L’immagine bucolica delle giovani contadine intente a pigiare l’uva dentro le bigonce è romantica, ma evoca tempi ormai passati. Oggi, anche il più piccolo produttore di vino usa il torchio, un sistema più rapido e igienico. Seppure basti una minima quantità d’uva per produrre un po’ di vino per uso personale, è consigliato disporre di accessori specifici per spremerla.

Autocostruire un torchio fai da te per spremere l’uva non è difficile e si può realizzare anche con un costo veramente limitato. Costruire un torchio fai da te con materiale di recupero non è affatto difficile.

Materiali necessari

Servono:

  • Assi di legno di recupero
  • Due anelli di chiusura dei fusti
  • Una barra filettata e zincata da 20 mm di sezione, lunga un metro
  • Circa un metro e mezzo di piatto a sezione 20×6 mm
  • Un cuscinetto meccanico
  • 3 dadi e 3 rondelle
  • Una teglia rotonda per pizza

Dimensionamento del torchio

In questo progetto, ciò che “comanda” nello stabilire la circonferenza del torchio fai da te sono le dimensioni dei due anelli per fusti. Sulla base di queste si stabilisce il numero e la larghezza delle doghe di legno, che dovranno risultare equidistanti l’una dall’altra, separate da uno spazio minimo, tale da lasciar passare il liquido e rattenere raspi, acini interi ecc. Di conseguenza ci si deve procurare una teglia per pizza che abbia diametro più ampio di quello degli anelli. In altezza, invece, c’è maggiore libertà, ma non conviene esagerare nelle misure per non incorrere nella flessione laterale delle doghe: più lunghe sono e più hanno possibilità di flettere.

Se il cilindro formato dalle doghe e dagli anelli si occupa di contenere i grappoli di uva, ad attuare la torchiatura è la barra filettata che spinge un robusto disco di legno verso il basso, contro un altro disco, altrettanto robusto, che sta sotto la teglia. Non è quest’ultima, infatti, a dover sopportare la pressione del torchio fai da te, che evidentemente non potrebbe sopportare da sola. Per poter caricare l’uva all’interno del torchio fai da te e poterlo smontare per rimuovere il contenuto, il disco superiore è diviso in due parti che, durante l’utilizzo, sono tenute insieme da altri pezzi di legno incrociati.

Fasi di realizzazione

Tempo richiesto: 1 giorno

1. Procurarsi le tavole

Le tavole recuperate sono di abete, grezze, spesse 40 mm. Da queste si ricavano le doghe tagliandone delle strisce con la sega circolare.

2. Regolarizzare dimensioni e superfici delle doghe

Ogni doga va passata alla pialla per rendere le superfici lisce e regolarizzarne le dimensioni.

3. Smussare gli spigoli

Infine si smussano abbondantemente gli spigoli, in particolare quelli sui lati lunghi delle doghe. Si usa una levigatrice a delta con carta vetrata a grana media.

4. Stabilire quante doghe servono

Sulla base della circonferenza utile, bisogna stabilire esattamente quante doghe servono; si divide la circonferenza esterna degli anelli per il numero di doghe e si marca la posizione in cui ognuna dovrà ricadere. La difficoltà sta nell’iniziare il fissaggio con viti da legno, previa foratura degli anelli, mantenendo le doghe verticali e gli anelli perfettamente orizzontali. Durante questa operazione può essere di grande aiuto avere un piano d’appoggio in bolla nei due sensi e con superficie liscia e regolare.

5. Ritagliare i semi dischi

Da una spessa tavola (70-80 mm) si ritagliano 4 semi dischi. Due, accoppiati, devono entrare di misura all’interno del cilindro formato dalle doghe. Gli altri due, invece, vanno a formare la robusta base che supporta il torchio fai da te. Sotto questi si mettono tre gambe, costituite da pezzi di travetto fissati con chiodi.

6. Realizzare le leve

A un dado si saldano tre pezzi di piatto 20×6 mm, che si usano come leve per ruotare il dado sulla barra filettata.

7. Agevolare la rotazione delle leve

Per agevolare la rotazione delle leve, si interpongono un cuscinetto a sfere e due rondelle fra il dado e i blocchi di legno di spinta.

8. Sviluppare più forza nella torchiatura

Per sviluppare maggiore forza nella torchiatura, se ve ne fosse bisogno, con la smerigliatrice angolare si fa uno scasso all’estremità della barra filettata in cui inserire un pezzo di piatto d’acciaio, mentre si stringe (ma anche quando si rilascia) la manovella.

9. Mantenere piani i semidischi superiori

Con spezzoni di travetti di varie dimensioni, ben regolarizzati, si crea una pila di pezzi incrociati che mantengano piani i due semidischi superiori. Il pezzo più in alto è unico, ma ha un foro centrale in cui entra di misura la barra filettata.

10. Mantenere piani i semidischi inferiori

Anche sotto il basamento dei due semidischi inferiori va messo un travetto trasversale che li mantenga piani durante la torchiatura. Questo pezzo, come quello singolo nella parte superiore, ha un foro centrale dentro il quale passa la barra filettata, che non si sfila grazie a un dado con rondella.

