La storia delle grandi dighe africane racconta in modo appassionante lo sforzo non sempre riuscito di rimodellare la geografia a vantaggio dello sviluppo. Per farsi un’idea di che cosa è successo lungo questo bacino fluviale, se ne possono ripercorrere tappe ed eventi leggendo la ricostruzione di Arturo Gallia nel suo libro Le acque del Nilo.

Il ruolo del Nilo e lo sviluppo dell'ingegneria idraulica

La civiltà egizia fiorì lungo il Nilo per circa 3000 anni, dal 3000 a.C. in poi. Gli Egizi hanno sempre percepito la loro terra, povera di piogge e tuttavia assai fertile, come un dono del Nilo. La precisione delle inondazioni ha infatti costituito un vero e proprio orologio, a scandire ogni attività economica delle comunità. La civiltà dell’antico Egitto fu una delle prime a sviluppare la cultura del giardino, grazie alle condizioni climatiche favorevoli e alla fertilità del terreno costantemente rinnovata dal Nilo.

È lungo tutta la dorsale del Nilo, infatti, che si sviluppano i più pregevoli esempi di giardini domestici: nelle retrovie dell’argine del fiume, case di residenza (o anche di semplice soggiorno) e coltivazioni estensive punteggiavano il paesaggio creando un nastro vegetale in netto contrasto con il rossastro, brullo e roccioso entroterra.

La necessità di tenere sotto controllo le acque con argini, dighe e chiuse ha creato i presupposti per lo sviluppo di saperi tecnici notevolissimi, non solo nel campo dell’idraulica e dell’agricoltura che da queste opere hanno tratto immediato beneficio. L’inondazione del Nilo portò a uno sviluppo delle scienze tecniche: i sacerdoti, in veste di scienziati insegnarono agli Egizi i primi elementi di ingegneria idraulica, al fine di conservare riserve di acqua per i periodi di siccità, mediante la costruzione di dighe e canali. Inoltre erudirono i contadini con elementi di geometria per ripartire nuovamente le terre dopo il ritiro delle acque del Nilo al termine della piena, quando ogni limite divisorio precedente all’inondazione era stato cancellato.

Tecniche di Irrigazione e Strumenti Idraulici

Perché un nuovo ordine possa emergere dal caos conseguente a un’inondazione la civiltà egizia ha dovuto approntare importanti opere di ingegneria idraulica: drenare le terre troppo umide e irrigare quelle aride, in poche parole dominare i flussi di acqua incanalandola per gli usi necessari. Da qui l’acqua è sollevata e incanalata per giardini, orti e vigneti non raggiunti dall’allagamento naturale. L’irrigazione non è comunque legata esclusivamente all’efficace sistema di canali che va creandosi sin dall’epoca della costruzione delle piramidi; documenti iconografici e letterari attestano infatti la presenza di macchinari più o meno complessi progettati e costruiti per sollevare e indirizzare l’acqua.

L’iconografia ci mostra questi mezzi di sollevamento delle acque: dalle coppie di giare di terracotta sospese alle estremità di un giogo di legno impiegate nell’Antico e Medio Regno allo shaduf, che compare nel Nuovo Regno. Nella sua versione più semplice lo shaduf è un sostegno verticale al quale è vincolato un elemento orizzontale libero di oscillare, con un recipiente all’estremità e un contrappeso a equilibrare il tutto: posizionato nei pressi di un corso d’acqua, per immersione del contenitore riesce a recuperare una certa quantità di liquido. Ovviamente è necessaria la presenza di un addetto, cosa da cui non è possibile prescindere anche per il funzionamento dell’altro dispositivo idraulico attestato in Egitto, la “vite di Archimede”.

Così definita in quanto già da alcuni autori antichi attribuita allo scienziato siracusano nel III secolo a.C., questa macchina viene probabilmente ideata e ampiamente impiegata già in epoche precedenti in Egitto. In età tolemaica, infine, si diffonde la saqiya, una ruota idraulica che consente un innaffiamento continuo tutto l’anno. Importanti sono i “nilometri”, strutture formate da scale, pozzi o moli nei templi: vi sono segni per tenere sotto controllo il livello della piena, al fine di misurarne la portata e prevedere l’andamento dell’attività agricola.

La presenza di canali di distribuzione era fondamentale per permettere l’irrigazione della suggestiva fascia verde e rudimentali impianti di sollevamento (shaduf) permettevano di approvvigionare quotidianamente le piante del loro fabbisogno idrico. L’acqua divenne insomma uno degli elementi portanti dell’ossatura del giardino, con i canali di irrigazione non più considerati semplice mezzo di distribuzione ma elementi di definizione della sua architettura. I bacini artificiali in cui il Nilo si insinuava si trasformarono ben presto in piscine private o ameni approdi per chi arrivava dal fiume, liquide delizie impreziosite da tempietti e isolotti, di gran moda soprattutto durante il regno delle dinastie più recenti.

