La tela Venere nel bagno, realizzata da Ippolito Scarsella, detto lo Scarsellino (Ferrara 1550 ca. - 1620), è un'opera di notevole importanza nella collezione di Villa Borghese. Citata nell’inventario di Scipione Borghese databile al 1620-1630, è ritenuta pendant di Salmaci ed Ermafrodito (inv. 214), anche se realizzato su un diverso supporto.

Lo stile è infatti perfettamente coerente con l'intonazione felicemente narrativa espressa dallo Scarsellino nelle sue favole mitologiche. Nella scena, dal cielo percorso da striature, Venere sta per uscire dall’acqua assistita da putti che le porgono panni asciugati al calore del fuoco.

Dettagli Tecnici dell'Opera

  • Inventario: Collezione di Scipione Borghese, Inventario 1620-1630, n. 62; Manilli 1650, Stanza II, p. 112; Inventario 1693, Stanza IV, n. 311 ; Inventario Fidecommissario Borghese 1833, p. 25.
  • Datazione: 2020, Measure 3D di Danilo Salzano (laser scanner 3D); 2020, Erredicci (indagini diagnostiche); 2021, IFAC-CNR (indagini diagnostiche); 2021, Ars Mensurae di Stefano Ridolfi (indagini diagnostiche)

Descrizione e Analisi dell'Opera

La prima citazione inventariale dell’opera risale al documento pubblicato da Sandro Corradini dove si trova scritto «Un quadro in tela Venere nel bagno con molti Amori che la servono cornice dorata con draghi e aquile intorno alto 1, largo 1, Scarsellino». Ippolito decide di raffigurare Venere seduta sul bordo di uno specchio d’acqua in prossimità di un fiume.

Gli elementi naturalistici descritti sono esigui: i pochi alberi si stagliano su di un cielo con i colori dell’alba e la scena è incorniciata a destra da un piccolo edificio fatiscente, dal tetto rotto e poggiante su due colonne, e a sinistra da una fontana coronata da un delfino e un puer mingens, ovvero un bambino in atto di urinare. Quest’ultimo elemento rimanda al tema della fertilità e della fecondità ed è molto presente nelle sculture decorative acquatiche a partire dalla pubblicazione dell’Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna (1433-1527), stampata per i tipi di Aldo Manuzio nel 1499 (Miarelli Mariani 1996).

Pendant della tavola raffigurante Salmaci ed Ermafrodito (inv. 214), ha anch’essa, come le altre opere del pittore ferrarese, una datazione molto controversa.

Maria Angela Novelli (1955; 1964; 2008) ha proposto una datazione anteriore al 1592-1593, momento in cui Scarsellino viene a contatto con i Carracci nel cantiere pittorico di Palazzo dei Diamanti e aderisce fortemente al linguaggio formale della pittura veneziana. In accordo con questa tesi sono Coliva (1994), che propende per una datazione al 1585, e Stefani (2000).

Il Contesto Storico di Palazzo Borghese

La facciata principale di Palazzo Borghese prospetta su largo della Fontanella di Borghese, ma il palazzo occupa un grande e irregolare isolato tra via di Ripetta, via dell’Arancio, via di Monte d’Oro, via della Fontanella di Borghese, via Borghese e piazza Borghese. Le dimensioni imponenti dello splendido complesso architettonico, con ampie infilate di stanze sontuosamente decorate, comunicano l’immensa fortuna e l’alto rango sociale della famiglia Borghese, originaria di Siena e protagonista di una travolgente ascesa nella società romana.

Cardinali, papi, politici, generali, i Borghese furono non da ultimo mecenati: proprio dal palazzo provengono molte delle opere che ammiriamo oggi all’interno della Galleria Borghese. Chiamato “il cembalo” per la sua forma inconsueta che ricorda, appunto, l’antico strumento musicale, il palazzo è stato a lungo considerato una delle meraviglie di Roma, insieme a Palazzo Farnese, la “scala di Caetani” (la scala d’onore nell’odierno Palazzo Ruspoli) e il “portone di Carboniani” (il portale di Palazzo Sciarra).

