Francesco Bagno nacque a Cesa (Caserta) il 26 giugno 1744 da Gregorio e da Beatrice Ferraiolo da Grazzanise. E’ stato un medico accademico di spicco della seconda metà del Settecento, docente nell’Ospedale degli Incurabili, autore di diverse opere di carattere medico, convinto partecipante alla Rivoluzione Napoletana del ’99.

Le Origini di Cesa

Antichissima deve essere la fondazione di Cesa: il più antico documento che ne accerta l’esistenza è un diploma dei principi Pandolfo I e Landolfo III di Capua, risalente all’anno 964 d.C. Cesa fu indubbiamente una delle minuscole contrade della Liburia atellana, che visse una storia agreste senza alcunché di notevole.

Diverse sono le ipotesi sull’etimologia del nome. Una leggenda narra di una pietosa donna chiamata Cesa che curava i feriti e dava sepoltura, proprio nel luogo dove ora sorge Cesa, ai morti nelle guerricciole che imperversavano nel campo atellano degli osci. Il nome Cesa trae origine da una voce latina, caesus, dal verbo caedere (tagliare). Infatti Cesa sorgeva come borgo dell’antica Atella, e di conseguenza tagliato fuori dalle grandi vie di comunicazione.

Un’etimologia egualmente attendibile, e risalente alla stessa radice latina dal verbo caedere, deve ricercarsi nel fatto che Cesa in origine fu un terreno boschivo e che, in seguito ad un’opera di paziente dissodamento, quel terreno fosse stato chiamato Cesa da silva caesa (selva tagliata). Posta, quindi, questa più attendibile versione sull’etimologia di Cesa, niente o poco si sa sulla sua più remota storia.

La Formazione di Francesco Bagno

All’università il giovane Francesco seguì i corsi di Medicina di Domenico Cotugno e Francesco Serao. Nel 1769 sostenne l’esame di licenza che lo abilitava all’esercizio della professione medica e nel 1776 conseguì il titolo dottorale. Gli fu assegnata la cattedra di Fisiologia, che tenne fino al 1789, anno in cui passò alla cattedra di Aforismi di Ippocrate fino alla sua destituzione per motivi politici.

Il Ruolo nella Repubblica Napoletana

Nel dicembre del 1798, quando Ferdinando IV di Borbone lasciò Napoli nell’anarchia, Francesco Bagno fece parte del Comitato centrale di patrioti che si raccolsero in casa Fasulo e che poi presero Castel S. Elmo. Non ottenne incarichi governativi e la sua partecipazione alla Società Patriottica lascia intuire che riteneva alquanto moderato il governo della repubblica, considerato troppo tiepido e sensibile alle pressioni degli aristocratici, mentre necessitavano interventi e riforme più radicali.

Non fece mancare, tuttavia, il suo apporto attivo alla Repubblica in termini di idee e di sostegno ai patrioti. Il suo ruolo attivo si esplicitò nella partecipazione al Battaglione sacro della Repubblica, formato dai giovani dell’ospedale Incurabili. «La professione medica pare sia stata presa di mira dalla persecuzione controrivoluzionaria. Sarà un giorno oggetto di ammirazione per la posterità l’ardore che i nostri medici aveano sviluppato per la giusta causa. I giovani medici del grande ospedale degl’Incurabili formavano il Battaglione Sacro della nostra Repubblica»

Nel corso della controrivoluzione sanfedista e reazionaria Francesco Bagno si mostrò tenace difensore della Repubblica Napoletana, combattendo con i suoi studenti al Ponte della Maddalena; dopo la sconfitta delle armi repubblicane fece parte del gruppo di patrioti asserragliati in Castel S. Elmo, dal quale uscirono ingannati dalle false capitolazioni pensando di essere imbarcati ed esiliati in Francia.

I patrioti della Repubblica furono, invece, tutti rinchiusi prima nelle carceri e poi processati da una fantoccia Giunta di Stato.

Contesto Storico-Geografico: Il Pian di Ripoli e Dintorni

Per comprendere appieno il contesto storico in cui visse Francesco Bagno, è utile esplorare anche le vicende di altri territori, come il Pian di Ripoli, ricco di storia e trasformazioni nel corso dei secoli.

