La storia documentata della famiglia Giorgini inizia alla periferia della Repubblica Aristocratica di Lucca intorno alla metà del 1700. Per comprendere il significato della vita e il successo dell’attività di Giovanni Battista (Forte dei Marmi 1898-Firenze 1971) bisogna necessariamente ripercorrere il cammino dei suoi antenati. Fu il suo retaggio famigliare infatti che lo portò, nei primi anni venti del Novecento, a decidere di diventare una sorta di “ambasciatore del Made in Italy”, così lo definiva la stampa nel dopoguerra, prima ancora che questo esistesse come marchio riconosciuto.
Originari di Montignoso, piccolo paese situato sulle pendici delle Apuane affacciate sul mare, i Giorgini si caratterizzarono fin dall’inizio per il loro attaccamento alle istituzioni e per un profondo senso del bene comune. Da quella stretta valle generazione dopo generazione furono capaci di intrecciare le loro vicende private e pubbliche con quelle delle più grandi famiglie italiane. Il respiro delle loro attività passò rapidamente dalla dimensione regionale, tracce del loro passaggio sono visibili in quasi tutte le province toscane, a quella nazionale.
Molteplici furono i loro i contributi in vari campi, amministrativo, politico, culturale e scientifico; così come le presenze nei due parlamenti, di Torino prima e di Roma poi. Per arrivare, al termine di un precorso durato due secoli, all’exploit internazionale di Giovanni Battista che fu al suo tempo uno degli italiani più noti e stimati oltre oceano, non tanto dal grande pubblico, che pure lo conosceva grazie alle mostre sul lavoro italiano da lui organizzate in varie città degli Stati Uniti e a alcune apparizioni televisive, quanto in ambito commerciale e diplomatico.
Gli Antenati di Giovanni Battista Giorgini
Le prime testimonianze di rilievo sui suoi antenati riguardano Giovan Giorgio (Montignoso 1739-1800) capitano della milizia locale che nel 1797 fu insignito del titolo nobiliare di Patrizio di Lucca. Avendo mostrato “un’ardente premura per il pubblico servizio”, recita il verbale del Consiglio Generale della Repubblica Aristocratica che intendeva così garantirsi la fedeltà del rappresentante della maggiore famiglia locale, responsabile della sicurezza di quelle terre di frontiera.
L’anno successivo suo figlio Niccolao (Montignoso 1773-Massarosa 1854) si trovò coinvolto nelle movimentate vicende che caratterizzavano quel periodo di forte trasformazione politica. Dimostrando una precoce abilità diplomatica riuscì a farsi apprezzare tanto da essere nominato giovanissimo nel Consiglio della nuova Repubblica, nata nel 1799. Cominciò così per lui una carriera amministrativa che lo vide impegnato in ruoli di rilievo per quasi 50 anni. Fu Prefetto della Garfagnana e di Massa, Consigliere di Stato con Elisa Baciocchi, membro del governo provvisorio del 1814, Gonfaloniere della città con Maria Luisa di Borbone, Presidente del Consiglio con Carlo Lodovico. Nel 1847, dopo la fuga del Duca e in seguito all’annessione al Granducato di Toscana, Leopoldo II, confidando nella sua grande esperienza e nonostante l’età avanzata, lo nominò reggente della provincia.
La sua biografia è segnata da due caratteristiche fondamentali che è necessario sottolineare. La prima è l’attenzione all’interesse pubblico. Suo figlio Gaetano (Montignoso 1795-Firenze 1874), grazie al ruolo del padre fu prima paggio alla corte lucchese e poi studente all’École Polytechnique di Parigi, dove si laureò in ingegneria idraulica. Rientrato in patria, dopo essersi distino nell’assedio della capitale francese, tanto da guadagnarsi una nota al valore, divenne capo del Servizio delle Acque. Nel 1820 salvò la città da un’inondazione rompendo, contro il parere dei più, gli argini del Serchio, facendo così defluire la piena nelle campagne. La sua formazione parigina lo spinse a lasciare la provincia e a trasferirsi a Firenze dove il Granduca lo incluse nel neonato Corpo degli Ingegneri, di cui fu presto promosso direttore. Sono sue alcune opere di bonifica della Maremma. Divenuto in seguito Rettore dell’ateneo pisano e Provveditore agli Studi fu incaricato di varare una completa riforma del sistema universitario, cosa che fece ispirandosi al modello transalpino. Il sistema da lui disegnato fu poi trasferito interamente dall’ambito regionale a quello nazionale al tempo dell’unità.
Anche in questo ulteriore passaggio, la famiglia dimostrò la sua capacità di adattamento, impegnandosi nel nuovo rivoluzionario progetto. I tre figli di Gaetano, avuti da Carolina dei conti Diana Paleologo di Massa, furono, seppur in modi diversi, coinvolti nel progetto risorgimentale. Il più brillante, Giovan Battista (Lucca 1818-Montignoso 1908) “giovane di grande ingegno, benché d’idee un poco avanzate,” lo definì suo nonno, (4) fu precoce professore di diritto all’Università di Pisa e Siena. Fervente patriota, precursore dell’ideale unitario, prese parte al governo provvisorio di Ricasoli e redasse l’atto di annessione del Granducato al Regno di Sardegna. Collaborò con Cavour ed ebbe rapporti con i maggiori personaggi della sua epoca, tra i quali il Manzoni, avendone sposato la figlia Vittoria nel 1846. Deputato al parlamento di Torino, fu relatore della legge che istituiva lo stato unitario, nominando Vittorio Emanuele II re d’Italia, emanata il 17 marzo 1861.
Giorgio (1816-1894) intraprese la carriera militare e in veste di comandante dei Presidi di Orbetello rifornì Garibaldi di armi nella sosta a Talamone, compiuta durante la spedizione dei Mille. Carlo (Lucca 1820 - Forte dei Marmi 1887) seguendo le orme del padre lavorò come ingegnere idraulico. Fu deputato per due legislature. Trasferitosi al Forte dei Marmi dette un grande impulso all’industria del marmo e allo sviluppo del paese, aprendo una banca di prestito nel palazzo di famiglia, in via Stagio Stagi, in seguito donato alle suore canossiane che ancora oggi lo possiedono. Sposò Adele Ferrugento, (6) donna di grande generosità, che nel 1871 fu tra i fondatori della locale Società Operaia di Mutuo Soccorso. (7). Da lei Carlo ebbe quattro figli, tra cui Alessandro e Vittorio (Forte dei Marmi 1860-Massa 1919) industriali del marmo e armatori. Quest’ultimo in particolare in veste di assessore del comune di Pietrasanta, di cui il Forte era allora una frazione, prolungò la linea telegrafica fino a Seravezza e fece completare la linea tranviaria litoranea che univa il Forte a Viareggio. Nel 1886, divenuto presidente della Società di Mutuo Soccorso, istituì il primo servizio di salvataggio in mare, attrezzando la spiaggia con dei barchini. Fu valente artista dilettante. Aveva fama di essere un bell’uomo e l’abitudine di galoppare sulla spiaggia montando un cavallo bianco (8).
Giovanni Battista Giorgini: L'Erede di una Tradizione
Si può facilmente comprendere come tutta la vita di Giovanni Battista (Bista) sia stata influenzata da quelle dei suoi predecessori. Nell’autunno del 1917, a Savona per il corso allievi ufficiali, scriveva nel suo diario: “l’ultima volta che vidi lo zio Bista mi disse: ‘Bista, ti lascio il mio nome fagli onore’ ”. E proseguiva: “gli farò onore servendo la mia patria, l’Italia mia che adoro […] Voglio esser degno suo figlio solo allora sarò soddisfatto”.(9) Pochi mesi dopo raggiunse il fratello maggiore Carlo10 ufficiale del 54° reggimento, accampato vicino a Vicenza.