La sua storia inizia nel 1560 quando monsignor Tommaso del Giglio commissiona a Jacopo Barozzi detto il Vignola la costruzione di un palazzetto, poi completato e ampliato da Martino Longhi il Vecchio per conto del cardinale spagnolo Pedro Deza, al quale l'edificio era stato nel frattempo venduto. Un maestoso portale tra due colonne sulle quali poggia un ampio balcone orna la facciata principale su largo della Fontanella di Borghese, la parte più antica del complesso.

Da qui si accede a un grandioso e monumentale cortile, decorato da statue antiche e circondato da un un portico a doppio ordine di colonne (96 colonne doriche e ioniche); sul fondo, lo straordinario “Bagno di Venere”, un vasto ninfeo con statue, rampicanti e magnifiche fontane barocche. Un secondo portale affiancato da colonne, sormontato anche in questo caso da un balcone e dallo stemma della famiglia, si apre al centro della facciata secondaria sulla piazza Borghese: questo tratto, denominato “manica lunga”, è composto da 24 finestre che ripetono le linee architettoniche della facciata principale.

Nel palazzo visse anche Paolina Borghese, moglie del principe Camillo Borghese e sorella di Napoleone Bonaparte, immortalata nella celebre scultura di Antonio Canova custodita nella Galleria Borghese. Nel 1596 il palazzo è acquistato dal cardinale Camillo Borghese (futuro papa Paolo V) insieme ad altri piccoli edifici e orti adiacenti e iniziano i lavori di ampliamento dell’edificio e di realizzazione della facciata verso piazza Borghese (fino ad allora nominata piazza Dezza).

Sembra che nei lavori siano stati utilizzati anche i blocchi di pietra del ponte di S.Maria, da allora detto ponte Rotto, che era crollato a causa di un’inondazione particolarmente rovinosa. Il lavori sono affidati all’architetto della famiglia Borghese, Flaminio Ponzio (1560-1613). All’interno, la lunga galleria al piano terra inizia ad ospitare la collezione di statue antiche e dipinti della famiglia Borghese che il cardinal nepote arricchisce con mezzi spesso illegali.

Un primo grande ciclo decorativo degli interni di palazzo borghese è realizzato tra 1614 ed il 1618 in occasione del matrimonio (1619) di Marcantonio Borghese con Camilla Orsini. Nel 1621, alla morte di Paolo V, si trasferiscono nel palazzo il nipote, il cardinale Scipione Caffarelli e suo cugino Marcantonio II, erede designato, che il pontefice era riuscito a far eleggere principe di Sulmona e grande di Spagna.

Il cardinale prosegue l’opera di ampliamento, affidando ad Antonio De Battisti e Sergio Venturi la ristrutturazione dell’area verso via Ripetta, dove ricava le sue stanze con uno studio ed una Cappella. Nel 1625 la collezione di statue viene trasferita nella casina nobile di villa Borghese. Intanto sul lato opposto, vengono acquistate e demolite le vicine case per costruzione il palazzetto che ospiterà la numerosa servitù ed i famigliari. La piazza verrà perciò chiamata piazza Borghese.

Nel 1658 alla morte Marco Aurelio II, Giovanni Battista Borghese affida all’architetto di famiglia Carlo Rainaldi (1611-1691), il rinnovo degli interni compresa la sistemazione definitiva del giardino. Dal 1670, il palazzo è ancora ampliato da Carlo Rainaldi. Con la realizzazione del “giardino segreto”: una sorta di teatro semicircolare spartito da tre sentieri disposti a raggiera che conducono alle fontane.

Il progetto iniziale è affidato a Giovanni Paolo Schor, ma in seguito a dei dissidi con il principe Borghese vengono ultimati dal Rainaldi. Tra il 1671 e il 1678, Giovanni Battista Borghese commissiona a Carlo Rainaldi un secondo grande ciclo di decorazioni interne al palazzo. In quegli anni operano Ciro Ferri dirige Filippo Lauri, Gaspare Dughet e Luigi Garzi insieme ai meno noti Angelo Bonifazi, Angelo e Nicola Stanchi, Fabio Cristofari.