Dall’Età Antica al Cristianesimo

Nel Pian di Ripoli le memorie dell’età etrusca si trovano in reperti e nel ricordo di quel “Ponte dei Fiesolani” che stando alla leggenda riferita da Giovanni Villani attraversava l’Arno tra Candeli e il Girone. Secondo le più diffuse ricostruzioni storiche, la prima strada romana che entrò nel territorio fu un ramo della via consolare “Cassia” che dopo la fondazione di “Florentia” si distaccò dall’itinerario antico alla destra del fiume e raggiunse la nuova città percorrendo le colline a sud dell’Arno. Nacque un piccolo insediamento a Bagno a Ripoli con un impianto termale, al “quarto miglio” da “Florentia”. La funzione del Pian di Ripoli come territorio di accesso a “Florentia” si accentuò nel II sec. d. C.

Dalla Fine dell’Impero Romano all’VIII Secolo

Anche il Pian di Ripoli tra il V e il VII secolo fu sconvolto dalle alluvioni in un tempo di catastrofi in tutta l’Italia provocate da forti perturbazioni atmosferiche. Dopo un periodo di drammatica anarchia arrivò nel Pian di Ripoli un nuovo popolo, i Longobardi.

La Fondazione di Badia a Ripoli (720 Circa)

Secondo una tradizione riferita da Scipione Ammirato, intorno al 718 il nobile Adonald duca di Liguria, governatore della Toscana, ed il figlio Atropald fondarono un monastero con una chiesa dedicata a San Bartolomeo in un luogo detto “Recavata”. Si ritiene che sia la nostra Badia a Ripoli. Il nome “Recavata” indicava il terreno recuperato alle paludi con le bonifiche. Stando al modello delle chiese longobarde del tempo anche quella di Badia a Ripoli aveva dimensioni assai minori di quella odierna.

Il 14 luglio 790 i fratelli Atroald, Adonald e Adopald, discendenti dei due fondatori, sottoscrissero un documento per confermare la donazione del monastero di San Bartolomeo alla comunità monastica benedettina.

Notizie sulla Chiesa di San Pietro in Palco (1003)

Nel gennaio 1003 un atto sottoscritto da Adelaisa degli Uberti è datato “…in populo S. Petri loco Bisarno”. In questo documento è citata per la prima volta la chiesetta che oggi viene popolarmente chiamata ” San Pierino in Palco” in via di Badia a Ripoli. Con la parola Bisarno si indicò per secoli un ramo dell’Arno che si distaccava dal corso principale all’altezza dell’odierna Nave a Rovezzano. Il nome finì per indicare la stessa isola.

San Giovanni Gualberto Fonda la Congregazione di Vallombrosa (Secolo XI)

Secondo la tradizione nell’anno 1028 il giovane nobile Giovanni Gualberto si batté alla spada con l’uccisore del proprio fratello e ottenuta vittoria perdonò l’omicida. Giovanni Gualberto si fece monaco benedettino e desideroso di una vita rigorosa e fortemente impegnata per la Fede fondò a Vallombrosa una nuova congregazione religiosa. San Giovanni Gualberto morì il 12 luglio 1073 a Passignano in Val di Pesa.

Badia a Ripoli Ricostruita dai Vallombrosani (Secolo XII)

Nel 1178 una grande piena sommerse il Mugello e la valle dell’Arno. Dopo il disastro ci fu in Toscana un fervore di nuove opere e si può datare a questa età la ricostruzione in forme romaniche di Badia a Ripoli per volontà dei Vallombrosani. Un ricordo della primitiva chiesetta longobarda rimase nella cripta sottostante la navata della nuova chiesa.

Sconfitta di Montaperti e Rovine in Pian di Ripoli (1260)

La Lega di Ripoli dette il suo generoso contributo di uomini e vettovaglie nel 1260 per la spedizione che si scontrò con l’esercito senese nel tragico sabato 4 settembre a Montaperti. All’alba del giorno seguente in Pian di Ripoli arrivarono i ghibellini vincitori e dettero l’assalto al castello del Bisarno. A sera il territorio fumava di incendi. Due anni dopo le fortune politiche mutarono ancora. La sera del 17 aprile 1267, Sabato Santo, alcune centinaia di cavalieri francesi inviati dal re Carlo d’Angiò amico dei Guelfi scesero da San Donato in Collina e si accamparono intorno a Badia a Ripoli.

