L'articolo esplora la vita e le opere di Emilio Verardo, figura di spicco nel campo dell'idraulica e dell'architettura. Nato a Firenze il 28 ottobre 1807, Verardo intraprese un percorso che lo portò a lasciare un segno significativo nel panorama artistico e tecnico italiano.
Primi Anni e Formazione
Il padre di Emilio, Domenico, di origini venete, si stabilì a Firenze avviando un'attività commerciale. A Firenze sposò Rosa Gonnelli, dalla quale ebbe quattro figli. A causa delle difficoltà economiche familiari, nel 1823, a soli sedici anni, Emilio accettò un incarico come segretario presso Bartolomeo Borghesi a San Marino. Tuttavia, l'esperienza fu breve e l'anno successivo tornò a Firenze per dedicarsi agli studi d'arte.
Verardo studiò disegno con il Bezzuoli e architettura con Gaetano Baccani presso l'Accademia di Belle Arti, dove nel 1828 ottenne un premio per un esercizio di "meccanica" e successivamente la licenza di professore di disegno architettonico. La situazione familiare, però, era precaria a causa della morte della madre e del fratello Luigi.
Viaggio a Roma e Incarichi Iniziali
Nel 1836, Verardo si trasferì a Roma, dove per due anni studiò le rovine classiche, in particolare il tempio di Marte in collaborazione con l'archeologo A. Nibby, e si interessò alle testimonianze del Rinascimento. Tornato a Firenze, non ottenne subito incarichi come architetto, ma continuò a lavorare come perito del tribunale e acquarellista, esponendo le sue opere in mostre.
Un acquarello di Verardo, notato da Alessandro Manetti, l'ingegnere idraulico responsabile delle bonifiche nella Valdichiana, gli procurò un incarico importante: raffigurare all'acquarello i lavori eseguiti alla Chiusa dei Monaci, chiave del sistema idraulico della Chiana. Questo lavoro ebbe successo, tanto che il granduca lo volle con sé come vedutista in un viaggio a Napoli e in Sicilia nel 1840, e l'anno successivo lo inviò nelle province meridionali della costa ionica per ritrarre paesaggi e monumenti.
Incarico all'Accademia di Belle Arti
Nel 1845, Verardo fu nominato maestro di prospettiva presso l'Accademia di Belle Arti, incarico che mantenne per cinque anni. Nel 1850 passò alla cattedra di architettura, promuovendo riforme e difendendo la specificità dell'architettura come arte. Nel 1856, grazie all'appoggio di Pietro Selvatico, ottenne la cattedra di architettura all'Accademia di Venezia.
La Facciata del Duomo di Firenze
Verardo è particolarmente noto per il suo impegno nella progettazione della facciata del Duomo di Firenze. L'idea di completare la facciata era stata ripresa più volte, e nel 1858 fu formato un comitato presieduto dal principe ereditario. Nel 1861 fu bandito un secondo concorso, a cui Verardo non partecipò inizialmente. Tuttavia, fu invitato a partecipare successivamente, e il suo progetto vinse dopo numerose discussioni e polemiche. Il 12 luglio 1868, la Deputazione affidò a Verardo l'incarico di sviluppare il progetto, nominandolo ufficialmente "architetto della facciata" due anni dopo.
Verardo si dedicò a questo lavoro per dieci anni, sovrintendendo alla messa in opera di ogni dettaglio. Fu amareggiato dalle polemiche sul coronamento, e nell'83 studiò un modello basilicale alternativo. Dopo la sua morte, il suo allievo Luigi Del Moro continuò l'opera, fornendo la versione quasi definitiva della facciata.
Altre Opere e Interventi
A partire dalla fine degli anni '60, Verardo fu attivo in progetti architettonici e restaurativi, principalmente nell'area fiorentina. Nel 1871 intervenne nella facciata ammannatesca e nel giardino del palazzo Della Porta-Giugni. Disegnò una nuova scala per la Biblioteca Laurenziana ed eseguì lavori nei sotterranei e nella sacrestia vecchia del S. Al 1873-1874 risalgono i suoi progetti di una chiesa con alcuni annessi, destinata al nuovo quartiere della Piagentina (non realizzata), per la quale si ispirò a S. Maria Maddalena de' Pazzi, e di una villa di campagna per il corite Leopoldo Galeotti a Montevettolini (Pistoia) in duplice versione.
Tra il 1876 e il '78, realizzò restauri e trasformazioni alla badia fiesolana, in collaborazione con Giuseppe Poggi, e la riduzione a museo del palazzo della Crocetta (attuale Museo archeologico).
Contributo e Eredità
Emilio Verardo fu un architetto attivo in restauri e rifacimenti, soprattutto per una committenza pubblica, grazie alla sua posizione nell'Accademia di Belle Arti. Non trovò committenza privata né occasioni per opere significative al di là della facciata del Duomo. Fu un interprete corretto, anche se non geniale, di un'architettura ufficiale confinata nel culto di un passato anacronistico.
Opere Scritte
- Del sistema tricuspidale per il coronamento della facciata di S. Maria del Fiore, Firenze 1864
- Del sistema tricuspidale in seguito alle considerazioni pubblicate nel 1864, ibid. 1867
- Intorno allo stato di consistenza della vecchia facciata del Duomo e delle sue fondazioni: rapporto, ibid. 1871
- La facciata di S. Maria del Fiore: appendice artistica alla relazione della Deputazione Promotrice, ibid.
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