Compie 90 anni una delle realtà ricreative più conosciute sia in ambito nazionale che locale e che ogni triestino, almeno una volta nella sua vita, ha sicuramente frequentato: l’associazione Dopolavoro Ferroviario di Trieste.

Il Dopolavoro Ferroviario a Trieste non ha bisogno di molte presentazioni vista la sua presenza diffusa e capillare sul territorio cittadino con varie strutture come lo stabilimento balneare Bagno Ferroviario, la mensa di via Filzi, il bar di piazza Vittorio Veneto, la Polisportiva e il campo di calcio a cinque di viale Miramare.

Lo stabilimento balneare “Bagno Ferroviario” risale al 1925, quando era colonia marina per i figli dei ferrovieri. Lo stabilimento è una concessione demaniale dell’Autorità portuale di Trieste.

La Storia dello Stabilimento

Lo stabilimento balneare è situato in Viale Miramare 30 ed ha la fermata degli autobus vicina all’entrata. Offre una piccola spiaggia di ghiaia per i bambini, una piattaforma per tuffi nonché la spiaggia che, come in quasi tutti i bagni di Trieste, è costruita in cemento.

Si possono affittare lettini con parasole e ombrelloni.

Evoluzione degli Stabilimenti Balneari a Trieste

Nel 1886 la famiglia Cesare di Salvore, che possedeva dei terreni a Barcola, ottenne la concessione della spiaggia, sorse così il primo nucleo del futuro stabilimento balneare Excelsior. Nel 1890 incaricò l’architetto Edoardo Tureck della costruzione del palazzetto neogotico, lo stesso architetto ampliò e dotò di attrezzature l’impianto balneare. Nel 1895 verrà edificato l’omonimo albergo dall’altra parte della strada.

Lo stabilimento balneare, negli anni successivi passerà ad altri proprietari, sarà alzato e più volte ampliato. Nel 1909 verrà dotato di un teatrino e di un ristorante, l’anno seguente di una pista di pattinaggio, divenendo un ritrovo alla moda molto frequentato.

Si sa poco su il Bagno GANZONI, sorgeva accanto al castelletto della famiglia Cesare era noto ai Barcolani come “bagno Megari” dall’omonima distilleria.

Con la costruzione della nuova strada costiera (1921-28) venne aperto nel 1926 il bagno popolare CEDAS, nel 1934 fu ingrandito con l’aggiunta di un padiglione riservato agli uomini. Nonostante questo molti bagnanti continuarono ad “andar sulla scoiera”, dove al tempo era vietata la balneazione.

Lo stabilimento balneare era molto esteso e circondato su tre lati da un muro di cinta; la parte più alta di questo chiudeva la casa del custode e due terrazze dove si prendeva il sole. Era un bagno comunale, e non si pagava alcun ingresso.

Per la cura dei bagni di mare durante il periodo invernale, l’ufficio tecnico rilasciava dei permessi, nei quali veniva specificato che si sollevava il comune per eventuali incidenti. Il permesso valeva sia per il bagno alla Lanterna (“Pedocin”) che per i bagni comunali a Barcola.

Il 4 novembre del 1966, una violenta mareggiata spazzò via gran parte delle strutture del Cedas, lo stabilimento non fu più ricostruito, i muri che lo dividevano dalla strada non furono più rialzati.

I "Topolini"

Il Cedas si rivelò insufficiente per soddisfare la voglia di mare dei triestini, nel 1935 il comune fece costruire quattro padiglioni (due per gli uomini e due per le donne), con terrazze semicircolari. Questi nuovi stabilimenti furono chiamati “TOPOLINI”.

Vennero costruiti al di sotto del livello stradale, in modo da non impedire a chi transitava sulla strada la visuale del golfo.

In quell’occasione venne istituito un servizio di autobus per migliorare i collegamenti con i bagni comunali; con un biglietto unico veniva offerto un servizio combinato tram più autobus.

Negli anni successivi furono costruiti altri padiglioni e vennero fatte altre modifiche, trasformando la riviera barcolana, sino a Miramàr, in uno spazio balneare pubblico gratuito.

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