Gregorio X a Badia Ripoli (1273 e 1275)

Il 18 giugno 1273 il papa Gregorio X scese dal colle di San Donato nel Pian di Ripoli ed entrato in Firenze impose la tregua tra Guelfi e Ghibellini. Il Concilio di Lione proclamò la pace in tutta l’Europa ma quando il papa di ritorno verso Roma tornò a Firenze i guelfi avevano ripreso la lotta contro i ghibellini. Era dicembre. Gregorio X fu ospitato a Natale dai Vallombrosani di Badia a Ripoli.

La Battaglia di Campaldino (1289)

Per l’ultimo e decisivo confronto con i Ghibellini sostenitori dell’autorità dell’Impero il comune di Firenze radunò un grande esercito che il 2 giugno 1289 innalzò le insegne di guerra sulla Badia a Ripoli. Lo scontro avvenne nel Casentino l’11 giugno, festa di San Barnaba, a Campaldino.

L’Imperatore Arrigo VII in Pian di Ripoli (1312)

Per punire Firenze ribelle il 19 settembre 1312 il nuovo sacro romano imperatore Arrigo VII di Lussemburgo entrò in Pian di Ripoli, attraversò il guado di Varlungo e pose l’accampamento intorno alla Badia di San Salvi per assediare Firenze. Alla fine di ottobre all’avvicinarsi di una grande piena l’esercito imperiale si trasferì sulle colline intorno al Pian di Ripoli.

L’Isola del Bisarno è Sommersa (1333)

Nel pomeriggio di giovedì 4 novembre 1333 l’Arno sommerse l’intera pianura tra le colline di Settignano e quelle di Sorgane. L’isola del Bisarno divenne un renaio coperto di ghiaia.

Gli Affreschi in San Pierino in Palco (Secolo XIV)

Segno di una rinascita civile fu la fioritura d’arte nelle chiese del Pian di Ripoli e della Valdema. All’inizio dell secolo XIV la chiesetta di san Pierino in Palco fu affrescata dai pittori della bottega di Giotto. Verso la metà del secolo la vecchia copertura romanica in legname della chiesetta fu sostituita con volte ogivali gotiche in muratura. La chiesa fu allora di nuovo decorata con un ciclo di grandi affreschi che a loro volta furono poi nascosti per secoli sotto uno strato di calce.

Il Savonarola e Suor Domenica del Paradiso (1498)

L’8 aprile 1492 nella sua villa di Careggi morì Lorenzo il Magnifico. Nel 1494 i Fiorentini fecero rinascere l’antica Repubblica di Firenze. Ispiratore profetico e contrastato della rinascita della Repubblica fu il domenicano Girolamo Savonarola che divenne il motivo e la vittima di nuove forti tensioni. Il 23 maggio 1498 il Savonarola fu impiccato in piazza della Signoria.

Leonardo da Vinci Disegna la Mappa del Pian di Ripoli (1505)

Il Comune di Firenze commissionò a Leonardo da Vinci il piano per deviare l’Arno da Pisa allo scopo di costringere la città a sottomettersi al potere fiorentino per evitare i possibili disastri provocati dalla eventuale mancanza di acqua nel fiume. Leonardo approfittò dell’assurdo incarico per progettare invece un vasto disegno al fine di rendere navigabile il fiume da Firenze al mare. A tale scopo nel 1505 disegnò una mappa accurata del Pian di Ripoli nella quale appare l’isola fluviale delimitata dal Bisarno. Il ramo secondario del fiume, poi scomparso, percorreva l’odierna via delle Lame e proseguiva lungo l’odierna via Ripoli fino a Ricorboli.