Alla fine del conflitto avrebbe voluto intraprendere la carriera diplomatica, ma questo suo desiderio doveva restare insoddisfatto. La prematura morte del padre Vittorio, avvenuta nell’anno successivo, il 1919, lo obbligò ad occuparsi delle aziende di famiglia, che andavano dal settore marmifero a quello armatoriale. Sviluppando l’attività di esportazione del marmo lavorato comprese che la valorizzazione dell’artigianato italiano era un modo per far conoscere e apprezzare il nostro Paese nel mondo, trovando così uno sbocco alla sua vocazione di patriota. Nel 1922 si spostò quindi a Firenze, principale centro per il commercio dei prodotti artigianali toscani e nazionali. Aveva intanto sposato Zaira Augusta (Nella) Nanni11 conosciuta a Savona durante il servizio militare, e in quello stesso anno era nata al Forte dei Marmi la prima figlia, Graziella. L’anno successivo aprì un ufficio in proprio e nell’autunno del 1924 partì per il suo primo viaggio di affari negli USA.
Il Ruolo di Giorgini nel Made in Italy
Le due grandi Esposizioni internazionali di St. Louis (1904) e San Francisco (1915) erano state vetrina per alcune aziende italiane, come la Manifattura Navone che produceva tessuti ricamati. Inoltre erano apprezzati i prodotti di fabbriche di ceramica e porcellana, la Manifattura di Signa, la Richard Ginori di Doccia e la Cantagalli di Firenze. A completare il quadro si aggiungevano paglie e pelletteria fiorentina, oggetti in ceramica di Bassano, Este e Faenza, vetri di Murano, alabastri di Volterra, statuette di Capodimonte.
Solo poche grandi aziende come quelle citate potevano affrontare i costi della promozione oltreoceano. Per il resto si trattava di una moltitudine di piccole imprese artigianali, che si avvalevano tra l’altro, dove possibile, di lavoro a domicilio. Era dunque indispensabile un’opera d’intermediazione basata sulla ricerca e la selezione dei fornitori, l’adattamento dei prodotti, l’assistenza ai compratori e infine la gestione delle operazioni di imballo, spedizione e riscossione.
Gli uffici acquisti per case estere (Buying office) nacquero ai primi del secolo scorso soprattutto a Firenze. La città era al centro di una delle maggiori aree produttive del Paese. Per ragioni storiche l’artigianato artistico aveva, ed ha ancora oggi, in Toscana una delle sue maggiori filiere. Inoltre il primo consolato USA in Italia era stato aperto a Livorno. Anche dopo lo spostamento della sede diplomatica a Firenze il porto labronico rimase il maggior scalo di collegamento con l’America per il traffico merci. Date le differenti scale delle due economie l’esportazione garantiva una mole di ordini altrimenti del tutto impensabile, inoltre pagati in valuta pregiata. Uno dei maggiori clienti di Giorgini, il grande magazzino di tessuti James McCutcheon di New York, acquistò nel 1925 il corrispondente di 700 mila lire di ricami, trine e merletti fiorentini. I buying office avevano un ruolo decisivo nella delicata questione della determinazione dei prezzi.
Seguendo la sua aspirazione Giorgini si inserì in un settore che manifestava grandi potenzialità. I primi venticinque anni del suo lavoro, dal 1920 alla fine della seconda guerra mondiale, non sono ancora stati affrontati da uno studio approfondito. In questa sede possiamo solo notare che il suo ufficio crebbe in modo così rapido da permettergli di avere tra i suoi clienti i più importanti grandi magazzini del nord America. La sua rete di contatti attraversava tutto il continente, da Montreal a San Francisco, passando per New York, Chicago, St. Louis, Dallas.
Con l’arrivo degli altri due figli Vittorio nel 1926 e Matilde nel 1928, la famiglia si era trasferita in una villa sulle pendici di Castello un ex casino di caccia mediceo. La crisi americana del ’29 lo colse in modo del tutto improvviso, gli ordini cessarono di colpo. L’ufficio s’impegnò ad onorare i crediti dei fornitori non saldati dai clienti. Giorgini non voleva che gli artigiani con cui lavorava subissero un danno economico che le loro piccole attività non avrebbero potuto sopportare. Per la famiglia, rientrata a Firenze in un appartamento nei pressi del Ponte Vecchio, cominciò un decennio difficile. Bista aprì un negozio sul Lungarno Guicciardini, “Le Tre Stanze”, che proponeva prodotti esclusivamente italiani. Con una formula innovativa per l’epoca offriva, oltre all’artigianato artistico, la realizzazione di progetti di arredamento e iniziative di arte e cultura. Giorgini intendeva così favorire anche in Italia il processo di crescita della classe media (“cose belle per tutti”, recitava la presentazione) che lo aveva così colpito negli USA. L’idea era venuta anche osservando le case mono familiari diffuse sul territorio americano. Negli anni venti era ancora in voga il cosiddetto Renaissance Revival, chiamato anche Italian Style, così popolare che la Sears, Roebuck & Co., una grande azienda di Chicago, vendeva da catalogo villini prefabbricati a 2.300 dollari.
Nel periodo tra le due guerre alle difficoltà legate alla depressione americana si aggiunsero quelle derivate dalle politiche economiche del regime. Il rapporto con il fascismo fu per Giorgini fonte di speranza e di delusione. Al ritorno dal fronte, sceso in divisa alla stazione di Pietrasanta, venne accolto dalle aggressive proteste di una manifestazione socialista. L’episodio lo segnò profondamente, tanto da favorire la sua partecipazione alla fondazione del Fascio di Forte dei Marmi. Come il suo omonimo antenato, esponente della destra storica, era fautore di uno stato forte. Il suo convincimento era in linea con l’insegnamento famigliare: amor patrio, fedeltà alle istituzioni, rispetto dell’autorità e ricerca del bene collettivo, sono imprescindibili e indipendenti dalle forme temporanee assunte dal potere.
Ha scritto la figlia Matilde: “Nell’ottobre del 1951 papà andò in America, come era sua abitudine fare tutti gli anni, a visitare i suoi clienti. (Quell’autunno c’ero anch’io).
Archivio Giorgini
In particolare, ci sono varie collezioni d'archivio attribuibili alla famiglia Giorgini. I materiali sono divisi tra l'Archivio di Stato di Firenze e l'Archivio Contemporaneo del Gabinetto Vieusseux. Coprono il periodo cronologico dalla fine del XVIII secolo al 1971.
Neri Fadigati (Firenze 1953) è il nipote di G.B. Giorgini. Sua madre Graziella (Forte dei Marmi 1922-Firenze 1975) era la figlia maggiore di Giovanni Battista. Nel dopoguerra, suo padre, Giovanni M. Fadigati, (Parma 1920-Milano 1989) era il direttore dell'ufficio acquisti G.B. Giorgini. Laureato in Filosofia, Neri ha lavorato dai primi anni Ottanta come giornalista e fotografo documentarista, collaborando con molte riviste italiane e straniere. Alcune delle sue immagini sono state pubblicate sul National Geographic Magazine. Nel 2007, il Museo Marino Marini di Firenze ha organizzato una mostra fotografica personale, mostrando più di 90 fotografie. Dal 2001 si dedica all'insegnamento del fotogiornalismo presso i programmi di studio all'estero di varie università americane a Firenze. Ha scritto Il Mestiere di Vedere, introduzione al fotogiornalismo, Pisa, Pisa University Press, 2019 e curato G.B. Dal 1990, ha lavorato per valorizzare la documentazione lasciata da suo nonno. Il nostro compito è dunque quello di mettere in moto le cose, cercando di rinvigorirle con una dedizione senza riserve. Perché dobbiamo pensare ai giovani che domani dovranno giustificare questa nostra fatica e sentirsi spronati a migliorarla.
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