Infine nel 1675, i lavori si concludono con il rifacimento dell’area verso il Tevere della cosidetta “Tastiera del cembalo”, a cui vengono aggiunte le due terrazze balconate. Nel 1723 in occasione del matrimonio tra Camillo Borghese e Agnese Colonna e dal 1740 al 1749 sono svolti nuovi lavori alla decorazione interna. Tra il 1767 ed il 1775 in occasione del il matrimonio tra Marcantonio IV e Anna Maria Salviati (1768) è ristrutturato l’appartamento del cardinale Scipione Borghese.

Nel 1803, per il matrimonio di Camillo Borghese con Paolina Bonaparte, viene svolto l’ultimo ciclo di grandi lavori all’interno del Palazzo. Nel 1891, i gravi rovesci finanziari dell’Ottocento costringono i Borghese a vendere il loro magnifico palazzo con arredi e opere d’arte.

Villa Borghese: Un Tesoro Artistico e Paesaggistico

Villa Borghese ospita numerosi edifici storici coevi, quali il Casino del Graziano, il Casino Giustiniani, l’Uccelliera e la Meridiana con i meravigliosi giardini segreti, ripristinati secondo l’originario assetto seicentesco; accoglie numerosi edifici neoclassici e ottocenteschi quali il Casino dell’Orologio, la Fortezzuola, l’ampio Giardino del Lago, ridisegnato e realizzato nel 1786 da Antonio Asprucci, caratterizzato da un romantico isolotto artificiale su cui domina il Tempietto di Esculapio, raggiungibile anche con brevi escursioni in barca.

La Villa è dotata di strutture per il tempo libero, il gioco, e la diffusione culturale: il Museo Canonica, casa-studio dall’artista Pietro Canonica, il Casino di Raffaello con una ludoteca per bimbi, la Casina delle Rose con la Casa del Cinema, l’eclettico giardino zoologico recentemente convertito in Bioparco, l’Aranciera trasformata nel nuovo Museo Carlo Bilotti con opere di arte contemporanea.

È tra le ville romane una delle più ricche di testimonianze artistiche e paesaggistiche. Al suo interno racchiude edifici, sculture, monumenti e fontane, opera di illustri artisti dell'arte barocca, neoclassica ed eclettica, contornati da alberi secolari, laghetti, giardini all'italiana e grandi spazi liberi. Comprende una gran quantità di specie sempreverdi, tra cui lecci e platani (alcuni risalenti al primitivo impianto), pini domestici con esemplari bicentenari, abeti, cedri.

La Storia della Villa Pinciana

La realizzazione della Villa Pinciana fu avviata nel 1606 dal cardinale Scipione Caffarelli Borghese (1576-1633), nipote prediletto di Paolo V (1605-21), con l’acquisto di numerose vigne limitrofe a quella che era, già dal 1580, una proprietà della famiglia, nell’attuale area di piazza di Siena. Gli acquisti si susseguirono a ritmo incalzante fino al 1609, occupando una vasta area lungo la via Pinciana e, parallelamente, iniziarono i lavori di costruzione del Casino Nobile e di armonizzazione e unificazione dei vari appezzamenti mediante la creazione di viali, la recinzione della proprietà e lo spianamento delle irregolarità del terreno.

La direzione di questa impresa fu affidata all’architetto Flaminio Ponzio (1560-1613) e, alla sua morte, quando gli successe Giovanni Vasanzio, l’opera era a buon punto. L’incarico a Vasanzio coincise con un’ulteriore estensione della villa che incluse le aree oggi corrispondenti alla Valle dei Platani e al Bioparco, permettendo la creazione di un vasto “barco” per la caccia.

