Il bagno, inteso come immersione del corpo nell'acqua a scopo igienico, terapeutico o ludico, è ricordato frequentemente nella Bibbia soprattutto in rapporto alla pulizia e alla purificazione. Nelle Scritture si fa riferimento anche al bagno dei neonati e a quello finalizzato alla toletta, anche con unzione di oli e profumi.

Fu tuttavia Gesù Cristo, sottoponendosi al bagno simbolico di purificazione che Giovanni Battista gli impartì nel Giordano, a innalzarlo nel battesimo a dignità di sacramento, condannando nel contempo le abluzioni dei farisei solo per il loro formalismo. Numerose sono infine le citazioni bibliche di natatoria come le allusioni al nuoto o ad acque termali.

L'immagine di bagno più comune risulta quella, apocrifa, di Gesù bambino immerso, subito dopo la nascita, in una vasca a forma di cantaro, secondo uno schema che appare utilizzato anche nelle scene di Natività della Vergine, del Battista o di santi. Sono note nell'iconografia medievale rappresentazioni di personaggi biblici in atto di lavarsi: raramente compare Eva che fa un bagno di purificazione dopo la nascita di Caino, mentre è diffusa nei salteri, in relazione a Sal. 6, la narrazione figurata dell'episodio di Davide che scorge Betsabea al bagno.

La rappresentazione del bagno ebbe prevalente diffusione in ambito profano in quanto riconosciuta necessità igienica, a scopo a volte terapeutico a volte ludico. Molto comune è l'immagine di un uomo e di una donna in una tinozza, assistiti da un inserviente che porta l'acqua. Il bagno nella tinozza, anche all'aperto, figura tra le attività ricreative cortesi; inoltre, può occasionalmente comparire nel Tardo Medioevo in illustrazioni dei mesi; l'immagine infine di un uomo che fa il bagno servito da donne fa riferimento alla consuetudine medievale dell'ospitalità.

La fons salutis in ambito cortese si traduce nella profana fontana di giovinezza, nella quale gli anziani si bagnano per riprendere vigore, sempre nel senso della simbologia del rinnovamento e della purificazione: uomini e donne si affollano in una fontana a doppio bacino, dalla cui vasca superiore protomi animali versano acqua; il soggetto è presente anche in numerosi avori trecenteschi.

Il bagno venne illustrato anche in quanto attività natatoria: così in un salterio fiammingo del primo quarto del Trecento o nell'immagine del falconiere del De arte venandi cum avibus federiciano che, lasciati gli abiti sulle sponde, è immerso in uno specchio d'acqua. Nell'ambiente destinato al bagno si svolgono a volte scene di martirio, come quello subìto da s. Cecilia, o di assassinio: l'aggressione all'imperatore bizantino Romano Argiro si consuma in una delle sale da bagno del suo palazzo, caratterizzata da un'elegante e complessa struttura architettonica, mentre Isotta cerca di uccidere Tristano intento a lavarsi nella tinozza.

Invitando alle cure balneari, la scuola medica di Salerno ne sottolineava gli effetti salutari, illustrati da alcune rare immagini di bagno a scopo medico, come nel codice duecentesco de Li livres dou santé di Aldobrandino da Siena o nella Chirurgia di Ruggero Frugardo, del sec. 13°. Costituiscono un ricco repertorio di immagini relative ai diversi tipi di bagno termale le numerose illustrazioni del testo di Pietro da Eboli, Nomina et virtutes balneorum seu de balneis Puteolorum et Baiarum del sec. 13°.

L'edificio costruito in funzione della pratica del bagno e che, per estensione, ne prende il nome è documentato nel Medioevo sia da fonti documentarie sia da testimonianze archeologiche. Da esse risultano prevalenti, al di là ovviamente dei bagni. Se infatti i piaceri derivanti dal bagno e in genere ogni eccesso, per es. i balnea mixta, furono sempre condannati, l'uso del bagno venne invece sempre incoraggiato, annettendo alla pratica un significato simbolico ma anche uno scopo igienico, sociale e assistenziale.