L’Esercito Imperiale in Pian di Ripoli (1529)

Il 19 novembre 1523 fu eletto papa col nome di Clemente VII il cardinale Giulio dei Medici, nato qualche mese dopo la morte del padre Giuliano, vittima della cosidetta “Congiura dei Pazzi ” nell 1478. Il braccio armato del papa era Giovanni dei Medici, il migliore condottiero di quei tempi. La morte di Giovanni delle Bande Nere nella battaglia di Governolo, vicino a Mantova, lasciò via libera nel 1527 alla marcia di un’armata spagnola al servizio del nuovo giovane imperatore Carlo V, ma rimasta senza stipendio, e affamata di saccheggi, che assalì Roma. Papa Clemente VII Medici e l’imperatore Carlo V giunsero a un accordo per allontanare da Roma le truppe imperiali. L’imperatore si impegnò a restituire ai Medici il potere su Firenze. Il 14 ottobre 1529 l’esercito imperiale varcò il passo di San Donato in Collina e soggiornò nel Pian di Ripoli. Il 12 agosto 1530 l’accordo di pace fu firmato a Santa Margherita a Montici. L’imperatore Carlo V nominò Alessandro dei Medici primo duca di Firenze.

Grandi Lavori a Badia a Ripoli (1585)

Nel secolo XVI le condizioni climatiche si fecero più rigide tanto che gli storici definiscono quello il tempo di una “Piccola glaciazione”. Badia a Ripoli divenne la sede dell’abate generale dei Vallombrosani perché gli inverni molto rigidi rendevano troppo disagevole il soggiorno a Vallombrosa. Per dare maggiore decoro a Badia a Ripoli i Vallombrosani fecero decorare nel 1585 la sacrestia da un giovane pittore che la tradizione ha sempre indicato in Bernardino Barbatelli detto il Poccetti. Nel 1598 l’abate Erasmo da Pelago fece rialzare il soffitto della chiesa e fece costruire la nuova abside. Il 1605 fu l’anno del breve pontificato di Alessandro dei Medici che prese il nome di Leone XI. Il suo pontificato durò appena ventisei giorni ma in pieno rispetto degli ideali del Concilio di Trento l’ultimo papa della famiglia Medici fu avversario del nepotismo e della corruzione.

Compagnia del Santissimo Rosario a Badia a Ripoli (1612)

Tra il XV e il XVI secolo nacquero o tornarono a fiorire in tutta la Toscana le confraternite religiose, unica forma nelle quale nella quale anche i popolani si potevano riunire.

La Peste a Firenze e nel Pian di Ripoli (1630)

A seguito delle guerre tra Francia e Spagna si diffuse anche a Firenze nel 1629 l’epidemia della peste. Nel Pian di Ripoli fu allestito un ospedale per i convalescenti accanto alla Pieve a Ripoli e in un antico alberghetto vicino all’Oratorio del Crocifisso del Lume, la chiesetta che oggi con la sua elegante cupoletta si nota a fianco del viale Europa. Un lazzaretto fu istituito a San Miniato al Monte e un ospedale per convalescenti a Villa Rusciano.

Costruzione della Loggetta Davanti alla Chiesa (1663)

Alla metà del secolo la chiesa ebbe nuovi interventi di modifica. La facciata romanica ebbe un’architettura nello stile del tardo rinascimento con annunci di neoclassico.

San Leonardo da Porto Maurizio Fonda il Convento dell’Incontro (1715)

Nel 1709 era stato chiamato a Firenze da Cosimo III il francescano San Leonardo da Porto Maurizio. Il giovane frate fu accolto nel convento di San Miniato al Monte e mentre diffondeva la vecchia pratica della Via Crucis tenne missioni popolari a San Niccolò, nel monastero del Paradiso, alla Pieve a Ripoli, a San Matteo in Arcetri, a Villamagna, all’Impruneta. In questi soggiorni nel Pian di Ripoli il giovane francescano salì all’Incontro. Conosciuto il luogo San Leonardo desiderò fondare all’Incontro un convento.

Il Nuovo Altare a Badia a Ripoli (1731)

La Toscana poté gioire nel 1723 per la elezione a Papa di un fiorentino, il cardinale Lorenzo Corsini che da giovane aveva soggiornato sulle colline fra l’Ema e l’Impruneta.