Con la morte dello zio pontefice avvenuta nel 1621 il ruolo del cardinal Scipione si ridimensionò, continuando tuttavia a occuparsi della sua villa, accrescendo le sue collezioni, anche se in modo più discreto, e assicurando una continua e accurata manutenzione del parco, dei preziosi giardini e degli arredi. Alla morte di Scipione nel 1633 la villa era ormai completata da diversi anni e aveva assunto l’aspetto che avrebbe conservato in gran parte fino alla fine del secolo successivo.

Il Casino Nobile, sede delle opere di maggior pregio della collezione, era caratterizzato da prospetti talmente ricchi di decorazioni scultoree da subire critiche per l’eccessiva ridondanza. Accanto ad esso vi erano gli edifici minori, le numerose fontane, e un parco raffinatissimo diviso in “pars urbana” e “pars rustica”, caratterizzato dall’accostamento di giardini raffinati e organizzati secondo schemi formali e geometrici alle vaste estensioni della campagna destinate alla caccia dall’assetto rustico e naturale.

La vasta area, che raggiunse gli ottanta ettari, era infatti divisa in tre parti distinte, delimitate da recinzioni in muratura e accessibili mediante portali o cancelli, denominate, nelle descrizioni dell’epoca, “recinti”. La villa fu mantenuta e curata senza subire sostanziali modifiche fino al 1766, quando il principe Marcantonio IV (1730-1800) intraprese consistenti lavori di trasformazione che interessarono i principali edifici, in particolare il Casino nobile ed il Casino dei Giuochi d'acqua (attuale Aranciera), ed in modo sostanziale il parco.

L'intervento di maggiore rilievo fu la realizzazione del Giardino del Lago, nella zona denominata "piano dei licini"(lecci) e di piazza di Siena nell'area occupata dalla grande ragnaia seicentesca. Alla morte di Marcantonio IV gli successe il figlio Camillo (1775-1832), controverso personaggio noto per il suo sfortunato matrimonio con Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone.

Camillo seppe dare alla magnificenza della Villa un notevole contributo. Avviò infatti l'ampliamento della proprietà, impegno continuato alla sua morte dal fratello Francesco (1776-1839), che si concretizzò con nuove importanti acquisizioni, Villa Giustiniani verso Porta del Popolo e le Ville già Pamphili e Manfroni verso Porta Pinciana.

A partire dagli anni venti Camillo affidò i lavori di armonizzazione delle nuove proprietà all'architetto Luigi Canina che diede alla Villa un nuovo assetto formale, con numerose piccole fabbriche di ispirazione eclettica e neoclassica. Nel corso dell'Ottocento la Villa fu teatro di spettacolari manifestazioni, quali l'ascensione aerostatica a piazza di Siena, e di feste popolari, con canti e balli, immortalate da numerosi quadri ed incisioni.

L'accoglienza dei principi Borghese era ben nota al popolo romano, la villa veniva infatti aperta al passeggio festivo, nel rispetto di una tradizione che si è mantenuta fino ai nostri giorni. Dopo l'Unità d'Italia si aprì il contenzioso tra la famiglia Borghese e lo Stato italiano sul possesso della Villa e al termine di una lunga controversia legale, lo Stato italiano acquistò nel 1901 l'intero complesso monumentale.

Nel 1903 il Parco fu ceduto al Comune di Roma e aperto al pubblico. Nel 1908 venne realizzato il cavalcavia di collegamento con il Pincio e nel 1911 nella zona del terzo recinto venne inaugurato il nuovo Giardino. Nel 1911 fu aperto il nuovo ingresso verso Valle Giulia, che collegava la villa alla nuova viabilità realizzata per i nascenti quartieri Parioli e Flaminio, e fu realizzata la grande scalinata di accesso a piazzale Firdousi.

Altri ingressi furono aperti al fronte dell'attuale via Rossini, e sull'attuale via Raimondi. Fin dal 1904, nei viali della villa vennero collocati monumenti celebrativi dedicati ad illustri letterati o eroi stranieri, dono delle proprie nazioni alla città di Roma, come ad esempio quelli dedicati a Goethe, Victor Hugo, Byron, Umberto I e Firdousi che inaugurarono una tradizione ancor oggi viva.

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