Il Ruolo della Chiesa nella Promozione del Bagno

Fu infatti la Chiesa, come attesta una vasta documentazione ricavabile per es. nel caso di Roma dal Lib. Pont., a svolgere un ruolo fondamentale nella costruzione e nella gestione dei balnea, mantenendone anche pressoché intatta la tradizione edilizia classica. Di fatto non esiste frattura con il mondo tardoantico, dato che già papa Silvestro (314-335) dotò il titulus Equitii, oggi S. Martino ai Monti, di una "domum in urbe cum balneo in Sicinini regione", cioè presso l'attuale S. Maria Maggiore, mentre l'imperatore Costantino negli stessi anni donava alla basilica di S. Pietro un balneum ubicato addirittura ad Antiochia; si tratta in questo caso a evidenza di imprese commerciali e dunque assimilabili ad altre fonti di reddito. Analoghe donazioni sono ben documentate anche per gli anni seguenti, tanto che il Lib. Pont. aggiunge a ogni notizia anche l'entità della rendita percepita dai vari fruitori.

Al di là di queste sporadiche notizie, è a partire dal sec. 5° che sembra possibile cogliere un nuovo atteggiamento della Chiesa, che diventa promotrice di nuove strutture; a Napoli, nella prima metà del secolo, il vescovo Nostriano "fecit balneum in urbe", mentre a Roma, presso la basilica di S. Lorenzo f.l.m., papa Ilario (461-468) costruì un monastero con due bagni, di cui uno sub aere, e pochi anni dopo Simmaco (498-514) costruiva analoghe strutture, una presso S. Pancrazio e l'altra presso la basilica di S. Paolo f.l.m.

La vivace descrizione del sito di Vivarium fatta da Cassiodoro oltre a esaltare il ruolo delle acque del fiume Pellena nella vita del monastero, fa esplicito riferimento ai bagni fatti costruire dallo stesso fondatore. È questa la prima, sia pur sommaria, descrizione di strutture per il bagno all'interno di impianti monastici; peraltro la Regola di s. Benedetto, pur ponendo limitazioni alla pratica del bagno, anche se con eccezioni per gli ammalati e gli anziani, ne ammette però evidentemente l'esistenza all'interno della struttura monastica.

Nell'Europa settentrionale, nelle zone dove non era avvenuto in modo diretto l'impatto con gli usi del mondo classico, le norme relative al bagno appaiono molto meno intransigenti. La Regola di s. Colombano, del tardo sec. 6°, prevede per i monaci irlandesi una pratica giornaliera del bagno e, per coloro che ne avessero usato contrariamente alle norme di decenza, la penitenza consisteva nell'astensione dall'uso; il che dimostra chiaramente la valutazione complessivamente positiva della pratica. Rimanevano però momenti di perplessità e sconcerto: a Poitiers, nella seconda metà del sec. 6°, s. Radegonda aveva fatto costruire nel monastero da lei fondato un bagno a uso promiscuo, il che era fonte per i contemporanei di scandalo, ma il bagno era poi entrato come elemento di sfondo nell'iconografia della santa, che infatti viene rappresentata, in una vetrata del sec. 13° della chiesa di Poitiers a lei dedicata, mentre lava i piedi a due uomini e versa dell'olio sul capo della monaca Animia, immersa nuda nel bagno.

A Ravenna, nel 540, il vescovo Vittore, secondo la testimonianza del presbitero Agnello, ricostruì i balnea parva del clero ortodosso, posti accanto all'episcopio, decorandoli con marmi preziosi e con mosaici e ponendovi un'iscrizione dedicatoria in esametri che, tra l'altro, disponeva che il clero ravennate vi accedesse gratuitamente due volte alla settimana, il martedì e il venerdì. Dell'edificio, che era ancora perfettamente funzionante al tempo di Agnello (inizi sec. 9°), sono recentemente emerse alcune parti durante lavori per la costruzione della sede della Banca Popolare di Ravenna: in particolare vasche semicircolari con pavimentazione in marmo parzialmente conservata, tubi di riscaldamento nelle pareti, grandi vasche rettangolari e vaschette in cocciopesto, forse un castellum aquae, condotti fognari e ambienti di varia forma. L'impianto è ora parzialmente ricostruito nel Mus. Naz. di Ravenna. Il bagno del clero ariano è menzionato invece solo in modo indiretto nella vita del vescovo Agnello (556-569).

