Oggetto di culto e simbolo di femminilità, il bikini compie (già) 78 anni. Perché la storia del celebre costume a due pezzi che libera la pancia, sdoganando l'ombelico open air, è iniziata proprio il 5 luglio 1946, quando, alludendo all'Isola di Bikini, nell'arcipelago Marshall dove in quegli stessi giorni gli Stati Uniti stavano testando le loro bombe atomiche, a lanciarlo ufficialmente fu un inusuale sarto francese, tale Louis Réard.
Secondo i racconti, infatti, il couturier non era un semplice stilista bensì un ex-ingegnere automobilistico che, preso dalla giusta intuizione, decise di rilevare l’attività di lingerie inaugurata dalla madre. Ispirato dai modelli indossati allora sulle spiagge di Saint Tropez, dove le dame dell'epoca avevano l’abitudine di arrotolare i propri costumi da bagno il più possibile per garantirsi un’abbronzatura migliore e di più ampie parti del corpo, l'inventore del bikini disegnò un modello audace, spezzato e dirompente che, per la prima volta, fece indossare a Michelle Bernardini.
La bellissima ballerina senza veli che si esibiva al Casino de Paris sfilò quindi a bordo piscina, esattamente tra gli spazi di Piscine Molitor a Parigi, "appena" coperta da quattro triangoli di soli 30 pollici di tessuto stampato che, con una fantasia che richiamava quella dei quotidiani, strizzava l'occhio direttamente al clamore delle copertine. L'intento? Sollevare un tamtam "esplosivo".
Ad accogliere la provocazione, ma altresì il gesto creativo, di Réard furono attrici e modelle d'oltreconfine che, nonostante le critiche dell'ortodossia del Tempo (il bikini venne duramente osteggiato dal Vaticano, che lo dichiarò addirittura “peccaminoso"), giocarono un ruolo importantissimo nella sua ascesa all'olimpo dello stile.
Dalle provocanti Jayne Mansfield e Raquel Welch, alle bellissime Brigitte Bardot e Ava Gardner, passando per le italiane Sophia Loren e Gina Lollobrigida, senza dimenticare il mito di Marilyn Monroe, le dive di Hollywood esibivano il nuovo due pezzi come un oggetto di ordinaria venerazione femminile.
Più succinto dell'antenato costume disegnato da Jacques Heim - che pochi anni prima aveva immaginato l’Atome, il costume da bagno più piccolo del mondo, -, il nuovo bikini fu poi consacrato sul maxi-schermo nel 1962 da Ursula Andress, nelle vesti di Honey Ryder, la prima Bond girl nella pellicola d'esordio della serie dei film di James Bond.
Considerato scandaloso, liberatorio, rivoluzionario, il modello da spiaggia che tutt'oggi abita i lidi di tutto il mondo, interpretando forme e gusti in continua evoluzione, rappresenta il must have delle vacanze in riva al mare.
Segno e simbolo di una femminilità alla riscossa, il bikini è sempre sulla cresta dell'onda: se ieri ri-vestiva un messaggio per l'emancipazione, oggi preferisce sventolare sotto il solleone come vessillo di inclusività. O, almeno, ci prova.
Modelli iconici di bikini
Oséree Swimwear Bikini glitter
A metà tra un modello lingerie e un capo da spiaggia, il bikini a triangolo di Oséree Swimwear è una doppia geometria sopra-sotto che illumina il corpo con una cascata di brillantini. Disegnato e realizzato in Italia, il two pieces tutto glitter cinge il corpo con un leggero ma resistente abito spezzato in lurex. Perfetto, se indossato sotto camicie o come crop-top, per accendere le notti d'estate al chiaro di luna.
Bottega Veneta Bikini senza imbottitura
Con slip a vita alta e top a doppia spallina, il bikini di Bottega Veneta è realizzato in Italia. Aderente ma non troppo sgambato, asseconda la silhouette cingendola con un doppio strato di poliammide ed elastan. Chiuso il top con un doppio bottoncino dorato che riprende le forme di un nodo, il set per la spiaggia firmato dalla maison è un grande classico per le riviere del Mediterraneo o le gite in barca.