Truppe Spagnole in Pian di Ripoli (1735)

Nel 1735 gli accordi tra le grandi potenze europee avevano destinato don Carlo di Borbone, ancora quasi adolescente, a diventare il futuro successore del granduca Gian Gastone dei Medici che non aveva discendenza. I progetti della diplomazia furono sconvolti dalla guerra per la successione al trono di Polonia e al principe Don Carlo si offrì la possibilità di conquistare il regno di Napoli. Per marciare verso Napoli il principe ordinò alle sue truppe di riunirsi nel Pian di Ripoli. Una traccia di questa presenza è il disegno di una fortificazione o castello, portato alla luce nella canonica di San Pierino in Palco, forse tracciato da uno degli ufficiali spagnoli. Gian Gastone dei Medici il 9 luglio 1737 morì.

Montenero Affidato ai Vallombrosani di Badia a Ripoli (1792)

Il 29 aprile 1792 il nuovo granduca Ferdinando III affidò ai Vallombrosani la custodia del santuario di Montenero che correva pericoli di crolli dopo lo scioglimento della congregazione dei Teatini che ne aveva avuto per molti anni la cura.

Napoleone Confisca il Monastero di Badia a Ripoli ai Vallombrosani (1808)

Nel 1808 il monastero vallombrosano di Badia a Ripoli fu confiscato secondo le direttive imposte dall’imperatore Napoleone Buonaparte. I suoi possessi furono venduti all’asta e divennero proprietà del comune di Bagno a Ripoli e di privati.

Il Documento Pontificio del 1825

Col trattato di Vienna del 1815 il granducato di Toscano fu restituito a Ferdinando III di Lorena che morì di malaria mentre visitava i lavori di bonifica in Valdichiana e morì il 18 giugno 1824, a cinquantatré anni di età. A Ferdinando III successe il figlio Leopoldo II. Il 15 ottobre 1825 con un “Breve” pontificio di Pio VII, il “giuspatronato” della chiesa di San Bartolomeo a Ripoli fu assegnato al Governo della Toscana.

Il “Cholera Morbus” in Pian di Ripoli (1855)

Nel 1854 cominciò in Crimea la guerra tra la Russia e la Turchia per il dominio degli stretti dei Dardanelli. Il colera fece strage negli accampamenti e nell’estate di quello stesso anno la febbre gialla fu trasmessa a Livorno da alcuni marinai. In autunno ci furono le prime vittime a Firenze. Nella terribile estate del 1855 ci furono nella Toscana 22 la casi di colera con 11 mila vittime. Nello stesso anno, il pievano Scappini promosse la fondazione del nuovo Cimitero della Misericordia all’Antella.

Le Suore Addolorate dei Servi di Maria nel Monastero di Badia a Ripoli (1867)

A Torino il 18 febbraio 1861 il Parlamento proclamò Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia. Nel giro di pochi mesi si riunì una nuova nazione, dalla Sicilia al Piemonte. Il 15 settembre 1864 il Parlamento italiano scelse Firenze come capitale del nuovo Regno. Nel 1865 l’antico edificio del monastero di Badia a Ripoli, un tempo sede del Generale dei Vallombrosani, divenne disponibile per le Suore addolorate dei Servi di Maria che si dedicavano all’istruzione popolare.

Restauro della Facciata di Badia a Ripoli (1892)

Secondo un uso che si diffuse alla fine dell’Ottocento nel 1892 fu deciso di restituire alla facciata di Badia a Ripoli l’aspetto originario in stile romanico. Come accadde in molte altre chiese toscane furono rimossi l’intonaco, fu chiusa la grande finestra sulla facciata e fu aperto un rosone circolare. Anche il campanile fu in gran parte ricostruito. Fu mantenuta la loggetta.

La Cappella delle Suore della Provvidenza e dell’Immacolata Concezione (1897)

Le Suore della Provvidenza e dell’Immacolata Concezione fecero cosrruire nel 1897 la loro nuova cappella che ebbe le dimensioni di una piccola chiesa e fu dedicata al Sacro Cuore. Il disegno fu dell’architetto Bartolozzi. Ad arredare la chiesa furono chiamati giovani artisti fiorentini.