Un balneum lateranense, ricordato più volte nel Lib. Pont. a partire dal 664, quando è citato nel racconto della visita dell'imperatore Costanzo II, era alimentato dall'acquedotto Claudio restaurato da Adriano I (772-795) "unde et balneus Lateranensis de ipsa aqua lavari solebat"; l'edificio fu completament...

Lo Stabilimento Termale di Peter Zumthor a Vals: Un'Architettura Metafisica Radicata nella Realtà

In un periodo di transizione come gli anni ‘90, tra gli ultimi episodi del postmoderno ed un High Tech che stenta a esaurire la sua spinta avviandosi verso una transizione nel mondo plastico e scenografico delle architetture parametriche, tutto sembra possibile tranne associare un linguaggio architettonico allo specifico momento. È in questo scenario che lo stabilimento termale di Peter Zumthor a Vals, in Svizzera, fa la sua comparsa. Un'architettura solo in prima battuta metafisica, radicatissima invece nella realtà, attraverso lo studio dei dettagli e dei fondamentali elementi compositivi di pietra, luce e acqua, un controllo dell’atmosfera e dell’esperienza che farà di Zumthor e delle sue architetture ascetiche un riferimento per i decenni successivi.

Il fantastico edificio termale di Zumthor a Vals è già oggi, a un anno dall’apertura, un monumento della storia dell’architettura europea. Tuttavia le terme di Zumthor sono anche la prova inconsueta di come da un’idea architettonica coerente, se non addirittura ossessiva, possa scaturire un risultato economicamente vantaggioso sotto il profilo turistico. Non si può non considerare questo aspetto: la storia del Movimento moderno del nostro secolo ha continuato a produrre dei manufatti, dei capolavori, che sono riusciti a condensare i loro principi avanguardistici e individualmente assolutistici in singoli edifici assurti a nuovi monumenti.

Nelle opere di Peter Zumthor il rapporto tra testo e costruzione, tra interpretazione e architettura è particolarmente problematico. Il lungo tempo dedicato al progetto, la cura nell’esecuzione, e, dall’altra parte, la breve visita dell’opera realizzata; qualche istante per riflettere e leggere, e già il giudizio è scritto. Zumthor invece è un architetto di estrema lentezza, conseguenza di un’incredibile precisione. In occasione di ogni incarico egli ridefinisce la materialità della realizzazione in maniera inflessibile ed essenziale: non si preoccupa tanto delle esigenze dell’arte, quanto di una più generale responsabilità verso il “costruire bene”. Un costruire che deve essere soprattutto artigianale e conseguire a un’idea e a una rappresentazione dell’architetto, in maniera esclusiva e inderogabile.

Gli edifici realizzati da Peter Zumthor, pochi se consideriamo la sua produzione fino a oggi, rappresentano sempre delle pietre miliari e delle prese di posizione generali e originali sul potenziale architettonico di un luogo e di un incarico. Così è anche per le terme di Vals, un villaggio che sorge isolato nei Grigioni, alla fine di una conca valliva a 1200 metri sul livello del mare. A questo scopo intorno al 1960 è stato eretto un complesso alberghiero, testimonianza senza pretese di architettura a destinazione turistica in una fase ancora ottimista del tardo moderno. Negli ultimi tempi l’impianto ha sofferto per la diminuzione della sua forza di attrazione, il che ha spinto il Comune alla decisione di realizzare un nuovo bagno termale. Il nuovo bagno è un edificio isolato seminterrato, indipendente dall’albergo esistente al quale è collegato soltanto attraverso un passaggio sotterraneo. Si tratta di un corpo in pietra monolitico, che dà l’impressione di essere formato da spazi e funzioni tra loro scollegati, in modo da formare un labirinto.