Impatto sull'Agricoltura e la Società

Distribuiti in varie zone lungo il corso del Nilo, i villaggi fanno dell’agricoltura una pratica essenziale di cui resta conferma nelle pitture tombali, che frequentemente raffigurano scene di lavoro dei campi. L’organizzazione agricola si incrocia con le opere di gestione e controllo delle acque, rese necessarie anche dall’addensarsi della popolazione, che va accalcandosi sempre più numerosa nei villaggi.

L’attrezzatura di base per l’attività agricola può contare anche su un aratro semplice, leggero e adatto ai terreni della regione. Alle operazioni di immagazzinamento e verifica dei prodotti della terra si lega l’invenzione della scrittura, inizialmente per registrare quanto ricevuto e consegnato.

In un simile contesto, piante acquatiche autoctone come il loto (quello egizio, a differenza di quello indiano, appartiene alla famiglia delle ninfee Nymphaea) e il papiro (Cyperus papyrus), entrarono d’autorità a far parte della tessitura dei giardini. Dalla distribuzione dei canali d’irrigazione in reticoli pressoché ortogonali discendeva una generale regola di “armonia, simbiosi e colore in una struttura ben definita molto rigida e formale”. Gli Egizi quindi erano già dai tempi antichi soggetti alle ondate di piena del Nilo che giungevano sino ai territori dell’Egitto inondandoli completamente nel corso della stagione estiva. Ovviamente però non c’era costanza nelle piene del fiume Nilo, in quanto si alternavano anni di piena abbondanti ad anni meno produttivi.

Architettura e Simbolismo

La predilezione degli antichi egizi per il giardino si riversò anche all’interno degli edifici nobiliari e religiosi, determinando la moda dei soffitti e dei pavimenti che riproducevano i luoghi della letizia vegetale.

L’energia del sole fa evaporare l’acqua dagli oceani, il vapore, sotto forma di pioggia o neve cade sulla terraferma acquistando energia potenziale nonché energia cinetica. Si può dire che l’acqua è il fluido in una enorme macchina termica alimentata dal Sole. L’energia si ottiene sfruttando la caduta d’acqua attraverso un dislivello, oppure sfruttando la velocità di una corrente d’acqua; è una risorsa rinnovabile, disponibile ovunque esista un sufficiente flusso d’acqua costante.

La Diga di Assuan

Tra le bellezze del Nilo non si può non annoverare la diga di Aswan e il lago artificiale da essa generato: il lago Nasser. Sebbene la diga abbia causato un impatto ambientale non trascurabile, la vista, specialmente dall’alto, è decisamente mozzafiato. La Grande diga di Assuan è una delle costruzioni più famose dell’Egitto, dopo le ben più antiche piramidi di Giza. La diga alta di Assuan, anche conosciuta come la diga di Assuan, è una delle più grandi e più importanti opere di ingegneria idraulica nel mondo. Situata sul fiume Nilo, nella città di Assuan, in Egitto, questa diga è stata costruita per sfruttare le risorse idriche del fiume e fornire energia elettrica alla regione circostante. La costruzione della diga di Assuan è stata completata nel 1970, dopo diversi anni di lavoro. Questa diga ha avuto un impatto significativo sull'economia e sulla società egiziana.

La diga di Assuan, situata sul Nilo, è una delle opere ingegneristiche più importanti del Novecento. È stata costruita tra il 1960 e il 1970 per iniziativa del presidente egiziano Gamal Abdel Nasser. Alta 111 metri e lunga quasi 3830 metri, la diga di Assuan ha creato un grande lago artificiale, il Lago Nasser, e ha consentito di regolare le piene del Nilo, di estendere la superficie coltivabile dell’Egitto e di produrre grandi quantità di energia elettrica.

Perché è stata costruita la diga di Assuan

Il Nilo nasce in Etiopia e nel suo tratto finale attraversa l’Egitto da Sud a Nord. Le sue acque sono state essenziali per lo sviluppo della civiltà egizia, al punto che nel V secolo a. C. lo storico greco Erodoto definì l’Egitto “un dono del Nilo”. Il fiume, infatti, costituiva l’unica fonte di acqua del territorio, di per sé molto arido, e le sue piene periodiche inondavano il terreno con grandi quantità di minerali, rendendolo più fertile. Tuttavia, le piene potevano avere effetti catastrofici se erano troppo abbondanti o troppo scarse.