HUNZA G Bikini a costine
Più slim nella vestibilità, il due pezzi di Hunza G rivela un dettaglio a coste estremamente giocoso sia dal punto di vista tattile che visivo. Elevando a protagonista la tinta unita, il modello Helena partecipa alla selezione POSITIVELY CONSCIOUS, la serie curata da Farfetch in collaborazione con l'agenzia etica Good On You che seleziona soltanto pezzi e capi moda di lusso sostenibile.
Fortissima Bikini con laccetti
Mente e mani made in Italy anche per i costumi da bagno di Fortissima, brand swimwear fondato da Erika Barassi che si ispira alle vedute mare-monti della Versilia e ai colori di Forte dei Marmi. Ricamato a mano e regolabile attraverso un comodo sistema di laccetti, il bikini Terra, che nella sua nuance soffice e materica ricorda la sabbia dorata, abbina alla plasticità del lurex la tridimensionalità della broderie macramè.
Jacquemus Top bikini colorato
Iper-decorato, il bikini balconette di Jacquemus cede il passo all'ornamento, sostituendo a forme e volumi monocolori la fantasia della stampa all-over. Il costume da bagno, impreziosito da un motivo geometrico, presenta spalline sottilissime e coppe rotonde, con un gioco di lacci e nastri sul retro che si intrecciano sulla schiena.
Tipologie di costumi da bagno
- Bikini o due pezzi - Tipo di costume da bagno composto da reggiseno e mutandina.
- Monopezzo intero - Modello ricavato dalla struttura base del corpino e delle mutandina in un solo pezzo.
- Topless - Modello femminile costituito dal solo slip senza la parte superiore lasciando scoperto il seno.
- Trikini - Costume intero, ma con la parte centrale (quella che copre l'addome) così ridotta e sottile da essere quasi inesistente.
- Tankini - È formato da un pezzo superiore che copre parzialmente l'addome, lasciando di solito scoperte le parti più sensuali come l'ombelico, e un pezzo inferiore che può essere uno slip, un tanga.
Evoluzione storica del costume da bagno
Nell'antichità, il suo esordio storico, il costume da bagno fu concepito come un abito, nella fattispecie era “il vestito per entrare in acqua”. Rispettoso per molti secoli di “leggi morali e suntuarie”, esso era costituito da materiali inadattti e poco pratici. Il costume da bagno si diffonde in Europa a partire dalla metà dell'Ottocento di pari passo con l'abitudine di fare bagni, sia al mare che ai laghi.
I primi costumi sono in maglia di cotone o in lana, materiali ritenuti più adatti ad assorbire l'umidità. In questi primi anni i costumi erano concepiti come abbigliamento da spiaggia, più che per il nuoto. Nel 1870 le donne per poter fare un bagno in pubblico indossavano diversi strati di gonne, lunghe fino ai piedi, completamente vestite e con i capelli raccolti in una cuffia.
Nei primi del Novecento i costumi sono molto castigati, ma non c'è paragone rispetto alle origini: infatti si cominciano a scoprire le braccia, è consentita una scollatura un po' più ampia e i polpacci iniziano a farsi vedere. Negli anni Venti c'è un'altra importante trasformazione, in quanto i costumi presentati e creati da Poiret diventarono tuniche in maglia, da indossare su pantaloni aderenti fino alla coscia.
Dalla metà degli anni Venti in poi, le donne più audaci iniziarono ad accorciare la lunghezza del pantaloncino e a rendere sempre più ampie le scollature sulla schiena, cominciando a preoccuparsi dell'abbronzatura. La messa in commercio del primo tessuto elasticizzato costituì uno stimolo per tutti.
Negli anni Quaranta l'abbronzatura diventa sempre più un simbolo di identificazione sociale e allo stesso tempo il cinema comincia a dettare la moda al suo pubblico, così anche i costumi da bagno più gettonati sono quelli che indossano le dive. Nel '46, dopo gli esperimenti nucleari nell'atollo Bikini, lo stilista francese Rèard presenta la sua collezione di costumi da bagno tra cui il “Bikini”, un due pezzi molto succinto che lasciava scoperto l'ombelico, chiamato così per il sicuro clamore che avrebbe provocato.
Durante gli anni Sessanta il costume a due pezzi è ormai accettato, anzi nasce ogni anno una tendenza diversa, per forme, accessori e fantasie. Dalla metà degli anni Sessanta in poi le donne non contente vogliono ancor più pelle nuda.
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