La vasca da bagno, un elemento così comune nelle nostre case, ha una storia ricca e affascinante. Il termine, derivato dal latino "balneum", indica in generale l'immersione in un liquido, e in particolare l'immersione del corpo in acqua a scopo igienico, terapeutico o rituale. Esploriamo insieme le sue origini, il suo significato culturale e la sua evoluzione nel tempo.
Le origini antiche della vasca da bagno
Nelle culture dell'antichità e nelle culture tradizionali, il bagno ha significati salutistici, edonistici e catartici, prevalenti rispetto alle connotazioni igieniche che sono state maggiormente considerate a partire dal secolo scorso e che caratterizzano tuttora la nostra vita quotidiana. L'acqua, che da sempre scandisce le fasi esistenziali dell'uomo, prestando la propria immagine ai simbolismi della vita, del trascorrere del tempo, di una dimensione metafisica - religiosa e magica - speculare rispetto alla realtà percepibile, propone invariabilmente il tema del rinnovamento spirituale e della catarsi nelle pratiche di purificazione rituale connesse al suo impiego e nelle rappresentazioni letterarie e mitiche che hanno come elemento centrale l'immersione.
I bagni in acqua di mare, praticati nel Messico precolombiano come nella Grecia arcaica nella celebrazione dei misteri eleusini, i lavacri parziali in piscine di acqua dolce alla base di alcune culture orientali ben più antiche dell'Islam, o infine l'immersione completa di cui testimonia il primitivo rito del battesimo, hanno generalmente mantenuto la propria connotazione simbolica, incorporando spesso nuovi significati.
Nei poemi omerici, le donne di Troia si immergono nello Scamandro per propiziare la fertilità; gli Achei si bagnano dopo la battaglia per cancellare le tracce fisiche del combattimento e l'orrore psichico della morte; nel Nuovo Testamento, Pilato si lava le mani al cospetto del popolo per sottolineare la sua estraneità alla decisione della condanna di un giusto.
Tali pratiche non esaurivano certamente il rapporto degli antichi con l'acqua: presso le società del passato erano note e sfruttate le proprietà terapeutiche di alcune sorgenti; non di rado, inoltre, l'immersione rispondeva a principi salutistici e conosceva sfumature edonistiche.
E tuttavia, la metafora rituale da un lato, la mistica del benessere del corpo e dello spirito dall'altro, hanno generalmente trascurato, o considerato soltanto implicitamente, quella connotazione di utilità e di conforto prevalentemente legata alle esigenze dell'igiene personale, che dal secolo scorso reclama stabilmente un luogo di rappresentazione all'interno dello spazio domestico.
Nel passato, gli spazi di questa particolare intimità erano riservati alle classi egemoni e venivano intesi come testimonianze di potere e distinzione sociale, piuttosto che come luoghi della vita privata: ciò probabilmente per ragioni di costume, ma certamente anche per motivi di ordine pratico. Era, infatti, quasi impossibile evitare di ricorrere all'aiuto di numerosi domestici per lo svolgimento di tutte le fasi connesse al complicato rituale dell'immersione: tanto quelle preliminari, che richiedevano una certa perizia nella miscela e nel travaso nel recipiente di acqua alla temperatura opportuna, che quella conclusiva, consistente nello svuotamento a mano, senz'altro la più laboriosa.
Esempi storici di vasche da bagno
A Cnosso, nel palazzo reale (circa 1700 a.C.), in un locale adiacente alla cisterna era ricavata una sala sontuosamente decorata, illuminata e arieggiata da uno spazio interno, un cavedio; la sala conteneva una vasca da bagno in ceramica dipinta, appartenente alla regina. Diversa collocazione avevano le latrine, servite da un impianto idraulico con condutture in terracotta per il rifornimento idrico, mentre canali in pietra servivano per lo smaltimento delle acque usate. Anche la locanda che sorgeva accanto al palazzo era munita di servizi igienici e disponeva persino di un lavapiedi, consistente in un bacino in pietra rettangolare poco profondo, incassato nel pavimento e provvisto di tubo di immissione, sfioratore e foro di scarico con tappo.