La costruzione della grande diga prese avvio nel 1952, ovvero esattamente dopo la rivoluzione di Nasser. Venne costruita a causa di un'inondazione che, nel 1946, aveva aumentato il livello dell'acqua rispetto all'altezza della diga originaria.

Caratteristiche e Funzionamento della Diga di Assuan

La Diga di Assuan è situata sul tratto del Nilo che scorre in Alto Egitto (la parte meridionale del Paese), a circa 250 km dal confine con il Sudan e a 10 km dalla città di Assuan. È una diga a gravità (cioè una barriera dritta, che contiene la spinta dell’acqua grazie al proprio peso), costruita con terra e rocce, alta 111 metri e lunga 3830 metri. La larghezza è di 980 metri alla base e di 40 alla sommità, per un volume complessivo di circa 10,3 milioni di metri cubi. Le chiuse per far defluire l’acqua hanno una portata massima di 11.000 metri cubi al secondo. Si tratta di un’opera di ingegneria idraulica eccezionale, che sfrutta la caduta dell’acqua per trasformare l’energia potenziale in energia cinetica, grazie alle sue 12 turbine e ai generatori.

I primi progetti e la vecchia diga costruita dagli inglesi

L’idea di costruire una diga per regolare le piene del Nilo emerse già nel Medioevo, ma la costruzione prese avvio solo alla fine dell’Ottocento, quando l’Egitto era diventato un protettorato britannico. La vecchia diga di Assuan. La diga costruita dagli inglesi era la più grande allora esistente, ma si rivelò presto insufficiente e nemmeno i due innalzamenti ai quali fu sottoposta dopo la costruzione non la resero adeguata a contenere le acque del Nilo. Per raggiungere lo scopo, era necessaria un’opera molto più imponente.

Il colpo di Stato in Egitto e i finanziamenti internazionali

La monarchia egiziana, restata al potere fino al 1952, non aveva interesse per la costruzione di una nuova diga. Diversa era l’opinione degli Ufficiali liberi, il gruppo di militari che nel 1952 rovesciò il sovrano e prese il potere. Per gli Ufficiali, e in particolare per il colonnello Gamal Abdel Nasser, presidente dell’Egitto dal 1954 al 1970, la diga era indispensabile ai fini della modernizzazione del Paese. I costi, però, erano molto elevati e Nasser chiese sostegno ai governi degli Stati Uniti e del Regno Unito, che accettarono di concedere dei prestiti. Nel 1955, tuttavia, entrambi i Paesi ritirarono la promessa, perché il presidente egiziano aveva stretto rapporti anche con l’Unione Sovietica. Nasser decise allora di nazionalizzare la compagnia anglofrancese che gestiva il Canale di Suez, in maniera da utilizzare i suoi profitti per la costruzione della diga. L’iniziativa del presidente spinse una coalizione composta da Francia, Regno Unito e Israele a invadere l’Egitto, ma l’invasione dovette essere interrotta per ragioni politiche pochi giorni dopo l’inizio. Nasser ottenne così il pieno controllo del canale di Suez e nel 1960, grazie anche al sostegno finanziario e tecnico dell’Unione Sovietica, poté dare avvio ai lavori per la costruzione della diga.

La costruzione della diga di Assuan

Dopo l’inizio dei lavori il 9 gennaio 1960, fu terminata il 21 luglio 1970 e inaugurata ufficialmente il 15 gennaio 1971. L’opera, collocata 6 km a sud della vecchia diga, fu progettata da un istituto sovietico, l’Hydroproject, e costruita da circa 25.000 lavoratori egiziani. I lavori si conclusero nel 1970 ed ebbero un costo complessivo di 450 milioni di lire egiziane, pari a 1.035.000.000 dollari al cambio del tempo. Per la produzione di energia idroelettrica, presso la struttura furono installate dodici turbine della potenza di 175 megawatt ciascuna. Restò in funzione, inoltre, la vecchia diga, adibita al controllo delle acque di deflusso.

La nuova diga è un'opera immensa, lunga 3600 metri e larga 980 metri alla base e 40 sulla sommità, per un' altezza di 111 metri, con una capacità di 43 milioni di metri cubi. La diga ha 12 generatori di corrente ciascuno di 175 megawatt e produce energia per più di 2 gigawatt. Inoltre l’acqua che scorre attraverso la diga, produce energia idroelettrica grazie alla costruzione di una centrale a ridosso della gigantesca opera ingegneristica.