A detta del progettista si tratta di “... Il bagno, la struttura architettonica, fa appello a uno stato eterno e metastorico di una natura rinnovata: “L’edificio nella sua totalità appare come una grande pietra porosa”. Sorrette dalla struttura in cemento, vi sono delle grandi “tavole” con gli elementi di copertura fortemente aggettanti, leggermente distanziate l’una dall’altra e connesse in una texture geometrica, con inserti di luce provenienti dall’alto che sottolineano l’indipendenza del principio compositivo. “Dal punto di vista architettonico la disposizione uniforme degli strati di pietra produce un’impressione monolitica, in senso quasi letterale. Le superfici di calpestio, i pavimenti delle vasche, i soffitti, le scalinate, le sedute in pietra, le soglie delle porte: tutto si sviluppa secondo lo stesso principio di stratificazione generale”.

In effetti l’architetto progetta e sviluppa una vera e propria tipologia, così come decide la dimensione di ogni pietra del rivestimento e stabilisce anche quale pietra deve essere posata in quale punto, e quale formato deve avere. Ma al di là di questo controllo assoluto della tecnologia architettonica vi sono le esigenze di soddisfare delle funzioni e di creare un’atmosfera. Da qui ha origine la problematica delle nuove terme di Vals, perché ogni opera architettonica vera ed essenziale finisce per sviluppare nuove modalità di utilizzo. Queste terme non rappresentano infatti un’esperienza turistica in senso classico: esse creano nuove situazioni che riguardano la corporeità e il coinvolgimento dei sensi.

Con il progetto per le terme di Vals, Zumthor intendeva comunicare un nuovo messaggio architettonico profondo. Ma la realtà, fatta di usi distorti e di commercializzazione, mostra chiaramente come anche questa idea architettonica possa venir devastata in senso consumista. Le terme di Vals traggono vita in maniera riconoscibile dalla particolare e demiurgica energia dell’architetto. Il loro tema è rappresentato dalle nuove esperienze spaziali e dalle sensazioni corporee; esse intendono indicarci un nuovo rapporto con il bagno visto solo come esperienza turistica, stimolando una sensibilità diretta rivolta all’incontro con gli elementi.

Architettura Balneare a Rimini: Un Percorso tra Storia e Design

Un'escursione alla scoperta dell'architettura balneare di Rimini non può non partire dal simbolo della città, l'imponente Grand Hotel progettato dall'architetto Paolito Somazzi e aperto al pubblico dal 1908. In origine la struttura era sormontata da due grandi cupole, poi rimosse nel 1920 in seguito a un incendio. Il Grand Hotel ha organizzato un vero e proprio percorso museale in occasione dei 110 anni dalla nascita di Federico Fellini, una visita tra gli splendidi saloni e le stanze arredate con autentici pezzi veneziani e francesi del XVIII secolo. La grande hall si trova poco più avanti e da lì si accede alla Sala Fellini tanto cara al regista e alla moglie Giulietta Masina. Il percorso prosegue nella sala Tonino Guerra, ornata di foto storiche della struttura, e nei Saloni Storici simbolo del jet-set internazionale.

Per la seconda tappa di questa escursione non dovete fare molta strada. Il Nettuno di Rimini, uno dei pochi esempi di architettura balneare arrivati integri ai giorni nostri in Italia, si trova a meno di un chilometro di distanza. È dal 1933 che la Rotonda, come viene chiamata dai Riminesi questa struttura, accoglie i turisti offrendo loro una vista a 360 gradi sulla costa, mentre sorseggiano drink e ammirano il tramonto sulla terrazza.

Pronti a una lunga passeggiata sul lungomare di Rimini? Per la terza e ultima tappa di questa escursione dovrete arrivare al confine con Riccione, percorrendo 7 chilometri di costa in bicicletta, a piedi o prendendo uno dei tanti bus che dal Parco Federico Fellini si dirigono verso sud. A pochi metri di distanza ne potrete ammirare due, la Colonia Bolognese e la Colonia Novarese, costruite a pochi anni l'una dall'altra con uno stile molto diverso. La Colonia Bolognese è la più antica, costruita tra il 1931 e il 1932 su progetto dell'ingegnere Ildebrando Tabarroni. Dopo aver visto i quattro grandi edifici collegati tra loro da lungo corridoio di 169 metri, vi basterà percorrere 200 metri e attraversare la strada per arrivare davanti al grande edificio dell'ex Colonia Novarese, costruito due anni più tardi su progetto dell'ingegnere torinese Giuseppe Peverelli. Al momento, in attesa di un progetto di riqualificazione, le due colonie sono visibili soltanto dall'esterno salvo avere un pizzico di fortuna.