Nella Grecia classica, i bagni pubblici erano generalmente annessi alla palestra: una rapida immersione o una doccia con acqua fredda erano considerate complemento degli esercizi svolti. In alcune importanti ville della Roma tardorepubblicana erano già presenti strutture termali e impianti igienici, alloggiati in ambienti espressamente destinati allo scopo. Condutture, generalmente di piombo, garantivano il rifornimento dell'acqua, comandato attraverso rubinetti in bronzo. Il cittadino comune era solito lavarsi ogni mattina nella propria casa, in cucina o in un modesto ambiente adiacente, la lavatrina, per poter usufruire di un unico scarico.
L'evoluzione nell'Impero Romano
Nel 1° secolo d.C., la costruzione dei grandi acquedotti, facilitando l'approvvigionamento idrico, favorì lo sviluppo di numerose iniziative legate all'uso dell'acqua a fini sia ornamentali (fontane, vasche, ninfei) sia funzionali. Nella Roma imperiale, gli spazi pubblici si arricchirono di realizzazioni del primo tipo, promosse dalle ricche famiglie patrizie e donate alla cittadinanza intera. La consuetudine quotidiana del bagno termale (v. terme), accessibile a un costo irrisorio, penetrò profondamente nel costume corrente. L'immersione, da pratica igienica, divenne a Roma, ma anche nelle estreme province dell'Impero, il fulcro o il pretesto per un'intensa vita sociale. Le terme pubbliche erano considerate un luogo d'incontro quotidiano, in cui trascorrere, tra bagni, esercizi ginnici e conversazioni, buona parte della giornata. L'iniziale separazione tra uomini e donne, realizzata attraverso la consuetudine di impianti o di orari distinti, scomparve gradualmente sino a essere abolita nel Tardo Impero.
Se le dimore private più lussuose si dotarono di attrezzature termali spesso assai elaborate, persino le abitazioni più modeste ebbero non di rado la possibilità di usufruire di impianti 'di vicinato': a Ostia Antica sono ancora visibili le strutture adibite a tale scopo, direttamente accessibili da più insulae. Anche lo svolgimento delle funzioni più intime rappresentava un momento di socializzazione da poter compiere in comune senza scandalo: le latrine pubbliche di Ostia Antica, assai ben conservate, erano costituite da una serie di sedili in marmo affiancati e collegati attraverso scarichi a un unico collettore.
Il Medioevo e il Rinascimento: Cambiamenti e innovazioni
Con la caduta dell'Impero e la decadenza delle opere preposte al rifornimento idrico della città, si abbandonarono anche gli impianti termali. Le comunità cristiane delle origini rinunciarono al culto del corpo in nome di un ideale di vita contemplativa che tendeva inizialmente a escludere anche alcune consuetudini igieniche legate, nell'immaginario collettivo, al costume pagano.
Il rigore dei primi divieti smorzò nel tempo i propri toni, e nell'Alto Medioevo furono proprio i monasteri a includere norme sanitarie nelle regole della vita comunitaria. Nei monasteri inglesi dell'11° secolo vennero introdotte alcune semplici norme di igiene personale, affidate alla cura e alla responsabilità dell'elemosiniere. Questi provvedeva al riscaldamento del locale per il bagno periodico dei monaci e alla dotazione dell'acqua, versata entro robuste tinozze di quercia o noce; il rituale igienico, che si svolgeva non più di quattro volte l'anno, era completato dalla tonsura ogni tre settimane e dal lavaggio dei piedi il sabato. Al frate incaricato del refettorio era invece demandata la manutenzione del lavatorium, un lavandino utilizzato prima e dopo ogni pasto e dimensionato per le esigenze contemporanee di tutti. Anche la distribuzione dei servizi igienici rispondeva a precisi requisiti di ordine funzionale: alle spalle del dormitorio, e a esso collegato tramite un ponticello, era generalmente situato l'edificio delle latrine, provvisto di numerosi sedili affiancati.
Nell'Europa del Primo Medioevo, martoriata dalle invasioni barbariche, l'igiene personale restava appannaggio delle classi egemoni, che mantenevano nelle loro dimore alcuni usi romani. Dopo l'anno Mille, l'Oriente musulmano, che aveva assimilato alcuni criteri e accorgimenti costruttivi delle terme romane - come per es. le modalità di riscaldamento degli ambienti -, diffuse nell'Europa cristiana, attraverso i crociati, una versione rielaborata di questo momento di socialità: i bagni turchi, costituiti da ambienti fastosi, rivestiti di ceramiche colorate, coperti a volta. Essi proteggevano un riposo passivo, isolato dal mondo esterno, piacevolmente cadenzato da pratiche di massaggio e raramente coronato da un'immersione completa. Presso i popoli dell'islam, anche l'abluzione, che riveste un preciso significato religioso, è solamente accennata prima di ogni preghiera: il rituale di purificazione, così stilizzato, non richiede che un modesto quantitativo d'acqua, raccolta in fontane poco profonde e in piccoli canali incavati nel pavimento in prossimità della moschea.
Nei castelli medievali, come più tardi nei palazzi, l'acqua era attinta da un pozzo, posto nel cortile o in una torre apposita, e sollevata a braccia tanto per gli usi di cucina quanto per le pratiche igieniche del signore e dei suoi ospiti, sia pure sommarie e non rigorosamente ritmate come nei monasteri. A partire dal 13° secolo, un vero rituale cortese prese a scandire i ritmi dei banchetti ufficiali: "donner à laver" era la locuzione con cui si designava l'atto eseguito all'inizio e alla fine dei pasti da un servitore incaricato di versare acqua profumata sulle mani dei commensali, che si usavano cortesie condividendo la stessa bacinella e lavandosi reciprocamente. Questa pratica era ben diversa dalla consuetudine di pulizia igienica vera e propria - "se décrasser" - che, invece, veniva di norma eseguita in privato o al cospetto di un pubblico informale.
Le tinozze per il bagno erano generalmente in legno e la loro forma era cilindrica o allungata in modo da consentirne l'uso a più persone contemporaneamente, in considerazione della difficoltà di provvedere all'approvvigionamento e allo scarico del prezioso liquido. In questa fase storica, all'immersione si accompagnano svariati rituali che conoscono diverse sfumature: il bagno degli amanti rappresenta il preliminare di un incontro amoroso; se esteso al gruppo familiare e, talvolta, all'ospite di riguardo, attesta una pratica che, pur riferibile in origine al carattere eccezionale dell'intera operazione, si va caricando di nuovi significati.
Con il Rinascimento, la nuova concezione antropocentrica del mondo diede impulso alla ricerca di soluzioni razionali per le esigenze funzionali di una società finalmente affrancata dal pregiudizio dell'ignoranza. Nelle Proposte per dieci città nuove, Leonardo da Vinci immaginò un sistema di smaltimento delle acque e dei rifiuti attraverso canalizzazioni sotterranee che si immettevano in un fiume. Per i reali d'Europa, egli si misurò con ipotesi meno ardite, ma altrettanto innovative: tra queste, il progetto di una sala da bagno per Isabella di Aragona, dotata di un impianto in cui l'acqua calda poteva miscelarsi alla fredda a seconda della temperatura desiderata. O ancora quello di un ambiente igienico ricavato nel castello di Amboise, residenza di Francesco I, provvisto di un sedile mobile per gabinetti "che deve girare in tondo come la tramoggia dei monasteri ed essere riportato alla posizione originale da un contrappeso". Altri contrappesi avrebbero provveduto alla chiusura automatica delle porte del locale, dotato di acqua corrente e di sfiatatoi prolungati sino al tetto.
La vasca da bagno nell'arte e nella letteratura
Chiara Valerio, autrice di diversi libri, editor, conduttrice radiofonica e direttrice artistica, rappresenta una delle personalità più brillanti e attive del panorama culturale italiano. Con "Chi dice e chi tace", primo libro da lei pubblicato con la casa editrice Sellerio, è parte dei sei finalisti del Premio Strega. Nel libro, la protagonista Lea Russo, a quarant’anni, con una vita avviata su binari sicuri, decide di seguire un capriccio. Decide cioè di non negare la natura, che mi pare essere propria di tutti i viventi, per la cultura della sicurezza. La natura di cui parlo è la curiosità. Lea Russo agisce perché in lei la curiosità è più forte della sicurezza sociale ed emotiva che ha raggiunto. Il libro è ambientato a Scauri, dove Chiara Valerio è nata e cresciuta. Lei da piccola aveva una vasca da bagno nel giardino, elemento cardine di "Chi dice e chi tace".
La vasca da bagno, quindi, non è solo un oggetto funzionale, ma anche un simbolo culturale e sociale che ha attraversato i secoli, evolvendosi e adattandosi alle esigenze e ai gusti delle diverse epoche.