Le conseguenze della costruzione della diga

La diga produsse immediatamente benefici economici. La superficie coltivabile egiziana aumentò di 840.000 ettari, circa un terzo in più di quella preesistente, e la disponibilità di energia crebbe enormemente, permettendo di portare l’elettricità in paesi e villaggi che fino a quel momento ne erano stati sprovvisti. La diga, inoltre, consentì di regolare le piene del Nilo, riducendo l’impatto delle inondazioni, e rese più agevole la navigazione sul fiume, che si è rivelata molto utile sul piano commerciale e turistico.

Gli effetti delle pericolose inondazioni e di carestie furono mitigati dalla presenza della diga. Lo sviluppo dellirrigazione ha permesso di ottenere tre raccolti all’anno di cotone, principale prodotto agricolo desportazione. Aumento del livello delle acque freatiche nei campi vicini al fiume con conseguente ristagno idrico (che a sua volta provoca la diffusione di patogeni fungini), inquinamento del fiume dovuto a fertilizzanti e pesticidi. Inoltre, la diga di Assuan ha permesso di generare energia elettrica in modo efficiente ed economico. Le turbine installate all'interno della diga sfruttano la forza dell'acqua che scorre attraverso i suoi canali per produrre energia pulita.

Tuttavia, la costruzione della diga di Assuan non è stata priva di controversie. Durante i lavori di costruzione, molte comunità locali sono state costrette a trasferirsi per fare spazio al serbatoio d'acqua creato dalla diga. Questo ha causato disagi e tensioni tra le persone coinvolte. All’epoca della creazione della diga, più di 90000 persone dovettero lasciare le loro abitazioni per non essere sommerse dal lago che ne derivò. Non solo si dovettero abbandonare le case, principalmente della comunità Nubiana, ma si dovette pensare anche ai monumenti. I monumenti che sarebbero stati sommersi dal lago artificiale (poi chiamato lago Nasser) furono spostati in posti più sicuri grazie a un’imponente operazione internazionale. Qualcuno fu regalato ai paesi che contribuirono all’opera di salvataggio: il tempio di Ellesija, ora conservato al Museo Egizio di Torino, fu donato per esempio all’Italia. Celebre a tal proposito il caso di Abu Simbel, la comunità internazionale si mobilitò per trovare una soluzione e fare in modo che questa meraviglia del patrimonio culturale universale non venisse sommersa per sempre. Altri problemi riguardavano l’archeologia, perché nell’area occupata dal lago sorgevano importanti siti di epoca faraonica, tra i quali il celebre tempio di Abu Simbel. Per evitare che finissero sommersi, l’Unesco coordinò una vasta operazione internazionale per smontarli e ricostruirli in altri luoghi.

Il Canale Jonglei

Conosciamo Sir William Garstin per il progetto e l’esecuzione della prima diga di Assuan. Fu costruita alla fine del XIX secolo e terminata nel 1902, poi soppiantata dalla grande diga costruita 60 anni dopo. Ingegnere idraulico e sottosegretario ai Lavori Pubblici del protettorato “di fatto” dell’Egitto, propose nel 1904 la costruzione del Canale Jonglei.

Con la sconnessione del Sudd dal Nilo Bianco, l’opera promette enormi benefici, come l’espansione delle terre arabili e una migliore navigazione fluviale, un risparmio idrico sui generis e la mitigazione della pericolosità alluvionale. Tuttavia, il progetto crea forti preoccupazioni, sia ambientali sia sociali. Si temono la fine della pesca e l’inaridimento dei pascoli, la caduta di livello delle falde e una possibile riduzione delle piogge nella regione. I dubbi benefici del canale sarebbero divisi tra Egitto e Sudan, con il Sud Sudan che sopporterebbe il peso delle conseguenze.

Il progetto iniziò a prendere forma soltanto mezzo secolo dopo il suo concepimento, negli anni ’50, e la costruzione iniziò assai dopo, nel 1978. Riesumato di recente dal governo sud-sudanese di Salva Kiir, il progetto è osteggiato dal NAS, il National Salvation Front/Army che afferma in un documento ufficiale: “Le acque del Nilo e le zone umide del Sudd costituiscono una risorsa importante per l’esistenza e la sopravvivenza della popolazione del Sud Sudan.

L’impegno di vari attori internazionali, non tutti ispirati dalla dea della beneficenza, comporta ulteriori complessità. Il sostegno finanziario e l’assistenza tecnica non sono sempre disinteressati. Questo coinvolgimento comporta interessi variegati e pressioni geopolitiche da più parti. Una gestione efficace di progetti come questo richiede solidi quadri giuridici e politici. Solo con questo presupposto si possono affrontare problemi enormi come il governo transfrontaliero delle acque, la conservazione dell’ambiente, la sostenibilità ambientale e sociale, la salvaguardia dei diritti delle comunità coinvolte.

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