Principi di base dell'oleodinamica

L’oleodinamica è una tecnica che utilizza i fluidi per generare pressione e convertirla in energia meccanica. Un fluido viscoso viene immesso in un sistema chiuso dove viene creata o aumentata una certa pressione per azione meccanica o statica.

La pressione che si crea viene trasmessa attraverso tubi o sistemi di tubature fino a innescare la reazione desiderata in un punto specifico. In tal modo è possibile generare grandi forze con un apporto energetico relativamente ridotto, e tali forze possono, a loro volta, essere utilizzate per movimentare carichi, azionare macchine o spostare determinati componenti.

I sistemi oleodinamici possono movimentare grandi carichi con una forza facile da gestire. In tale processo sono coinvolti diversi componenti all’interno del circuito oleodinamico.

Funzionamento passo dopo passo

  1. Aumento della pressione: La pompa idraulica viene azionata manualmente o tramite un motore. Il movimento del pistone riduce lo spazio per l’olio idraulico. La pressione continua a salire.
  2. Distribuzione del volume o del flusso: Il fluido in pressione è chiamato anche volume o flusso. Questo viene distribuito attraverso i tubi idraulici del sistema. Nei sistemi oleodinamici complessi è possibile utilizzare delle valvole per controllare la direzione del flusso volumetrico.
  3. Conversione in energia meccanica: Una volta che il fluido si è diffuso attraverso i tubi e ha accumulato una pressione sufficiente, attiva un secondo cilindro o motore idraulico che è responsabile del processo corrispondente.
  4. Ritorno del fluido idraulico: Infine, per abbassare nuovamente la pressione, è sufficiente riposizionare la leva nella sua collocazione iniziale.

Componenti chiave di un sistema oleodinamico

In tale processo sono coinvolti diversi componenti all’interno del circuito oleodinamico:

  • Pompa idraulica
  • Cilindri idraulici
  • Motori idraulici
  • Valvole
  • Tubi idraulici
  • Centralina oleodinamica

La centralina oleodinamica

Il funzionamento della centralina oleodinamica è essenziale per gestire la distribuzione del fluido e il controllo delle valvole, inclusa la valvola di massima pressione. La centralina oleodinamica è fondamentale per il corretto funzionamento del sistema. Regola la pressione e il flusso del fluido idraulico, garantendo l’efficienza e la sicurezza dell’intero circuito.

Vantaggi dell'oleodinamica

L’oleodinamica presenta alcuni vantaggi rispetto alla pneumatica:

  • Sistemi e azionamenti oleodinamici sono estremamente potenti.
  • Elevata trasmissione di potenza
  • Ingombro relativamente ridotto
  • Buona adattabilità alle contingenti condizioni di spazio grazie a tubi e collegamenti flessibili
  • Idoneità anche per macchine di precisione grazie a sequenze di movimento lente e regolabili separatamente
  • Lunga durata e bassa usura (se mantenuti e utilizzati seguendo le istruzioni)
  • L’olio idraulico previene l’attrito e allo stesso tempo svolge una funzione refrigerante, aumentando così la durata del sistema

Applicazioni pratiche dell'oleodinamica

In virtù del loro semplice funzionamento, gli impianti oleodinamici vengono utilizzati in un’ampia gamma di aree di lavoro:

  • Macchine agricole e da costruzione: accessori per escavatori, gru, trattori e benne ad alto ribaltamento
  • Officina meccanica: piattaforme di sollevamento, utensili, sollevatori idraulici
  • Ingegneria automobilistica: frizione, freni, servosterzo, telaio
  • Ingegneria logistica: carrelli elevatori, transpallet manuali
  • Impianti di sollevamento
  • Produzione: presse idrauliche, banchi prova, nastri trasportatori

Esempio di funzionamento: torchio idraulico

Il torchio idraulico è un dispositivo basato sul principio di Pascal che si comporta come un amplificatore di forza. Esso è costituito da due piatti o superfici posti come stantuffo sopra un cilindro. Pertanto ogni cilindro possiede una superficie di appoggio diversa. Per la legge di Pascal la pressione che si esercita su un punto di un liquido si trasmette pari in ogni altro punto. Se applichiamo una forza alla superficie S1 la pressione si trasmetterà anche alla superficie S2 che pertanto subirà una forza F2.

Tabella riassuntiva dei materiali e delle fasi

Materiale Quantità Fase di Realizzazione
Assi di legno di recupero Variabile Ricavo delle doghe
Anelli di chiusura dei fusti 2 Definizione della circonferenza del torchio
Barra filettata e zincata (20 mm) 1 metro Attuazione della torchiatura
Piatto a sezione 20x6 mm 1.5 metri Realizzazione delle leve
Cuscinetto meccanico 1 Agevolazione della rotazione delle leve
Dadi e rondelle 3 ciascuno Fissaggio e supporto
Teglia rotonda per pizza 1 Supporto per l'uva

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