Un Bagno Moderno in un Loft a Colmar: Innovazione e Design Industriale

Un bagno moderno, una struttura in ferro e un innovativo stile industriale. È questo l’appartamento di Maxime e Sophie che a Colmar, in Francia, trova ispirazione dai grandi nomi dell’architettura.

Nel cuore di Colmar, la pittoresca cittadina francese famosa per le sue casette colorate e le strade acciottolate, l’appartamento è stato disegnato su misura per una giovane coppia francese, Maxime e Sophie, che cercavano uno spazio aperto e luminoso per vivere insieme al loro amato figlio. Alla regia del progetto è lo studio di architettura e design guidato da Özge Öztürk e Alexandre Simeray, OZA Design, che con maestria ha saputo trasformare questo appartamento in un vero e proprio gioiello nascosto che rivela non solo il fascino industriale ma anche una forte connessione con i due simboli iconici della creatività umana: la Torre Eiffel e la Statua della Libertà.

Come raccontato dagli stessi progettisti, «qui ogni elemento architettonico è stato attentamente studiato per rispettare la storia e il carattere dell'edificio in cui è situato»: un ex magazzino costruito nel 1912 dall’architetto Georg Bloch, uno dei primi esempi in Francia di utilizzo del cemento armato. L’edificio stesso, infatti, si distingue come un simbolo di modernismo brutalista, un contrasto netto con l’idillio medievale che caratterizza il centro di Colmar.

«Rompendo gli stili tradizionali locali e allineandoci alle aspettative dei clienti, abbiamo adottato un look industriale utilizzando vetro, metallo, cemento, mattoni e legno di colore scuro come palette principale», spiegano Özge e Alexandre. E il risultato è sorprendente! Dagli infissi in metallo personalizzati agli arredi su misura - come il tavolo da pranzo - ogni elemento è stato realizzato con cura, preservando l' essenza della tradizione artigianale di Colmar.

Traendo ispirazione dai capolavori di Bartholdi e Eiffel e dalla rinomata industria del ferro della regione, OZA Design ha integrato elementi di lavorazione dei metalli e di design industriale nella struttura di tutta la casa casa. Inoltre, incorporando materiali come tende in misto cotone e lino, lo spazio è stato trasformato in un ambiente più accogliente.

Nonostante l’aspetto severo e imponente dell'edificio, l’interno del loft si apre a un ambiente accogliente, dove le ampie partizioni in vetro che separano le diverse zone senza interrompere la continuità visiva, permettono alla luce naturale di penetrare in ogni angolo, creando un’atmosfera luminosa. Qui le trasparenze vengono bilanciate da tende pesanti che offrono privacy senza sacrificare la fluidità degli spazi.

Un innovativo bagno moderno Una delle sfide più importanti per i progettisti è stata quella di unire il fascino di un edificio prebellico con i comfort più moderni di lusso, mantenendo al tempo stesso un design minimalista. Il risultato è uno spazio che esalta la storia dell'edificio, riuscendo a fondere passato e presente con estrema eleganza. Un esempio perfetto è il bagno moderno en suite, proprio nella camera padronale: più di un semplice bagno, è una vera e propria oasi di benessere, che sembra emergere armoniosamente dalla stanza, integrandosi alla perfezione con l'ambiente circostante.

Le pareti in mattoni a vista in tutto l'appartamento rafforzano i riferimenti industriali della struttura, persino in camera da letto dove un moderno bagno fa bella mostra di sé. A fare bella mostra di sé sono qui i rubinetti grigi di Quadro Design che riflettono l'anima industriale della casa.

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