Unione Professionale degli Agricoltori e Società Femminile di Solidarietà (1902)

Il 6 giugno 1902 fu fondata l”Unione professionale degli agricoltori nel Pian di Ripoli” che ebbe sede a Badia a Ripoli, posta sotto la protezione di San Giuseppe che estese i suoi compiti anche all’assistenza legale e contabile degli iscritti. L’Unione fondò subito un proprio circolo. Il 28 aprile 1912 si costituì a Badia a Ripoli anche una Società Cattolica femminile.

Villa di Lappeggi e Villa Mondeggi

Il territorio ha circa il 30% terreno pianeggiante e il restante è collinare e ha boschi per un’estensione di 15 km. Dell’abitato ne abbiamo notizie fin dal 1340 e al catasto del 1427 Villa Lappeggi è intestata ai Bardi del ramo detto Dalla Peggio o Da Lappeggio. Si è anche detto che il nome derivava da La Peggio , intesa come peggior villa posseduta dai Medici. Poi ci furono diversi proprietari dai Gualtierotti ai Bartolini-Salimbeni che la cedettero nel 1560 ai Ricasoli. Dai Ricasoli ai Medici dove il terzo granduca di Toscana, Ferdinando I , innamorato della splendida posizione l’acquistò nel 1569. La Villa subì trasformazioni importanti fino al 1585 sotto la direzione del Buontalenti. Ma lo splendore della Villa fu nel 1667 quando divenne possesso di Francesco Maria de’ Medici, fratello del granduca Cosimo III .

Vista dell’abitato di Lappeggi dalla Cipressaia. Si nota, al centro, dietro il cipresso un grande edificio detto il Casone o Casalone. Campagna intorno a Lappeggi. Vista dell’alto della parte sud con lo straordinario parco-giardino. Nel 1646 Villa Mondeggi fu acquistata da Ferdinando II de’ Medici per unirla come dipendenza alla Villa Medicea. In questa Villa nel 1709 soggiornò il Re di Danimarca, Federico IV, ospite di Gian Gastone de’ Medici.

La strada via Pulicciano che porta a Capannuccia è denominata comunemente “Cipressaia”, perchè costeggiata da questi imponenti alberi. Ai lati della strada ci imbattiamo in una ex casa colonica facente parte della proprietà di Villa Mondeggi. Lasciando la Cipressaia, ci immettiamo nel viale di cipressi dove un basamento sormontato da un cane mastino di pietra ci indica la strada. Il viale di cipressi che porta alla Villa Mondeggi visto dall’alto. In questa vecchia foto di settembre 1989 si può notare l’edificio a sinistra detto Conserva (deposito d’acqua) fatto costruire nel 1856 da Ugolino della Gherardesca per condurre acqua alla Villa. A destra i cipressi immettono nel Vialetto delle Quattro Stagioni che portava al giardino della Villa. C’erano due statue dette “pietrine” dal materiale usato, che simbolegggiavano le stagioni autunno e inverno. Le altra due statue (estate e primavera) erano collocate davanti all’entrata della Villa. I primi possessi di Mondeggi si trovano nelle carte della Badia Montescalari dove i monaci vallombrosani nell’XI secolo acquistarono poderi, case e ville a Lappeggi , all’Antella e a Casciano. L’attuale Villa apparteneva nel 1427 a Rodolfo de’ Bardi. Poi i proprietari furono i Portinari che donarono la proprietà allo Spedale Santa Maria Nuova. Nel 1538 passò al Conte Simone di Ugo della Gherardesca.

Altre Figure di Rilievo

Oltre a Francesco Bagno, altre figure hanno lasciato un segno nella storia locale:

  • Mons. Antonio Malvasio (1738-1822): sacerdote che esercitò in Aversa il suo ministero, latinista di vasta cultura ed autore di molte ed importanti opere di Diritto canonico, nonché di testi di genere narrativo.
  • Domenico Di Fiore (1769-1848): avvocato, attivista durante la rivoluzione partenopea, che ricoprì, durante la Repubblica Napoletana, diversi ed importanti incarichi e che, al ritorno dei Borboni, si rifugiò in Francia, dove continuò la sua opera di rivoluzionario.

TAG: #Bagno

Potrebbe interessarti anche: