaria.

Rimedi per la stitichezza nei bambini, negli adulti e negli anziani

La stitichezza può provocare disagio fisico e può compromettere il benessere complessivo di chi ne soffre. Curare questa condizione diventa, quindi, fondamentale non solo per tutelare la propria salute intestinale, ma anche per evitare di incorrere nelle complicanze appena elencate.

Come trattare la stitichezza? Il trattamento dipende dalla causa scatenante del disturbo intestinale e può variare in base all’età. Vediamo quali sono i rimedi più efficaci che gli specialisti consigliano in caso di stipsi.

Rimedi per stitichezza bambini

Anche i più piccoli soffrono di stipsi e ciò può destare preoccupazione nei genitori, ma fortunatamente esistono strategie utili per affrontare questo disturbo nei bambini. I rimedi per la stitichezza nei bambini sono di varia natura e comprendono:

  • piccole ma significative variazioni nella dieta;
  • buone abitudini quotidiane da trasmettere ai più piccoli;
  • prodotti per ammorbidire le feci.

Vediamo nel dettaglio queste soluzioni. Innanzitutto, come per gli adulti, anche per i bambini le variazioni nella dieta possono rappresentare un contributo prezioso per contrastare la stipsi. Nel dettaglio il pediatra può consigliare il consumo di una piccola quantità giornaliera di succo di prugna, pera o mela (30-120 ml in base all’età).

Oltre all’alimentazione, esistono poi dei piccoli accorgimenti comportamentali che possono aiutare il bambino o la bambina a contrastare la stitichezza in maniera del tutto naturale. Per esempio gli specialisti consigliano di invitare i bambini e le bambine senza pannolino a restare seduti sul water 5-10 minuti dopo i pasti. Potrebbe sembrare una banalità, ma non lo è: i più piccoli spesso ignorano i segnali del loro corpo e farli sedere sul water potrebbe aiutare a stimolare il riflesso di evacuazione e stabilire una routine del bagno.

Se queste opzioni di trattamento non dovessero essere sufficienti a migliorare la stipsi, il pediatra può consigliare l’utilizzo di lassativi che contribuiscono ad ammorbidire le feci e che aiutano a stimolare il movimento spontaneo del tratto digerente. Generalmente, per i bambini, i lassativi a base di macrogol sono considerati ben tollerati.

Rimedi per stitichezza adulti

Anche per gli adulti i rimedi per contrastare la stitichezza comprendono le modifiche alimentari e comportamentali e, qualora queste non dovessero essere sufficienti, anche l’opzione di prodotti specifici. Per trattare la stipsi e facilitare il transito intestinale i medici consigliano di:

  • integrare nella propria dieta le fibre: possono contribuire a rendere più morbide le feci, facilitando così la loro espulsione. Per godere dei benefici di questi preziosi nutrienti, nel caso in cui la quantità di fibre assunte con l’alimentazione non sia sufficiente, è possibile incrementare l’apporto giornaliero di fibre con un prodotto come Onligol Fibre;
  • bere molta acqua: 1,5-2 litri al giorno;
  • adottare uno stile di vita dinamico: il regolare esercizio fisico può stimolare il movimento intestinale.

Oltre a questi rimedi naturali per la stitichezza, i medici possono prescrivere lassativi che permettono di ammorbidire le feci, rendono più semplice il transito intestinale. In commercio ne esistono di molti tipi, tra quelli consigliati dagli specialisti troviamo i lassativi osmotici che richiamano grandi quantità di acqua nell’intestino, rendono le feci molli e facili da espellere.

Rimedi per stitichezza anziani

La stitichezza è un disturbo molto comune nella terza età per ragioni di varia natura, come: maggior utilizzo di farmaci costipanti, minor apporto di fibre e ridotta attività fisica. In generale i rimedi per la stitichezza per gli anziani sono molto simili a quelli per gli adulti e comprendono, quindi, leggere modificazioni nel regime alimentare, interventi sullo stile di vita e, se necessario, supporto di farmaci.

In questi casi, però, la figura del medico diventa fondamentale per effettuare una diagnosi specifica che comprenda a fondo la causa scatenante del disturbo. Proprio perché le persone anziane assumono spesso farmaci e possono presentare altre patologie, solo in seguito a un confronto approfondito con una figura specializzata sarà possibile individuare un trattamento personalizzato.

Cura della stipsi e alimentazione

La stitichezza nella maggior parte dei casi non richiede l’intervento del medico e si può risolvere modificando lo stile di vita e la dieta. In particolare, risultano utili alcuni accorgimenti:

  • aumentare gradualmente l’apporto di fibre alimentari, con una dieta ricca di alimenti come frutta, verdura, legumi e cerali integrali;
  • bere almeno due litri di acqua al giorno;
  • aumentare l'attività fisica;
  • trovare il tempo di recarsi a una toilette, meglio se dopo un pasto quando le contrazioni sono più attive per il riflesso gastro-colico;
  • non avere fretta e non essere disturbati;
  • non ignorare o reprimere lo stimolo a defecare.

Aumentare il volume di cibo consumato non significa tuttavia incrementare anche l’introito calorico, che deve rimanere pari al proprio fabbisogno giornaliero (o minore in caso di sovrappeso), mentre al contrario deve prevedere il ricorso ad alimenti a bassa densità energetica, ossia voluminosi ma poveri di calorie.

Per ammorbidire le feci e agevolare il transito intestinale, in alcuni casi può essere utile aggiungere alla propria dieta crusca di grano, avena e semi di lino e preparati a base di psyllium. Se questi cambiamenti non fossero sufficienti, si può fare ricorso saltuariamente e dietro consiglio del medico a farmaci lassativi.

Per quanto riguarda i rimedi naturali contro la stitichezza, è importante ricordare che non tutti sono efficaci e che, in molti casi, possono avere controindicazioni.

Dieta con fibre: è consigliato il consumo di almeno 20-35 grammi di fibre giornaliere.

Bere molti liquidi (non zuccherati), meglio se durante i pasti.

Minimi cambiamenti dietetici e delle abitudini di vita possono aiutare a risolvere la stitichezza senza che vi sia la necessità di ricorrere al medico o assumere farmaci.

Come si cura

Prima di intraprendere la cura della stipsi bisogna sempre tener presente che la frequenza normale delle defecazioni può variare ampiamente: da tre evacuazioni al giorno a tre alla settimana. Ciascun individuo deve stabilire cosa è normale per lui per evitare un inutile uso di lassativi che creeranno dipendenza.

Trovare il tempo per fare esercizio fisico moderato, come camminare velocemente o andare in bicicletta. Gli esperti raccomandano di effettuare almeno 2+1/2 ore di attività fisica alla settimana (circa una mezz’ora al giorno).

Se la stitichezza peggiora o non si risolve entro 3 settimane è meglio recarsi da uno specialista Gastroenterologo.

Lassativi

Lassativi: vi si ricorre quando i cambiamenti nell'alimentazione e nello stile di vita non sono sufficienti.

Nella maggioranza delle persone i lassativi stimolanti debbono essere l’ultima risorsa ed assunti sotto la supervisione del medico.

Il Medico Gastroenterologo è esperto nel capire quando è necessario un lassativo e soprattutto quale tipo è il più idoneo per quella persona. Esistono infatti numerosi tipi di lassativi che agiscono in maniera diversa nell’intestino.

A seconda dell’età e della storia clinica il Gastroenterologo prescriverà alcune indagini diagnostiche (esami del sangue come l’emocromo, la sideremia, la VES o in alcuni casi la colonscopia).

La decisione di assumere un lassativo ed eventualmente quale scegliere dovrebbe essere presa da un medico: i lassativi per uso orale sono in commercio in forma liquida, di compresse, di polvere e di granuli idrosolubili.

Tipi di lassativi

  • Lassativi formanti massa: Questi debbono essere assunti con molta acqua. Essi sono anche conosciuti come integratori di fibre, ed agiscono trattenendo il contenuto d’acqua nell’intestino. In tal modo le feci diventano più soffici, con più massa e sono più facili da espellere.Generalmente questi lassativi possono interferire con l’assorbimento di alcuni farmaci. E’ pertanto consigliabile di assumere i farmaci almeno a due ore di distanza (prima o dopo) dal lassativo. Essi possono causare gonfiore e dolore addominale in quanto le fibre vengono digerite dai batteri del colon con produzione di gas. Molte persone in cui i lassativi formanti massa non fanno effetto lamentano più gonfiore e più dolori addominali. Questo avviene in quanto la stipsi è abbastanza ostinata, e quindi la massa di feci e fibre progredisce più lentamente e i batteri del colon (microbiota) hanno più tempo per fermentare il contenuto.
  • Lassativi stimolanti: Questi agiscono stimolando le contrazioni ritmiche (peristalsi) dei muscoli dell’intestino. Questi lassativi come il bisacodile, la senna o la cascara agiscono più rapidamente degli altri lassativi proprio per il loro effetto di contrazione sulla muscolatura intestinale.
  • Lassativi osmotici: Essi impediscono ai liquidi presenti nell’intestino di essere riassorbiti e facilitano la loro progressione all’interno di esso, determinando così la sua distensione.
  • Lassativi ammorbidenti: Essi inumidiscono le feci e ne prevengono la disidratazione. Questi (docusato sodico) sono raccomandati dopo un parto o la chirurgia rettale ed in tutti quei casi in cui bisogna evitare al massimo lo sforzo della defecazione.
  • Lassativi lubrificanti: Rendono le feci untuose e lubrificate per consentirne un passaggio più agevole nell’intestino. Olii minerali quali la paraffina e la vasellina sono i più usati.
  • Lassativi salini: Sono anche questi lassativi osmotici (latte di magnesia, magnesio citrato) che trattengono acqua nel colon per facilitare il passaggio delle feci.
  • Farmaci con prescrizione medica: Negli ultimi anni la ricerca farmacologica ha compiuto passi da gigante in questo campo. Sono di recente disponibili in farmacia la prucalopride (Resolor) e la linaclotide (Constella). Il primo agisce stimolando la peristalsi intestinale, quando questa sia assente o insufficiente e lo si prescrive nelle forme di stitichezza atonica o adinamica.

La cosa più importante è sapere che una cura che funziona deve essere seguita per molto tempo e con costanza.

Poiché la stitichezza non insorge in un giorno non ci si deve aspettare che essa si risolva in un giorno.

Il nostro intestino è come un orologio e come tale deve essere trattato. Cercare di andare in bagno sempre alla stessa ora anche se lo stimolo è assente. In tal caso è utile provocare lo stimolo con una supposta di glicerina.

Esami diagnostici

  • Clisma opaco a raggi x: attraverso l'introduzione di bario (mezzo di contrasto) per via anale, permette di visualizzare l'anatomia del colon (es.
  • Defecografia: esame radiologico che prevede l'opacizzazione delle ultime porzioni del colon (canale anale-retto e sigma) con il bario introdotto per via anale. In alcuni centri il mezzo di contrasto viene assunto anche per via orale qualche ora prima in modo tale da visualizzare le ultime anse dell'intestino tenue (piccolo intestino).
  • Manometria anorettale: valuta le pressioni del canale anale a riposo, durante la contrazione volontaria e durante la spinta.
  • Studio dei tempi di transito intestinale: permette di fare diagnosi di "stipsi da rallentato transito intestinale". Un numero variabile di piccoli marcatori radio-opachi vengono ingeriti e dopo alcuni giorni viene eseguito un esame radiologico dell'addome.

TAG: #Bagno

Potrebbe interessarti anche: